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I
cittadini attivi e dissenzienti,
raramente riconosciuti da politici e amministratori,
sono un dono prezioso per rivitalizzare la nostra democrazia
Paul Ginsborg
Ci riesce
fin troppo facile dire oggi lavevamo detto
rispetto alle vicende di stretta attualità che portano
la Costa Jonica lucana alla ribalta delle cronache nazionali.
Era la primavera del 2001 quando associazioni ambientaliste,
culturali, religiose, gruppi di cittadini organizzati e
singoli diedero vita al Comitato per la difesa della
costa Jonica lucana per contrastare ciò che,
oggi come allora, appariva un tentativo sbagliato e pericoloso
di modifica del territorio; secondo il Comitato (tutto ciò
in tempi non sospetti) il modello di sviluppo turistico
pensato per la Costa jonica lucana era (lo è tuttora)
non solo fortemente dannoso per il grande patrimonio di
ricchezze ambientali e naturalistiche presenti sulla costa,
ma anche e soprattutto inefficace ed insostenibile dal punto
di vista sociale, economico e politico, incapace, cioè,
di portare autentico sviluppo e crescita in una regione
che, invece, ne ha un profondo e inevaso bisogno. Un modello
si sviluppo che, quindi, a fianco di mancati importanti
vantaggi dal punto di vista socio-economico, ha messo in
pratica un uso irrazionale delle risorse esistenti, con
la costruzione di una lunga sequela di villaggi turistici
e addirittura due (2) porti in fase di realizzazione, quello
di Marinagri e quello degli Argonauti, entrambi posti sotto
sequestro, anche se il secondo solo parzialmente.
Ma laspetto più grave è un altro: sembra
che lo sviluppo turistico sognato per questa parte della
Basilicata, abbia stimolato attenzioni e attività
non proprio cristalline, con un presunto intreccio, molto
oscuro, di interessi politici, economici e di altra natura
su cui spetta alla magistratura di fare luce.
Il Comitato di difesa della costa jonica, in questi anni
di impegno sul territorio metapontino, spesso in perfetta
solitudine (appare grottesco e indecoroso che qualche politico
intenda cavalcare londa mediatica di questi giorni
strumentalizzando limpegno altrui), ha continuamente
sollecitato gli amministratori locali e regionali, con tutti
i mezzi pacifici e democratici che aveva a disposizione,
invitandoli a scelte responsabili di tutela del territorio
e trasparenti in termini di programmazione e gestione dello
stesso, chiedendo a gran voce che venissero condivise con
le comunità di cittadini interessate dai progetti.
Inviti reiteratamente rifiutati. In seguito a questo atteggiamento
di chiusura ed insensibilità delle Istituzioni e
delle quasi totalità delle forze politiche verso
le forti istanze di partecipazione provenienti dalle comunità
metapontine, il Comitato decise di affiancare allattività
di sensibilizzazione e di informazione dei cittadini anche
una serie di azioni legali mirate al rispetto delle leggi
che, già allora, sembravano essere solo un mero ostacolo
al raggiungimento di grossi obbiettivi esclusivamente economici,
e ora, non si sa fino a che punto di interesse pubblico.
Fu presentato ricorso alla Commissione Europea per le presunte
violazioni alle direttive comunitarie per la realizzazione
dei porti alle foci dellAgri e del Basento e di alcuni
villaggi turistici; fu presentato ricorso al Tar contro
il progetto turistico di Cit holding a Scanzano jonico;
fu sporta denuncia alla magistratura e fu presentato un
altro ricorso al Tar contro la Nettis Resort e il Comune
di Pisticci per la vicenda del Porto degli Argonauti alla
foce del Basento. Adesso arriva linchiesta di Catanzaro
a riaccendere il fuoco che da anni cova sotto laffair
Costa jonica.
Ci auguriamo che lautorità inquirente possa
svolgere il suo lavoro in serenità e che, a prescindere
dagli esiti legati allindagine calabrese, in Basilicata
nasca subito una nuova stagione nellambito della gestione
delle risorse del territorio, limpida, sostenibile e condivisa
con i cittadini. Si persegua insieme, Istituzioni, forze
politiche, società civile e cittadini, lesercizio
di una democrazia autentica, capace, da un lato, di riscattare
le umiliazioni e le frustrazioni inflitte in questi anni
alle comunità lucane sui temi socio-ambientali (non
cè solo la Costa jonica, ma, ad
esempio, anche laffair petrolio); dallaltro,
di valorizzare, soprattutto in termini socio-economici ed
occupazionali, ma in modo trasparente ed equilibrato, le
enormi ricchezze della Basilicata.
(*)
LIPU Nazionale Osservatorio sulla Biodiversità
| WWF Basilicata | Forum Ambientalista, Coordinamento
Nazionale
Allelammie | MP3 | Nimer | Arci
Pomarico | Associazione Sacco e Vanzetti - Pomarico
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