PETROLIO
Sfatiamo un mito: non
è vero che l’unico grande giacimento in Italia è in Lucania.
Semplicemente, per lENI
è più facile estrarre il petrolio
in Lucania che in altre regioni.
La Lucania è il sogno di ogni
petroliere: tranquilla, poco antropizzata (rischio minimo non perdono
occasione di ripeterci; naturalmente scordano di precisare che il rischio minimo è
per loro non per noi), ettari e ettari senza nessuno, una classe politica ed
imprenditoriale che non ha mai conosciuto le multinazionali, un popolo rassegnato e
credulone pronto a credere alla buona fatina ENI che regala progresso e prosperità.
Nelle altre regioni è
conservato il petrolio strategico per quando il greggio scarseggerà anche per gli
sceicchi e oggi si prendono quello lucano, quando costa meno e con minori investimenti per
la sicurezza ambientale.
Purtroppo la nostra storia non può essere completa perché tutto è avvolto nel mistero e le uniche informazioni che abbiamo sono quelle che lENI e soci vogliono che noi conosciamo, né la stampa locale e nazionale va oltre le veline che passano loro i signori del petrolio; troppo spesso ci troviamo di fronte ad opere già realizzate senza essere neanche stati informati che cera un progetto e con le autorità locali e regionali che assecondano linsolito e particolare clima di riservatezza che circonda le estrazioni degli idrocarburi. Addirittura il Sindaco di Calvello a precise richieste fatte da associazioni ambientaliste ha risposto di chiedere allENI e lENI, da parte sua, benché al suo legale rappresentante sia stato ricordato che, come dice F. Bacone, Nulla vè che induca luomo a molto sospettare, quanto il poco conoscere, ha preferito farci sospettare piuttosto che far conoscere i suoi programmi.
Se qualcuno conosce fatti, documenti, eventi ulteriori sarà con grande piacere da noi ospitato: noi vogliamo informare e desideriamo, ancora di più, essere informati.

OIL STORY AL 31/12/2000
Tutto comincia nel 1902 a Tramutola con la perforazione del primo pozzo di petrolio.
Una prima fase di coltivazione
si sviluppa tra il 1939/1953 ma, per le mutate condizioni internazionali
Laumento del prezzo del
petrolio (dai 7,2 dollari per barile nel 1970 ai 27,8 del 1974) e lo sviluppo tecnologico
inducono lAGIP ad intraprendere tra il 1975 e il 1985 una nuova campagna di ricerca
che individua nel sottosuolo della Val DAgri giacimenti, a loro dire, tra i più
rilevanti dEuropa e di avviare la fase di sfruttamento nella quale si sono aggregate
anche altre compagnie petrolifere (Enterprise, Mobil).
Nel 1984, ai confini tra il
territorio di Viggiano e quello di Calvello è individuata laerea di produzione
denominata Caldarosa ed è aperto il pozzo Caldarosa 1. Non è Val DAgri, ma
monte di Viggiano e Monte Volturino, ma nessuno ha interesse ad informare che i pozzi
cominciano a perforarsi in alta montagna, tra boschi incontaminati, sorgenti e siti
protetti. E la stessa area che è stata indicata tra le aree protette con la legge
394/91 sulle quali sarà istituito il parco nazionale della Val
DAgri-Lagonegrese. E
inevitabile che la storia del parco, la sua istituzione e la sua perimetrazione, siano
pesantemente condizionati dagli interessi petroliferi, tanto che più si estende
larea ENI e più si riduce larea parco, area che sembra fuggire e
ritrarsi sempre di più mentre avanza loro nero.

La Basilicata è la prima
regione italiana per numero di permessi di ricerca (23) e concessioni di
coltivazioni di idrocarburi (27) e 702.536 ettari del territorio lucano, pari al
70,3% dellintera regione, è interessato dalle attività di esplorazione e
coltivazione di idrocarburi.
Quando si parla di Val dAgri si fa riferimento a una quindicina di permessi di ricerca e a 6 concessioni di coltivazione. Le concessioni che interessano lalta montagna sono soprattutto quella di Caldarosa e Costa Molina (decreto ministeriale 27.10.1998) e quella del Volturino (decreto ministeriale del 23.12.1993).
Una più approfondita visione delle concessioni e delle stime delle riserve petrolifere può aversi leggendo le pubblicazioni di Greenpeace del giugno 1998, di Legambiente del lottobre 1998 e Raffaella Liccione "Petrolio in Basilicata: opportunità e rischi".
Dalla Val DAgri, per il periodo 2000-2005, è
prevista una produzione media di 4,8 milioni di tonnellate annue di petrolio, con il
raddoppio della produzione nazionale e la copertura dell11% del fabbisogno. I
due
bacini, Val d'Agri e Val Camastra, hanno riserve, secondo i dati forniti da ENI, di circa
900 milioni di barili. Questo è quanto ci hanno detto ma la grande attenzione e il
massiccio appoggio pubblicitario dato alle estrazioni petrolifere (da tutta linformazione dai giornali economici, ai giornali c.d. femminili, a quelli ambientalisti) , nonché la
ripresa di indagini geosismiche a tappeto inducono a pensare che queste stime siano
nettamente inferiori a quelle in possesso delle società petrolifere.
Il protocollo di intesa tra ENI e la Regione Basilicata è firmato il 13.11.1998 e la Corte dei Conti esprime qualche perplessità sulla convenienza per lo Stato, grande azionista dellENI, a stipulare laccordo stesso.
Naturalmente,
poiché notoriamente le multinazionali e le compagnie petrolifere non sono enti di
beneficenza e di assistenza, ciò che si legge nellaccordo, che pure è un
contratto che nessun avvocato non dipendente dellENI consiglierebbe ad un suo
cliente di firmare, è una minima parte di quello che effettivamente ricaverà lENI
dalla rapace occupazione della terra lucana. Che poi lENI non perda occasione di
ricordare il parere della Corte dei Conti per dimostrare il suo filantropismo, è una
ulteriore prova che è tutto orchestrato per convincere noi lucani del grosso affare che
abbiamo fatto accettando laccordo che, con giullareschi comportamenti da fare
invidia ai migliori imbonitori di fiera di paese, hanno anche fatto finta di accettare con
difficoltà e con grossi sacrifici !!!
Già molto prima dellaccordo, l 'ENI aveva cominciato a costruire le piattaforme petrolifere sui monti lucani e tutto sempre nel massimo riserbo. A Calvello nel 1991 si sono visti sbancare una collina, in una delle zone più suggestive del territorio comunale a meno di 4 km dal centro abitato, a pochi metri da sorgenti di acqua sulfurea e ferrosa, senza che nessuno avvertisse la necessità di informare la popolazione. Addirittura esponenti della stessa maggioranza in Consiglio Comunale, di quella maggioranza che ha consegnato le chiavi del Comune all'ENI ipotecando pesantemente il futuro di Calvello, si dimostra perplessa su quanto sta accadendo.
Nessuna risposta è stata data dallAmministrazione comunale. Solo i soci dell'Associazione Ambientalista Natura-Futuro chiedevano l'intervento parlamentare del Gruppo Verde.
La magistratura sollecitamente interpellata, quasi altrettanto sollecitamente archiviava la denuncia .
Così la Petrex ha potuto tranquillamente costruire la prima piattaforma petrolifera ed è nata Cerro Falcone1,
prima di tante piattaforme con lo stesso nome e numeri sempre
crescenti; oggi gennaio 2001 si erge gigantesca larea Cerro Falcone
5-8-10: quante
piattaforme Cerro Falcone aspettano di sorgere?
Cerro Falcone 2 è, a 1330 metri, in un bosco incontaminato, su un versante del Volturino e a monte della sorgente Acqua dellAbete;
Cerro Falcone 3 è nel bosco della Maddalena, a pochi metri dal Farneto, area studiata dallUniversità di Basilicata;
Cerro Falcone 5-8-10 è ai piedi del Volturino, vicino alla Potentissima, nei pressi della sorgente Lacqua di bocche che alimenta l'acquedotto del Comune di Calvello.
E mentre le popolazioni
pensavano di poter ancora decidere
del loro futuro, i signori del petrolio trattavano in gran segreto con i
sindaci che si guardavano bene dal far partecipi i cittadini, mostrando di non sapere niente.
Poi, pian piano, sono usciti allo scoperto e nel 1998 i sinaci di Abriola, Anzi, Calvello, Corleto Perticara, Laurenzana ed il Presidente della Comunità Montana Alto Sauro chiedevano che la Regione Basilicata caldeggiasse caldeggiasse l'allocazione del nuovo cento oli nell area della loro comunità montana.
Il 9 luglio 1998 i sindaci dei paesi interessati dallo sfruttamento petrolifero partecipano allaudizione davanti alla X Commissione (attività produttive, commercio e turismo) e sempre davanti alla stessa commissione il primo ottobre dello stesso anno cè laudizione del Ministro dellIndustria, del Commercio e dellArtigiano, Pier Luigi Bersani.
I nostri Amministratori sembrano non avere dubbi, ma il Prof. Perrone, che conosce bene l'ENI, avverte i Lucani ...
Intanto dal centro olii di Viggiano ogni giorno partono per Taranto decine di autocisterne piene di greggio e la strada del petrolio è divenuta la strada della morte e dei disastri ambientali stranamente, a sentire la stampa e gli organi di controllo del territorio, sempre sfiorati.
Nellaprile la Giunta Comunale e il responsabile dellaerea tecnica di Calvello emanano gli atti amministrativi che consentono allAGIP di realizzare a meno di tre km dal centro abitato, a pochi metri dal fiume La Terra, affluente della diga Camastra che serve gli acquedotti di Potenza e di decine di comuni, larea destinata alle prove di produzione dei pozzi Cerro Falcone denominata area di L.P.T. (Long Production Test), sorta di piccolo centro oli.
Per più di un anno, decine di
autocisterne cariche di petrolio hanno attraversato il centro abitato di Calvello
riempiendolo di pestilenti esalazioni e causando danni al fondo stradale.
Alcuni consiglieri dellopposizione hanno chiesto in data 22.2.2000 la convocazione di un Consiglio Straordinario, ma il consiglio si è rifiutato di deliberare.
Il 25.02.2000, nei pressi dellarea L.P.T. , unautocisterna ha riversato parte del suo carico nel rigagnolo di acqua che termina nel fiume La Terra.

La dettagliata denunzia ha ricevuto
una stringata archiviazione senza nessuna attività di indagine.
Il sindaco di Calvello, cercando di arginare il malcontento dei suoi amministrati, ha fatto passare le autocisterne solo di notte ma laria del paese è divenuta sempre più irrespirabile mentre dai pozzi Cerro Falcone 1 e 2 si levavano alte le fiamme.
Solo il sindaco di Trivigno ha impedito il transito della autocisterne nel suo comune.
In data 12.09.2000 unaltra autocisterna si rovesciava nei pressi di Anzi
Naturalmente nessuno ha monitorato laria, lacqua e il territorio durante questa intensa attività estrattiva che è stata considerata una prova di produzione, né alcuno ha calcolato quanto petrolio è stato estratto dal nostro territorio e portato a Taranto.
Ancora il 4.10.2000 il Presidente Bubbico parla di progetto di monitoraggio
e il bravo giornalista nota con grande
soddisfazione che vicino ai pozzi non cè alcun odore, eppure il cartello
dellENI è molto chiaro
.
Mentre i danni ambientali
cominciano ad essere evidenti, le
royalties scarseggiano, l'occupazione della manodopera locale è ancora
insufficiente e, comunque, essa non avviene in modo trasparente ma secondo criteri
clientelari, miranti a
Per poter lavorare è necessario essere
iscritti in appositi elenchi, di cui si sente sempre più spesso parlare, e nei quali ci
sono solo i nomi di coloro che sono nelle grazie degli amministratori e dei notabili dei
vari paesi.
Le imprese locali sono scarsamente coinvolte
e spesso soggiogate da vergognosi, innominati ed innominabili subappalti.
Non è stata avviata alcuna società per la
produzione di energia da "cedere" a basso costo agli operatori pubblici e
privati, né è stata realizzata la metanizzazione delle aree artigianali.
Riguardo alla recentemente istituita "FONDAZIONE MATTEI", va detto che l'accordo tra la Giunta Regionale e l'ENI, rappresenta l'ennesima paradossale farsa (che trova un importante precedente nel famigerato "Accordo di programma") dove la contropartita per la regione è il classico piatto di lenticchie, a fronte di una accelerazione dei procedimenti legali ed amministrativi necessari all'ENI per continuare e portare a termine il programma di sfruttamento.
Intanto l'ENI indottrina e premia i nostri figli.
Di quello che sta
accadendo sui monti lucani non si parla; si parla molto, invece, del Texas dItalia, della Val DAgri
che, finalmente, ha reso l'Italia una nazione che produce
petrolio.
Ogni tanto lENI organizza qualche patinato convegno (pieno di illustri tecnici che spiegano le loro tecnologie di avanguardia e lassoluta sicurezza delle estrazioni perché, come non perde occasione di ripetere ling. Amici, che rappresenta sempre lENI in Lucania, il petrolio non entra mai in contatto con lambiente esterno), ma sempre a Potenza lontano dalle terre del petrolio - e senza, di fatto, consentire alle popolazioni direttamente interessate di partecipare e di conoscere e di capire.
L8.4.2000,
per la prima volta,le associazioni ambientaliste organizzano una
manifestazione unitaria, al Centro Oli di Viggiano ma, a causa dello sciopero
dei giornalisti, non si riesce a dare alla notizia e al problema petrolio quella risonanza
che gli organizzatori speravano e che la gravità della situazione richiedeva.
L'8-7-2000, a Villa D'Agri si svolge un Convegno organizzato dal Comune di Marsicovetere con la partecipazione del ministro dell'industria Letta: si parla di petrolio, ma per le Associazioni Ambientaliste ed i Cittadini non c'è spazio.
Che ci sia necessità e voglia di
conoscere ciò che sta avvenendo nellarea petrolifera è dimostrato il 10.9.2000
quando a Calvello è organizzato il primo convegno di
controinformazione
E, quando pochi giorni dopo, lOn. Pecoraro Scanio, ministro delle risorse agricole, esprime qualche dubbio sulla opportunità e modalità delle estrazioni petrolifere in Basilicata, i giornali ed il servizio pubblico televisivo cercano prontamente di dimostrare, con servizi chiaramente ispirati dal padrone petrolio, che il ministro non ha ragione di preoccuparsi .
Non da meno è la Rai nazionale che, in meno di un mese, riesce a mandare in onda più servizi sul petrolio lucano di quanti ne abbia mandati in tutto lanno su tutte le tematiche della nostra regione. (Questione di soldi del 4.10.2000, Zapping del 6.10.2000, Radio anchio del 28.9.2000, Ambiente Italia del 14/10/2000.
L'indecoroso spettacolo pro-ENI offerto dal servizio pubblico RAI è stato denunciato alla Commissione di Vigilanza sulla RAI: STIAMO ANCORA ASPETTANDO UNA RISPOSTA
E il Consiglio Regionale?
LANSA ha informato, il 17 luglio 2000, che si sarebbe tenuto un consiglio regionale nel quale si sarebbe parlato delle estrazioni petrolifere
(ANSA) - POTENZA, 17 LUG Il Consiglio regionale della Basilicata dedicherà una seduta specifica all'esame dei problemi e delle prospettive connessi all'estrazione del petrolio in corso in Val d' Agri. Lo ha annunciato il Presidente dell'assemblea Egidio Mitidieri, stamani, al momento dell'esame di un ordine del giorno (primo firmatario Egidio Digilio, di An) sugli ''impegni assunti dal Governo, dalla Regione e dall'Eni in ordine alle attivita' di ricerca e sfruttamento giacimenti petroliferi''.
L'ordine del giorno, quindi, non e' stato esaminato.
Non avendo tale annuncio avuto seguito, alcuni cittadini hanno, nella seduta del 3 ottobre 2000, distribuito a tutti i consiglieri regionali un invito a convocare il più volte annunciato Consiglio sulle attività petrolifere.
Siamo nel 2001: stiamo ancora aspettando la seduta specifica.
Intanto tutto continua: i petrolieri lavorano e la nostra terra è giornalmente violentata, i nostri governanti, forse, conoscono i programmi dellENI, noi lucani continuiamo a non conoscere.
I giornali, inizialmente attenti e critici, si inseriscono nel coro dei media osannanti o prudentemente critici al dio petrolio. Si distinguono, solitari, "LIBERO" , "LIBERAZIONE" e "IL MANIFESTO"
Un Dossier molto esauriente è quello pubblicato nel Dicembre 2000 dal WWF
Il ministro Pecoraro Scanio ribadisce le sue perplessità sulle modalità ed i tempi dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Val D'Agri.
In occasione della visita del candidato del Centrosinistra per la Presidenza del Consiglio, On. Rutelli, SOLUCANIA informa il candidato della grave situazione ambientale in Basilicata, ma Rutelli non vede né sente
Intanto la RAI continua ad oscurare tutte le manifestazioni contro le società che aggrediscono il nostro territorio.
La assoluta carenza di informazioni sulle attività estrattive emerge in maniera chiarissima quando, a metà Marzo 2001, i giornali e la RAI Regione danno notizia della apertura di 12 nuovi pozzi nell’area Volturino. Si tratta di pozzi sulla cui realizzazione il Ministero dell’Ambiente aveva espresso il giudizio positivo di compatibilità ambientale già il 16.6.1999 e che i nostri mezzi di comunicazione dimostrano di conoscere, con il solito tempismo, solo ora !
Sono pozzi che saranno realizzati nei boschi, presso sorgenti e vicino ad attività di agriturismo e agricoltura biologica.
In Val D’Agri sono organizzati due convegni sulle estrazioni petrolifere che mostrano come, malgrado i dirigenti regionali continuino la loro politica pro-ENI, sia sempre più diffusa la sensazione che i rischi, tutti già attuali, non compensino i guadagni, per la maggior parte futuri.
La Gazzetta del Mezzogiorno del 26.3.2001 pubblica un articolo del Prof. Nico Perrone che, dopo aver visitato più volte i siti petroliferi e visto dove sorgono i pozzi e cosa fanno alla nostra terra le compagnie petrolifere e le varie società che con e per esse lavorano, denuncia i danni già visibili sul territorio ed invita i nostri politici ad affrontare la questione petrolio “ senza pregiudizi e senza entusiasmi, dopo aver predisposto un quadro di regole da rispettare, di costi e di vantaggio per le popolazioni”. Nessun politico risponde ma lo stesso quotidiano pubblica due interventi di risposta, uno di Pietro Simonetti ( Presidente Comitato per le politiche del lavoro Regione Basilicata) e l’altro di Michele Vita “ ingegnere, coordinatore del Comitato paritetico per l’attuazione del protocollo d’intenti Regione Basilicata-ENI), che si dimostrano entusiasti , il primo, per come la Regione Basilicata si sia fatta rispettare dall’ENI e abbia raggiunto il record nazionale battendo tutte le altre regioni che, a sentir lui, il petrolio lo regalano, il secondo per come l’ENI rispetti l’ambiente e tuteli la salute dei lucani. Non sappiamo se, prima di scrivere i loro zuccherosi articoli, abbiano visitato i siti petroliferi, sicuramente non sanno quanto ha incassato la Regione ( “ negli ultimi due anni 25 miliardi provenienti dalle royalties oltre ad altri 60 miliardi di finanziamenti ENI che sostengono il piano forestale” Simonetti
“ ad oggi, con le anticipazioni sulle royalties ed i primi fondi stanziati dall’ENI, in tutto circa 40 miliardi, la Regione ha finanziato interventi di forestazione produttiva ed un programma di incentivazione a favore di 73 piccole e medie imprese….. E poi ci sono le royalties …. fino ad ora con la produzione appena iniziata, abbiamo ricevuto circa 20 miliardi.” Vita ) e, se devono dare i numeri, almeno che si mettano d’accordo!
SOS Lucania, WWF Basilicata, CAI sez. Potenza, Osservatorio per l’Ambiente Lucano , sullo stesso giornale, fanno rilevare come gli illustri tecnici editorialisti siano in mala fede quanto cercano di far passare, ancora una volta, l’immagine di una idilliaca estrazione scrivendo cose che i politici governanti non potrebbero impunemente scrivere.
La realtà è che il protocollo d’intesa non tutela né le popolazione né l’ambiente e la Regione Basilicata non ha la volontà politica per imporre all’ENI il rispetto non solo del protocollo d’intesa ma neanche delle più elementari norme di tutela ambientale. L’impotenza e l’ignavia dei nostri governanti si manifesta in maniera vistosa sol se si guardano i siti dismessi e non ripristinati e i terreni sui quali si è riversato, nel gennaio 2000, il petrolio di due autocisterne nel territorio di Viggiano. Il Consulente Tecnico nominato dal Presidente del Tribunale di Potenza ha, ad un anno dall’incidente, descritto i terreni come ancora inquinati, in varia misura,da idrocarburi di petrolio e, ancora nell’estate del 2001, non solo il terreno non è stato bonificata ma certamente il petrolio ha potuto raggiungere gli strati più profondi.
Intanto prosegue la realizzazione dell’oleodotto e, con lo stesso sistema utilizzato per le indagini geosismiche, operai e tecnici delle società che lavorano per l’ENI entrano nei terreni, negli orti, nei frutteti, nei boschi, e realizzano le loro opere senza aver preventivamente avuto il consenso dei proprietari né un qualsiasi atto amministrativo.
La politica torna ad occuparsi del Petrolio con un intervento del sen. Egidio Ponzo, che già prima delle elezioni, aveva manifestato forti critiche al modo in cui sono realizzate le estrazioni e si era impegnato a sollecitare una revisione degli accordi e più rispetto per gli interessi e l’ambiente lucano. Noi aspettiamo i futuri sviluppi ma non ci fermiamo perché l’ENI non si ferma e l’occupazione continua….Continua anche l'informazione faziosa del TG Basilicata che non perde occasione di decantare i vantaggi derivanti dall'estrazione fornendo dei dati economici assolutamente falsi che neanche il filopetroliere sindaco di Calvello ha la spudoratezza di confermare (Tg3 Basilicata 5.9.2001) .
Quando poi, ai giornalisti di Rai Basilicata si offre l'occasione di apparire sulle reti nazionali ( vedi Italie dell'1.11.2001 e Mediterraneo di novembre 2001) propinano anche a tutta la nazione la solita tranquillizzante immagine tipica della propaganda dell'ENI.
Malgrado più volte noi di SOS Lucania abbiamo invitato i giornalisti di Rai regione a non fermarsi nei municipi e sulle piazze ma ad andare a vedere quello che effettivamente
l'ENI stava facendo nessuna inchiesta è stata fatta. Per fortuna il
18 ottobre 2001 è andata in onda la trasmissione REPORT
che ha mostrato all'Italia intera le sistematica violazioni della legge fatte
dall'ENI e lo scempio ambientale senza ricadute economiche su una popolazione del tutto disinformata. Finalmente abbiamo potuto sentire il Presidente Bubbico e
l'Assessore Chiurazzi rispondere alle domande di una vera professionista dell'informazione che, senza il timore riverenziale che caratterizza certi suoi colleghi, li ha costretti ad ammettere la loro sudditanza alle
multinazionali e la voluta non conoscenza dello scempio ambientale in atto. Il nostro ringraziamento a Sabrina Giannini: brava!
Nell' Ottobre 2001 gli autotrasportatori che portano il greggio da Viggiano alla raffineria di Taranto hanno iniziato uno sciopero per " la mancanza di garanzie da parte dell'ENI nell'assicurare una quota di trasporto tale da permettere agli autotrasportatori lucani la sopravvivenza economica" . Si sono accorti, guarda un pò, che l'oleodotto è quasi terminato e loro smetteranno di lavorare.
Il giorno dopo lo sciopero è stato sospeso perchè la Regione ha garantito il suo
interessamento!
Quando la smetteranno di elemosinare e di accettare garanzie che nessuno può dare?
L'ENI non ha mai assunto alcun impegno formale per gli autotrasportatori e se, malgrado fosse chiaro a tutti che il trasporto su gomma era provvisorio, alcuni lucani hanno sostenuto spese per l'acquisto di autocisterne .....forse hanno sbagliato ad
appoggiare i petrolieri e i politici filopetrolieri e a considerare noi, che queste cose le diciamo da sempre, dei nemici .
Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.....
Finalmente l'11.12.2001 il Consiglio Regionale ha dedicato una seduta al dibattito "in merito alle problematiche relative all'accordo di programma ENI-REGIONE BASILICATA sull'attività estrattiva petrolifera e questioni connesse".
Sono emerse posizioni diverse anche all'interno dei vari schieramenti politici, ma alla fine è stato approvato un ordine del giorno assolutamente inadeguato e deludente (per decenza anche tre consiglieri della maggioranza si sono astenuti) che ha ignorato completamente le critiche, i rilievi, le contestazioni che pure erano emersi durante il dibattito. Tanto rumore per nulla: alla fine si è tornati alla relazione dell'assessore De Filippo , che è interessante solo perchè contiene allegati per la prima volta tutti gli atti relativi alla questione petrolifera, dell'Accordo di Programma alle Leggi Regionali.
Durante il dibattito il Consigliere Dott. Mancusi, parlando degli effetti delle estrazioni petrolifere sul territorio, ha affermato "alcuni esperti hanno addirittura rilevato un possibile aumento delle neoplasie polmonari".
Nessun Consigliere, nessun Assessore, nemmeno il Presidente Bubbico ha avvertito la necessità di approfondire le affermazioni del Consigliere che tutti sanno essere specializzato in Tisiologia e malattie dell'apparato respiratorio.
Complimenti !!!!!
Mentre per la Rai di casa nostra, quella più vicina, l'interesse alla problematica parco-petrolio è di gran lunga inferiore alla sagra della mortadella che si celebra in qualche contrada lucana, la Rai, quella più lontana, con Ambiente Italia di Beppe Rovera si occupa di parchi e, in particolare, del Parco Nazionale della Val d'Agri e del Lagonegrese, un parco istituito ma non ancora operativo perchè non ancora - dopo 4 anni - approvata la sua perimetrazione. Qualcuno lo ha definito il Parco della Val d'Agip proprio per sottolineare l'assurdità di scelte legislative, da una parte, e la rapacità delle compagnie petrolifere, dall'altra, che pretendono di far convivere le attività estrattive con le esigente di un parco nazionale
L’ENI continua le sue attività sul territorio lucano senza alcun controllo e senza che i lucani sappiano niente dei suoi programmi.
La RAI regione tra il gennaio e il febbraio 2002 manda in onda un’inchiesta sul petrolio in Basilicata. Sul fronte ambientale la RAI regione conferma che tutto è sotto controllo suscitando le giuste proteste del WWF, ma nemmeno i suoi zelanti giornalisti hanno il coraggio di parlare del progetto di monitoraggio che l’Assessore Chiurazzi ha definito “all’avanguardia in Europa”…
Naturalmente è sempre in fase di progettazione ma, altrettanto naturalmente, la RAI nulla dice se non che c’è un efficiente sistema di monitoraggio… provvisorio!!! Come se due centraline, alcuni esami sulle acque dei soli affluenti dell’Agri e poche piantine (attività, peraltro, demandate a società strettamente collegate ad Eni) fossero in grado di monitore l’ambiente! Anche questa volta si ignora il fatto che i pozzi sono il Val Camastra oltre che in Val D’Agri e che sono stati costruiti sulle sorgenti dei fiumi che alimentano la diga della Camastra.
Il dossier è interessante perché, per la prima volta, sulla Rai Regionale si fanno sentire alcune critiche sul mancato rispetto degli accordi da parte dell’ENI e, soprattutto, si comincia a parlare di insufficiente ricaduta occupazionale.
Negli stessi giorni il sindaco filo-ENI di Viggiano, Vittorio Prinzi, improvvisamente ed a causa del crescente malcontento dei suoi amministrati, si accorge di aver svenduto il suo paese e di non aver ottenuto niente, dando inizio ad una patetica e “stracciona” rivendicazione della sede della Fondazione Mattei a Viggiano.
Sembra l’inizio di qualcosa…poi al Sindaco di Viggiano promettono l’agognata sede lucana della Fondazione Mattei e si zittisce .
Non sappiamo cosa danno ad altri ma le leggere critiche espresse dalla RAI
Regione non danno risultati a noi visibili.
Intanto la denuncia di Sos Lucania sulla mancata bonifica del territorio del comune di Viggiano inquinato dal petrolio trova la conferma dell’inerzia delle autorità nella denuncia presentata alla Procura della Repubblica dalla Provincia di Potenza , l’unico ente, tra i tanti a cui si è rivolta Sos Lucania, a sentire il dovere di interessarsi alla vicenda, diversamente dal NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei CC) e dalla Regione Basilicata che, con la solita ignavia, se ne è lavata le mani.
Veniamo a conoscenza, per la prima volta, che l’ARPAB
aveva accertato il 21.1.2000 che
“l’acqua di un pozzo è risultata frammista a greggio” e che il Sindaco di
Viggiano aveva emesso un’ordinanza che vietava “l’utilizzo delle acque, superficiali e sotterranee, site nel fosso
delle Fornaci nonché di quelle derivanti dall’abbeveratoio Dianò”.
Naturalmente, il TG Basilicata appena “sussurra” la notizia e dopo che ne hanno parlato i giornali.
Il comune di Viggiano ci informa che (dopo due anni!!) ha attivato la procedura per la convocazione della conferenza di servizi.
Il
6.3.2002 si apprende che l’ENI ha
ceduto a Total-Fina la
partecipazione al giacimento Tempa Rossa
A fine marzo gli autotrasportatori (del greggio) riprendono la loro protesta; di nuovo incontri, di nuovo riunioni, di nuovo promesse.
Si apprende dalla Nuova
Basilicata che
tornerà a funzionare lo L.P.T. di
Calvello che servirà da piccolo centro oli per i pozzi Cerro Falcone. Le
autocisterne torneranno ad attraversare il piccolo ponte sul fiume La Terra e,
attraversando i valichi del Volturino, porteranno il petrolio al Centro Oli di
Viggiano, attraversando anche il territorio che dovrà essere compreso nel Parco
della Val D’Agri (della serie:
“come distruggere anche solo l’ipotesi o la speranza di un Parco!!!”).
Continua il rifiuto sistematico di fornire informazioni e le richieste di Sos Lucania ai Sindaci dei Comuni interessati dai giacimenti su pozzi, occupazione, indagini geosismiche e danni, ricevono poche risposte.
Tra
risposte mancate o reticenti, quella del Corpo Forestale merita una particolare menzione e meriterebbe sicuramente maggiore
attenzione da parte della magistratura penale: alle
precise richieste inviate a tutte le
stazioni forestali e ai Coordinamenti Provinciale e Regionale ha
risposto soltanto il Capo del Coordinamento Provinciale
che, molto pilatescamente, di fatto si è rifiutato di rispondere.! Colui i cui agenti
sono cosi attenti a punire chi taglia una sola pianta nel boschi pubblici, alla
nostra precisa domanda sui danni che possono aver fatto i tecnici ENI e delle
società collegate durante le indagini geosismiche non si è vergognato di
rispondere che “L’Amministrazione
non può inserirsi in questioni che riguardano controversie tra terzi“
come se possano considerarsi
privati i tagli agli alberi, i tratturi aperti, le esplosioni nei fiumi che
hanno causato centinaia di milioni di danni già accertati!!
Il 19.3.2002
si scopre che le società incaricate dall’ENI hanno cominciato a
bonificare un “laghetto completamente
coperto di petrolio” vicino al centro oli di Viggiano.
Nessuno sa quello che è effettivamente successo all’interno dello stabilimento ENI né quando si è verificato quello che, secondo una voce non ufficiale della società petrolifera, è un errore di un addetto alla manovra di alcune valvole. Abbiamo provato a parlare con i cittadini di Viggiano che abitano a 100 metri dal centro oli ed è emersa una ben strana e preoccupante ricostruzione degli eventi. Alle ore 11,15 di venerdì si è avvertito “un rumore assordante che ha fatto vibrare i vetri e le case” e la fiamma di combustione che dovrebbe bruciare tutto il gas è sembrata quasi spegnersi “la fiamma usciva e non usciva”. Mario Diamante, militante di Sos Lucania nonché di un comitato civico, al quale aderiscono 300 cittadini del sindaco Prinzi e molto più preoccupati dal centro oli che dalla destinazione della fondazione, temendo per la propria incolumità ha telefonato alla Prefettura di Potenza per, come ci ha dichiarato, “sollecitare il piano di protezione civile già richiesto da questo comitato da maggio 2001 oltre a chiedere casa fare nell’immediato. Ma come risposta mi veniva assicurato che il piano non è ancora pronto ma che tutto è sotto controllo... come, infatti, abbiamo e potete tutti verificare vedendo il petrolio che galleggia sull’acqua…”.
Sono
stati chiamati i Carabinieri ed i Vigili urbani che, sempre venerdì, sono scesi
al centro oli ed hanno ascoltato le
rimostranze e le denunce della gente.
Quindi,
sembra, che al centro oli stava succedendo qualcosa di strano già venerdì e
che probabilmente “il fattaccio” si è verificato allora o poco dopo. Perché
noi ne siamo venuti a conoscenza solo martedì? Non certamente perché informati
dall’ENI o da qualche autorità
locale o regionale, ma perché la sezione della Val d’Agri dei Rangers
d’Italia ha scoperto il petrolio nell’acqua e sui terreni e il personale
dell’ENI che cercava di cancellarne le tracce.
Solo
martedì è intervenuto il personale dell’ARPAB e, quindi, deve desumersi che
gli Amministratori regionali e gli organi di controllo siano stati avvisati solo
allora, non potendo noi pensare che questi siano intervenuti con un ritardo di
tre giorni! E, dopo due giorni, ancora non sappiamo cosa è effettivamente
uscito dal centro oli e in che quantità. Sappiamo solo che è un idrocarburo,
che galleggia e che puzza. Forse se ci spiegano cosa è veramente successo
capiamo troppo e noi dobbiamo ignorare tutto? Segreto industriale? Almeno al
presidente Bubbico lo hanno detto o anche lui legge i giornali per sapere quello
che succede? Certamente il nostro governatore non è andato a Viggiano a parlare
con la gente che respira gas che l’ENI dice non tossici, che coltiva terreni
che l’ENI dice puliti, che beve l’acqua che l’ENI assicura essere
perfetta, sempre in attesa di quel favoloso
sistema di monitoraggio che ancora si sta progettando e che quando sarà
realizzato monitorerà il nulla.
I
cittadini di Viggiano, di Calvello, di Grumento , di Corleto vivono vicino e
spesso sotto i pozzi e i centri olii delle compagnie petrolifere senza sapere i
rischi che corrono e come devono comportarsi in caso di incidenti. Nessuno li ha
informati, nessuno ci informa: Presidente Bubbico ci può dire quali sono i
possibili incidenti che possono verificarsi in un centro oli, in un pozzo che si
sta perforando, in un pozzo perforato?
Nella
trasmissione REPORT
abbiamo ascoltato un tecnico dell’ENI che, alla precisa domanda della
giornalista Sabrina Giannini sui rischi dei pozzi, ha risposto che non ce erano,
“è come prendere un aereo”; ma
quando prendiamo un aereo sappiamo che può cadere, può bruciarsi un motore, ci
fanno mettere le cinture di sicurezza e i giubotti di salvataggio, ci sono le
uscite di sicurezza…..Quali uscite di sicurezza hanno il lucani che vivono
nelle valli del petrolio? Quali uscite di sicurezza hanno tutti coloro che
bevono l’acqua della diga del Pertusillo e della diga della Camastra?
L’episodio
è molto grave e suscita reazioni
molto dure anche da parte di esponenti
della maggioranza del Consiglio Regionale: la totale ignoranza dei fatti
dimostrata dall’assessore all’ambiente, Chiurazzi, dall’assessore alle
attività estrattive, Vito de Filippo, e dal Governatore Bubbico dà il senso
della totale subordinazione della nostra
classe dirigente all’ENI.
Senza
grandi speranze aspettiamo gli sviluppi delle indagini.
Il 3 aprile si apprende che il gruppo britannico SHELL ROYAL DUTCH ha deciso di acquistare attraverso il lancio di un'opa amichevole Enterprise Oil che detiene in Val D'Agri il 55% della Concessione Cerro Falcone, il 40% della Concessione Monte Alpi ed il 25% della Concessione Tempa Rossa. L'ENI aveva espresso solo qualche giorno prima la disponibilità per l'acquisto dell'Enterprise Oil.
Il 10 aprile, il “Caso Val d’Agri” viene discusso in una tavola rotonda tenutasi in Senato organizzata dalla Campagna di Riforma della Banca Mondiale e da Friends of the Earth International, associazioni che si battono affinchè la B.E.I. eserciti un controllo più efficace sui progetti finanziati dalla banca europea, come quello dell’ENI in Val d’Agri (Resoconto della tavola rotonda).
Ai rappresentanti delle associazioni internazionali e della B.E.I e ad alcuni
parlamentari, Sos Lucania ha portato la testimonianza di come l’ENI, nella
esecuzione del progetto Val d’Agri, violi sistematicamente norme statali ed
europee, calpesti cultura e tradizioni delle popolazioni locali e aggredisca in
modo volgare e selvaggio il territorio.
Agli
inizi di maggio “ Il
Sacco della Basilicata” trova spazio e risonanza nella rivista Due
Sicilie.
Il
20 maggio l’Unità pubblica un articolo
di Andrea Di Consoli dal titolo “Il miraggio dell’oro nero”. Il
reportage non è sicuramente piaciuto al Governatore rosso della Basilicata che,
diversamente dall’attento e dinamico giovane giornalista, probabilmente non ha
mai visto o non ha mai voluto vedere che l’ENI sta distruggendo la nostra
regione: chissà se Bubbico ha mai visto come è bello un pozzo a 1.550 metri
tra boschi di faggi, sorgenti, falchi, cavalli e volpi….
Per
caso, mentre la Procura della Repubblica di Potenza intercettava i noti imprenditori De Sio per tangenti su appalti vari, si
è scoperto che si parlava anche di ENI, di AGIP, di oleodotti……
E’
scoppiata la c.d. tangentopoli lucana
con grande clamore mediatico. E mentre su tutte le televisioni nazionali si
metteva in evidenza il filone ENI-AGIP e in tutti i servizio svettavano le torri
petrolifere e le relative fiamme, l’ineffabile capo redattore di Rai Regione,
Cantore, ha in tutti i TG del 27 maggio tagliato il servizio del giornalista
Stolfi nella ultima parte che riguardava l’ENI-AGIP. Chi ha seguito solo il TG
regione per due giorni ha ignorato che le indagini riguardavano anche il filone
degli appalti ENI in Val d’Agri. Il fatto è stato ancora di più eclatante
perché il servizio di Stolfi, in versione integrale, è stato trasmesso lo
stesso giorno dal TG3 nazionale: perché sulla RAI Regione il petrolio non deve
fare notizia?
Non
è che l’ultimo episodio di una lunga serie di strani ed ingiustificati
silenzi e tagli.
E se un giorno si scoprisse che qualche illustre (si fa per dire!) giornalista è in qualche modo interessato (magari non direttamente ma attraverso congiunti più o meno stretti) alle attività imprenditoriali di società che in Val d’Agri hanno fatto grandi affari con l’ENI …………. ?
Rispetto a quella che
ormai viene definita la “tangentopoli lucana”, Sos Lucania non intende
associarsi al coro dei giustizialisti né
a quello degli “innocentisti” a priori, per convenienza o disciplina di
partito.
Non abbiamo mai gioìto, né lo faremo ora, del
tintinnio delle manette e non ci sostituiremo ai giudici nel sentenziare la
responsabilità di coloro che sono indagati; ma neppure condividiamo le ipocrite
manifestazioni di sorpresa di chi del “sistema” ha sempre saputo, se addirittura non ne ha fatto parte.
Continueremo, invece, ad esprimere in modo netto e
senza riserve la nostra inappellabile condanna politica nei confronti di una
classe dirigente che riteniamo responsabile dell’ennesimo tradimento nella
storia del popolo lucano.
Il 4 giugno si apprende dai giornali che vi è stata una fuoriuscita di 2.500 litri di acqua di lavorazione contenente petrolio nella notte tra il 2 e 3 giugno da una condotta interna alla postazione Monte Enoc che raggruppa 3 pozzi di estrazione di petrolio nel territorio di Viggiano.
Nella notte del 7 sui pozzi petroliferi Monte Alpi 1 Est , in territorio di Grumento Nova, si è verificato un altro incidente: la rottura di una valvola ha causato una fuoriuscita di greggio che, uscito a forte pressione, si è nebulizzato e spinto da forti raffiche di vento ha impregnatolo piante e sottobosco del vicino bosco "Aspro" per circa 2 ettari. Difficile si presenta l'opera di bonifica anche perchè nella zona vi è un torrente che potrebbe essere anch'esso interessato in caso di pioggia (e naturalmente sta piovendo).
Il 9 giugno leggiamo sul "Quotidiano" che -con le attività petrolifere aumentano i pericoli di dissesto geologico-
Il 16 settembre, la magistratura inquirente potentina emette una nuova serie di ordinanze di custodia cautelare. Questa volta le indagini puntano dritto all’Eni ed alle grandi opere collegate all’attività petrolifera in Val d’Agri. Per la procura della repubblica di Potenza, petrolio e corruzione viaggiano insieme lungo l’oleodotto che porta a Taranto.
Il
18 settembre si apprende dalla stampa che “Bubbico blocca i nuovi pozzi”. In realtà il presidente della
giunta regionale ha solo dichiarato: “Sino a quando gli aspetti connessi
all’esecuzione dei lavori non saranno chiariti e sino a quando non si saranno
realizzati compiutamente gli accordi già sottoscritti nel 1999, la Regione non
riaprirà nessun tavolo negoziale su Tempa Rossa e sui programmi estrattivi
riguardanti la Val Camastra”. Probabilmente spaventato dalle indagini
della magistratura, il Presidente Bubbico ha deciso di annunciare la scoperta
dell’acqua calda! Tutti, infatti, sappiamo che l’Eni non ha rispettato gli
accordi e solo chi crede alle favole può pensare che la sua dichiarazione possa
sospendere alcunché. Infatti, all’Eni non importa più niente della Val
Camastra avendo ceduto tutte le concessioni e ha già tutte le autorizzazioni
per estrarre tutto il petrolio della Val D’Agri!
Ad accreditare quella che potrebbe apparire (a qualche
allocco) come un’improvvisa e sorprendente botta di orgoglio del governatore
lucano, intervengono i soliti noti suoi amici, il sindaco di Corleto Perticara e
il sindaco di Marsicovetere che, nella sceneggiata rappresentata sui giornali
locali, interpretano la parte degli amministratori arrabbiati con il loro
presidente e preoccupati che si blocchino le estrazioni.
Che
ne dite: ci sono o ci fanno?
Nel
frattempo la Basilicata esporta
petrolio!!
SOS
Lucania, su Due Sicilie, così dice la sua.
Il
primo ottobre in Consiglio regionale si discute di petrolio e di tangenti:
si decide di istituire la Commissione di inchiesta sulla vicenda petrolio
richiesta dall’opposizione (la presidenza andrà a Di Gilio, AN)
La
Gazzetta del Mezzogiorno dà i numeri del petrolio
lucano.
E
intanto il nostro cielo e la nostra aria si riempiono di veleno.
Il
4 ottobre, il Presidente della Giunta Regionale Filippo Bubbico è costretto ad
ordinare il blocco dell’impianto di “desolforazione” del centro oli di
Viaggiano a causa di un guasto “che avrebbe avuto conseguenze sulla qualità
delle emissioni in atmosfera”.
Il
blocco finisce il 9 ottobre, ma tutta la Val D’Agri ha avvertito e respirato
le emissioni del centro oli già molti giorni prima del provvedimento del
Presidente Bubbico: cosa è successo veramente?
Come
al solito non lo verremo mai a sapere, né dalle autorità regionali, né
dall’Eni.
Di
sicuro ancora si parla di un piano di sicurezza (da progettare) e mentre il
solito Simonetti ci fa sapere che, alla tutela ambientale, preferisce il
petrolio perché porta occupazione (un giorno ci dovrà spiegare quanti posti di
lavoro ha creato l’accordo con Eni), il sen. Lapenta lancia un appello che,
avendo il sapore della verità, non viene raccolto da
nessuno.
Antonio
Porretti sulla Gazzetta del Mezzogiorno conduce un viaggio molto interessante
nelle terre del petrolio.
Gli
autotrasportatori del petrolio continuano a protestare e
lamentarsi: ci è
permesso non commuoverci e sospettare che hanno preferito dare ascolto alle
assicurazioni dei mercanti della politica?
Sorpresa!
Si riparla di monitoraggio della Val d’Agri!
A
novembre, si apprende che è stata avviata una procedura d’infrazione contro
l’Italia dalla Commissione Europea per le estrazioni petrolifere in
Basilicata.
Ambiente
Italia va a Corleto e, malgrado l’accorta regia, riescono ad emergere i
dissensi. Antonio Montano, che a Corleto vive, non si nasconde e grida la verità.
L’ENI
chiede di spostare 4 pozzi.
OIL STORY 2003
18
marzo 2003:
la TotalFinaElf presenta alla Regione la domanda di pronuncia di compatibilità
ambientale per il progetto Tempa Rossa.
25 Aprile: Tempa Rossa comincia a far discutete e il petrolio si avvicina alle Dolomiti lucane e minaccia il parco di Gallipoli Cognato.
27
aprile:
il sindaco di Laurenzana vede i petrodollari.
28
aprile:
la Conferenza Episcopale lucana comincia ad interessarsi del petrolio e a
mostrarsi sempre più critica verso
un modello di sviluppo che depaupera i lucani del loro territorio e della loro
dignità.
29
aprile: il
WWF lancia l’allarme, i deputati della Margherita, Mario Lettieri e Giuseppe
Molinari, presentano una interrogazione al ministero dell’Ambiente per sapere
se il governo ha inserito tra le c.d. grandi opere gli interventi della
compagnia petrolifera TotalFinaElf per lo sfruttamento
del giacimento Tempa Rossa. Il deputato di Forza Italia Gianfranco Blasi
afferma che nessun
intervento delle grandi opere è previsto a Tempa Rossa.
29
aprile:
Avvenire pubblica l’accorata e puntuale denuncia dell’arcivescovo di
Potenza, Agostino Superbo.
6
maggio:
si fa vivo il presidente della Commissione regionale d’inchiesta sulle Attività
estrattive in Val D’Agri e Val Camastra, Egidio Digilio. Pensavamo fosse
divenuto muto e sordo: peccato che nulla ci dica sulla sua Commissione che, a 5
mesi dalla sua istituzione, sembra un pallido fantasma.
7
maggio:
il sindaco di Laurenzana Dott. Rocco Martoccia organizza un convegno su
Tempa Rossa.
9
maggio:
parte la grande abbuffata della Val D’Agri che porterà a spendere i soldi
delle future royalties che la Regione si fa anticipare dalle banche attraverso
mutui o altre operazioni finanziarie. Si spendono così i soldi che dovrebbero
servire a compensare i danni ambientali.
La
Chiesa alza ancora una volta la voce per denunciare la corruzione della
società lucana.
19
maggio:
la Giunta Regionale approva il piano Val D’Agri.
20
maggio:
continuano le polemiche su Tempa Rossa e la Regione firma con ENI due
accordi attuativi già previsti nell’accordo
di programma del 1998.
30
giugno:
audizione delle associazione ambientaliste davanti alla commissione d’indagine
per il petrolio. Presente solo il presidente Digilio, latitanti gli altri
consiglieri regionali componenti la Commissione.
29
giugno: muore
un operaio schiacciato da un tubo sul pozzo Alli 4 nel comune di Viggiano.
Nessuno protesta, nessuno parla di responsabilità, articoli sintetici di
semplice cronaca, nessun commento: non bisogna disturbare il manovratore!
Complimenti ai giornalisti per la professionalità.
Il
3 luglio muore un operaio su un cantiere normale non ENI e qui tornano i
commenti e l’indignazione per la mancanza di sicurezza. Che schifo!
In Basilicata non si tiene in nessun conto de principio secondo il quale:
”La notizia è un’informazione che deve dare fastidio almeno ad uno,
altrimenti non è una notizia ma pura informazione, come gli orari delle
farmacie di turno. Mantenendo sempre il giornalista la sua terzietà” (Lorenzo
del Boca Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti).
Una
esponente di Sos Lucania approfitta di un convegno
organizzato dal WWF a Montemurro per esprimere lo sdegno per il servilismo
dell’informazione lucana ai petrolieri (doc. 18)
6
giugno: il
Presidente Bubbico e i rappresentanti degli enti locali sottoscrivono
l’accordo di programma sull’utilizzo
delle royalties.
12
luglio: il
segretario regionale dei DS, Vincenzo Folino, disserta
sulla tangentopoli lucana e dimentica che il problema non è giudiziario ma
politico. Non basta che non ci sia
il reato è necessario che vi sia una gestione onesta del potere che viene dai soldi del petrolio. Nelle Valli del
petrolio non vi è libertà perché
chi ha rapporti privilegiati con le multinazionali controlla
l’anima (e la scheda elettorale) delle popolazioni.
12
agosto: si
parla di una trattativa
segreta per Tempa Rossa.
14
agosto: lettera
coraggiosa ed onesta agli amministratori di Corleto del sen. Nicola
Lapenta.
16
agosto: parte
una raccolta di firme dei cittadini di Viggiano
diretta ad ottenere una maggior trasparenza e maggiori informazioni su ciò
che si verifica nei pozzi.
Agosto:
cominciano a viaggiare le autocisterne e il sindaco di Abriola se ne accorge e comincia
una sterile polemica con l’ultras petroliere sindaco di Calvello.
5
settembre: ricompare
la Commissione regionale d’inchiesta sul petrolio.
6
settembre:
a Viggiano si parla di petrolio e Monsignor Superbo spiega a Bubbico
cosa succede nei paesi del petrolio.: il Presidente della Regione pensava
ad altro!
13
settembre:
sui giornali è pubblicata la notizia dell’inquinamento delle acque a Calvello.
13
settembre:
si tiene un interessante convegno sulla rinaturazione delle aree interessate
all’estrazione petrolifera.
13
settembre :
l’amministrazione provinciale ritiene che le strade
percorse dalla autocisterne sono sicure, i radicali
criticano Diglio e le
esportazioni diminuiscono.
4
ottobre:
si apprende che la regione stanzia 45 milioni per gli investimenti.
4
novembre: i
vescovi lucani esprimono chiaramente la loro contrarietà alle perforazioni
petrolifere nel parco Gallipoli-Cognato, i sindaci di Laurenzana e Corleto
si lamentano, il presidente della Comunità montana Camastra Alto Sauro si
sputtana e presunti
operai di Corleto cercano di
commuovere Mons. Superbo. Un cittadino dello stesso paese risponde
loro a tono.
9
novembre:
il sindaco di Abriola riprende a lamentarsi per il transito delle autocisterne.
11
novembre:
la desertificazione avanza anche per le estrazioni petrolifere.
17
novembre:
E’ scoperta una chiazza di petrolio, in località Casetta Bianca, tra i comuni
di Calvello ed Abriola . Le tracce di un incidente nascosto o, meglio, del
solito disastro ambientale sempre evitato!
17
Novembre:
ennesimo convegno sul petrolio disertato, al solito, dai sindaci
20
novembre: i
lavori dell’oleodotto interessano anche zone soggette a vincolo idrogeologico
ma a parte qualche dichiarazione dell’Autorità di Bacino , niente e
nessuno ferma lo scempio ambientale!
21 novembre. Il comitato per lo sviluppo delle aree interne inizia la raccolta di firme per l’istituzione della zona franca
22
novembre: durante la manifestazione contro
le scorie nucleari a Scanzano, alcuni oratori invitano a rendere la protesta più
dura e a gestire noi lucani i nostri beni con il blocco del centro oli e delle
estrazioni petrolifere.
26
novembre: il
presidio davanti al centro oli di Viggiano comincia ad essere effettivo ma la solita stampa serva cerca di mimetizzare
facendolo apparire una semplice manifestazione politica organizzata da
A.N. . Così non è, perché comincia ad arrivare gente da molti paesi
e si comincia a discutere di petrolio come di una nostra risorsa che ci
hanno fraudolentemente sottratto. I sindaci cercano di organizzare una
manifestazione che fittiziamente blocchi il centro oli,
ma la presenza di manifestanti liberi e non loro sudditi rischia di
rendere effettivo ciò che doveva essere virtuale.
Si
è quasi sul punto di bloccare l’attività petrolifera ma… il Governo ritira
il decreto che individuava a Scanzano il centro unico di stoccaggio delle scorie
nucleari e anche la protesta al Centro Oli rientra. C’è mancato poco! Altri
pochi giorni e in Lucania, per la prima volta, anche i servi dei petrolieri
sarebbero stati costretti a parlare del nostro petrolio e della nostra terra
rapinata. Non è che le multinazionali del petrolio hanno messo il loro peso
dalla parte dei lucani nella vicenda Scanzano per far tornare la pace nei nostri
boschi e nelle loro torri e piattaforme?
All’ENI
ridacchiano: che dilettanti quelli delle SOGIM, noi invece……….
Intanto prosegue lo sventramento delle nostre montagne per costruire l’oleodotto.