Nino Cutro:100 litri di greggio sono fuoriusciti
da unautocisterna, che aveva caricato loro nero dal pozzo Cerro Falcone, in
agro di Calvello. Lautomezzo stava affrontando una salita particolarmente ripida, a
quanto pare si è rotta una guarnizione. Parte del carico è finita sulla strada,
allargandosi in parte verso una delle scarpate; al di sotto cè un torrente che,
stando ai primi rilievi, non è stato raggiunto dal petrolio.
Sul posto
sono intervenuti i Carabinieri e i Vigili del fuoco.
Immediatamente
al lavoro sul posto la squadra del pronto soccorso ecologico dellENI, che ha
provveduto a ripulire la carreggiata.
Immediata la reazione del WWF che denuncia i pericoli per lecosistema e per le comunità, rappresentati, questi pericoli, dalla serie di incidenti che si vanno verificando sulle rotte del petrolio, rischi che afferma il WWF non verranno meno con la costruzione delloleodotto Viggiano-Taranto.
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la
Nuova Basilicata sabato 26 febbraio 2000
CALVELLO-
Un’autobotte adibita al trasporto di petrolio tra i pozzi della Val d’Agri e
la raffineria di Taranto dell’Eni ha perso circa 100 litri del suo carico
mentre affrontava una salita alla periferia di Calvello, sulla strada
provinciale che collega il pozzo di “Cerro Falcone”alla viabilità
principale. Sul luogo sono intervenuti carabinieri, i vigili del fuoco e una
squadra dell’Eni.
Per gli ambientalisti, il danno ambientale è grave: il corso d’acqua termina nell’invaso della Camastra
Petrolio
disperso lungo il fiume
Una
cisterna perde cento litri di greggio su di una strada a pochi metri dal La
Terra
di
ROCCO PEZZANO
CALVELLO
– Cento litri di petrolio dispersi nel territorio di Calvello, lungo il fiume
LaTerra: un incidente in Val Camastra che ieri ha allarmato gli ambientalisti e
mobilitato vigili del fuoco, squadre dell’Eni e carabinieri per diverse ore.
Il
greggio è fuoriuscito da un’autocisterna che aveva appena caricato ed è
caduto sul terreno a pochi metri dal fiume La Terra, che si getta nel lago della
Camastra, ossia l’invaso che serve le condotte idriche della città di Potenza
e di altre decine di comuni della Basilicata. Divergono le versioni sull’esito
dell’incidente: i carabinieri dicono che non ci sono conseguenze per
l’ambiente e soprattutto che nel fiume non è caduta una sola goccia di oro
nero. Gli ambientalisti di Camastra Nova e del Wwf invece assicurano: il greggio
è finito nel La Terra, e possiamo dimostrarlo. Infatti alcuni attivisti di
Camastra Nova, un’associazione di Calvello che da tempo si batte contro quella
che considera una iattura per il territorio dell’intera Camastra, l’attività
estrattiva, si sono preoccupati subito di raccogliere testimonianze
sull’accaduto.
L’incidente,
in base alla ricostruzione dei militari dell’Arma e degli stessi volontari di
Camastra Nova, è avvenuto intorno alle 16 di ieri pomeriggio.
Un’autocisterna
ha appena prelevato il suo carico alla postazione di Isca la Canala. Si
incammina per raggiungere la statale 598, ossia la Fondo Val d’Agri, per poi
partire alla volta delle raffinerie di Taranto. E’ un autosnodato, un mezzo
pesante ad un solo rimorchio, che risente particolarmente delle asperità del
terreno.
La
strada peraltro non è delle migliori: nella zona addirittura è in sterrato.
Sul fondo non asfaltato, in salita, la pressione del carico evidentemente fa
saltare un rubinetto. Uno dei bocchettoni a cui solitamente vengono collegate le
pompe per caricare e scaricare il liquido comincia ad innaffiare la strada.
L’autista
se ne accorge subito, e si riesce dopo poco a tappare la falla. Ma un ettolitro
di petrolio è finito sulla terra. La strada corre a pochi metri dalla sponda
del La Terra. Ad accorgersi dell’episodio, due persone che passano per caso
nella zona. Due cittadini calvellesi che si fermano e cercano di capire quale
sia l’esatta entità del danno ambientale.
“Un
incidente molto grave - dice Rocco Lauletta, presidente dell’associazione
Camastra Nova – consistito nel versamento di petrolio direttamente nel fiume,
La Terra di Calvello, che versa a sua volta le acque nel lago Camastra.
Quest’ultimo alimenta il 90 per cento dei rubinetti del capoluogo, oltre che
di una trentina di comuni della provincia. Questo è il secondo incidente grave
che mette a repentaglio la pubblica salute. Gli uomini e le donne di Camastra
Nova non hanno fatto allarmismo e non intendono farlo. Sono preoccupati della
difesa del territorio, delle attività che si svolgono su di esso e del futuro
della Basilicata. La copiosa legislazione in materia ambientale già prodotta
dalla Regione Basilicata deve urgentemente trovare riscontro nell’applicazione
puntuale e rigorosa anche da parte dei comuni della comunità montana Camastra
Alto Sauro.”
“Respingiamo
pertanto con sdegno – conclude Lauletta – posizioni superficiali che
vorrebbero barattare la grande questione dello sviluppo della Basilicata con
propaganda a buon mercato”.
I
volontari del movimento di Calvello spiegano il motivo per cui il greggio è
finito sicuramente nelle acque del fiume: “ Nel punto in cui è caduto il
petrolio – sostiene Lauletta – c’è un fossato che dà su un rigagnolo
d’acqua il quale a sua volta finisce nel La Terra. Inoltre, abbiamo visto con
i nostri occhi la chiazza scura che terminava nel fiume, il materiale assorbente
adagiato sulla sponda fino al punto in cui l’acqua lambisce la terra, gli
operai lavorare anche nel la Terra. Insomma, ne siamo sicuri e ne abbiamo le
prove. Ma la situazione di pericolo è costante: nella zona dell’incidente
sorge un’area Lpt, ossia un centro di stoccaggio, a poca distanza, oltre al
fiume che giunge poi nel Camastra, ci sono le sorgenti di acqua sulfurea di
Calvello”.
Sono
gli stessi attivisti di Camastra Nova ad avanzare un dubbio: “Gli incidenti
che conosciamo noi – dicono – sono solo due. Perché sono gli unici per i
quali abbiamo avuto delle testimonianze. Chissà quanti altri possono essere
avvenuti senza che nessuno ne abbia saputo mai nulla”.
L’associazione
prende spesso posizione sulla questione-petrolio: qualche tempo fa ha protestato
contro l’ingresso dei tecnici che lavorano per l’Eni nei terreni privati di
alcuni abriolesi, ingresso considerato dai responsabili di Camastra Nova in
alcuni casi illegittimo.
I
portavoce dell’associazione tengono a precisare che la situazione della
Camastra è del tutto diversa da quella della Val d’Agri (dove poco tempo fa
nello scontro fra due autocisterne è morto un autista), che le regole sono più
difficili da far rispettare e che la situazione di pericolo per l’ambiente è
costante.
Il
22 febbraio scorso, i consiglieri di minoranza nell’assemblea comunale di
Calvello hanno chiesto la convocazione straordinaria del consiglio con un ordine
del giorno particolare: 1) divieto di transito sulle strade del centro abitato
delle autocisterne adibite al trasporto del greggio da e per l’area Lpt; 2)
istituzione di una commissione consiliare di inchiesta sulle attività connesse
alla coltivazione di idrocarburi sul territorio di Calvello.
Una
richiesta fatta in virtù di diverse considerazioni, tra le quali una che adesso
ha un valore sicuramente diverso: “In più occasioni – dicevano i
consiglieri – si è avuta notizia di incidenti verificatisi nell’area Lpt e
nelle piattaforme di estrazione del greggio, facendo supporre un’alta
esposizione a rischio dell’ambiente”.
SEMPRE PIU’ DANNOSE LE ESTRAZIONI IN ZONA
Il Wwf è intervenuto ieri tempestivamente sulla vicenda della perdita di greggio nei pressi del fiume La Terra vicino Calvello. Già precedentemente l’associazione ambientalista aveva preso posizioni su altri incidenti verificatisi in zona.
di
ALBANO GARRAMONE
Un
nuovo grave incidente causato dalle attività estrattive si è oggi verificato
nel comune di Calvello: un’autocisterna ha perso un’ingente quantità di
petrolio nei pressi dell’area di stoccaggio del greggio in località “Acqua
Sulfurea”.
Il
contenuto dell’autocisterna ha probabilmente raggiunto il torrente “la
terra” che scorre nelle immediate vicinanze del centro di stoccaggio, con
grave pericolo di inquinamento del corso d’acqua potabile del capoluogo di
regione.
L’incidente
è stato rilevato dai soci dell’associazione “Camastra Nova”, che più
volte in passato hanno evidenziato lo sfruttamento selvaggio della Val Camastra
da parte delle compagnie, rilevando tra l’altro l’altissimo rischio connesso
alla costruzione del centro di stoccaggio (denominato L.p.t.) a ridosso del
torrente “la terra”.
La
serie di incidenti che si sta verificando in Basilicata a causa delle attività
estrattive, oramai non più episodica ma a carattere quasi quotidiano, sta
assumendo incredibili proporzioni rendendo sempre più palesi i danni che le
suddette attività stanno arrecando a tutta la collettività, compromettendo
altre forme di sviluppo, mentre non vi è alcun segno dei cosiddetti benefici
che lo sfruttamento della risorsa avrebbe dovuto portare, come gli stessi
sindaci delle aree interessate hanno recentemente denunciato.
Né
d’altra parte la costruzione dell’oleodotto Viggiano-Taranto potrà
annullare i rischi di incidenti: basti ricordare il caso di Trecate nel parco
del Ticino dove si verificò una fuoriuscita di 12.500 metri cubi di greggio che
inondarono 2.500 ettari di campi, risaie e strade. Il Wwf pertanto ribadisce la
necessità di sospendere tutte le attività estrattive ed invita il ministero
dell’Ambiente e la Regione Basilicata a decretare le più volte richieste
misure di salvaguardia delle aree bioitaly e a perimetrare con urgenza il Parco
nazionale della Val d’Agri.
Albano
Garramone
Presidente regionale Wwf
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