La Rete appulo-lucana SALVA l’ACQUA esprime solidarietà a tutte le cittadine e i cittadini che cercano di estrarre informazioni sugli effetti dello «sfruttamento petrolifero in Val d’Agri, che si vorrebbe raddoppiare, mettendo ulteriormente a rischio la salute dei cittadini e l’integrità dell’ambiente». Ci uniamo all’appello delle organizzazioni – Ola, WWF, Laboratorio per Viggiano, l’Onda Rosa di Viggiano e Libera Basilicata – che hanno indetto la tavola rotonda “Petrolio in Val d’Agri – la parola all’informazione – Cosa bolle in pentola in Val d’Agri?”.

Passare dagli attuali 85mila barili al giorno ai 104mila previsti dall’accordo ENI-Regione del 1998, per poi superare i 130mila barili al giorno. Raddoppiare gli attuali 25 pozzi estrattivi in Val d’Agri “sbloccando” le autorizzazioni regionali per 7 nuovi pozzi e realizzando nuove perforazioni e pozzi di reiniezione. Per fare ciò ENI – secondo alcune indiscrezioni – avrebbe già cambiato i suoi vertici al Distretto Meridionale, chiamando Enrico Trovato che sostituisce Ruggero Gheller. Enrico Trovato vanta un profilo professionale decisionista, con esperienza sui campi petroliferi in Kazakhstan.




Per la Ola, Organizzazione lucana ambientalista, oltre allo “sblocca italia” del governo Renzi, la “petrolizzazione” del territorio regionale sta per essere attuata dallo “sblocca Basilicata” del governo regionale Pittella. Dopo il permesso “La Capriola”, in provincia di Matera, è infatti la volta dell’istanza di permesso di ricerca “Masseria La Rocca” (Medoilgas, Total e ENI) situata nel comune di Brindisi di Montagna, ove il TAR della Basilicata ha “sbloccato” le trivelle con una propria sentenza, la n.617 del 8/2014.