Articolo tratto da
“DONNA MODERNA” del 25 Ottobre 2000
attualità
made in Italy
Sapevate che il
più grande giacimento d’Europa si trova a Potenza? E che a Gela il greggio dà
lavoro a 5 mila persone?
Scopriamo perché il nostro Paese assomiglia al Texas
Benvenuti nella terra del petrolio: l’Italia. Si,
perché tra i produttori di oro nero ci siamo
anche noi. «Il nostro Paese estrae 6 milioni di tonnellate di greggio
all’anno. Una parte non trascurabile di quello che consuma: 90 milioni»
spiega Ignazio Titone, direttore dell’Unità Italia all’Agip. Ma come vivono
gli abitanti di un “sito petrolifero”? Per saperlo ne abbiamo visitati tre.
Come in America. In Val d’Agri (Potenza), dove si trova il più
grande giacimento d’Europa, non hanno dubbi: quei 10 mila barili prodotti ogni
giorno, che alla fine dell’anno prossimo diventeranno addirittura 104 mila,
sono una manna dal cielo. “Il petrolio darà lavoro per due anni a 1.200
persone” spiega Vittorio Prinzi, sindaco del Comune di Viggiano. “E il
governo si è impegnato a costruire strade, un impianto di energia elettrica che
creerà altra occupazione e anche un piccolo aeroporto”. Qui, quando nell’81
fu scoperto il primo giacimento, tutti si immaginavano di vedere la valle
riempirsi di tralicci, come in Texas. Poi hanno scoperto che le mitiche
“torri” appaiono per cinque mesi soltanto, durante la perforazione del
terreno, e poi vengono smantellate. Oggi quello che si vede è una fila di
autobotti, che rallentano il traffico e causano anche incidenti: è successo
quattro volte, con il petrolio rovesciato nelle scarpate. Cosi Gianfranco De
Leo, di Legambiente, si lamenta: «Chi comprerà i nostri prodotti tipici come i
fagioli di Sarconi e il vino Grottino di Rocca Nuova, ora che l’immagine della
valle è legata a filo doppio al petrolio?».
Salvati dai depuratori. A Gela, in Sicilia, il
petrolio ha portato anche svantaggi. «Una volta avevamo una bella spiaggia»
sospira il sindaco Vincenzo Gallo. «Avremmo potuto attirare i turisti, ma il
mare non lo abbiamo usato per vent'anni: era inquinato dall’attività degli
impianti. Poi, per fortuna, sono stati costruiti i depuratori». Dal ventre di
questo pezzo di Sicilia escono 15 mila barili al giorno, e vicino ai pozzi sorge
uno stabilimento petrolchimico che dà lavoro a 5 mila operai. «Ora stiamo
studiando il modo di produrre energia elettrica usando il greggio» spiega Rocco
Siciliano, segretario regionale dei Chimici Cisl. «Sarebbe un gran passo avanti
per la nostra economia».
Il rischio di incidenti. A Trecate (Novara) intascano
ogni anno un miliardo e mezzo di lire dalle compagnie petrolifere. Buona parte
di questo denaro viene investito in opere di sicurezza. Perché qui il
petrolio ha mostrato il suo volto più cattivo. «Nel ‘94 uno dei pozzi è
esploso e ha disperso 20 mila tonnellate di greggio» racconta l’architetto
ambientalista Pacifico Aina. «Come se si fosse rotta una piccola petroliera.
L’intero paese è stato ripulito pietra su pietra gettando acqua dagli
elicotteri. I lavori sono finiti solo adesso e sono costati all’Eni 200
miliardi di lire». A volte, l’oro nero si paga a caro prezzo.