Sole ventiquattrore supplemento n. 6 -
2000
SCELTE DIFFICILI I DUBBI DELLA VAL DAGRI
Cosa succede se in una valle destinata a
Parco nazionale viene scoperto un giacimento da 900
In Basilicata sono in tanti a chiederselo e
CLAUDIO CASTELLAN I è andato ad ascoltarli
Ascoltando la
conversazione viene da pensare che mai niente si può dare per scontato. Possibile che un
giacimento da 900 milioni di barili (il maggiore dellEuropa continentale) rischi di
creare alla comunità locale più problemi di quanti ne risolve a quella nazionale, che
invece raddoppierebbe la sua quota di autonomia energetica? Così, quando il sindaco
conclude la telefonata, viene spontaneo rivolgergli una domanda un po brusca: per
voi lucani, tutto questo petrolio è unopportunità o una disavventura?
Prinzi racconta
che alla fine degli anni Ottanta, quando si scoprì che Viggiano e Grumento galleggiavano
sulloro nero, dopo liniziale stupore subentrarono alcune perplessità. La
principale è legata al paesaggio: una bellissima valle, destinata a ospitare un Parco
nazionale, lunga un centinaio di chilometri, popolata da 65mila persone, delimitata da
monti alti anche più di 2.000 metri; una terra
votata agli sport invernali e al turismo (con circa 250mila presenze allanno); mele,
pecorino e molti altri prodotti agricoli Doc. Ecco dunque il dilemma: ci teniamo paesaggio
e ambiente incontaminati, o ci teniamo il petrolio? Alla fine - racconta Prinzi - ci
siamo resi conto che la nostra terra ha sulle spalle troppi anni di sottosviluppo e per
uscirne ha bisogno di tutte le risorse a disposizione: lagricoltura, lambiente
e il petrolio. Abbiamo anche pensato che, se avessimo cercato di opporci al petrolio, lo
Stato avrebbe potuto, in nome dellinteresse nazionale, imporci lestrazione. E
a quel punto tutto sarebbe stato peggio.
Ecco. Chi
arriva in Val dAgri convinto che il petrolio sia stato accolto dai lucani come un
inaspettato regalo della fortuna, si deve ricredere. Sembra piuttosto, che il petrolio
abbia suscitato una istintiva ondata di sospetto. Certo ne parla con sospetto Gianfranco
De Leo, responsabile per la Basilicata di Legambiente: Il petrolio è frutto di unillusione
industrialista. Nasce da uno strano modo di pensare, secondo il quale solo il greggio può
far nascere chissà quale tessuto di piccola e media industria, dimenticando che il vero
sviluppo deve trovare linfa nella realtà e nelle tradizioni locali. Ma il sindaco
di Grumento, Luigi Rago, rincara la dose: Lestrazione del petrolio è in
conflitto soprattutto con la nostra agricoltura. Unopinione che sembra godere
di largo credito: prima che i pozzi entrassero in attività, i vignaioli della Val dAgri
erano tra i più corteggiati, ma oggi non è più così. E quando chiediamo a un
viticultore se il vino è davvero cambiato, lui si stringe nelle spalle e dice: Non
è più come prima.
Come se non
bastasse, cè la convinzione che lestrazione del greggio non porterà
occupazione. I numeri, spiega il sindaco di Viggiano, sono modesti: qualche decina di
operai addetti alla trivellazione, che dovranno far diventare una cinquantina i quattro
pozzi estrattivi ora in funzione. Un migliaio di operai e di tecnici stanno lavorando al
raddoppio del Centro Olio di Viggiano (dove il petrolio viene diviso dallacqua e dal
gas); ma tra un paio danni, quando limpianto sarà ultimato, la sua gestione
richiederà solo un centinaio di persone. In più cè loleodotto di 136
chilometri che, tra breve, trasporterà direttamente il greggio a Taranto. E a quel
punto - commenta il sindaco - chi avrà il coraggio di dire a 240 padroncini che le loro autocisterne non servono
più a nessuno?.
Il petrolio, in
questa parte della Basilicata, viene osservato con disincanto, senza offrire troppo spazio
alle mitologie. Che il petrolio sia oro nero è una frase buona solo per i
titoli dei giornali. Anche se in Val dAgri i senza lavoro costituiscono il 28% della popolazione. Una situazione così
drammatica che De Leo commenta ben diversamente rispetto al passato linsediamento
della Fiat a Melfi. Sei anni fa era praticamente impossibile incontrare un ambientalista
che non fosse pronto a giurare che i robot avveniristici messi a punto dagli ingegneri di
Mirafiori avrebbero creato alleconomia locale più danni che benefici. Oggi De Leo
sorride e non ha difficoltà ad ammettere che Melfi ha significato un grosso
contributo a livello occupazionale, un contributo che il petrolio non darà mai.
Forse tutta
questa diffidenza nasce dal fatto che il petrolio quasi non si vede. Siamo ben lungi dagli
enormi tralicci immortalati dal Texas di James Dean. La tecnologia li ha ridotti a due
pezzi di tubo che fanno capolino da un rettangolo di terra circondato da alberi, che
finisce per assomigliare a un parco giochi. E il Centro Olio di Viggiano (dove, attraverso
pipeline interrate, confluisce il greggio estratto dai pozzi) è un intrico di tubi
dipinti di verde: da lontano sembra un Autogrill. E di ben maggiore impatto, quanto
a fumo e puzza, una fabbrica di concimi chimici che sorge a fianco del Centro Olio. Del
resto lingegner Gianfranco Amici, responsabile per lEni del progetto Val dAgri,
nemmeno vuol sentir parlare di inquinamento da petrolio. Fantasie, sbotta.
Con le moderne tecnologie il petrolio non entra mai a contatto con laria ed è
ormai una produzione non particolarmente invasiva. Se il Centro Olio o i pozzi di
trivellazione disperdono qualcosa nellaria, questo accade per lattività dei
generatori di corrente, non per la lavorazione o il trasporto del greggio.
E poi, se è
innegabile che il petrolio non è quel che ci vuole per valorizzare un parco naturale,
nemmeno il disordine urbanistico dilagato negli ultimi anni aiuta lambiente. Il
moderno insediamento di Villa dAgri, per esempio, è un posto che non cera, e
non ci dovrebbe essere neppure adesso, dal momento che labusivismo edilizio balza
subito allocchio. In mezzo alla piana di questa bellissima Val dAgri molti
anni fa qualcuno decise di far sorgere le sedi del Consorzio agrario, dellInps e
qualche scuola. Fu linizio di un boom edilizio privo di qualsiasi regolamentazione,
un accalcarsi caotico di cemento tra cui si fanno largo enormi concessionarie di
automobili. Ogni tanto cè un vuoto a forma di quadrato: una piazza. Aprono nuovi
supermercati e chiudono i piccoli negozi: un fenomeno che aggrava la situazione dei
paesini che vivono aggrappati alla montagna e dove, di anno in anno, si allunga la lista
delle scuole rurali, degli uffici
postali, delle chiese e dei servizi che vengono soppressi contribuendo al loro continuo,
progressivo spopolamento.
Boschi, montagne,
impianti di risalita e perfino archeologia. Tutti in Val dAgri ne parlano. Ma la
sensazione è che si tratti di un sogno lontano. Sì, anchio ho la medesima
sensazione, sospira lassessore regionale al Turismo Sabino Altobello. Del
resto, questo è il territorio più fragile di tutta la Lucania. Non è mai stato sfiorato
da iniziative imprenditoriali serie. Il risultato è che il tessuto locale è molto debole.
Filippo Bubbico, presidente della Regione Basilicata, conosce perfettamente le perplessità dei sindaci della Val dAgri. Osserva che vivono una condizione difficile, a stretto contatto con i problemi drammatici posti dalla disoccupazione, dalla mancanza di infrastrutture. Sono portati a misurare i risultati secondo il metro dellimmediatezza, commenta.
Facciamo un discorso di prospettiva, allora. Nel giro di ventanni, il petrolio potrebbe portare alle casse della Regione dai 1.000 ai 1.500 miliardi. Come si potrebbero impiegare per il decollo economico della Val dAgri e dellintera Basilicata? Bubbico tratteggia lo scenario futuro con puntiglio. Anzitutto gli indicatori economici parlano della Basilicata come della regione più dinamica del Sud. E poi laccordo con lEni e con il Governo ha già portato a unassegnazione straordinaria di 450 miliardi da investire in infrastrutture. Altri 212 miliardi verranno recuperati dai fondi di un precedente progetto di industrializzazione della Val Basento. LEni investirà 4 miliardi allanno per rendere ecologicamente sostenibili le attività produttive già esistenti in Val dAgri: in pratica sono quattrini destinati allo sviluppo tecnologico. Ancora: presto verrà creata in Val dAgri una centrale in grado di erogare alle aziende energia a basso costo. A tutto questo bisogna aggiungere un investimento complessivo di 150 miliardi (di cui è già partito un primo modulo da 20 miliardi) per la cablatura della Regione. Con questo quadro di riferimento - dice Bubbico - vogliamo fare una politica di marketing territoriale per demolire lisolamento di cui la Val dAgri ha sofferto e selezionare con rigore le nuove attività. Vogliamo creare un tessuto industriale caratterizzato da tecnologie davanguardia, efficienza energetica e compatibilità ambientale, affinché le risorse create dal petrolio contribuiscano a fare della Val dAgri un territorio deccellenza. Aggiunge di comprendere lo scetticismo di chi vive in Basilicata. Ma il Sud ha una sola grande scommessa da vincere: rinunciare allassistenzialismo, smetterla di pretendere poco e subito, iniziare a cimentarsi con la fatica di costruire il futuro passo dopo passo. Difficile dargli torto. La diffidenza in Val dAgri ha radici profonde. Da secoli, raccontano i sindaci della valle, questa è terra di rapina e speculazione. Pensiamo per esempio alla grande quantità di acqua di cui disponiamo e che disseta mezza Puglia, dice il sindaco di Grumento. Fino a pochi mesi fa non ci portava una lira. Anzi, comportava aggravi di spesa, visto che dovevamo depurarla, prima di farla arrivare in Puglia. Gli fa eco il sindaco di Viggiano: Qui, con i fondi per lindustrializzazione del Sud o del dopo terremoto, è arrivato di tutto. Imprese che avevano poco da offrire e molto da ottenere, cioè i finanziamenti.
Lo scetticismo è così radicato che il petrolio finisce con l'assumere un significato ambivalente e contraddittorio. Da un lato rischia di danneggiare lagricoltura e il turismo senza dare in cambio occupazione. Dallaltro viene percepito come una grande occasione. La prima occasione storica in cui la Basilicata, come sostiene proprio il sindaco di Grumento, potrebbe darsi un ruolo forte, da protagonista, per difendere i suoi interessi e impedire ulteriori scippi. Lallusione è al fatto che le trattative tra Governo, Eni e Regione sono state molto difficili, e la Regione non ha esitato a romperle quando pareva che lEni non volesse sottoscrivere tutti i vincoli a tutela dellambiente.
Ma lidea di
Bubbico che la Val dAgri possa diventare un territorio deccellenza strappa al
sindaco di Grumento solo un amaro sorriso. Il problema vero - osserva - è non avere
industrie slegate dalla realtà locale. Noi qui produciamo fagioli di qualità. Bene,
creiamo industrie di trasformazione alimentare. Linformatica? Le tecnologie davanguardia?
Come è possibile parlare di innovazione tecnologica se siamo ancora allasinello?.
Ma il presidente
della Regione non si scompone. In Basilicata - dice Bubbico - esiste ancora una
cultura piuttosto arretrata e conformistica, che finisce con lesprimere
atteggiamenti rinunciatari. Così, lintervento pubblico continua a essere visto come
la riproposizione del vecchio assistenzialismo. Ma i tempi sono mutati. E comincia a
diffondersi, sia pure cautamente, la consapevolezza delle opportunità offerte dal
petrolio.
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IN
VAL D’AGRI IL GIACIMENTO PETROLIFERO PIÙ GRANDE D’EUROPA
L’oro nero fa ricca la Basilicata
La
Val d’Agri come il Texas. In una delle zone più povere d’Italia situata a
pochi chilometri a sud di Potenza (65.000 abitanti e il 28%
di disoccupati), e con un'atavica carenza di infrastrutture, da qualche
mese tutto è cambiato. Questa valle si è infatti scoperta essere sopra il
giacimento petrolifero più grande dell’Europa continentale.
E’
stato l’Eni a scoprire in un primo tempo piccoli giacimenti e poi, con
continue perforazioni, tra i comuni di Viggiano, Grumento e Corleto, una
straordinaria ricchezza di oro nero. A tremila metri di profondità sono stati
trovati due importanti giacimenti petroliferi classificati sulle carte tecniche
come «giant», la massima classe di grandezza, con quasi un miliardo di barili
di petrolio. E tutto è cambiato.
Dopo
un lungo braccio di ferro tra Eni e Regione Basilicata si è arrivati a un
accordo che permetterà alla zona e a tutta la regione di spiccare il volo.
L’estrazione del petrolio, tra lavoro diretto e indotto, non occupa più di
duemila persone, un numero destinato a diminuire quando saranno completati
l’ampliamento del centro oli di Viggiano (dove si separa il petrolio appena
estratto da acqua e gas), verranno attivati tutti i pozzi previsti dal programma
estrattivo e sarà realizzato l’oleodotto che porterà il greggio da Viggiano
a Taranto. Ma i fondi che verranno dalle royalty e dagli impegni che ha
sottoscritto la società guidata da Vittorio Mincato porteranno infrastrutture,
servizi e risorse capaci di togliere definitivamente dall’isolamento Val
d’Agri e Basilicata intera.
La Regione è riuscita a strappare all’Eni un contratto che prevede il versamento di diritti di estrazione pari al 7% del valore del petrolio. Valore che oggi è calcolato su 20-30 mila barili al giorno ma quando si andrà a regime, entro il 2003, le estrazioni saranno nell’ordine di 200 mila barili al giorno. Al prezzo attuale e a questo ritmo di estrazione, il petrolio di buona qualità ma un gradino inferiore al brent dell’Atlantico verrebbe circa 30 miliardi di dollari, cioè oltre 60 mila miliardi di lire che comporterebbe un’entrata netta nelle casse della Regione Basilicata e dei Comuni della valle di circa 4 mila miliardi di lire.
Potranno
così essere realizzate autostrade, zone industriali, ferrovie. Non basta. La
zona che era destinata al parco naturale del Pollino, destinazione in parte
bloccata dalla scoperta del petrolio, non dovrebbe subire danni ambientali.
Perché all’Eni si sono impegnati a rendere il meno invasiva possibile la loro
opera e al rimboschimento là dove si sarà reso necessario. Le moderne
tecnologie utilizzate, poi, fanno sì che il petrolio non venga mai a contatto
con l’ambiente esterno e che non servano più i giganteschi tralicci che da
sempre hanno caratterizzato le zone a vocazione estrattiva. Intorno a un pozzo
bastano uno spiazzo di poche centinaia di metri e un paio di tubature esterne e
per giunta colorate e nascoste dalla ricca vegetazione.
Ma
gli impegni che sono stati presi non finiscono qui. Pur di ridurre la dipendenza
energetica dall'estero e attivare il prima possibile tutti gli impianti del
Texas italiano, stato ed Eni si sono impegnati in un intervento straordinario
per la creazione di infrastrutture. Serviranno 450 miliardi di lire ai quali ne
andranno aggiunti altri 210 dei fondi di un precedente progetto di
industrializzazione mai partito. E per finire l’Eni e la Regione costruiranno
una centrale elettrica che erogherà energia a basso costo alle aziende della
zona e verrà avviato il progetto di cablatura del territorio. Un investimento
che comporterà una spesa complessiva di 150 miliardi di lire.
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