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Home » Approfondimenti & Dossier, Petrolio, Watch - 19 settembre 2015

Petrolio e Referendum: ravvedimento operoso o camaleontismo politico?

basilicata-italia

Manifestazione contro lo sblocca Italia 4 dicembre 2014

[di Associazione Intermomunale Lucania] È alquanto singolare, pur se non meraviglia, l’assistere al camaleontismo di chi era contrario fino a qualche mese fa all’impugnazione dell’art. 38 del Decreto n. 133/2014, denominato “Sblocca Italia”, poi convertito con modificazioni dalla legge n. 164/2014 a sua volta modificata dalla Legge n. 190/2015 denominata legge di Stabilità 2015.

Dopo aver mostrato la ferrea decisione di non impugnare, dinanzi alla Corte Costituzionale, né il Decreto né la Legge “Sblocca Italia” differentemente dalle Regioni Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Marche, Puglia, Veneto; dopo la richiesta di 65 Comunità della Regione Basilicata che avevano chiesto l’immediata impugnazione senza inutili confronti e discussioni con il governo nazionale e dopo i 10mila lucani in protesta sotto il palazzo regionale il 4 dicembre 2014 (vedi foto in alto) che si sono visti offesi e non rispettati; dopo aver annunciato il risultato storico del 4:0 raggiunto con l’art. 38 dello “Sblocca Italia”, oggi quella stessa forza politica si mostra favorevole ai quesiti referendari abrogativi per alcuni aspetti sostanziali dell’art. 38! Forse trattasi di ciò che alcuni, in modo estremamente diplomatico, chiamerebbero ravvedimento operoso.

Si apprezza l’approvazione dei 6 quesiti referendari da parte del Consiglio regionale della Basilicata, ma si evidenzia il suggestivo camaleontismo politico che sa ricredersi sulle assurde difese all’art. 38, ma senza ammetterlo.

Un camaleontismo che maschera la sudditanza verso il proprio leader di partito, ma che dà ragione a tutti coloro che da sempre si sono mostrati contrari all’art. 38 e non solo.

Un camaleontismo che conferma l’incapacità di difendere il territorio con coerenza e che costringe a dure battaglie per far piegare quella politica amica del Governo Renzi che a sua volta non è amica della Basilicata.

Si apprezza il non aver creato distinzione tra estrazioni in Terra ed in Mare, inserendo tra i quesiti referendari anche l’art. 35 del decreto legge n. 83/2012 (decreto sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge n. 134/2012.

Si apprezza la ferma e concreta posizione del M5s che ha ricordato la necessità di non dimenticarsi dell’art. 37 della legge “Sblocca Italia” riguardante le infrastrutture legate al trasporto degli idrocarburi e l’art. 35 della medesima legge che ha aperto la strada ad una deregolamentazione in materia di incenerimento dei rifiuti in controtendenza con le direttive europee che puntano alla riduzione, riuso, riciclo e raccolta differenziata considerando l’incenerimento l’ultimo anello della catena gestionale dei rifiuti.

Auspichiamo che la discussione sugli artt. 35 e 37 dello “Sblocca Italia”, rinviata al Consiglio regionale di martedì prossimo, posso portare un risultato analogo a quello che oggi ha riguardato i quesiti petroliferi.

Oggi ha deliberato la nostra Regione con 18 voti favorevoli, 1 astenuto ed 1 voto contrario, dando un forte segnale al governo nazionale di non voler soccombere ad una strategia energetica che vorrebbe sacrificare sempre di più il potere decisionale dei territori. Si appresteranno a votare, a favore della presentazione dei medesimi quesiti referendari, le Regioni Marche, Molise, Puglia, Sardegna il 22 settembre; la Regione Sicilia il 23 settembre; le Regioni Abruzzo e Campania il 24 settembre; le Regioni Veneto e Calabria il 25 settembre.

I quesiti referendari verranno sicuramente depositati all’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione entro il 30 settembre prossimo in base a quanto disposto dalla legge che disciplina le modalità attuative dei referendum previsti dalla Costituzione.

La strada del referendum non sarà facile. Non sarà facile raggiungere il quorum e far vincere il “SI” all’abrogazione di alcune parti dell’art. 38 dello Sblocca Italia e dell’art. 35 del Decreto Sviluppo. Un referendum che purtroppo rischia, per alcune realtà, di arrivare in ritardo e rivelarsi inutile in quanto non avrebbe valore retroattivo.

Cosa ci meraviglia? Perché lo stesso impegno non viene riposto parallelemente in proposte di legge, di iniziativa regionale, ai sensi dell’art. 121 della Costituzione Italiana che recita “il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere”.

Seguire più strade per introdurre sostanziali modiche alla legge “Sblocca Italia” e alla legge di conversione del “Decreto Sviluppo” nell’ottica di intraprendere parallelamente più iniziative, quella demandata alla volontà popolare legata al referendum e quella legislativa, al fine di aumentare le probabilità che il risultato sperato possa essere raggiunto anche in virtù di quanto sottolineato dall’Assessore regionale all’Ambiente, Aldo Berlinguer, secondo cui “ci vuole la consapevolezza che in questo quadro i referenda non sono altro che un piccolo rammendo […] dobbiamo passare dalla protesta alla proposta, da una strategia di difesa a una strategia di attacco”.

Un “attacco” che vorremmo sia tangibile e non solo a parole. Un attacco non certo percorribile con chi, come il Governatore della Regione Basilicata, parla ancora oggi di “Equazione petrolio e sviluppo”.

Un attacco, a nostro avviso, deve partire dalla costatazione che ci troviamo di fronte non ad una equazione, ma ad una evidente disequazione tutta sbilanciata a favore del petrolio e delle compagnie petrolifere rispetto allo sviluppo del territorio che era e continua ad essere, secondo l’ultimo rapporto Svimez, estremamente povero e tra i più poveri d’Italia.

Ci ritroviamo nel parole di chi oggi, in Consiglio regionale, ha voluto ricordare quanto affermato dal Monsignor Superbo, in occasione della Festa della Madonna di Viggiano, che ha usato parole dure contro la politica lucana per aver portato indietro la Regione di cento anni, con alcune famiglie che non riescono a mantenere i propri figli e tanti giovani costretti ad andare via.

Associazione Intercomunale Lucania

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3 Comments »

  • Tommaso said:

    Con la lentezza del sistema legislativo italiano, prima di giungere al referendum avranno già trivellato tutto….

  • Carlo said:

    La proposta referendaria per la Giunta della Regione Basilicata è solo un motivo in più per ribadire la volontà che sia la Regione ad autorizzare per poter mantenere la casta locale del petrolio in piedi altrimenti inutile se ad autorizzare i pozzi e le opere è il governo centrale.Per ammissione dello stesso governatore l’attuale giunta non è contraria alle trivellazioni in terra ferma pur se nei limiti dei 154000 barili al giorno che è un espediente per ribadire siamo disponibili a nuove istanze…

  • A.I.L. & Coordinamento "Salviamo il Paesaggio" Vulture Alto Bradano said:

    Per Carlo: è comprensibile il tuo pensiero ed in parte condivisibile. Purtroppo, le cose non stanno esattamente come da te descritte. La Regione non poteva e non potrà MAI autorizzare un bel nulla. In materia di prospezione, ricerca e coltivazione (estrazione), la parola autorizzazione è del tutto inesistente. La questione degli accordi del 1998 e del 2006 sono un’altra cosa rispetto al forte indebolimento, in alcuni casi una vera perdita, decisionale sul proprio territorio in materia di idrocarburi. Che il Governatore della Regione Basilicata sia filo-renziano e che Renzi ha già dichiarato di “voler tirare su il petrolio in Basilicata”, non è una novità e il discorso fatto in Consiglio regionale ieri, rappresenta una conferma. Essere stato messo all’angolo e non parlare più con toni trionfalistici dell’art. 38 è una evidente sconfitta politica altro che vittoria 4:0. E’ evidente che la situazione in Basilicata rischia di aggravarsi con una legge filo-petrolifera come lo “Sblocca Italia”, per alcuni versi la situazione già si è aggravata, quindi riuscire a rimettere alcuni ostacoli alla strategia fossile del Governo Renzi, sarebbe più che auspicabile. Ovviamente, dopo il Consiglio regionale di ieri, noi abbiamo visto solo il fallimento di una classe politica (targata Pd) che non sa ammettere le sue colpe e cerca di salvare in extremis il salvabile (non è detto che si riesca nell’intento) dopo forti pressioni da parte della popolazione e di quei politici da sempre coerenti nell’osteggiare l’art. 38 (e non solo). La non impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale dell’art. 38 (e non solo), il non aver ascoltato 65 Sindaci e le rispettive Comunità, il non aver ascoltato 10.000 lucani in protesta il 4 Dicembre, è di una GRAVITA’ estrema. Come detto nell’articolo, il referendum ha i suoi tempi ed il risultato non è certo, quindi sarebbe auspicabile anche seguire la strada della proposta di legge d’iniziativa regionale (art. 121 della Cost.) da far votare in Parlamento, per introdurre modifiche alla legge “Sblocca Italia” e legge di conversione del “Decreto Sviluppo” in linea con quanto si vorrebbe fare qualora il referendum avesse esito positivo. Attaccare il nemico da più parti è la strategia migliore. Il problema è: si vuole veramente combattere o semplicemente salvare la “faccia”?

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