Articolo tratto da "la Nuova Basilicata" venerdì 22.9.00
“Nessun Paese usa il greggio per distruggere aree
agricole. Voglio capire chi risarcirà gli agricoltori”
Oro nero lucano, l’analisi del ministro per le Risorse
Agricole Alfonso Pecoraro Scanio
POTENZA- “Il petrolio della Val d’Agri può essere anche conservato come risorsa strategica di fronte a chissà quale situazione drammatica futura, ma nessun Paese, che pure dispone di risorse strategiche, usa il petrolio per distruggere aree agricole”: lo ha detto il Ministro per le Risorse Agricole Alfonso Pecoraro Scanio, in un’ intervista al Tg3 della Basilicata.
“Non faccio il Ministro
dell’Ambiente, anche se - ha detto Pecoraro Scanio - da ambientalista spero
che quanto meno ci siano garanzie sul profilo ambientale per l’attività
estrattiva e di ricerca. Il mio compito - ha aggiunto - è di difendere
l’agricoltura, gli agricoltori e quanti vivono della terra. Per questo - ha
continuato - voglio capire chi risarcirà gli agricoltori, non solo dei terreni
da espropriare per una serie di opere infrastrutturali e per i danni di
immagine, perchè non credo che mettere vicino a una bottiglia di vino tipico o
a un formaggio tipico o ad un’azienda agrituristica della Basilicata
l’immagine dei pozzi petroliferi è una cosa che invoglia il consumatore a
comprare il prodotto di quella zona”.
Il Ministro, inoltre, ha detto
che, “se di fronte all’aumento dei prezzi petroliferi qualcuno sta pensando
di utilizzare il petrolio della Basilicata, deve assumersi la responsabilità di
esporre una regione verde, con grande valenza ambientale, turistica, di qualità
ad un rischio”. Il Ministro, inoltre, ha detto che “si sta assistendo ad una
ubriacatura da petrolio, ubriacatura psicologica ovviamente, e non ci si rende
conto che - ha affermato – c’è un accordo per aumentare ancora le
estrazioni ma nel frattempo non c’è l’oleodotto. Difficilmente - ha
continuato Pecoraro Scanio, rispondendo all’inviato della Rai Oreste Lopomo -
credo che gli agricoltori delle zone che dovrebbero essere espropriate per
l’oleodotto penseranno a perdere il proprio posto di lavoro per vedere poi
queste zone sventrate dai lavori della condotta. Un altro problema da affrontare
- ha aggiunto – è che, in attesa dell’oleodotto, dovrebbe aumentare il
trasporto su gomma del petrolio estratto, con le conseguenze che da ciò deriva.
Non vorrei che ci accorgessimo di tutte queste implicazioni negative troppo
tardi, tenuto conto che – ha sostenuto – non è un caso che in tutti i Paesi
del mondo gli impianti petroliferi sono quasi sempre o nel deserto o nel mare,
come nel caso delle attività estrattive nel Mare del Nord, e comunque in zone
non popolate. Il petrolio è una grande ricchezza per aree che non hanno nulla
ma – ha detto il Ministro – solo in proporzione in zone agricole e
produttive”.