9 milioni per cambiare rotta sui rifiuti
Arriveranno 9 milioni di euro (circa 7 finanziati dal Ministero dell’Ambiente e 2 dalla Regione), frutto di un accordo tra l’ente governativo lucano, il ministero e il Conai, Consorzio nazionale imballaggi, per potenziare in Basilicata la gestione dei rifiuti di imballaggio, per uniformare i sistemi di raccolta dei Comuni e per realizzare una mappatura del sistema impiantistico regionale.
Buona parte di questo notevole investimento ne beneficerà la Provincia di Matera perché verranno uniformati i sistemi di raccolta di dodici comuni dell’Alto Materano, più Matera città, per indirizzarli alla raccolta differenziata anche del loro umido, col sistema molto efficace del “Porta a Porta”. Nei dodici comuni compare Irsina che già fa, con buone performance, la raccolta porta a porta, e compaiono i comuni che hanno una discarica, come Pomarico, San Mauro Forte, Salandra e Tricarico. Poi ci sono Ferrandina, Calciano, Garaguso, Grassano, Grottole, Miglionico e Oliveto Lucano. In più si sta valutando di far entrare nel progetto anche la città di Potenza, ferma al 28 per cento per colpa della raccolta multimateriale.
Fuori da questo finanziamento rimangono 3 comuni della Valle del Sinni, 4 della montagna materana, Montescaglioso e i comuni che gravitano nell’area del Metapontino. I quali ultimi, o già fanno il porta a porta con successo (Montalbano Jonico e Montescaglioso che viaggiano intorno al 60 per cento), o hanno già scelto di partire col porta a porta (Pisticci e Policoro) o di passare al porta a porta, lasciando la multimateriale (Bernalda).
Questo progetto dovrà rispettare il “Principio di prossimità” chiesto dalle nome europee (l’impiantistica deve essere il più vicino possibile alla produzione di rifiuti), deve smaltire in discarica solo una frazione residuale (non è precisata nell’accordo, ma in genere si intende non più del 10 per cento) e, come da delibera della Regione del 21 marzo, deve poter anche produrre energia. E su quale tipo di energia da produrre dai rifiuti, se da biogas ottenuto dal recupero a freddo dell’organico o dal ciclo termico dei combustibili da rifiuti, ci sarà ben da discutere. La Provincia di Matera è già sotto il tiro di fuoco delle associazioni per un Piano provinciale dei rifiuti che prevede un’impiantistica a Colobraro, giudicata non in linea col “Principio di prossimità” (dista tra i 60 km. dal Metapontino e i 150 da Matera, dove si produce il 90 per cento dei rifiuti del Materano), ed è orientato a destinare al combustibile per rifiuti (Css) più del 30 per cento delle sue 80 mila tonnellate annue di rifiuti. Questa è la percentuale prevista dal piano proprio grazie all’impiantistica di Colobraro che non prevede di recuperare il biogas, che butta incomprensibilmente all’aria più di 3 mw. di energia pulita e conveniente, ricavata ogni 20 mila tonnellate di organico, e che lascia al gestore dell’impianto la scelta di quale compost, se verde o grigio, ricavare dai rifiuti. E il grigio per la combustione, rinunciando al biogas dei compostaggi verdi, è, per i gestori, più conveniente del verde, che è un bio-concime. È il motivo per cui alla Provincia di Matera si chiede più chiarezza, anzi, che il bando per l’impianto di Colobraro di 2,4 milioni di euro venga annullato e riformulato per recuperare il biogas e per definire con chiarezza una gestione completamente a freddo dei rifiuti del Materano. Altrimenti, sembra non avere senso spendere 9 milioni di euro per promuovere i virtuosismi del Porta a Porta in tutto il territorio della provincia.
Un piano Provinciale da riscrivere
Alcuni Comuni e diverse associazioni ambientaliste e movimenti di cittadini, hanno presentato le loro osservazioni al Piano provinciale dei rifiuti. Tutte incentrate sui limiti che il Piano ha mostrato di avere già nell’immediato della sua presentazione. Emendato già tre volte dalla Provincia, dovrà forse ricevere un quarto e più sostanziale emendamento, stando ai motivi tecnici delle osservazioni e stando a quanto affermato da Giovanni Bonelli alla Gazzetta in merito alla volontà della Provincia «di venire sempre incontro alle esigenze che emergono dal territorio». Esigenze che chiedono di propendere per un riciclo e recupero a freddo delle 80 mila tonnellate annue di rifiuti materani, bandendo i contestati e inquinanti sistemi termici, anche evitando di realizzare impianti che recuperano i rifiuti trasformandoli in carburante per inceneritori e cementifici. «Sul modello degli impianti di Vedelago, nel Veneto», propongono le associazioni e non sul modello «del fallimentare piano dei rifiuti della Provincia di Potenza del 2008», fotocopia di quello di Matera. Movimento 5 Stelle, Legambiente Basilicata, Città Plurale, Ambiente e Legalità e Ola, Organizzazione lucana ambientalista, sono alcune delle sigle che hanno contestato la “natura termica” del Piano di Matera e l’impossibilità di raggiungere, entro il 31 dicembre del prossimo anno, il 65 per cento di reale raccolta differenziata se non si punta al sistema Porta a Porta. Il finanziamento di 9 milioni di euro viene a fagiolo per ottenere futuri risultati virtuosi per il Materano, oltre a rendere alla Provincia politicamente più difficile propendere per un sistema che non adotti in toto il riciclo e il recupero a freddo dei rifiuti. [Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiono - 24/11/2011]










Leave your response!