Articolo
tratto dalla Nuova Basilicata venerdì 15 novembre 2002
Dopo la violazione delle
direttive comunitarie si deve vietare l'estrazione petrolifera
Via i pozzi dalla Val
d'Agri
Legambiente
si appella alla messa in mora dell'Ue di Italia e Basilicata
POTENZA-
"L' avvio della procedura d'infrazione contro l'Italia aperta dalla
Commissione Europea in relazione alle attività petrolifere che si sono svolte e
continuano a svolgersi all'interno di alcuni siti Bioitaly della Basilicata, è
un atto di grande rilevanza perché aggiunge un elemento nuovo e decisivo nel
quadro dei programmi di sfruttamento petrolifero nella nostra Regione". E'
questa la valutazione, a qualche giorno di distanza dalla comunicazione da
Bruxelles, di Gianfranco De Leo, Presidente di Legambiente Basilicata,
l'associazione che due anni fa presentò alla Commissione Europea
l'esposto-denuncia sulle attività petrolifere in Val d'Agri e Val Camastra.
"Non si tratta solo -continua De Leo- di un provvedimento che giunge, dopo
anni di sfruttamento petrolifero, a mettere a nudo la scarsa attenzione
riservata ai valori naturalistici e ambientali nelle aree interessate dalle
attività di ricerca e estrazione. L'atto ha soprattutto un effetto pratico in
quanto invita perentoriamente l'Italia e quindi, di conseguenza, la Regione
Basilicata, ad adottare misure idonee di tutela degli habitat e delle specie
presenti in determinati siti, rilevando come le procedure
amministrativo-autorizzative seguite si siano poste in molte occasioni, per
quanto riguarda le attività petrolifere, fuori dalle normative nazionali e
comunitarie". "Questo significa -sostiene ancora De Leo- che ora la
Regione Basilicata è sotto stretta osservazione, e che, probabilmente, dovrà
subire delle ripercussioni di tipo sanzionatorio rispetto alle violazioni
commesse". "Un comportamento responsabile della Regione Basilicata
-afferma De Leo- dovrebbe orientarsi in questo momento verso un deciso divieto e
smantellamento di ogni attività petrolifera all'interno dei siti Bioitaly, ai
quali va peraltro finalmente attribuita la necessaria considerazione soprattutto
attraverso la predisposizione di piani di gestione così come indica il Decreto
del Ministero dell'Ambiente del 3 settembre scorso". "Gli indirizzi
per la gestione dei siti Bioitaly - sostiene Ennio Di Lorenzo, responsabile del
Circolo zonale Legambiente Val d'Agri - si situano all'interno di una strategia
nazionale mirata alla conoscenza- del patrimonio naturalistico italiano, al fine
di giungere, con la partecipazione di tutti i soggetti territoriali interessati,
ad una conservazione delle risorse naturali compatibile con lo sviluppo
socioeconomico". "Ciò per conseguire -prosegue Di Lorenzo- una
gestione dei singoli siti adeguata alle realtà locali, alle esigenze delle
popolazioni e degli habitat con le loro specie vegetali e animali. Per questo le
attività, ad esempio, che vengono condotte all'interno dei siti individuati non
sono in alcun modo oggetto di esplicite restrizioni. Anzi, molte attività
produttive, spesso legate all'agricoltura o all'allevamento, devono essere
attivamente sostenute per contrastare la tendenza all'abbandono delle terre,
proprio perché dalla loro esistenza dipende spesso la presenza di quei valori
naturalistici per i quali il sito è stato individuato e ritenuto di importanza
comunitario". I siti Bioitaly- conclude De Leo-, possono costituire quindi
i tasselli fondamentali di un modello di sviluppo che vede nella rete ecologica
il terreno di incontro di diverse esigenze,
mettendo insieme conservazione, fruizione e opportunità economiche. Da questo
punto di vista è evidente l'importanza fondamentale di queste aree per il Parco
Nazionale Val d'Agri-Lagonegrese, al quale aggiungono un formidabile valore non
solo naturalistico ma anche di grande attrattività turistica e paesaggistica
strettamente legata all'identità e alla cultura del territorio.