Giornalista
Edmondo Soave:
“Il protocollo d’intesa fu firmato il 18 novembre 1998 da ENI e Regione
Basilicata e la filosofia era di garantire i contraenti rispetto agli obiettivi
finali:
·
per ENI
era quello di portare a termine il progetto di estrazione di quello che
attualmente è il più grande giacimento dell’Europa continentale: 900 milioni
di barili, pari al 10% del fabbisogno nazionale.
GIACIMENTI
LUCANI:
Val D’Agri
480 milioni di barili
- pari al 10%
del fabbisogno nazionale di petrolio
·
per la
Regione, di fronte ad una ricchezza che è nascosta nel proprio territorio ma
appartiene allo Stato, di trarre il maggior profitto possibile in un quadro di
garanzie e di sicurezza, controbilanciamenti e compensazioni, pure in presenza
di un programma articolato in 49 pozzi collegati tra loro, 2 centri oli
GIACIMENTI
LUCANI
Progetto
VAL D’AGRI
VALLE
DEL SAURO
42 pozzi
previsti
7 pozzi previsti
23 completarti
5 completati
16 da avviare
2 da perforare
3 in corso di
perforazione
e un oleodotto, su un territorio a forte vocazione
agricola, destinato, tra l’altro, a divenire a breve il secondo parco
nazionale lucano.
L’accordo riflette e ricompone nei suoi 7 articoli
tutte queste contrapposte esigenze.
Ma vediamo cosa prevede nei particolari:
-
una compensazione ambientale di 11 miliardi di lire all’anno per 10
anni per la forestazione;
-
4 miliardi di lire all’anno per 10 anni per progetti di sviluppo
locale;
-
un sistema di monitoraggio aria, acqua, terra di 6 miliardi di lire
all’anno per 15 anni;
-
50 miliardi di lire per il completamento in tutta la Regione della rete
di distribuzione del metano
In tutto fin qui 270’ miliardi di lire, più il
costo di un osservatorio ambientale per la durata di 15 anni.
Ma i punti più qualificanti sono altri e vanno oltre
l’immediato:
-
la creazione di una società energetica regionale con il compito di
vendere energia a basso costo alle industrie del posto;
-
la costruzione di una centrale a metano di almeno 150 mgw elettrici;
-
la costituzione di una agenzia regionale di sviluppo
-
e poi l’investimento sulla cultura: una sede della fondazione Mattei
per l’alta formazione manageriale e 500 milioni di lire di borse di studio
all’anno per 20 anni.
In cambio una sola condizione: gli effetti sono
sospesi finché la Regione non avrà dato tutte le autorizzazioni di sua
competenza.
Ed è quello che vedremo.
TG BASILICATA
Gennaio/febbraio 2002 ore
14
Giornalista
Edmondo Soave
: L’altro finanziamento di 11 miliardi di lire prevede la costituzione di una
rete fissa di monitoraggio che in questi giorni deve andare in appalto. Ma come
funziona oggi il monitoraggio anche se provvisorio?
La preoccupazione per l’ambiente è proporzionale
all’entità del giacimento: 500 milioni di barili, il più grande
dell’Europa continentale, il sesto del mondo, senza contare Tempa Rossa. Una
ricchezza enorme in un territorio a vocazione agricola che si avvia a divenire
parco nazionale. Per questo il sì all’ENI era possibile solo in un quadro di
sicurezze ambientali: tecnologie di avanguardia, sistema di controllo sugli
impianti, soprattutto monitoraggio dell’aria, dell’acqua, del suolo per
registrare ogni piccola variazione dell’eco-sistema causata dal petrolio. Una
rete complessa, gestita dalla Regione in totale autonomia anche se i fondi,
grazie all’accordo, provengono dall’ENI.
Abbiamo seguito una giornata dei rilevatori.
A 100 metri dal centro oli una delle 9 stazioni di
bio monitoraggio: una sorta di orto sperimentale di vegetali coltivati in zona.
Donato
Casamassima (ricercatore AGROBIOS): “Abbiamo delle piante di Parassica. La Parassica,
in pratica, non è altro che un cavolo, serve praticamente....questa è una
pianta che è molto sensibile ad inquinamenti atmosferici”.
Dott. Achille
Palma (Regione Basilicata): “ La varietà di piante in [incomprensibile] dipende dal fatto che
noi abbracciamo e dobbiamo controllare tutta una gamma di ipotetici potenziali
inquinanti che potrebbero essere presenti nell’aria. Quindi si va
dall’analisi del Pino per gli idrocarburi, al Pioppo per i metalli o sostanze
che noi chiamiamo alioliche, ad altre specie quali la lattuga e il tarassaco che
hanno la capacità di bio accertare degli altri inquinanti.”
Edmondo Soave
(giornalista):
“Poco distante una centralina per il controllo dell’aria. I potenziali
inquinanti sono il biossido di zolfo, gli idrocarburi, l’ossido di carbonio,
l’ossido di azoto.
La rete di monitoraggio dell’acqua, invece, è
articolata in 11 stazioni lungo l’Agri e gli affluenti, la diga del Pertusillo,
nei siti rilevati sulla cartina.

Qui siamo alla sorgente del torrente Alli. I tecnici
prelevano acqua e sedimenti fluviali per sottoporli ad analisi chimica e
batteriologica. Ma l’effetto delle immissioni sotto quale forma dovrebbe
apparire?”
Dott.
Alessandro Merendino (Responsabile chimico ABROBIOS):
“Sotto diciamo dei prodotti del petrolio, idrocarburi,
idrocarburi aromatici, policiclici
aromatici, cioè delle sostanze abbastanza complesse”.
Dott. Palma:
“ Noi andiamo trovando tutte quelle possibili cause che possono indurre
modifiche dell’ambiente in generale”.
Soave:
“I prelievi, ovviamente, riguardano anche il suolo: 66 stazioni di
campionamento, più 11 in prossimità dei pozzi petroliferi, esame condotto fino
ad una profondità di 50 cm.
Abbiamo seguito i tecnici fino a Metaponto, nei
laboratori dell’AGROBIOS, per osservare da vicino anche la parte finale delle
analisi”.
Dott. Teresa
Tralace (ricercatrice AGROBIOS): “Queste famiglie sono larve di insetti, di
molluschi, di crostacei, di sanguisughe. Vivono nei nostri fiumi, sono degli
organismi che colonizzano i nostri fiumi: la loro assenza può essere indice di
inquinamento”
Giornalista:
“In questo caso?”
Dott. Tralece:
“In questo caso tutte le famiglie sono ben rappresentate”.
Giornalista:
“Quindi l’acqua è pulita?”
Dott. Tralece:
“Si, in questo caso si”.
Dott. Grazia
Accoto (ricercatrice AGROBIOS): “In questa videata si legge il cromatogramma
dell’analisi su queste foglie di pioppo in cui noi abbiamo ricercato la
presenza di inquinanti che sono gli idrocarburi policiclici aromatici.
Giornalista:
Che cosa c’è?
Dott. Accoto:
Nella fattispecie abbiamo ricercato la presenza di naftalene, acenaftene,
florene e pirene che sono delle sostanze che man mano si va in questa direzione
sono sempre più camgerogene.
In questo caso non abbiamo trovato tracce, perché
noi andiamo alla ricerca di tracce di questi inquinanti nelle foglie di pioppo.
Giornalista:
L’analisi è buona?
Dott. Accoto:
L’analisi in questo caso è buona e si spera che rimanga tale.
TG BASILICATA
Gennaio/Febbraio 2002 ore 14
TERZA PUNTATA
Edmondo Soave:
Oggi
parliamo dell’attuazione dell’accordo del 1998: a che punto siamo?
Il protocollo Regione-ENI è appeso ad una clausola
sospensiva: diventa operativo solo quando l’ENI avrà ottenuto tutte le
autorizzazioni richieste. E 3 anni dopo dei dodici accordi sottoscritti allora
sono stati attuati solo due, grazie ad una oggettiva emergenza sociale o
ambientale che in qualche modo ha consentito di aggirare l’ostacolo. I due
sono quelli sulla forestazione: 33 miliardi di lire in 3 anni e quello sul
monitoraggio della Val D’Agri: 10 miliardi di lire ma ancora da spendere.
Il comitato paritetico Regione-ENI continua a
riunirsi ma il blocco resta: cosa manca?
Ing. Michele
Vita (Coord. Com. Paritetico): Mancano alcune concessioni, alcune autorizzazioni
riferite ad opere minori da parte della Regione e da parte di alcuni Comuni.
Soave:
Praticamente autorizzazioni ad altri pozzo…
Ing. Michele
Vita (Coord. Com. Paritetico): Si, anche autorizzazioni per la realizzazione di
alcune postazioni che, comunque,
rientrano nel programma di sviluppo.
Soave: Chi frena? Sono i Sindaci?
Ing. Michele
Vita (Coord. Com. Paritetico): Bah .. ma non si può dire…evidentemente c’è
qualche problema locale che sfugge pure a noi…
Soave: Ci
può dire quali comuni?
Ing. Michele
Vita :
Mah…i pozzi ricadono prevalentemente nel comune di Viggiano, qualche d’un
altro nel comune di Calvello.
Soave : E
così la palla passa nel campo di Viggiano. Ogni venerdì si riunisce la
commissione edilizia e ogni giovedì un’autorevole telefonata da Milano chiede
se quella del giorno dopo sarà la riunione giusta…ma il sindaco tiene duro.
Prinzi (sindaco
di Viggiano): E’ un problema politico che noi rivolgiamo soprattutto alla Regione
dalla quale pretendiamo che con lo stesso criterio con cui si è la Regione
rapportata all’ENI e allo Stato si rapporti al territorio del comune di
Viggiano.
Soave: Ecco….in soldoni: che cosa volete?
Prinzi:
Vogliamo, come compensazione del grande sforzo che il comune di Viggiano compie
per l’intero territorio della Basilicata e per lo Stato Italiano, vogliamo una
maggiore occupazione definitiva, con investimenti mirati sul nostro territorio,
una attenzione per la crescita dell’imprenditoria locale che è mortificata,
perché le imprese vengono prevalentemente dall’esterno anche della
Basilicata, e non hanno alcun beneficio dei
vari miliardi che si sono spesi nella realizzazione del centro oli, del….
Soave:
Mi scusi Sindaco ma queste sono tutte cose
che si sapevano già prima…
Prinzi:
No, non si sapevano prima. Si sapeva semplicemente che il petrolio non avrebbe
portato direttamente occupazione ma avrebbe portato occupazione indiretta, ma
fino a questo momento non abbiamo visto alcunché …..
Soave:
Per colpa di chi? Per colpa di chi?
Prinzi: Innanzitutto,
ecco, il piano di utilizzazione delle royaltis che, da circa un anno è sul
tavolo di qualche assessore regionale,
non è stato ancora reso operativo e ciò comporterebbe investimenti in tutta
l’area del petrolio per circa 350 miliardi di lire..
Soave: Senta Sindaco: lei si rende conto, comunque, che bloccando
queste concessioni non fa decollare l’accordo di programma?
Prinzi:
Mi rendo conto perché questo purtroppo è vero però ci si deve anche rendere
conto, dalla parte dell’ENI e della Regione, che il Comune di Viggiano conta e
che vuole essere adeguatamente compensato dello sforzo che in questo momento sta
compiendo a beneficio dell’intera Regione.
TG BASILICATA
Gennaio/febbraio 2002
ore 14
Soave: Uno
dei punti qualificanti dell’accordo di programma riguardala società
energetica regionale, una società mista Regione-ENI, con la partecipazione del
capitale privato. La sua funzione sarà quella di attirare imprese nella zona
vendendo energia a basso costo. Del resto il momento è favorevole, il mercato
energetico è stato liberalizzato, il gas metan, estratto dalla Val D’Agri,
viene immesso direttamente nella rete SNAM, senza per ora alcun vantaggio per la
Basilicata. Eppure su questo punto si è quasi all’anno zero.
Vito De Filippo
( Ass. delega petrolio) : Devo dire che su questa partita siamo un po’ in ritardo veramente anche perché vi
è stata una trasformazione normativa sul mercato energetico nel nostro paese
che ha determinato una serie di rallentamenti nelle nostre riflessioni.
Soave:
Però non avete ancora deciso che partecipazione avrà la Regione, che
percentuale..
De Filippo: Al
di là della partecipazione, noi stiamo interloquendo con l’ENI soprattutto
sulla produzione di GAS associato che sarà prodotto nell’area dei due grandi
giacimenti del petrolio.
Se avremo nel giro di qualche giorno il dato preciso
sulla qualità del gas prodotto che l’ENI produrrà in quel territorio,
attraverso questo elemento potremo costruire anche un’ipotesi di produzione
energetica attraverso l’utilizzo del gas che è una delle cose sulle quali noi
stiamo contando di più. A noi interessa avere una quantità di energia a costo
più basso rispetto ad altri territori del nostro paese..
Soave: Il
vantaggio per chi?
De Filippo: Il
vantaggio dovrebbe essere per le Amministrazioni pubbliche, dovrebbe essere
soprattutto per le imprese che si allocherebbero in quel territorio e che
potranno utilizzare energia a costo più basso.
Soave:
A basso costo.
Pietro De Sio
(Presidente Confindustria): Noi siamo pronti già da due anni in verità perché abbiamo da tempo
inviato anche alla Regione la manifestazione di interessi di circa 40/50
imprenditori disponibili anche ad investire nel progetto della SEA.
Soave:
Risposte?
De Sio:
Ma…risposte…francamente c’è un dato, un po’ d’inerzia su questo
progetto dello sviluppo di energia.
Soave:
Non è ritenuto importante?
De Sio:
Non credo che sia questo il problema. Probabilmente la Regione ancora deve
definire meglio il suo ruolo.
Soave:
Primo obiettivo di questa società sarà quello di costruire una centrale
elettrica ovviamente alimentata a metano, si parla di almeno 150 mgw ma
sicuramente andrà ben oltre anche perché la regione Basilicata lamenta un
deficit energetico di ben 7/800 mgw
all’anno . L’investimento è notevole ma è anche una delle scommesse del
futuro.
Soave:
Dove sorgerà questa centrale?
De Filippo: E troppo presto per
dirlo.
Soave: Val D’Agri
obbligatoriamente?
De Filippo: Noi immaginiamo di sì.
Abbiamo un obbligo politico e normativo di utilizzare tutti gli investimenti del
petrolio in quell’area.
Soave : Anche se mancano
elettrodotti?
De Filippo: Su questo tema
dell’elettrodotto stiamo facendo una verifica tecnica e la parte bassa della
Val D’Agri è toccata probabilmente da uno dei grandi elettrodotti che si
dovranno realizzare nella nostra Regione.
Capitolo
royalties.
Le
compensazioni delle estrazioni petrolifere che ha acceso speranze fino a ieri
inattese per legge rappresentano il 7% del prezzo del barile , oggi intorno ai
20 dollari, con una previsione media di 1000 miliardi in 20 anni in Basilicata.
Dal 1999 lo Stato ha rinunciato alla sua parte e tutto viene devoluto alla
Regione e ai Comuni con i pozzi in produzione : 85% alla prima e 15% ai secondi
e cioè oggi solo a Calvello, Viggiano e Grumento.
L’area
del Petrolio ovviamente è molto più vasta, comprende 31 comuni della Val
D’Agri e della Valle del Sarno, molti dei quali alle prese con economie di
sussistenza e affetti da uno spopolamento lento ma finora inarrestabile.
Un
accordo di programma Regione-Comuni dovrebbe servire a diffondere uno sviluppo
proprio con i soldi del petrolio ma segna il passo.
Franco
Simone ( Sindaco di Tramutola)
: ….ma … a dire la verità noi
abbiamo fatto le nostre proposte sulle varie bozze e siamo in attesa che la
Regione ci convochi per la discussione finale e, quindi, per la sottoscrizione
dell’accordo di programma definitivo.
Angela Latorraca (Sindaco di Moliterno):…. e sicuramente il nostro obiettivo primario è il lavoro; quindi, ci aspettiamo che attraverso i bandi che la Regione Basilicata metterà in atto arrivino aziende e ci sia lavoro stabile
Soave:
Ma ci vorrà tempo!
Latorraca:
…perché il nostro vero problema è lo spopolamento
Soave:
I fondi sono già disponibili: 370 miliardi di lire che la Regione è riuscita
ad ottenere proprio grazie all’accordo con l’ENI che prevede
l’anticipazione delle royaltis che spettano alla Regione per i primi 6 anni
fino ad un massimo di 200 miliardi di lire. Ma gli interessi ENI erano piuttosto
esosi e la Regione ha reperito sul mercato con la BEI( la Banca degli
investimenti europei) un mutuo di 370 miliardi di lire, la cui rata paga
annualmente proprio con le royaltis del petrolio.
Come
spendere questi soldi? Questo è l’oggetto del confronto tra la Regione e i 31
Comuni dell’area del petrolio.
Ma
perché non parte l’accordo?
Filippo Bubbico (Presidente Regione): Non
parte perché non è ancora completo in tutte le sue componenti; è un processo
che ha richiesto un notevole lavoro ma siamo ormai in dirittura d’arrivo e,
quindi, tutte le sollecitazioni che giustamente vengono dal territorio sono
convinto troveranno una risposta adeguata.
Soave:
370 miliardi le anticipazioni delle royaltis come andranno spesi, a chi saranno
dati?
Bubbico:
Beh noi puntiamo innanzitutto a diffondere lo sviluppo in quelle aree perché il
petrolio finirà prima o poi e noi ora abbiamo la responsabilità Regione, Enti
locali, forze sociali, forze economiche di cogliere questa opportunità per
promuovere lo sviluppo locale.
Soave:
Voi su che cosa puntate?
Bubbico: Noi puntiamo, innanzitutto, sull’ambiente, sui saperi, sulle
innovazioni, sul turismo
Simone: Abbiamo i danni del Petrolio, abbiamo un atteggiamento dell’ENI presuntuoso, poco rispettoso delle istituzioni. In compenso la legge ci dà queste royaltis che possono finanziare….è un’occasione d’oro per le nostre zone, indubbiamente bisogna far presto perché più tempo passa e più le occasioni si perdono.
Soave:
Senta Sindaco non è la prima volta che arriverebbero dei fondi, questa volta,
invece, dovrebbe essere quella buona: perché?
Latorraca:
E perché in così grossa quantità non ne sono mai arrivati e diciamo che anche
per la Val D’Agri e per tutta l’area delle estrazioni petrolifere penso
questa sia un’occasione unica che dobbiamo saper cogliere tutti, anche proprio
dal basso e non solo a livello istituzionale.
Bubbico:
Oggi è necessario inserire una marcia più veloce ed è quella che ci vede
impegnati, vede impegnate le istituzioni locali; ma sono convinto che, con il
livello di maturazione cui il programma è giunto, avremo certezza di ricadute,
certezza di sviluppo, certezza di risultati positivi.
Il petrolio
tempo una ventina d’anni finirà. La sfida è quella di creare, nel frattempo,
una rete di sviluppo e di sapere
per consentire a queste terre un cammino autonomo anche a pozzi chiusi. Sul
terreno economico lo strumento solo le royaltis, su quello culturale
determinante, più ancora che per il passato, è la formazione, ma non quella
generica ed assistenziale cui ci ha abituato per decenni la Regione, ma una
specifica, ad altissimo contenuto tecnologico, post universitaria, in grado di
creare in loco manager, ricercatori, studiosi. Questo è il compito della
Fondazione Mattei, un centro di eccellenza è definito dall’accordo di
programma nel campo dell’economia, dell’ambiente e dell’energia. Sarà la
prima sede meridionale della Fondazione Mattei che oggi esiste solo a Milano,
Torino, Genova, Venezia e Roma.
L’accordo è già fatto, l’ENI attende che la
Regione dica dove deve sorgere ma non è facile scegliere.
Vito De Flippo
( Ass. delega al petrolio): L’accordo è stato firmato già da un anno, c’è un progetto
definito da parte dell’ENI su questa Fondazione. Stiamo attendendo una
concertazione con le Amministrazioni locali dell’area per trovare il sito più
adatto.
Soave:
Un modo per dire che stanno litigando i campanili…
De Filippo:
Non stanno litigando. Ci sono molti comuni che si sono proposti, tutti
autorevolmente, tutti legittimamente..
Soave:
Anche questo per forza in Val D’Agri?
De Filippo:
Noi immaginiamo assolutamente di sì. Perché la localizzazione di una struttura
altamente, come dire, informatizzata e con un sistema di caplaggio che si
presuppone per questa attività non è importante il posto dove si fa ma è
importante la rete di relazioni che riesce a costruire.
Soave:
Proviamo ad immaginare : ci sono 7 Fondazioni Mattei a Genova, Milano, Venezia,
Napoli…:noi ci mettiamo un paesino della Val D’Agri? E’ una caduta un
po’ di stile..
De Filippo:
Ma io credo di no.
Soave:
Perché?
De Filippo:
Credo che insomma Tiscali ci ha insegnato che un piccolo paese della Sardegna è
diventato famoso per l’informatica…
Soave:
Per avere un’idea di quello che sarà la Fondazione Mattei in Basilicata è
sufficiente leggere l’accordo attuativo firmato nel Gennaio 2001. Si legge di
un’iniziativa che dovrà essera innovativa, realistica e pratica, legata alla
new economy; poco più avanti si parla di creare una comunità digitale in grado
di utilizzare le nuove tecnologie, di lavorare nella new-economy, di sfruttare
le possibilità di crescita, un investimento culturale per una volta tutto
spostato in avanti, verso il futuro, con una biblioteca multimediale collegata
con la rete delle Università e dei centri di eccellenza e di ricerca italiani e
stranieri. Ma, ad un progetto così ambizioso e di alto livello, si contrappone
una guerra di campanili da un lato, giochi sottili di interessi politici
dall’altro.
Vittorio Prinzi
(Sindaco di Viggiano) : Io dico soltanto che una volta che la Regione ha
deciso che la Fondazione Mattei debba avere sede nell’area del Petrolio,
Viggiano rivendica a gran voce che questa sede venga assegnata al Comune di
Viggiano.
Soave:
Di quali altri comuni si fa il nome?
Prinzi:
Ma….non so…per esempio di Marsiconuovo….
Soave:
E invece lei ritiene…….
Prinzi:
Io ritengo che legittimamente il Comune di Viggiano, proprio perché sta dando
molto in termini positivi e sta ricevendo molto in termini negativi dal
petrolio, ecco possa legittimamente avere, rivendicare la presenza della
Fondazione Mattei.
Soave:
Lei non rilascia le ultime concessioni edilizie se prima non si decide sulla
Fondazione?
Prinzi:
Sicuramente noi vogliamo che Viggiano abbia il maggior beneficio possiobile
dallle attività estrattive e questo è uno dei punti su cui insistiamo
moltissimo.
Soave:
E’ una condizione indispensabile?
Prinzi:
Sicuramente.
Le perforazioni in Val D’Agri vanno avanti almeno
da 6 anni e le polemiche anche. Le preoccupazioni riguardano l’ambiente,
l’acqua, la salute e la gente comune è frastrornata, bersagliata da messaggi
contrapposti che si fondano, confondono con paure, sospetti, fobie, dando corpo
alle illazioni più stravaganti. Qualcuno giura che qui la ricotta ha cambiato
sapore, quacun altro che il prezzo dell’uva è sceso a causa del petrolio e
alla Regione spetta il compito di fare luce, di diradare nebbie, riportando la
questione alla sua oggettività. Intanto gli ambientalisti non demordono…
Angela Risucci
(Pres. Reg. WWF): Se la valutazione è che dobbiamo utilizzare comunque il petrolio anche
avendo un inquinamento allora non tocca all’associazione decidere; però
all’associazione tocca il compito si segnalare l’emergenza….
Soave:
Ecco ci dica qual è l’emergenza che la preoccupa?
Risucci:
Soprattutto per quanto riguarda le falde acquifere, lo smaltimento dei rifiuti
tossici derivanti dalle estrazioni e anche il problema che molte volte i dati
sono un po’ inesatti…
Soave:
Delle falde acquifere sono preoccupati anche alla Regione che ha commissionato
con i fondi POP uno studio all’Università di Basilicata terminato
nell’Ottobre scorso…
Prof.ssa Albina
Colella (Dip. Scienze Geogr, Univer.) E’ risultato che la qualità delle acque
delle sorgenti, che noi abbiamo monitorato, è buona, cioè non ci sono effetti
da inquinamento su queste acque.
Soave:
Con tutta la conoscenza che ha in merito alle acque e alle falde acquifere
darebbe o no il permesso ad una impresa di perforare pozzi petroliferi?
Colella:
Si, ma con le dovute cautele.
Soave:
Ad esempio quali può suggerire?
Colella:
Ad esempio prima di ubicare un pozzo fare uno studio geologico che verifichi se
questo pozzo va ad attraversare una falda…
Soave:
A noi ci hanno detto che, una volta perforato il pozzo, immettono una sorta di
camicia di forza, di camicia in cemento armato raggiunge la falda. Questo è
sufficiente o no?
Colella:
Impermeabilizzano il pozzo…..Si può essere sufficiente. Si.
Soave:
L’accordo Regione-ENI prevede un sistema di monitoraggio di aria, acqua, suolo
per ora ancora provvisorio, curato dall’AGROBIOS. Tempo qualche mese e sarà
sostituito da una rete fissa con dati telematici, trasmessi in tempo reale
all’ARPAB (Agenzia Regionale per l’Ambiente). L’appalto dei lavori, 15
miliardi di lire, è ancora in itinere. Sicurezza
assoluta?
Franco Pesce
(Ambiente Regione): La sicurezza non è di questo mondo. In ogni caso tutte le attività
che servono per limitare il rischio sono state intraprese.
Soave:
Si parla sempre di rischi: teorici o concreti?
Pesce:
In effetti i rischi sono sempre tutti concreti, nel senso che la teoria serve
per determinare il minor grado di rischio..
Soave:
Ma rientra nell’ambito della patologia del sistema o, invece, della
fisiologia?
Pesce:…E
….sono tutte e due perché c’è una patologia che è quella proprio dovuta
ai sistemi di collettamento e c’è una fisiologia dovuta proprio al petrolio
che è un ‘inquinante.
Soave:
Se qualcosa non funzionasse che poteri ha il suo ufficio?
Pesce:
Il mio ufficio ha il potere di bloccare la fonde inquinante, cioè, quindi, se
dovesse essere dipesa da…. Certamente le attività dell’ENI e
l’informazione, chiaramente, a tutti gli organi competenti.
Soave:
Quindi l’intervento sarebbe immediato.
Pesce:
Immediato
********
Manca una puntata che, purtroppo, non è stata
registrata. Sappiamo che riguardava il lavoro e l’occupazione.
*******************