Videochiamerò la Marini?
Autore: Enzo Palazzo

A Montescaglioso ne hanno bruciata una. A Bernalda non hanno lasciato in pace neanche i defunti. Nel Vulture c’è una guerra aperta. A Policoro ce ne sono tre nei dintorni di due scuole elementari. A Potenza e Matera nascono come funghi comitati di contestazione. A me ne hanno piazzata una a 100 metri da casa mia. Una bella antennona Umts, quella di “videochiamami” della giunonica Valeria Marini, che fa mostra di sé (l’antenna, non la Marini), mascherata da comignolo come vogliono le nuove tendenze dei creativi dell’industria della telefonia, un po’ per fregare la gente e un po’ per ridurre gli impatti visivi (ci sono anche antenne - finti alberi). “Emette appena 4,5 volt per metro, pensa, poco più di un computer che è a 1,5 v./m.”, si è giustificato l’amico che ha concesso la sua terrazza, straconvinto, beato lui (solo nel 2011 arriveranno i risultati di uno screening dell’Organizzazione Mondiale della sanità), che non faccia male né a sé né ai vicini. Non rendendosi conto (dando per buoni i suoi dati) che sulla sua testa, con due soli strumenti, l’antenna e il computer, ha già raggiunto i 6 v./m., la soglia limite stabilita in Italia, che come tutte le normative sulle sostanze inquinanti - vedi Ogm, ad esempio -, stranamente, non tengono mai conto della somma di più sorgenti (il dato italiano è una media tra i 9 v./m. di alcuni paesi europei e i 3 fissati da altri - per alcuni scienziati, queste antenne non dovrebbero superare i limiti di 0,6).

Questa servitù alla banda Umts, che per necessità tecniche deve avere ripetitori nell’abitato, viene pagata da 12 mila a circa 20 mila euro all’anno, a seconda dell’importanza strategica dell’antenna. Cifre esorbitanti per il fitto di piccole proprietà che servono per “corrompere” la diffidenza ad accettare strumenti probabilmente inquinanti. Sui quali – ed è questo l’aspetto più grave non esistono obblighi di studi preventivi sui rischi per la salute umana. Ogni molecola farmaceutica sintetizzata subisce 4 lunghe fasi di sperimentazione prima di essere immessa sul mercato mutualistico, a tutela dell’efficacia e della tollerabilità. E dunque a tutela dei pazienti. Ogni nuova tecnologia che produce inquinamento elettromagnetico, invece, viene subito installata sulla tua testa e nel “mondo intorno a te”, come recita un’altra pubblicità di una società di telefonia mobile.

Con la differenza che la sperimentazione umana nel farmaceutico è con volontari pagati, mentre io, mio malgrado, sto partecipando ad una sperimentazione arbitraria sull’uomo: le onde emesse dall’antennona partono da un terrazzo privato, ma si estendono anche a chi la sorgente di emissione non la vuole vedere neanche da lontano. Tra l’altro, io e gli altri vicini non becchiamo nulla, tranne le onde: vengono pagati solo il mio amico, che si priva della terrazza, e la Marini, che mi deve convincere che ho bisogno di un video-fonino (dovessi chiamare lei ogni giorno, potrei anche capirne la necessità).

Non vorrei sembrare un ipocrita un po’ snob: non sono contrario ai cellulari (non potrei proprio mentire su questo) e né penso che la linea al mio Gps arrivi come la manna biblica, però un Far West del genere porta solo ai profitti del business telefonico e a nessuna garanzia di tutela dei telefonanti. Vittime del potere del business, blanditi da regalie dal sapore di elemosina e succubi della speranza di tariffe vantaggiose (non ne esiste una) pubblicizzate in tivù. Farraginose, ingarbugliate, incomprensibili, tra belle donne e comici brillanti che hanno il compito di distrarti dal valore dell’offerta. Poi vai dall’esercente e non ti ritrovi più.