Monte Caperrino

 

La notizia più importante che campeggia sui giornali locali, dopo le tragedie internazionali, è che la Esso ha avviato la procedura relativa ad un progetto di esplorazione finalizzato alla coltivazione di idrocarburi nella vasta area delle Dolomiti Lucane.

Dobbiamo subito rispondere alla chiamata alle armi, proveniente soprattutto dai comuni direttamente interessati dal progetto esplorativo della Esso e scongiurarne i devastanti effetti.

Ma nella reazione, giustamente sdegnata e critica, di politici, amministratori ed editorialisti della carta stampata c’è qualcosa che non quadra, qualcosa di stonato, talmente stonato da mettere a disagio perché ha a che fare con la verità e con la storia recente di questa regione.

L’articolo più bello lo ha scritto Mimmo Sammartino, giovedì 9 settembre, sulla Gazzetta della Basilicata. Ma è anche l’articolo più falso che potesse scrivere. Non per quello che dice ma per quello che non dice. Si può offendere la verità anche con le omissioni e le omissioni del giornalista della Gazzetta sono tante e pesanti, probabilmente dettate da obblighi di appartenenza politica o forse dai rapporti di amicizia intrattenuti con chi detiene il potere in questa regione. Ma forse i due motivi coincidono.

A leggere i giornali sembrerebbe di essere all’anno zero dell’estrazione petrolifera in Basilicata. E, invece, sono passati cinque anni da quando l’Eni, in Val d’Agri ed in Val Camastra – guardate che ancora esistono queste aree ed i loro abitanti !- ha effettuato, per mezzo di società che hanno causato gravi danni e poi sono svanite nel nulla, le ricerche geosismiche. Sono state effettuate più di 20.000 cosiddette microesplosioni (le stesse minacciate dalla Esso), danneggiati boschi ed aziende agricole, lesionato fabbricati e distrutti pozzi e falde acquifere (per chi volesse approfondire: Indagini geosismiche o illegalità diffusa su www.soslucania.org).

Naturalmente, le società di ricerca mandate dall’Eni non si sono fermate neppure davanti ai vincoli idrogeologici e forestali, ai siti di importanza comunitaria, alle zone ad altissima valenza naturalistica ed ambientale.

Queste cose vanno ricordate, altrimenti potrebbe sembrare che la Esso è comparsa all’improvviso dietro la porte dei comuni delle Dolomiti Lucane. Così come va ricordato che all’inizio della storia, quella recente, del petrolio in Basilicata vi è l’accordo tra l’allora Presidente del Consiglio, Massimo Dalema ed il Presidente della Giunta Regionale Di Nardo, a capo di una giunta di centro sinistra di cui faceva parte anche l’architetto Bubbico, assessore all’ambiente.

In parole povere, non possiamo sottacere che il cavallo di Troia, nella cui pancia si sono stipate le multinazionali del petrolio, ha le fattezze di Bubbico, dei suoi amici di partito e di area politica (compreso quel senatore Coviello che fortissimamente ha voluto i vari accordi di programma e protocolli di intesa con l’Eni e che ora si veste da fondamentalista-ambientalista e che – pensa un po’! – fa parte della task force che deve trattare con il governo).

Per la Val d’Agri è mancato completamente lo slancio ambientalista e la fiera reazione alla dignità calpestata che si registrano in questi giorni per il caso Caperrino e Dolomiti Lucane. Eppure in Val d’Agri e in Val Camastra le ferite al territorio sono ancora vive, doloranti, tangibili, rappresentate dalle torri petrolifere e dagli enormi squarci dell’oleodotto che travolge e stravolge antichi boschi e ricchi corsi d’acqua, avvelena sorgenti e ammorba l’aria. Qui l’Eni ha già un piede dentro il Parco della Val d’Agri e Lagonegrese: alcuni impianti sono all’interno dell’area parco e gli altri ai confini della perimetrazione.

Verso chi, come Sos Lucania, diceva le stesse cose (spesso coincidono anche i termini usati – che combinazione!) dette da Sammartino nel suo editoriale, si sprecavano le accuse di demagogia, ambientalisti-fondamentalisti, catastrofisti, ecc.

Noi di Sos Lucania ne sappiamo qualcosa, tant’è che siamo stati costretti a creare un sito web per aggirare l’oscuramento mediatico.

Ma di Val d’Agri non si parla neppure oggi, soprattutto oggi. Val d’Agri, Valle del Camastra, Valle del Sauro, sono territori ormai abbandonati completamente alle trivelle delle compagnie petrolifere, dismessi dal potere politico che tratta con i petrolieri. Quei territori sono la coscienza sporca di una classe politica che ha la necessità di far dimenticare il grande tradimento consumato ai danni di una parte del popolo lucano e rifarsi una verginità a sinistra e nel mondo ambientalista.

Ecco perché si parla di Esso che minaccia il parco di Gallipoli-Cognato ma non si dice che la multinazionale americana viene direttamente dalla Val d’Agri, con in tasca il viatico di Eni e della Regione Basilicata.

In questi anni, oltre a denunciare questo e molto altro, nel sito soslucania.org abbiamo cercato di conservare le tracce di quanto si andava consumando ai danni di un pezzo di Lucania.

Così, abbiamo richiamato dalla memoria del nostro archivio informatico un’intervista del Presidente Bubbico rilasciata alla trasmissione televisiva Report (Rai 3) e andata in onda il 18 ottobre 2001.

In quella circostanza, Bubbico ha sostenuto “che un’attività estrattiva gestita con l’uso delle migliori tecnologie disponibili non costituisce fattore di incompatibilità con lo sviluppo turistico, con lo sviluppo agricolo e con la tutela della salute dei cittadini. E ancora,i pozzi non determinano impatti né ambientali né paesaggistici. Lei avrà osservato le trivelle che sono visibili nella fase di perforazione, ma a pozzo perforato lei non vedrà più nulla (Il saccheggio della Basilicata su www.soslucania.org).

E allora, amici di Pietrapertosa, di Castelmezzano e dei comuni limitrofi, niente paura. Quand’anche la Esso riuscisse a spuntarla, non c’è motivo di preoccuparsi: a pozzo perforato non vedrete più nulla e poi l’attività estrattiva non è affatto incompatibile con il turismo.

Parola del vostro presidente.

Fatte queste precisazioni e recuperata la premessa, il pezzo mancante della storia, possiamo ribadire che l’articolo di Sammartino ci è proprio piaciuto e siamo pronti a continuare la battaglia che abbiamo iniziato nel 1999 anche per le Dolomiti Lucane.

Calvello, 10/09/2004

    Alfonso Fragomeni

    www.soslucania.org

 

 

 

 

Tangenti e Petrolio: Atto Terzo ( Link a Rassegna Stampa 2004

Sono anni che denunciamo all’opinione pubblica i danni, non solo ambientali, che il petrolio sta arrecando alla nostra comunità ed al nostro territorio.

Abbiamo sempre sostenuto che i nostri politici hanno svenduto il nostro territorio alle compa-gnie petrolifere in cambio di favori e di regalie.

Abbiamo sempre denunciato l’esistenza di comitati di affari tra qualche signorotto locale e le potenti multinazionali dell’oro nero.

Ma i molti benpensanti della Val Calastra e della Val D’Agri, che ora si stupiscono e sono pronti a puntare l’indice accusatorio, hanno sempre fatto finta di non vedere e di non sentire.

Poi, l’anno scorso, c’è stato l’intervento dell’Arcivescovo Superbo che, riferendosi all’estrazione petrolifera ed al ricorso alle raccomandazioni attraverso la conoscenza del potente di turno, senza il quale i nostri ragazzi non possono ambire ad un posto di lavoro, ha parlato di “sviluppo distorto” e di “struttura di peccato”.

Qualche anno fa il Gruppo Consiliare Socialista del Comune di Calvello ha con insistenza chiesto l’istituzione di una commissione comunale di controllo e di inchiesta che verificasse trasparenza e legittimità dei comportamenti e degli atti dell’Eni e dell’amministrazione comunale. La proposta è stata respinta da tutta la maggioranza perché, è stato risposto, “quello che fa l’Eni è limpido e trasparente e noi non abbiamo nulla da nascondere.

L’inchiesta, oggi, la fa Procura della Repubblica di Potenza e quello che segue è uno stralcio della richiesta del Pubblico Ministero per l’applicazione di misure cautelari.

A tal riguardo si vedrà come … emerga chiaramente il perverso ‘intreccio’ di affari e di interessi illeciti gestiti da funzionari dell’ENI – Agip, da amministratori locali impegnati in particolare nei comuni della Val d’Agri, da imprenditori e da funzionari pubblici … tutti attori protagonisti di uno scenario criminale a dir poco inquietante, caratterizzato dalla connotazione patologica sia delle relazioni esistenti tra i funzionari dell’ENI – Agip assegnati alla Val d’Agri e gli amministratori locali dei comuni rientranti nel medesimo territorio … relazioni immancabilmente riconducibili al paradigma   della   corruzione …uno scenario caratterizzato, insomma, dal mercato occulto della corruzione, nel quale appunto – come in ogni mercato – gli individui protagonisti e cioè i funzionari dell’ENI – Agip, gli amministratori ed i pubblici funzionari di volta in volta interessati, concludono scambi offrendo ciascuno la propria merce …

 

Anche questa volta, come sempre, non auspicheremo la galera per nessuno.

Ma continueremo, come abbiamo sempre fatto, a chiedere

GIUSTIZIA

 

www.soslucania.org

 

 

 

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