SOS Lucania è un grido di allarme e di aiuto che lanciamo ai pochi lucani rimasti in Lucania ed ai tanti, tantissimi che hanno dovuto trovare una nuova Patria, anche in altri continenti, più generosa di quella in cui sono nati.

La Lucania sta conoscendo uno dei momenti più difficili della sua storia.

I servizi e le istituzioni stanno abbandonando la Lucania: la legge del mercato e la privatizzazione selvaggia ritengono poco conveniente impiegare risorse finanziarie ed umane per una regione così piccola. Ecco, allora, che si dismettono tratte ferroviarie mentre la rete viaria interna è ancora quella di sessanta anni fa; se ne vanno ENEL, distretto militare, Motorizzazione Civile, Polizia Stradale, si riducono drasticamente carabinieri e guardie forestali; la necessità di lavorare trova precario sfogo nei “lavori socialmente utili”, strumento puramente assistenziale i cui danni sul tessuto socio-economico saranno di gran lunga maggiori rispetto a quelli dell’assistenzialismo di democristiana memoria.

E’ come se si volesse indebolire la già ridotta componente umana, renderne sempre più difficili le condizioni di vita, svuotando la regione di servizi e infrastrutture oltre che di lavoro.

Eppure …. Eppure la Basilicata è una regione ricchissima. E’ ricca di boschi e foreste, di varietà floro-faunistiche straordinarie e spesso uniche.

La Basilicata è ricca di petrolio: i due bacini della Val d’Agri e della Camastra Alto Sauro  hanno una riserva  - secondo i dati Eni - di quasi un miliardo di barili di petrolio.

La Basilicata è ricca, ricchissima di acqua: gli invasi attivi hanno una capacità di 900 milioni di metri cubi di acqua, quantità enorme che contribuisce a soddisfare il fabbisogno della vicina Puglia. Sappiamo tutti che tra qualche anno la vera ricchezza sarà di quei popoli che avranno l’acqua.

E questi sono solo esempi di ricchezza reale, visibile, agevolmente quantificabile (non parliamo delle straordinarie potenzialità di sviluppo collegate alla peculiarità dell’ambiente lucano ed al territorio).

Nonostante tutto questo, dai “segnali” che arrivano ricaviamo la sensazione di uno Stato lontano, disattento rispetto ai problemi dei lucani ma molto interessato a quello che la regione può dare all’interesse nazionale e all’interesse dei “grandi privati” che con i burocrati dello stato fanno affari.

La Lucania è una terra generosa, lo sarà ancora di più quando non sarà più abitata dai lucani.

E già ora i lucani si sentono sempre più entità geografica e sempre meno entità politico-amministrativa, destinati a quello smembramento anche geografico, annunciato qualche anno fa dalla Fondazione Agnelli, e di cui assistiamo alle operazioni propedeutiche.

La Basilicata è ormai colonia dell’ENI e delle multinazionali petrolifere che hanno sferrato un’aggressione violenta ed illegale al nostro territorio più pregiato, martoriato ed avvelenato da migliaia di esplosioni e di trivellazioni petrolifere.

Ma la Basilicata non è solo colonia dell’ENI, la Basilicata è “riserva di caccia” della FIAT e di tante altre piccole e grandi società che hanno fiutato il businnes dello smaltimento dei rifiuti.

La Basilicata sta diventando un immenso impianto per lo smaltimento di rifiuti di ogni genere, dalla Fenice di Melfi alla Trisaia di Rotondella, passando per le saline di Scanzano e per tante altre “iniziative economiche” più o meno locali e più o meno lecite che hanno come denominatore comune non l’utilizzazione rispettosa e gelosa del territorio come capitale inesauribile e riproducibile ma la sua distruzione, il suo sfruttamento, il suo esaurimento.

La Basilicata è ormai “zona franca”, senza regole che non siano quelle del profitto e della mediazione politica degli affari, mentre le cc.dd. istituzioni (magistratura, forze dell’ordine, rappresentanti del governo e dello Stato, ecc.) non hanno i mezzi, o probabilmente la voglia di schierarsi contro l’arroganza e la prepotenza del potere, anzi, più spesso ne sono complici.

Noi non siamo un’associazione ambientalista, almeno non nel senso stretto del termine, ma siamo convinti che è dovere di tutti arrestare il processo di disaggregazione dell’identità del popolo lucano portato avanti anche attraverso la brutale aggressione del proprio territorio.

E’ una lotta assolutamente impari, per questo cerchiamo altri Don Chisciotte disposti, come noi, a credere nelle idee ed a lottare anche contro ciò che appare impossibile.

E se come simbolo abbiamo scelto il lupo non è per caso: i lupi, quando in gioco è la loro sopravvivenza, sanno essere feroci.

 

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