Trivelle, Centro Oli e incidenti: chi tutela l'acqua che beviamo?
Autore: Movimento NoScorie Trisaia
I recenti incidenti del Centro Oli Eni di Viggiano, i sequestri della Magistratura per sospetto inquinamento della sorgente Acqua dell'Abete, gli inquinanti pericolosi come l'H2S, gli IPA, i COV non monitorati o, saltuariamente, monitorati dall'Arpab (vedi ultimo Bando Regionale sui Monitoraggi), le disattese prescrizioni ambientali del Centro Oli (vedi Esposto alla Comunità Europea da parte della OLA), l'autorizzazione alla messa in produzione di pozzi nel perimetro del Parco della Val d'Agri, i limiti di emissione di inquinanti pericolosi come l'H2S superiori ai limiti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (0,005 parti per milione-ppm contro i 30 parti per milione-ppm dell'industria petrolifera italiana), gli incidenti delle autobotti che hanno inquinato corsi d'acqua anche se, successivamente, bonificati - oltre che essere un pericolo per la salute dei cittadini, per la loro fonte di reddito qual'è l'agricoltura - sono un pericolo per i nostri bacini idrici che danno da bere a due regioni sostenendone l'agricoltura ed il turismo.

L'acqua lucana con i bacini di Pertusillo, Senise, soddisfa la sete di circa 3 milioni di persone, sostiene l'agricoltura lucana del Metapontino che da sola dà lavoro a oltre diecimila unità, alimenta i villaggi turistici e le strutture della zona durante la stagione turistica. Alimenta, inoltre, molte località e attività agricole ed industriali pugliesi. Avvelenare l'acqua con il peggiore degli inquinanti come il petrolio e i suoi cancerogeni IPA, COV, H2S, Benzene potrebbe diventare il peggiore crimine che si può commettere in questa regione, ai danni di milioni di persone. In nessuna parte del Mondo avrebbero autorizzato un Centro Oli vicino ad un bacino idrico ed ai suoi affluenti, proprio perché considerata operazione molto rischiosa e inquinante. Un Centro Oli raffina il greggio grezzo togliendo lo zolfo ed altre impurità, in modo da immetterlo nelle condotte che, diversamente, si corroderebbero per l'alto tenore di zolfo. I processi di desolforizzazione sono attività molto inquinanti per l'ambiente, le economie agricole, turistiche e la salute dei residenti. Il petrolio è situato a varie profondità del sottosuolo e, in molte zone d'Italia, le società petrolifere si sono concentrate in Basilicata, non solo perché il sottosuolo è ricco ma perché qualcuno glielo lo ha permesso, senza rispettare le condizioni politiche e democratiche di coinvolgimento delle popolazioni locali; senza soddisfare le condizioni economiche (vedi le lenticchie delle royalty); senza avere parametri delle emissioni rispettose dell'ambiente (così come accade negli Stati Uniti per l'H2S dove in alcuni Stati i limiti sono di 0,002 ppm); senza avere strutture idonee per controllare e monitorare l'inquinamento (vedi il Bando del monitoraggio fatto a dieci anni dalle estrazioni). La richiesta dei cittadini di bloccare le attività del Centro Oli, fino a quando continuino ad essere assenti garanzie per la tutela della salute dei residenti è più che legittima.

Il Movimento NoScorie Trisaia ha già proposto al Tavolo della Trasparenza una legge regionale che abbassi i limiti degli inquinanti più pericolosi come l'idrogeno solforato, le radiazioni ionizzanti (Itrec) e la diossina, in modo che le aziende si attivino nei processi per inquinare meno nella nostra regione (sulla stessa scia della Puglia che ha limitato le emissioni di diossina dell'Ilva di Taranto), in quanto è meglio produrre meno inquinanti che affaticarsi per controllare la quantità, quando alla fine scopriremo che gli inquinanti saranno così tanti che avranno già compromesso la nostra salute, così come è avvenuto in altri centri come Gela, Taranto o nella nostra Val Basento. Sull'inquinamento delle acque, a breve, coinvolgeremo i nostri vicini pugliesi che bevono la nostra acqua e ci auguriamo che ora le organizzazioni agricole come la Coldiretti, invece di chiedere altri bacini idrici (come quello del Sarmento), si attivino per una campagna per la tutela delle nostre acque che danno vita a milioni di persone e a migliaia di aziende agricole, vittime anche dell'amministrazione dell'acqua e non della sua mancanza (vedi il 40% di acqua dispersa dalle condotte e di quella usata, impropriamente, negli stabilimenti siderurgici ed affini).

Pubblicato il: 10 Febbraio 2009 - Ore 10:35