Articolo tratto da La Gazzetta del
Mezzogiorno 12 settembre 2000
CALVELLO – Mentre a Vienna i
maggiori paesi Produttori dell’Opec decidevano l’aumento di produzione del
greggio, a Calvello, un paese di 2500 anime della Val Camastra, dove da qualche
anno le compagnie petrolifere dell’Eni estraggono centinaia e centinaia di
barili di oro nero al giorno, i rappresentanti di Camastra Nova,
un’associazione
che da tempo si batte contro le estrazioni petrolifere in Basilicata, riuniva i
propri sostenitori in un convegno dal tema: “Estrazioni petrolifere in
Basilicata, l’altra faccia della medaglia”. Un incontro in cui oltre ad
emergere un secco no da parte di Camastra Nova alle estrazioni petrolifere in
Basilicata, ed in particolare in quest’area interna della regione, si è
verificata anche una contestazione di alcuni sostenitori dell’associazione
nei confronti del senatore Romualdo Coviello, eletto proprio in quel collegio,
che ha partecipato al convegno. I “camastrini” hanno contestato
l’intervento del senatore che, dal canto suo, ha difeso le scelte operate
dalla classe dirigente regionale. Una classe dirigente, a suo dire, ben accorta
nel negoziare e sottoscrivere un accordo di programma che porterà nei prossimi
anni in regione enormi benefici. “Camastra Nova” non la pensa così.
Ma qual è in materia di
estrazioni petrolifere “l’altra faccia della medaglia?” “Il petrolio
arricchisce multinazionali e politici e devasta il territorio - ha detto il
professor Nico Perrone, docente dell’Università di Bari, per anni nello staff
tecnico dello scomparso Enrico Mattei all’Eni di Roma. - La Regione Basilicata
prevede, per il duemila un introito di 4.140 milioni. Una cifra irrisoria su un
bilancio regionale che si aggira intorno ai 2000 miliardi. Per le popolazioni
locali – ha aggiunto il professor Perrone - non ci sarà sviluppo e
occupazione. Inutile attendersi posti di lavoro che non ci saranno mai, visto
che queste multinazionali richiedono sempre più manodopera specializzata e
sempre meno manodopera presente sul territorio. Per non parlare del rischio
devastazione – ha concluso il prof. Nico Perrone – che non sarà facile da
colmare per diversi anni”.
“Molte sorgenti e molte falde
acquifere – ha affermato poi l’ingegner Masullo, responsabile del settore
energia del WWF Italia – con queste estrazioni petrolifere rischiano di
inquinare e di provocare dei danni irreparabili all’ambiente e alla
popolazioni di questi centri”.
E del rischio inquinamento
acqua ha parlato anche Giampiero d’Ecclesiis, geologo e ricercatore del Cnr. A
suo avviso questa ricchezza, stimata tra i 13 ed i 48 miliardi di lire
all’anno, rischia di inquinarsi a causa di una estrazione petrolifera
affrettata e senza scrupolo. Insomma, parole dure che invitano ad una attenta
analisi da parte del mondo politico. Ma allora, di fronte a tali preoccupazioni,
qual è la soluzione che l’associazione “Camastra Nova” suggerisce per
risolvere il problema petrolio?
“Camastra Nova – dice il
coordinatore Rocco Lauletta – ritiene che le attività tradizionali come
quelle agricole ed allevatoriali non possono andare d’accordo con le
estrazioni petrolifere. Per questo – aggiunge – chiediamo alla Regione
Basilicata di non svendere queste aree e di non svendere l’economia
tradizionale a favore di un investimento destinato ad essere di breve durata. Le
popolazioni della Val Camastra – ha concluso il veterinario anzese Rocco
Lauletta – non vogliono morire di morte lenta. Vogliono certezze per il
proprio futuro. Il che significa una maggiore attenzione per il territorio, per
le infrastrutture e per il mondo imprenditoriale, sia esso agricolo che
zootecnico”.
Rocco Nigro