Termodistruttore FENICE

Quando la FIAT scese in Basilicata, generosamente aiutata dal governo italiano, scelse di allocare i suoi impianti e stabilimenti nella piana di San Nicola di Melfi, territorio tra i più fertili e coltivati della regione, ricco di una florida agricoltura, con pregiate produzioni (olio DOC, vino DOC), di acque minerali e di un patrimonio storico di tutto rispetto.

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Con i soldi di tutti costruì la SATA  e, visto che c’era, ci mise vicino un termodistruttore della società Fenice, sempre appartenente al gruppo FIAT.

Naturalmente, come s’usa fare nella nostra Regione, non solo non chiesero il parere delle popolazioni interessate ma neanche dissero loro niente e così, quando la gente ha cominciato a chiedere informazioni e a capire, il mostro era già là, pronto per iniziare la sua attività. 

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Il Comune di Lavello incaricò il 28.12.1998 un gruppo di tecnici di chiara fama ed esperienza

(due docenti universitari il prof. Virginio Bettini e l’ing. Paolo Rabitti e un biologo il Dott. Francesco Francisci) di valutare l’impatto ambientale del termodistruttore sul territorio.

I risultati di tale lavoro sono a dir poco allarmanti  ma, benché, il Sindaco di Lavello, Avv. Luigi Lomio, abbia informato tutte le autorità e gli enti, nessuno ha confutato la relazione degli esperti nominati dal comune di Lavello ma, anche e purtroppo, nessuno ha fatto niente.

A niente è servita la relazione come a niente sono servite la manifestazioni con migliaia di persone, i comitati, i ricorsi, i convegni.

Il 22.12.2000 l’Arch. Bubbico, presidente della Regione Basilicata, ha disposto il conferimento a partire dal primo gennaio 2001 dei rifiuti solidi urbani prodotti nei comuni della zona presso l’inceneritore “Fenice” e la Società Fenice ha manifestato la sua disponibilità a smaltire 25.000 tonnellate annue di rifiuti solidi urbani dei comuni della zona, da consegnare in modalità “tal quali” (cioè senza una preventiva selezione) all’inceneritore, alla tariffa di £. 110 al chilogrammo più IVA, così come previsto nell’accordo tra la Regione Basilicata e la Fenice SPA, approvata con deliberazione della Giunta Regionale n. 2366/2000.

Mentre negli Stati Uniti dal 1990 ad oggi sono stati smantellati dall’EPA (Ente protezione Ambientale) ben 175 inceneritori, in Basilicata se ne fa costruire uno nuovo e lo si fa subito funzionare. Anche in questo caso: l’esperienza degli altri non vale! E i polli alla diossina non dicono niente!

Intanto a San Nicola di Melfi sono emessi ogni ora nell’atmosfera oltre 12 milioni di metri cubi di fumi inquinanti dalla SATA-FIAT e dalla centrale elettrica a turbogas SER.ENE. Già senza il contributo della FENICE la zona superava di oltre il 20% i limiti di inquinamento previsti dalla legge. E ora?

Ora l’Avv. Lomio, che non è più il sindaco di Lavello (quanto ha pesato la sua lotta contro il termodistruttore sulle vicende che hanno portato alla caduta della sua amministrazione?), dichiara che continuerà a battersi contro la FENICE “per il diritto alla salute e alla tranquillità della nostra comunità, contro l’arroganza dei poteri forti e meno forti, contro inconfessabili interessi lontani e vicini”. 

Il mensile “LUCANIA FINANZA” ha pubblicato, come supplemento al numero 4/1999, un DOSSIER FENICE ripercorrendo la storia del termodistruttore e fornendo ampi stralci della relazione dei tecnici incaricati dal comune di Lavello . 

Abbiamo appreso, leggendo l’Espresso dell’1.3.2001, che il Ministro dell’Ambiente Willer Bordon  in un’indagine sulle industrie a rischio ha posto l’attenzione sulla SATA e sulla FENICE di San Nicola di Melfi. In particolare, oltre ad essere informati che i carabinieri hanno denunciato il responsabile dell’impianto  FENICE “ per aver incenerito senza autorizzazione rifiuti pericolosi e per aver termodistrutto rifiuti di provenienza extra-regionale”, abbiamo scoperto che il ministro rileva come un fatto singolare che le analisi sui camini di scarico della SATA “ sono effettuate dalla società FENICE appartenente sempre al gruppo FIAT”. Non riusciamo a comprendere il perché della singolarità del caso: è noto a tutti, ed è motivo di grande preoccupazione da parte di chiunque ha a cuore la salute nostra e dell’ambiente, che le grosse società che gestiscono attività pericolose e altamente impattanti per l’ambiente prima si fanno la loro Valutazione di Impatto Ambientale e poi effettuano loro stesse il monitoraggio ambientale. E’ la legge che lo consente, signor Ministro!

 Ha ragione la FIAT ed ha ragione l’ENI: è la legge che impone alla FIAT ed all’ENI di monitorare le proprie emissioni nell’ambiente. Se poi la FIAT si serve di FENICE, società del gruppo FIAT, e l’ENI di sé stessa, è solo perché ” la FENICE è specializzata e dà precise garanzie “ ( La Nuova Basilicata del 10.3.2000) e l’ENI ha le attrezzature più all’avanguardia e i tecnici più specializzati ( dicono loro e i nostri governanti ci credono).

 Certamente capitali, attrezzature e tecnici non mancano alle note multinazionali ma solo il Presidente Bubbico e la sua corte può tranquillamente accettare che il controllato controlli sé stesso, noi no, noi siamo molto preoccupati.

Le superficialità ed omissioni rilevate nella VIA della FENICE (che ha fatto riferimento ai dati sulla portata d’acqua dell’Ofanto fino al 1970)  e in quella dell’ENI (che si rifà agli alvei dei fiumi degli anni ’50) ed il fatto che le rare volte nelle quali è effettuato un controllo gli atti e i fatti non sono proprio come la legge prescrive, dovrebbe farci riflettere e fortemente dubitare.

Cosa realmente  succede alla nostra terra, alla nostra aria, alle nostre acque, alla nostra salute, al nostro futuro?

Per piacere, non rispondeteci di chiedere alla FIAT o all’ENI……..

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Articoli Fenice

SATA: La Nuova Basilicata 25-02-2001