Appello.
A voler riassumere le vicende che preludono allo sfruttamento
del secondo giacimento petrolifero in terra lucana denominato
Tempa Rossa la OLA (Organizzazione Lucana
Ambientalista) evidenzia vistose ed inquietanti lacune ed
omissioni accompagnate da nuovi ritardi, palleggiati tra lo
Stato e la Regione, nel perimetrare il parco Nazionale Appennino
Lucano Val dAgri-Lagonegrese, e da uninspiegabile
fretta nel voler chiudere quello che è stato
definito localmente laffare lucano.
Laccordo
Tempa Rossa stipulato nel mese di ottobre 2006 tra
la Regione Basilicata e la Total-Esso-Shell, è contraddistinto
dalla fretta, associata ad un eccezionale tempismo nel concedere
autorizzazioni ambientali, prima che il dibattito e la partecipazione,
spesso limitata o assente, coinvolgesse le istituzioni locali
e le ignare comunità delle valli del Camastra-Sauro.
Queste ultime non sono state chiamate ad audizioni pubbliche
previste dalle leggi, nonostante dovrebbero essere i beneficiari
principali dellaccordo. Sono ancora poco informate su
quelle che saranno le reali ricadute economiche, sociali, occupazionali
ma soprattutto sui preminenti risvolti in tema di
impatto ambientale e sulla salute, ascrivibili ai pozzi, al
Centro Olio di Corleto Perticara e al grande deposito di stoccaggio
del GPL a Guardia Perticara. In merito a questo non trascurabile
aspetto è lecito preoccuparsi, data la carenza di dati
sulle emissioni e linquinamento delle acque, relativamente
ai siti della Val dAgri e Pisticci (in questultimo
caso i dati sono praticamente inesistenti nella sezione Petrolio
in Basilicata del sito www.basilicatanet.it). Più
che cifre e poste finanziarie derivanti dalle compensazioni
ambientali, per laccordo con la Total-Esso-Shell ci si
è affidati allipotesi di trarre beneficio dallo
sfruttamento del gas naturale proveniente dalla concessione
(nellintesa del 2004 si parla invece di gas estraibile)
che le società petrolifere trasferirebbero gratuitamente
alla Regione. E legittimo chiedersi se esse troveranno
conveniente estrarre tutto il gas naturale del giacimento e
se le nuove clausole aggiuntive dellaccordo stipulato
nel 2006, che prevedono che il corrispettivo valore del gas
è al netto dei costi di estrazione, delle royalties e
dellIVA, si traducano in euro sonanti per
i comuni. Queste clausole ridimensionano notevolmente quello
che viene presentato come un affare basato su ipotesi quali-quantitative
del giacimento, note, però, solo alle compagnie petrolifere.
E
nostra convinzione che laccordo bipartisan,
stipulato tra i partiti lucani e le multinazionali delloro
nero, non abbia alcuna coerenza con lintesa varata nel
2004 dal Consiglio Regionale. La massima istituzione regionale
non è stata chiamata a discutere ed approvare le modifiche
successivamente apportate con laccordo del 2006, ritenendo
sufficiente ridurre la governance del caso ad accordi politici
trasversali (tra i partiti) ed alla delega presidenziale (affidata
da questorgano nel 2004 al Presidente della Giunta).
pertanto, la sospensione delle autorizzazioni per la messa in
produzione del Centro Olio di Corleto, del deposito del GPL
di Guardia Perticara e di eventuali altri pozzi da realizzare,
al fine di verificare, attraverso il coinvolgimento delle popolazioni
interessate e le istituzioni, lentità dell
impatto sullambiente e sulla salute.
Non sono ancora
noti i motivi per cui lENI abbia rinunciato alla concessione
Gorgoglione, trasferendo la propria quota alla Total, che oggi
detiene il 50% della stessa. Spesso il dibattito in Consiglio
regionale della Basilicata è stato surclassato da informazioni
frammentate e mezze verità che avrebbero dovuto essere
esplicitate per dovere di democrazia e trasparenza.
Secondo noi, a
fronte del clamoroso nonché pertinente
abbandono da parte dellENI, a cui sono venute meno le
convenienze economiche dello sfruttamento del giacimento oggi
denominato Tempa Rossa, la Regione Basilicata avrebbe
dovuto perseguire le ragioni del territorio e del parco nazionale
e non limitarsi a ratificare atti negoziali palleggiati
tra le multinazionali del petrolio a cui importa poco dello
sviluppo e della tutela dellambiente, considerato merce
di scambio oramai a basso costo. In proposito vale la pena riportare
quanto evidenziato dal CRBM (Campagna per la Riforma della Banca
Mondiale) che in un proprio documento dedica un intero capitolo
al parco nazionale che non viene istituito per far posto al
petrolio: la storia del parco - è scritto nel documento
- è una storia di schizofrenie politiche e amministrative.
Basta porre mente al fatto che i governi che si sono succeduti
da un lato hanno istituito, nel 1998, il Parco Nazionale della
Val d' Agri e Lagonegrese e, dall'altro lato, il Ministero dell'Industria
autorizzava ad aprire nuovi pozzi e ad eseguire le prospezioni
geofisiche con il metodo sismico a riflessione in tutta l'area
del futuro parco, indagini che inevitabilmente preludono all'apertura
di un gran numero di pozzi. Inevitabili, quindi, saranno i contenziosi
e le lacerazioni penalizzanti, ancora una volta, i lucani, vittime
illustri e unici a non beneficiare della ricchezza petrolifera
(eloquente, a tale proposito, è larticolo che Il
Sole 24 Ore ha dedicato alla questione petrolio in Basilicata
In Basilicata dove non sanno come spendere i soldi
di Luca Benecchi, del 27/10/2006 sito del Sole 24 ore).
LEni si
è astenuta dal sottoscrivere, con la Regione, un accordo
simile a quello stipulato per lo sfruttamento petrolifero della
Val dAgri giudicandolo troppo oneroso per
via del fatto che la qualità del greggio di Tempa
Rossa è inferiore a quella della Val dAgri di circa
il 20% in termini di valore, con quantità di greggio
e impatto ambientale minori, quindi non compensabili (47 pozzi
in Val dAgri contro i 7 di Tempa Rossa). La rinuncia dellENI
ha colto evidentemente di sorpresa la Regione, che ha già
autorizzato lENI e le sue consociate a realizzare ben
5 pozzi petroliferi nelle Valli del Sauro-Camastra, ma ormai
la frittata era fatta. La Regione, a questo punto,
ha pensato di rendere vita difficile allENI per costringerla
a sottoscrivere laccordo destinato a svanire, mentre il
Governo si è defilato dal ruolo di garante facendo venire
meno linteresse nazionale che continua ad
essere sbandierato oggi, in modo ingiustificato, nellaccordo
con la Total-Esso-Shell. A nulla è servito ritardare
le autorizzazioni per la perforazione dei pozzi sul Monte Caperrino
e quelle necessarie alla costruzione del Centro Olio di Corleto
Perticara. Ritardi che hanno ingarbugliato la matassa già
intricata del parco nazionale della Val dAgri-Lagonegrese
Allora chi sbaglia
e chi bluffa? A giudicare dagli affari in campo, per noi è
facile dare la risposta a questo interrogativo.
Chiediamo pertanto
alla Regione, che non venga autorizzato il pozzo TEN 1 sul Monte
Caperrino, oggi ancora privo di tutela, e tutti gli altri pozzi
ed oleodotti che potrebbero essere autorizzati e realizzati
nellarea della Concessione Gorgoglione Tempa Rossa
(che comprende parte del territorio del Parco Regionale Gallipoli
Cognato Piccole Dolomiti Lucane, le cui norme vietano le attività
petrolifere) e allinterno del perimetro del Parco Nazionale
Appennino Lucano Val dAgri Lagonegrese (la cui perimetrazione
e misure di salvaguardia vengono rinviate proprio per poter
consentire alle compagnie di ricevere le autorizzazioni). Noi
vigileremo affinché non vengano stravolte le misure di
salvaguardia del parco regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti
Lucane e affinché il territorio del parco nazionale Appennino
Lucano Val dAgri Lagonegrese non subisca danni dalle attività
petrolifere, a seguito di autorizzazioni relative alla costruzione
di nuove infrastrutture allinterno del perimetro.
Per quanto riguarda
laccordo quadro stipulato ad ottobre con la Total-Esso-Shell,
la Regione, per poter circoscrivere economicamente subito le
preminenti compatibilità ambientali oggetto
dellaccordo, che prevede a regime lestrazione di
50.000 b.o.e./g, impone più che mai la rapidità
dazione con lo scopo di far precedere le decisioni tecniche
al dibattito partecipativo. Lattrazione dellinvestimento
cresce, evidentemente, di pari passo alla sua convenienza (Per
poter rendere appetibile laffare bisogna presentarlo come
conveniente rispetto alla cessione gratuita del gas). E
così che la Giunta Regionale, nel settembre scorso, autorizzava
il Presidente della Regione alla stipula dellaccordo (Delib.
N. BUR Basilicata n.58 del 23 settembre 2006) mentre con una
delibera di 6 mesi prima (Delibera n. 622 del 3 marzo 2006)
concedeva alla Total, con atto unico, il proprio giudizio favorevole
alla Compatibilità Ambientale, alla Valutazione dIncidenza
ed allAutorizzazione Paesaggistica. E chiaro che,
per mancanza di tempo, tutto è stato concepito,
ignorando le preoccupazioni dei cittadini in tema di qualità
della vita e preservazione dellambiente, , senza considerare
con puntualità né le previsioni del Piano Paesistico
di Area Vasta di Gallipoli Cognato, né le (previsioni)
stime dei Piani Integrati Territoriali (PIT), del Piano Operativo
Regionale (POR) e del Programma Leader Plus I e II, e ci riferiamo
alla indicazione di improntare solo attività economiche
a basso impatto, data la vulnerabilità geologica del
territorio ove dovranno sorgere oleodotti, centro olio e deposito
GPL.
La OLA, denuncia
la politica del fatto compiuto, che limita il diritto
di conoscere, partecipare e decidere in modo democratico. A
nostro avviso si è in presenza di un triplo salto
mortale che dà via libera alla titolarità
della proponente Total Italia S.p.A, subentrata allENI,
alla realizzazione di oleodotti, centro olio Val Camastra e
deposito GPL, riproponendo così un nuovo reality
texano, a cui Ola Watch non farà mancare alcuna
puntata, a partire dagli interrogativi sul trasporto del greggio
estratto dalla TOTAL nelloleodotto ENI Viggiano-Taranto.
LETTO E SOTTOSCRITTO
- per
conto della OLA [Organizzazione Lucana Ambientalista],
che se ne fa portavoce, coordinatrice e promotrice - da:
[Le
Adesioni al presente Documento sono in continuo aggiornamento]