INDAGINI GEOSISMICHE

Nel giugno-luglio 1999, in Val Camastra e Val D’Agri,  L’'ENI S.p.A., con società collegate e sue contrattiste, prima R.I.G. S.r.l. poi Schlumberger S.p.A., ha iniziato attività di ricerca d’idrocarburi con il metodo "sismico a riflessione" mediante la realizzazione di perforazioni del terreno di diametro fino a cm. 20 e per una profondità fino a trenta metri e la successiva collocazione nei pozzetti ricavati di una carica d’esplosivo sismico (fino a 20 Kg.) da fare esplodere, al fine di registrare le relative onde d'urto.

Il territorio è stato diviso in linee di fuoco, indicate con cerchi nella carta topografica e linee dei geofoni che servono a rilevare le onde d'urto, che coprono, come una ragnatela, vaste zone delle due valli.

La planimetria riguarda solo la zona del Comune di Calvello, ma i comuni interessati sono stati anche quelli di Anzi, Abriola, Laurenzana, Marsicovetere, Marsiconuovo, Viggiano, Tramutola, Grumento Nova, Sasso di Castalda, Corleto Perticara, Montemurro e Brienza.

Utilizzando automezzi e trattori, i tecnici ed operai dell’ENI e delle società contrattiste hanno attraversato campi, vigneti, boschi, sia pubblici che privati, spesso tagliando alberi e aprendo piste e passaggi; utilizzando grosse trivelle hanno perforato tutto il territorio, giungendo, nei punti più inaccessibili con gli elicotteri. Con gli elicotteri hanno trasportato le grosse trivelle e altre attrezzature e, senza il rispetto non solo della legge ma della più elementare prudenza, hanno sorvolato i centri abitati, sfiorando le case con i loro carichi sospesi.

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L'ENI S.p.A. ha richiesto ed ottenuto i nullaosta U.N.M.I.G. n. 4093 e n. 4092 dell’8.7.1999 relativi alla concessione Volturino e n. 4478 e 4477 del 22.7.1999 relativi alla concessione Caldarosa, dal Ministero dell'Industria Commercio e Artigianato, sezione di Napoli, ed il Decreto n. 560/1°sett. del 23.8.1999   rilasciato dal Prefetto della Provincia di Potenza,  con il quale è stato autorizzato l'ingresso negli immobili di proprietà pubblica e privata .

I tecnici dell'ENI S.p.A. e delle società contrattiste   hanno iniziato ad entrare nei terreni prima di avere ottenuto i detti nullaosta e, naturalmente, prima del rilascio del decreto prefettizio (in molti terreni sono entrati già dal giugno 1999, quando, secondo le autorizzazioni ministeriali, l'accesso doveva avvenire solo dal primo agosto 1999 e quando la richiesta alla Prefettura di Potenza era stata presentata solo nell'agosto del 1999 e il Prefetto ha emesso il suo decreto autorizzatorio solo il 23.8.1999.  E’ evidente che hanno affermato il falso in atti con i quali hanno indotto i proprietari a non opporsi al loro ingresso.

Le autorità regionali e comunali, più volte interessate del problema, hanno affermato, senza mai entrare nel merito delle specifiche contestazioni, che tutto era regolare.

Secondo il decreto del Prefetto di Potenza per accedere ai terreni i tecnici dell'ENI avrebbero dovuto seguire la procedura prevista dall'art. 7 della Legge 25.6.1865, n. 2359 e quindi dell'ingresso doveva essere dato avviso a cura del Sindaco di ciascun comune interessato con un atto amministrativo nel quale dovevano essere indicati i nomi delle persone alle quali era concessa la facoltà di introdursi nelle proprietà private. Sono stati invece consegnati, prima da dipendenti della R.I.G. S.r.l. e poi dai messi comunali, semplici avvisi delle società   spesso senza neanche indicare i terreni interessati   o addirittura senza indicare neanche il comune,  

IN TUTTI MANCA L’INDICAZIONE DEI NOMINATIVI DI COLORO CHE DEVONO ENTRARE NEI TERRENI E L’INDICAZIONE DEL LAVORI DA ESEGUIRE.

Ma c’è di più. In molti casi i signori in tuta arancio sono entrati senza alcun avviso e contro l’espresso e reiterato divieto dei proprietari che sono stati costretti a richiedere l’intervento dei Carabinieri. In alcuni casi sono scappati all’arrivo dei proprietari e sono ritornati quando loro non c’erano a mettere i fili, oppure sono scappati quando i proprietari hanno dichiarato che sarebbero andati a chiamare i carabinieri.

L'ENI al quale è pervenuta una precisa denuncia, ha risposto affermando che delle indagini geosismiche era responsabile la RIG srl

Il Prefetto più volte sollecitato per iscritto ha preferito trasmettere le denunce all’Eni e rispondere semplicemente ritrasmettendo le risposte dell’ENI e della SCHLUMBERGER.

L’esposto di associazioni ambientaliste e privati  non hanno avuto alcun esito, se non una risposta dal Prefetto che trasmetteva le controdeduzioni fornite all'ENI dalla RIG s.r.l. (è come chiedere all'oste se è buono il vino. Quando si dice l'acume prefettizio!!!). Sorte quasi simile hanno avuto le denunce all’ARPAB ( Agenzia Regionale Protezione Ambientale Basilicata), all’Ufficio della Natura presso la Regione Basilicata, all’Ufficio compatibilità ambientale Regione Basilicata, all’Ufficio prevenzione e sicurezza ambientale Regione Basilicata .  Il Dipartimento Sicurezza Sociale e Politiche Ambientali rispondeva invitando Provincia, Comuni e ARPAB ad avviare accertamenti e in data 9.2.2000 precisava che per le indagini geosismiche non era prevista la valutazione di impatto ambientale perchè erano state autorizzate prima dell'entrata in vigore della legge regionale.

In tal maniera i cittadini non hanno hanno avuto nessun valido atto amministrativo idoneo ad affievolire il diritto di proprietà eed a rendere obbligatorio e coercitivo - senza violare l'art. 42 della Costituzione - l'accesso nei fondi privati.

Di conseguenza, chi avrebbe voluto opporsi all'invasione dei propri terreni si è trovato del tutto sprovvisto di tutela giurisdizionale.

Infatti:

- al Tribunale Amministrativo Regionale è stato impossibile ricorrere perché non è stato mai emanato un atto amministrativo di affievolimento del diritto di proprietà da impugnare;

- i proprietari dei terreni hanno sporto querela e si sono rivolti ai Carabinieri ma non hanno, comunque, potuto impedire l’accesso ai terreni perché i dipendenti delle società contrattiste entravano furtivamente e sempre in loro assenza;.

- un tentativo di ottenere la tutela possessoria in sede civile è fallito perché alla sede legale della R.I.G. S.r.l. indicata negli avvisi consegnati ai proprietari, non risultava esserci detta società e, in ogni caso, poiché l'occupazione è durata sempre pochi giorni, era materialmente impossibile ottenere la fissazione dell'udienza prima della fine dei lavori.

La denuncia di CAMASTRA NOVA, inviata alla Regione, alla Provincia, al Ministero dell'Ambiente, al Ministero dell'Industria, alle caserme dei Carabinieri e del Corpo Forestale dello Stato, al Prefetto, ha ottenuto come risposta da dette autorità semplicemente le comunicazioni dell'ENI che tutte le attività erano svolte regolarmente e secondo legge. Nessuna autorità, però, ha ritenuto di verificare ed accertare se fatti denunciati rispondevano al vero e, se l'hanno fatto, non se n'è avuta conoscenza.

Nessuno ha inteso informare i cittadini di ciò che veniva fatto nei luoghi dove vivevano, né degli eventuali effetti sull'uomo e sull'ambiente delle migliaia di esplosioni sotterranee.

Molti hanno visto sparire l'acqua dei loro pozzi, locali interrati allagati, le case tremare e lesionarsi per le esplosioni. Addirittura a Tramutola, in contrada Matinelle, a seguito di una delle tante c.d. micro-esplosioni, c’è stata una forte scossa che ha causato lesioni su tutti i piani di alcuni fabbricati, nella pavimentazione, nei solai e nei muri, e uno scantinato si è, improvvisamente, allagato.

Cos'è successo nel sottosuolo? La zona è idrogeologicamente a rischio e sismicamente instabile, ma secondo la Regione Basilicata non era necessaria neanche la relazione di valutazione di impatto ambientale perché "le prospezioni geosismiche sono state autorizzate dal Ministero dell’Industria Commercio e Artigianato (MICA) in data antecedente all'entrata in vigore della legge regionale 47/98".  E' stata detta una cosa non vera perché le prospezioni sono state autorizzate nel luglio del 1999.

La Val Camastra e la Val d'Agri sono sede di due grosse dighe, la Camastra ed il Pertusillo, che danno acqua a molti comuni lucani (tra cui Potenza) ed alla Puglia, inoltre a Fossa Cupa ci sono le sorgenti che alimentano l'acquedotto pugliese.

Nessun controllo è stato fatto sull'uso degli esplosivi e, inoltre, sono state effettuate esplosioni nei letti dei fiumi nelle sorgenti e sugli acquedotti. Fatti naturalmente e inutilmente tutti denunciati.

Nonostante le autorità amministrative fossero state più volte informate, niente è stato fatto per impedire lo scempio del territorio che comprende anche riserve naturali e Siti di Importanza Comunitaria, individuati ai sensi delle direttive 92/43 CEE e 79/409 CEE (Abetina di Laurenzana cod. IT9210005, Bosco di Rifreddo cod. IT9210035, Faggeta di Monte Pierfaone cod. IT9210115, Serra di Calvello cod. IT9210240, Monte Volturino cod. IT920205).

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E tutto ciò mentre il Ministero dell'Ambiente, in data 25.01.2000,  sollecitava le Regioni  ad attuare le opportune misure per tutelare i Siti di Importanza Comunitaria.

Il WWWF Italia ha più volte chiesto l’intervento del Ministero dell’Ambiente per tutelare questo territorio che la legge sulle aree naturali protette n. 394/91 indicava come area di reperimento per il Parco della Val D’Agri, la cui istituzione è stata confermata dalla legge 426/1998.

Già il 27.4.1998 il WWF chiedeva l’applicazione delle misure di salvaguardia previste dall’art. 1 comma 2 e dall’art. 5 comma 2 della legge 394/86 per evitare che le compagnie petrolifere potessero compromettere l’equilibrio naturale della zona , e l'11.8.1999 il WWF, Sezione regionale di Basilicata, chiedeva al Ministro dell'Ambiente e alla Regione Basilicata di intervenire a tutela dei S.I.C. regionali,  minacciati dalle compagnie petrolifere.

Il Ministero dell’Ambiente, in data 30.8.1999, si è limitato a ricordare alla Regione Basilicata la necessità di una valutazione di incidenza degli interventi di prospezione geognostica.

D’altra parte lo stesso Ministro dell’Ambiente ha ritardato con motivazioni spesso chiaramente dilatorie l’istituzione del Parco della Val D’Agri e questo, evidentemente, per consentire alle compagnie petrolifere di completare le indagini geosismiche. Su tale comportamento ha certamente avuto un peso decisivo la conoscenza della giurisprudenza del T.A.R. Basilicata che non ha consentito dette indagini nel Parco del Pollino perché “contrariamente a quanto dedotto con l’atto contenente i motivi aggiunti dall’AGIP la tutela ambientale e paesaggistica costituisce nel sistema normativo oggi vigente un interesse primario rispetto  a quello della ricerca di idrocarburi, sì che questa attività non può certo svolgersi ove si ponga in contrasto con la protezione dell’ambiente e la tutela delle aree protette. La stessa promozione dello sviluppo economico che, secondo quanto recita l’art. 1 della legge 15 marzo 1997 n. 59, costituisce un interesse pubblico primario che lo Stato e gli enti locali devono perseguire, incontra comunque il limite- come si legge nel sesto comma del citato art. 1 della L. n. 59  del rispetto della tutela ambientale(TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA BASILICATA sentenza del 19.3.1998 n. 144 sui ricorsi promossi dall’AGIP s.p.a. e L’Interprise Oil Exploration LTD.

Il ministro per l’Ambiente è stato informato, documentato e sollecitato più volte   ma niente ha fatto per tutelare i cittadini e l’ambiente.

Come niente ha fatto il Sottosegretario agli interni.

Niente ha fatto l’arch. Filippo Bubbico, oggi presidente della Regione Basilicata, né i sindaci dei paesi interessati. Quanto detto a   radio a Colori del   29-10-1999 e del 31-8-2000   dimostra quanto a cuore abbiano il destino dei lucani e della loro terra. 

Le esplosioni hanno interessato anche i fiumi.

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L’Ing. Amici, per l’ENI, ha difeso l’operato delle società contrattiste nella trasmissione di Radio Color del luglio 2000.

Le indagini sono state eseguite:

Ragione sociale Sede Operativa Direttore Tecnico
R.I.G. srl Strada 7-Palazzo T1-Milanofiori-  20131 Rozzano (MI) Ing. Franco Leonardi
Schlumberger Italiana s.p.a. Strada 7-Palazzo T1-Milanofiori-  20131 Rozzano (MI) Ing. Franco Leonardi
GECO Italiana srl Strada 7-Palazzo T1-Milanofiori-  20131 Rozzano (MI) Ing. Franco Leonardi

Viste le strane coincidenze tra le "apparentemente" diverse società alle quali l'ENI ha affidato le prospezioni geosismiche, anche noi stiamo approfondendo le "indagini". Vi faremo sapere quanto prima. Per intanto, vi segnaliamo che a risarcire i numerosissimi ed ingenti danni denunciati dai cittadini, al momento, dovrebbe essere la GECO Italiana srl, società che dispone di un capitale sociale di ben 26.000.000 (VENTISEIMILIONI). In altri termini, la garanzia patrimoniale della predetta società di fronte ad eventuali danni, non va oltre quest'importo.

Che qualcuno svegli avverta il Signor Prefetto di Potenza. Noi ci abbiamo provato più volte senza alcun esito entusiasmante.

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Dal Palazzo della Regione

I consiglieri Regionali, personalmente sollecitati ad occuparsi della questione con una documentata lettera denuncia, così hanno risposto:

 Felice Belisario( Lista Di Pietro), Cataldo Collazzo (P.R.C.) e Francesco Mollica( Verdi):  Egidio Di Gilio (A.N.), Giuseppe Calicchio ( S.D.I.), Agatino Mancusi (F.I).,  Gerardo Mariani ( rinnovamento italiano), Nicola Melfi (C.C.D),  Donato Pace (DS): , Nicola Pagliuca (gruppo “ per la Basilicata”) , Agostino Pennacchia (UDEUR),  Antonio Pisani (S.D.I.),  Gennaro Straziuso (popolari).

 

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Il paradossale caso dell'ABETINA DI LAURENZANA

Le indagini geosismiche hanno toccato riserve naturali e  siti di importanza comunitaria (SIC), individuati ai sensi delle direttive 92/43 CEE e 79/409, in  Bosco di Rifreddo , la Faggeta di Pierfaone, l’Abetina di Laurenzana, Serra di Calvello e il Monte Volturino. E tutto ciò nel totale disinteresse delle autorità regionali e  mentre il Ministero dell’Ambiente, in data 25.1.2000 sollecitava le Regioni ad attuare le opportune misure per tutelare i SIC .
Il WWF più volte è intervenuto sulla mancata tutela dei SIC e delle aree protette senza che fosse preso dalle autorità regionali e statali alcun provvedimento.
Nell’Abetina di Laurenzana le indagini sono state fatte fin dall’inverno 1999/2000 ma nel luglio il sindaco di Laurenzana ha lanciato l’allarme e con lui tutte le associazioni ambientaliste.
La regione, sempre sorda a tutte le precedenti denunce, ha convocato un incontro con le associazioni ambientaliste e sono state revocate e sospese le autorizzazioni avventatamente concesse all’ENI ed  è stata disposta la valutazione di  incidenza ambientale.

Legambiente Basilicata ha presentato ricorso alla Commissione Europea.

Nessuno ha parlato degli altri siti dove ancora oggi ci sono i segni del passaggio dell’ENI.
Perché negli altri S.I.C. sono state consentite le indagini geosismiche e perché la Regione, accertato che le autorizzazioni per l’Abetina erano state date “superficialmente”,  niente ha fatto per gli altri siti per entrare nei quali l’Eni non ha chiesto nessuna autorizzazione?.

La vicenda ha del paradossale e dell’incredibile se si pensa che qualche burocrate regionale ha ritenuto che l’attività di ricerca di idrocarburi nell’Abetina di Laurenzana (una delle aree che dovrebbero godere della più alta protezione ambientale e dove nessuna attività umana viene consentita se non il percorso a piedi) dovesse essere senz’altro permessa.

Ma la cosa più paradossale è che alle contestazioni mosse dalle associazioni ambientaliste, nella riunione del 10 agosto 2000, assente l’assessore Chiurazzi, nessuno della folta schiera di “personaggi Eni” ha battuto ciglio o ha accennato a qualche giustificazione per quello che si era verificato. Nessuno dei rappresentanti dei petrolieri e loro attendenti ha risposto neppure quando il sindaco di Laurenzana ha chiesto loro se avessero intenzione di rispettare l’ordinanza con la quale ordinava loro di allontanarsi dall’Abetina e di non procedere oltre all’attività di ricerca in quel sito.

Incredibilmente, a prendere le difese dei petrolieri e ad interloquire era il Dott. Zoccali, direttore Generale del Dipartimento Ambiente e Territorio, cioè di quel dipartimento regionale che dovrebbe vegliare sull’osservanza della normativa a tutela dell’ambiente e del territorio.

Del resto, il Dott. Zoccali è lo stesso che in una trasmissione televisiva ha assicurato gli ascoltatori (quelli che non conoscono lui ed il territorio interessato) che all’istituito ma non ancora perimetrato Parco Nazionale della Val d’Agri e del Lagonegrese nessun danno può derivare dall’attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi ricadente in aree comprese nel parco stesso.

Ma il Dott. Zoccali non rappresenta una mosca bianca, anzi è perfettamente in linea (non potrebbe essere diversamente) con l’arch. Bubbico e la sua corte: tutto è compatibile con il petrolio.

 

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