RADIO ANCHIO del 28.09.2000
Mensurati:
buongiorno Alessandro e buongiorno ai nostri ascoltatori. Se vi parlassi di tralicci che
svettano nel cielo e di minacciose ciminiere che vomitano fumo, di aria irrespirabile, di
rumori assordanti sareste certamente pronti a credermi; è infatti così che immaginiamo i
pozzi di petrolio: una via di mezzo tra quelli texani immortalati da James Dean e quelli
arabi che rivediamo ogni tanto nei telegiornali quando ci parlano della crisi petrolifera.
Niente di tutto questo, ci troviamo invece nel bel mezzo di una valle dove si alternano
boschi, vigneti e frutteti e ai lati di questa vallata che segue il corso del fiume Agri,
siamo in provincia di Potenza, le montagne la più alta delle quali il Volturino sfiora i
duemila metri. Qui al centro della valle, che in questo punto ha una larghezza di circa
cinque chilometri, è sorta una zona industriale per lo più finanziata con i soldi del
dopo terremoto e accanto ai capannoni, per la maggior parte abbandonati da una
imprenditoria tanto furba ad arraffare i quattrini quanto rapida a svignarsela, dal
96 sorge il Centro Olio dellENI, dove affluisce il greggio dai sei pozzi
attualmente in funzione.
Cassieri: perché,
lo confermiamo, dunque Mensurati, effettivamente in Val DAgri, dopo essere stato
tanto cercato, il petrolio viene anche pompato ormai da qualche tempo.
Mensurati: esatto.
In questo momento mi trovo nel bel mezzo di un groviglio di tubazioni di diversa
grandezza, tubi che corrono su diversi livelli allinterno di una struttura alta
sedici metri, una specie di grande meccano. Lintero campo, quattro maxi serbatoi da
20.000 metri cubi ciascuno, uffici e parcheggi, occupa una superficie di circa 15 ettari.
Dicevamo dei rumori, quelli che sentite in sottofondo però non hanno nulla a che vedere
però con lestrazione del greggio come ci spiega il responsabile della costruzione
del Centro Olio Val DAgri, Carlo Femiani, che ho qui accanto a me.
Cassieri:
buongiorno. Femiani allora questi rumori a che cosa li dobbiamo attribuire se non sono
quelli delle trivelle?
Femiani:
buongiorno a voi. Sono esclusivamente i rumori determinati dalle macchine utensili e dai
mezzi che contribuiscono alla realizzazione del Centro Oli Val DAgri.
Cassieri: quindi
del cantiere, perché si sta allargando il cantiere
Femiani:
esattamente. Noi stiamo realizzando il centro di trattamento del petrolio, che
raccoglierà il petrolio proveniente dai pozzi ubicati nella Val DAgri.
Cassieri: bene, i
lavori proseguiranno fino a quando? da un lato dobbiamo augurarci che molto durino perché
questo vorrebbe dire che molto petrolio poi sarà possibile estrarre.
Femiani: noi
avremo diverse fasi e comunque la capacità finale di trattamento sarà completata per la
Val DAgri a giugno 2002 con una capacità di 104.000 barili di produzione al giorno.
Cassieri: 104.000
barili ce lo appuntiamo questo numero, tornerà utile nel corso della mattinata; intanto
ringrazio il responsabile, il direttore dei lavori in Val DAgri Carlo Femiani. Ci
spostiamo dalla piccola Basilicata alla immensa Caracas, siamo in Venezuela perché con
Alberto Negri inviato speciale del Sole 24 ore nel cuore della notte sudamericana, latino
americana
..intanto buongiorno, buona notte Negri. Facciamo un attimo il punto su
questa due giorni di riunione dei paesi produttori di petrolio allinsegna di una
battuta, che vedo rimbalzare già da qualche manciata di minuti in Europa, attribuita al
presidente venezuelano Ugo Chaves che è un po non soltanto il padrone di casa ma
anche il coordinatore di questa nuova fase di attivismo dellOPEC, che cosa sta
succedendo diciamo così in queste ore lì a Caracas tra i paesi produttori?
Negri: diciamo che
questa volta il vertice dellOPEC che è il secondo nella sua storia quarantennale
dei capi di stato e di governo dovrebbe arrivare a una svolta quasi storica perché
probabilmente ci sarà lannuncio dellavvio di questo dialogo tra paesi
produttori e consumatori che appunto da quarantanni è la chimera
delloccidente e dei paesi produttori tanto se nè parlato, tanto se nè
detto, mai è stato fatto. Forse questa volta questa crisi petrolifera lo avvierà
finalmente e vedremo, fra qualche settimana ,se effettivamente produttori e consumatori
riusciranno a sedersi a un tavolo per vedere come stabilizzare i mercati.
Cassieri: ecco
cè stata una telefonata nel corso della serata di ieri tra il primo ministro
francese Jospain e proprio il presidente venezuelano Chaves nel segno di un tentativo di
tenere quanto più serrato il dialogo a questo punto tra i paesi che producono il petrolio
e i paesi che consumano il petrolio e che danno vita, diciamo così, a quel circuito
chiamiamolo economicamente virtuoso di produzione, consumo, crescita.
Negri: si
cè senzaltro. Diciamo che a occidente, a oriente e anche qui a Caracas in
fondo sono rimbalzate le parole che ,qualche giorno fa, ha detto quello che è stato un
grande protagonista degli anni delle crisi petrolifere ,lo sceicco Iaman, saudita; forse
se lo ricorderanno in molti che ha detto una di quelle piccole frasi ma molto
significative: letà della pietra non finì perché finirono le pietre e quella del
petrolio finirà non perché mancherà o si esaurirà il petrolio. Un avvertimento per
tutti, soprattutto per i paesi produttori, che devono trovare altri mezzi per controllare
e per difendere il mercato del petrolio e sfruttare al meglio questa risorsa che oggi
diciamolo pure lOPEC controlla soltanto al 40% perché lOPEC controlla solo
appunto il 40% di quello che viene prodotto.
Cassieri: è lo
zoccolo duro della produzione di greggio al mondo, certo che le parole di Chaves il quale
ha detto ieri appunto, introducendo i lavori del vertice, che in fondo un barile di Coca
cola o di crema solare o di schampo alla fine costerebbero ben di più del barile del
nostro greggio; questo ha dato, come dire, soddisfazione alluditorio o è anche una
linea guida di ciò che potranno decidere gli undici paesi produttori di petrolio
dellOpec, uniti sotto il cartello dellOpec?
Negri: Ugo Chaves,
che ricordiamo è un ex colonnello dei paracadutisti, salito alla presidenza nel 98
con un passato nella sinistra rivoluzionaria, il suo ministro del petrolio Ari Rodriguez
era un guerrigliero chevarista, ha detto in modo molto colorito quella che è una realtà
economica del mondo del petrolio ovvero cioè il fatto che il petrolio apparentemente
costa poco ma in realtà tirarlo fuori può costare anche molto.
Penso, per esempio, al petrolio della Val
DAgri: quello che mi incuriosisce è sapere quanto effettivamente costa tirarlo
fuori perché a venti dollari il barile per esempio può essere ancora conveniente magari
a quindici dollari non più, a trenta dollari può essere un grande affare questa è un
po in sintesi quella che oggi è leconomia del petrolio: il petrolio cè
ma bisogna vedere appunto quanto costa tirarlo fuori e portarlo sui mercati.
Cassieri: Negri,
con la solita competenza, ha messo un po come dire il dito nella piaga: non è
soltanto una questione di risorsa effettiva, di giacimenti ma anche di costi di
produzione, di costi di estrazione e sappiamo quanto, negli ultimi trentanni, questo
elemento ha giocato nel far lievitare proprio il costo alla pompa e del carburante e del
gasolio e di tutte le altre fonti di energia. Se Negri avrà la volontà di alimentare la
sua insonnia per questa notte ancora per qualche minuto ci ricollegheremo con lui tra una
decina di minuti al massimo. Nel frattempo vorrei sentire da un economista come il
professor Roncaglia che mi auguro sia collegato con noi
, professor Alessandro
Roncaglia buongiorno. Intanto ricavando dalle notizie fresche di nottata di Negri da
Caracas circa gli aspetti che entrano in gioco ogni qual volta si parla di petrolio, di
risorse energetiche e di costi se leconomia del petrolio, tanto per mutuare il
titolo di un suo lavoro recente, è effettivamente legata a delle variabili che sfuggono
allutente comune che si trova di fronte al rialzo apparentemente improvviso di un
prodotto come la benzina che è di più largo consumo.
Roncaglia: è
legata a tante variabili ed è difficile averle presenti tutte contemporaneamente. Diciamo
che il prezzo dipende da come si comportano quattro gruppi di operatori: i paesi
produttori e quindi lOpec che rappresenta una quota notevole dei paesi produttori ma
anche i paesi consumatori con la politica delle tasse sulla benzina per esempio o comunque
sui prodotti petroliferi, poi ci sono, e sono molto importanti, le grandi compagnie
petrolifere perché il settore petrolifero diciamo è un mercato oligopolistico dove ci
sono tanti piccoli ma anche molti grossi che hanno uninfluenza importante e poi
negli ultimi anni sono diventati molto importanti gli operatori finanziari che operano sui
mercati di Londra e New York, il Brent e il West Texas Intermediate, dove appunto si
fissano i prezzi di questi due greggi ai quali poi sono indicizzati molti contratti
petroliferi. E quindi quello che succede nel mercato dipende da cosa fanno questi quattro
gruppi e sono gruppi non sono quattro signori.
Cassieri: li
vogliamo chiamare quattro lobby professor Roncaglia?
Roncaglia: quattro lobby ma, ognuna delle quali ha una sua dinamica interna perché lo vediamo anche allinterno dellOpec ci sono dentro lOpec almeno tre strategie diverse; cè una strategia dei falchi che vogliono il prezzo più alto possibile subito, cè una strategia delle colombe che vogliono un prezzo basso perché senza un prezzo basso il petrolio viene sostituito come fonte di energia più rapidamente e poi abbiamo quelli che stanno in mezzo, che son contenti di guadagnare abbastanza ma sono preoccupati delle oscillazioni di prezzo. Ecco, il problema principale che hanno di fronte i paesi produttori oggi, è la sostenibilità del prezzo nel medio lungo periodo perché gli investimenti che fanno i produttori sono investimenti che richiedono qualche anno di tempo per essere effettuati e che poi danno produzione per molti anni, quindi se io oggi decido, per esempio in Venezuela, di investire nello sfruttamento delle enormi quantità di petrolio della Petrolium Belta che però è un petrolio di cattivissima qualità, devo fare degli investimenti enormi e se il prezzo tra due anni scende dai trenta dollari attuali ai dieci dollari invece di fare dei guadagni faccio delle perdite.
Cassieri:
ricordiamo che la quota dieci dollari è stata più volte come dire toccata nel corso
degli ultimissimi anni, fino a un paio di anni fa si aggirava il costo del barile intorno
agli undici dollari, in qualche caso addirittura è sceso sotto quella fatidica quota
dieci dollari. Cominciamo ad ascoltare il primo di coloro che ci ha chiamato questa
mattina: Gabriele da Milano con il suo quesito, buongiorno.
Gabriele:
buongiorno a tutti. Il mio quesito è semplicissimo :io sento sulla mia pelle il gasolio
perché lo utilizzo tutti i giorni per il mio lavoro. Ho assistito a unescalation
nellultimo mese di prezzo dove ogni giorno ci mettevano una caramellina da cinque,
dieci lire, tutti i giorni del mese. Adesso viene lultima settimana, il prezzo è
tornato giù a trenta dollari, trentuno dipende dai momenti, non hanno abbassato il
gasolio neanche di cinque lire. Io vorrei capire che gioco cè dietro perché
aumentando fanno prestissimo, sempre con una velocità impressionante, a calarlo
meno
Cassieri: quello
che lei produce, grazie Gabriele, è una curiosità tutto sommato che condivido al cento
per cento in questi termini e la rivolgo in termini di domanda al professor Roncaglia: le
dinamiche che fanno salire o muovere i prezzi del gasolio rispetto a quelli della benzina
a quali indicatori corrispondono, in linea di massima, perché effettivamente la benzina a
volte rimane stabile e il gasolio aumenta e viceversa.
Roncaglia: primo,
cè il problema del prezzo del greggio che influisce su tutte e due le cose però
influisce con un certo ritardo quindi quello che meraviglia è che ci sia questa rapidità
nellaumentare e una lentezza nel diminuire del prezzo ma che le cose succedano con
un po di ritardo sarebbe normale. Secondo, dipende dal cambio tra leuro e il
dollaro, perché le quotazioni del greggi sono in dollari anche questo influisce sia sul
gasolio sia sulla benzina, in modo diverso possono influire le tasse; lItalia ha
cambiato, ha dato un bonus fiscale sulla benzina bisogna vedere come il bonus fiscale
viene ripartito tra i diversi prodotti petroliferi. Lultimo elemento sono le
decisioni delle compagnie sui differenziali di prezzo tra i vari tipi di prodotti
petroliferi cioè la compagnia prende del greggio, lo raffina e produce benzina e gasolio.
Deve rientrare nei costi vendendo questi due prodotti e poi si fa i suoi profitti e allora
la compagnia può decidere di variare il prezzo di un bene piuttosto che di un altro a
seconda della domanda, di come tira la domanda e la domanda di gasolio è più stabile di
quella della benzina meno sensibile alle variazioni del prezzo; poi cè da
aggiungere lultima cosa ,cioè parlavo di potere di mercato delle grandi compagnie,
è a causa di questo potere di mercato che appunto il prezzo si muove più rapidamente in
salita e più lentamente in discesa e qui il problema è un problema di antitrust. Se
questa cosa resta entro certi limiti lantitrust non interviene, se va oltre dei
limiti si tratta di un problema su cui lantitrust italiano, europeo, dovrebbe
intervenire.
Cassieri: il
professor Roncaglia ha risposto non soltanto a me e allascoltatore Gabriele ma anche
a una pletora di altri ascoltatori che su questo argomento avevano espresso le loro
riserve, le loro curiosità . Intanto saluto niente meno che il professor Carlo Rubia,
presidente dellEnea, ricordiamolo premio Nobel per la Fisica del 1984.
Perché professor Rubia, nel suo ruolo di
presidente dellEnea oltre che di grande ricercatore, perché i costi del
petrolio, i limiti dei giacimenti internazionali di oli è tale che da molti anni si pensa
e si punta a delle risorse alternative. Affronteremo tra pochissimo questo elemento dopo
essere tornati a Caracas con Alberto Negri perché il discorso delle dotazioni di tipo
strutturale cioè la forza del pianeta in quanto produttore di petrolio è stata più
volte ritarata nel corso degli anni, ricordiamo negli anni 60-70 si
prefigurava la fine di qualsiasi giacimento per lanno 2000 poi invece nel corso
degli anni 80 e nei primi anni 90 cè stata la moltiplicazione delle
possibilità, delle chance dei nuovi siti allinterno dei quali pareva, e tuttora
pare possibile ,ritrovare grandi quantità di petrolio. Cè una partita di carattere
geo politico con fortissimi connotati economici che è entrata nel vivo proprio negli
ultimi anni, Negri. Nei limiti della complessità di questo argomento e nei limiti anche
diciamo così della difficoltà di rappresentarla in poche battute, vogliamo dire quali
sono le grandi aree politiche, le grandi aree geografiche che sono in movimento in questa
fase? Insomma dal Caspio al Mar Nero per intenderci.
Negri: non
cè dubbio quando tu citi il Mar Nero, il Caspio come una delle nuove grandi
frontiere del petrolio questo è senzaltro vero, una nuova grande frontiera che
comunque ci riporta alle origini dellindustria petrolifera perché fu proprio lì,
agli inizi del Novecento, che le grandi compagnie cominciarono a trivellare e addirittura
furono innovati alcuni dei più importanti segmenti dellindustria petrolifera. Oggi
si è ritornati da quelle parti proprio perché si spera di sfruttare questi giacimenti,
certo recentemente sono stato a Bacu e mi sono reso conto, parlando con le grandi
compagnie, che effettivamente con un prezzo del petrolio per esempio a venti dollari è
ancora poco conveniente; tirarlo fuori costa otto, nove, dieci dollari e i
giacimenti off-shore della Zerbegen, i quantitativi non sono ancora eccezionali e portarlo
addirittura con loleodotto, come pensava lamministrazione Clinton, da Bacu
fino ai terminali turchi di Cheian sono altri miliardi di dollari, tutti investimenti e
bisogna vedere appunto se il prezzo si stabilizza..
Cassieri: ecco
ricordiamo Negri che questo oleodotto che tu citavi Bacu-Cheian, quindi
azerbaigiano-turco, che è stata la carta nei primi anni 90 dagli Stati Uniti contro
laltro grande oleodotto russo è diventato unalternativa meno appetibile
sempre agli occhi degli americani rispetto alla nuova paitline che dovrebbe in qualche
misura lasciar perdere baipassare la Turchia, nel senso eliminare dal tragitto la Turchia
e puntare direttamente, attraverso la Bulgaria, allAlbania per approdare
sullAdriatico. Questa è un po la partita, lultima mano di questa
partita in corso.
Negri: si, quella
è la famosa partita che dovrebbe attraversare i Balcani, quello che viene chiamato il
famoso ottavo corridoio cioè il collegamento fra Est e Ovest ma è interessante notare
che, proprio quando alla fine del 98 il petrolio era intorno ai dieci dollari, il
via in fondo ai tagli è venuto da un accordo tra lArabia Saudita e gli Stati Uniti,
il Venezuela e il Messico, che tra laltro non è un paese Opec, e che è servito a
dare il via a questi aumenti, come diceva prima il professore Roncaglia; poi gli attori
sul mercato sono molti, quegli aumenti facevano comodo sia agli americani sia ai sauditi
sia alle compagnie petrolifere poi è intervenuto il quarto attore cioè i mercati e quei
barili di carta, rappresentati come dice Lutman, il segretario generale dellOpec,
dai contratti a termine dei futures, che poi hanno fatto sfuggire la situazione dal
controllo di quelli che sono i produttori e i grandi attori della raffinazione e di questo
mercato.
Cassieri: Negri,
è vero che ogni volta che il petrolio è molto conveniente per i consumatori allo stato
diciamo così individuale, ricordiamo sempre questa immagine di tutti noi che ci rechiamo
alla pompa di benzina, cè qualcuno che provvede a farlo artificialmente lievitare,
il prezzo del greggio?
Negri: diciamo che
ci sono dei momenti in cui la situazione si presta a unoperazione di questo genere.
Il petrolio, evidentemente, ancora oggi è la materia prima più importante nel settore
energetico perché in testa ai consumi in tutto il mondo e ogni volta che si trova il
petrolio come dire si diffonde una certa euforia come è successo in Val DAgri ma
proprio mentre si stava trovando in Val DAgri è stato per esempio trovato anche in
Marocco, lannuncio di re Mohammed VI qualche settimana fa ha provocato appunto una
euforia diffusa in Marocco, ma bisognerà vedere quanto petrolio ci sarà dentro e quanto
costerà tirarlo fuori. Insomma, questo dialogo produttori-consumatori dovrebbe servire ad
arrivare a far fluttuare il prezzo attraverso una forchetta per renderlo poi
economicamente disponibile anche sui mercati.
Cassieri: Alberto
unultima domanda per due nomi soltanto: chi sono in questa fase, tu che li hai visti
ieri sera uno a fianco allaltro, il falco della situazione e la colomba della
situazione, insomma noi qui in Italia, in occidente su chi dobbiamo puntare per spuntare
un prezzo ribassato del greggio nelle prossime settimane, nei prossimi mesi tra gli undici
produttori di petrolio che si riuniscono sotto il cartello
dellOpec?
Negri: la
divisione falchi e colombe persiste e ci sono paesi come lIran, lAlgeria,
lIraq che vorrebbero evidentemente avere un petrolio più vicino ai trenta dollari
che non ai venti, i sauditi che si accontenterebbero dei venticinque, a Chaves andrebbe
bene anche tra i ventidue e i venticinque dollari. Quello che è interessante notare è
che cè stata lemergenza in questi mesi di questo personaggio nuovo, il
presidente venezuelano Ugo Chaves che in qualche modo ha rivitalizzato lOpec; Opec
che era stato fondato negli anni 70 proprio da un altro venezuelano Alfonso Perez
insieme ai sauditi, cioè si vede anche allinterno dellOpec che cè
stata come dire un intensificarsi dellazione diplomatica in questi mesi per arrivare
a questo famoso dialogo tra chi produce e chi consuma.
Cassieri: grazie
ad Alberto Negri naturalmente buona notte a questo punto lì saranno circa le quattro del
mattino. E allora la questione è anche il costo dellestrazione del petrolio diceva
giustamente Negri da Caracas chissà quanto costa, sarebbe interessante capire quanto
potrebbe costare un barile di petrolio estratto dalla Val dAgri. Allora Gianfranco
Amici, che è il responsabile ENI del progetto Val DAgri è collegato con noi:
buongiorno ingegnere. Possiamo stimare approssimativamente il costo di un barile di
greggio della Basilicata attualmente?
Amici: il costo di
produzione è fatto da diversi fattori: ci sono dei costi operativi, che servono a gestire
gli impianti una volta che sono in produzione, poi cè il costo dovuto agli
investimenti, che come lei ben sa sono ingenti specialmente nella fase esplorativa per
riuscire a identificare il giacimento, poi gli investimenti per lo sviluppo quindi la
somma di tutti questi, diciamo, del recupero di capitale e dei costi operativi costituisce
il costo di estrazione del petrolio.
Cassieri: allora
vogliamo dire a regime, diciamo da qui a un paio danni, quale potrebbe essere il
costo del greggio della Basilicata?
Amici: il costo
del greggio della Basilicata si può collocare in una forbice di nove, undici dollari.
Cassieri: quindi
è molto, molto economico.
Amici: dipende dal
riferimento, molto economico rispetto forse al Mar del Nord ma costi di produzione da
piattaforme in condizioni estreme però se lo confrontiamo con i costi di produzione dei
paesi arabi troviamo lì un dollaro, quindi questo già da unidea molto chiara di
quello che è il differenziale del costo.
Cassieri: certo
comunque si colloca in una fascia di relativa ma sostanziale convenienza vogliamo dire
cosi?
Amici: sempre che
il livello di prezzi si mantenga su questo livello. Ricordo che fino a due anni fa
cè stato un momento di dieci dollari che costituiva un azzeramento della
convenienza.
Cassieri:
teoricamente come italiani, essendo diventati in proporzione proprio molecolare produttori
di petrolio al momento, dovremmo di qui a qualche anno augurarci che il prezzo del greggio
non scenda oltre una certa soglia per poter favorire come dire la qualificazione del
greggio della Basilicata ?
Amici: è evidente
che se il prezzo del petrolio scendesse sotto la soglia non sarebbe conveniente, la
produzione, però, ogni volta che il prezzo diminuisce genera poi un impulso da parte dei
paesi produttori a diminuire la produzione per sostenere la quotazione, quindi diciamo
assistiamo a delle fluttuazioni che portano a valori alti e bassi a secondo insomma
.
E questo è un po la caratteristica del prezzo che ha una grande volatilità.
Cassieri: grazie
allingegner Amici e professor Rubia, ricordo ancora presidente da un anno e mezzo
circa dellEnea che è lente preposto alla ricerca dellenergia
alternativa, allora abbiamo sentito, abbiamo fatto appositamente questa carrellata per
renderci conto di quanto sia volatile il prezzo del greggio e di quanto sia anche incerta
lavventura di andare a cercare nuovi giacimenti perché non sempre, anche là dove
essi vengano rinvenuti, possano risultare convenienti di fronte a una caduta del costo.
Invece cè una costante che è quella dellaspettativa maturata ormai da alcuni
decenni nei confronti di risorse energetiche davvero alternative. Vogliamo fare un
po il punto della ricerca alla data odierna?
Rubia: se mi permette vorrei fare, innanzi tutto, un breve commento sul costo del petrolio. Il costo del petrolio oggi sta salendo per motivi che sono ben diversi da quello che abbiamo visto nel passato. Nel passato cera la guerra del Golfo, problemi di carattere politico; risolto il problema politico, il prezzo del petrolio scendeva a un livello molto basso. Oggi ci troviamo di fronte a un fatto che la domanda, soprattutto dei paesi in via di sviluppo, i paesi emergenti e di petrolio sta crescendo e quindi cè un gioco non più politico diciamo ma è un gioco di mercato e quindi come tale questo gioco di mercato è più persistente se vogliamo, è più serio di quanto si possa considerare un incidente dovuto a uninstabilità di qualche genere. Quindi ci troviamo di fronte ad un vero e proprio problema di domanda e offerta, i paesi in via di sviluppo chiedono energia, questenergia per loro è soprattutto petrolio perché è la cosa più semplice che si può utilizzare e questo crea la crisi del mercato. Quindi è ovvio ed evidente che noi non sappiamo quanto costerà un barile di petrolio tra cinque anni. Tra dieci anni, però, è chiaro che dobbiamo, come paese, prepararci a risolvere due problemi: primo, quello che cosa dovremmo fare se il prezzo del petrolio arrivasse a dei valori eccessivamente elevati e la seconda domanda è come possiamo liberarci in qualche maniera della dipendenza energetica del nostro paese verso il mondo esterno che è straordinariamente grande. Noi siamo uno dei paesi che dipende di più da quello che fanno gli altri per quanto riguarda il prezzo del petrolio anche se abbiamo trovato un po di petrolio in casa saremo sempre dipendenti dal petrolio esterno. In questo quadro lEni, che ha uno scopo di ricerca e sviluppo, sta guardando a medio e lungo termine quello che si può fare, quello che si deve fare e non cè dubbio che la sola cosa che noi abbiamo a disposizione oggi sono le energie rinnovabili; energie rinnovabili che, a mio parere, si concentrano esattamente sul solare, esistono sul solare delle possibilità straordinarie che non sono del tutto sviluppate ma che potrebbero permettere al solare di mantenere un peso importante per quanto riguarda la disponibilità energetica del paese. Il Sud del nostro paese è una delle regioni più esposte al sole, ci sono molti terreni nel sud che sono essenzialmente desertici e quindi in queste zone sono convinto che si può fare qualche cosa.
Cassieri: i pannelli solari?
Rubia:
lenergia solare si fa in due maniere si fa con i pannelli solari fotovoltaico che è
una nicchia di mercato abbastanza limitato; quello che si sta sviluppando oggi è il
solare termico cioè la vecchia idea di Archimede di fare uno specchio solare in cui si
concentra la luce del sole su un oggetto che si riscalda, si arriva a temperature
dellordine di 700-800 gradi, quindi temperature estremamente elevate analoghe a
quelle che lei ottiene bruciando in un bruciatore il carbone o il petrolio o il gas
naturale salvo che questa volta è il sole che lo fa e, quindi, questo tipo di tecnologia
solare e termica come si chiama, secondo me, è la strada che va portata avanti. E
una strada che a mio parere è estremamente promettente e che permette anche grandi
potenze, cioè permette di costruire centrali che possono essere confrontabili alle grosse
centrali ordinarie quindi io credo che la strada giusta sia il solare e sia il solare
termico.
Cassieri: sentiamo
Carlo da Treviso, un nostro ascoltatore che cosa ha da dire a riguardo, buongiorno.
Carlo: io
avevo già spiegato alla sua collaboratrice che finché saremo schiavi praticamente e
dipendenti esclusivamente dal petrolio alla fin fine non potremo mai avere, come paesi
consumatori e come cittadini, la capacità di trattare e di essere condizionanti nei
confronti della formulazione del prezzo. La legge del mercato finché saremo in queste
condizioni non va
la volontà politica da parte di aziende costruttrici di
automobili o di altri sistemi per la generazione dellenergia, del riscaldamento e la
volontà politica dei paesi che sono consumatori, di conseguenza dipendenti anche
economicamente nei confronti di tutta la valuta che gira, non cè mai stata
finora
Siamo partiti nel 74 con la fobia di essere dipendenti dal petrolio, ci
siamo muniti di pannelli per la produzione dellacqua calda e tutte altre diavolerie,
domeniche a piedi e via dicendo, ma questo, da un punto di vista della soluzione del
problema energetico, non serve a niente. Se poi diciamo che durante la domenica è bello
andare a passeggio o a cavallo e respiriamo unaria più pulita e ci godiamo le
città questo è un altro discorso. Dal punto di vista, invece, dellenergia nessuno
ha mai affrontato lalternativa al petrolio.
Cassieri: allora lalternativa al petrolio per Carlo non è stata affrontata, abbiamo sentito appena adesso il professor Rubia presidente dellEnea che ci dice qualcosa a riguardo che invece è più confortante. Luciano da Roma, buongiorno. Rapidamente però.. ..
Luciano: per il
professor Rubia una domanda in particolare, specifica: a che punto sono le ricerche a
proposito dellutilizzo dellidrogeno come fonte alternativa di energia e se,
seconda domanda telegrafica, se possiamo considerare fantaeconomia o fantapolitica
economica pensare che qualcuno abbia interesse a non far progredire questo tipo di ricerca
alternativa. Ultimo flash, sulleolico che se ne dice?
Cassieri: buona
domanda anche questa. Professor Rubia in sintesi
.
Rubia: la prima
risposta è la seguente: diciamo è chiaro ed evidente che per trovare altre energie
alternative bisogna assolutamente lanciarsi su un programma di ricerca e sviluppo, ricerca
e sviluppo vuole dire investimenti. Io guardo con molta preoccupazione oggi il fatto che,
ad esempio, nella Finanziaria la proposta del piano nazionale della ricerca sia
naturalmente tagliato e ridotto in termini aleatori. Noi dobbiamo investire, non abbiamo
petrolio ma abbiamo le idee come diceva giustamente il generale De Gaulle e quindi in
questo tipo di cose dobbiamo investire sullinnovazione, questinvestimento.
Sullinnovazione deve essere una chiara linea del governo se vogliamo
. per
adesso non ci sono segni che si voglia investire in maniera massiva sulla ricerca e
sviluppo di sorgenti alternative. Non cè dubbio che noi dobbiamo creare una
sorgente di energia indigena, non possiamo continuare a dipendere al 90%, all80%
dallestero. Lultima osservazione sulleolico, leolico è una bella
cosa e ormai è arrivata a maturità, di vento ce nè abbastanza ma non
sufficientemente per far girare un paese, noi dobbiamo concentrarci su quella che è la
sorgente primaria dellenergia che volare gli aerei, che scalda le case, che fa
funzionare Milano: queste cose non si possono fare soltanto utilizzando il vento bisogna
trovare unaltra alternativa che si aggiunge a questo.
Cassieri:
professor Rubia, possiamo contare sulla natura più per il sole che per il vento mi pare
di capire.
Rubia: direi che
il vento va bene però non basta. Ora volevo dire che sarebbe possibile arrivare a fare un
impatto sostanziale dellenergia solare qualora il nostro paese fosse disposto a
investire in maniera massiva su questo punto. Bisogna prima investire sul punto della
ricerca e sviluppo. LEnea è pronta a farlo però ha bisogno del segnale di partenza
che per adesso non abbiamo ancora ricevuto e il segnale di partenza adesso è un segnale
di carattere politico e anche finanziario perché per fare queste cose ci vogliono i
soldi. Lultimo problema parlava dellidrogeno. Lidrogeno dunque è
importante
.. per quale motivo è importante? perché lidrogeno ha due impatti
fondamentali :uno sulla efficienza energetica, noi possiamo oggi pensare a combustibili
che hanno una efficienza che è circa il doppio di quella utilizzata dai sistemi classici;
questo vuol dire che noi possiamo fare la stessa energia con metà di consumo di
combustibile quindi il costo dei combustibili raddoppia ma noi raddoppiamo
lefficienza e ce la facciamo con metà combustibile; il secondo vantaggio è il
vantaggio ambientale non solo si brucia meno combustibile quindi si brucia meno
ebollizione ma lidrogeno è un sistema assolutamente pulito per quanto riguarda la
combustione perché la combustione dellidrogeno è luce e acqua, e acqua siamo noi
non è una forma di combustione, quindi io credo che la linea idrogeno sia fondamentale
soprattutto per migliorare lefficienza energetica e la pulizia soprattutto delle
nostre città.
Cassieri: la
domanda corrisponde a un numero soltanto da parte sua: per che anno lidrogeno
diventerà utilizzabile?
Rubia: e di nuovo
non è una questione soltanto tecnica è una questione di volontà politica. Credo che dal
punto di vista scientifico noi potremmo immaginare che nei prossimi quattro o cinque anni,
per esempio, i trasporti pubblici nelle città non andrebbero più a gasolio, non
andrebbero più a benzina ma andrebbero a idrogeno.
Cassieri: grazie
al professor Rubia presidente dellEnea oltre che, ricordiamolo, grande premio Nobel
per la Fisica nel 1984. Una domanda per il professor Roncaglia viene da Sergio che chiama
da Genova, buongiorno. Sostanzialmente però la introduco io perché ha lasciato come dire
il suo messaggio in una bottiglia. Il messaggio è scritto ed è questo: perché professor
Roncaglia non viene, in questa fase critica, recuperato il petrolio, tanto, dellIraq
che è sotto embargo ormai da dieci anni? Quella è una decisione politica ovviamente ma
in che misura potrebbe agevolare la situazione dal punto di vista delle risorse
limmissione del greggio iracheno sul mercato?
Roncaglia: vede se
il problema è la sostenibilità del prezzo nel tempo, la stabilità del prezzo, dare
spazio a un produttore come lIraq che è terribilmente inreliable, come dicono gli
inglesi, cioè poco affidabile è maledettamente insicuro. Si può avere un minimo
vantaggio nel breve periodo e un guaio più grosso nel lungo periodo, è molto più
sicuro, dal momento che il prezzo elevato di adesso è un prezzo essenzialmente
speculativo, quello di contrastare la speculazione con dei segnali come quello che ha dato
Clinton qualche giorno fa dicendo utilizziamo, anche se in minima parte, le riserve
americane. Tra laltro vendere un pochino di riserve quando il prezzo è alto
significa ricomprarle poi magari quando il prezzo è basso e ci si può fare pure un buon
affare quindi è un modo di stabilizzazione che può funzionare meglio che non quello di
far crescere la quota di greggio iracheno.
Cassieri: anche se
prima o poi questa quota entrerà evidentemente sul mercato.
Roncaglia: se
posso aggiungere una cosa, diciamo il professor Rubia parlava del prezzo come un prezzo
del petrolio che crescerà nel lungo periodo per via di questa nuova domanda dei paesi in
via di sviluppo, ora questo non è assolutamente detto perché di petrolio ce nè
tantissimo e i costi del petrolio in paesi arabi eccetera non sono alti. Se il petrolio
della Val DAgri costa sui nove, undici dollari a barile quello della penisola
arabica costa un dollaro o anche meno, quello del Venezuela costa cinque, sei dollari,
può arrivare a quindici dollari quello di cattiva qualità quindi diciamo non cè
alcun motivo per avere dei prezzi più elevati di venti dollari a barile insomma nel medio
lungo periodo. Anche se la domanda cresce può crescere la produzione, anzi un aumento
della domanda della produzione, un allargamento dei mercati in genere nei mercati
oligopolistici permette di ridurre il prezzo perché riduce il potere di mercato dei
grossi operatori.
Cassieri: bene, io
ringrazio il professor Roncaglia, la sua economia del petrolio ci ha aiutato a comprendere
meglio alcune dinamiche e a questo punto, se è collegato, io, prima di affrontare anche
la questione ambientale rapidamente con il presidente di Lega Ambiente Ermete Realacci che
intanto saluto, se ci fa la cortesia di rimanere altri trenta secondi in ascolto perché
con lei il discorso diventa in qualche misura conclusivo qui ci sono delle parabole anche
logiche al di là della tempistica per agevolare il discorso e la comprensione. Allora il
presidente invece della Regione Basilicata Filippo Bubbico, chissà se anche lui era in
viaggio tra laltro ci ascolta, ci ha ascoltato alla radio, Presidente buongiorno
anche a lei. Siamo quasi in conclusione e sono ancora due gli argomenti che dobbiamo
affrontare la domanda è questa: le è stata attribuita qualche giorno fa una battuta
brillantissima ma che è stata anche criticata vale a dire quella che la Basilicata, in
una logica spinta di federalismo voluto dal Nord, potrebbe rivendicare come proprio il
petrolio che è stata rinvenuto nella sua Val DAgri e paradossalmente iscriversi al
club dellOpec, ce la vuole spiegare questa battuta?
Bubbico: mi
verrebbe da rispondere con unaltra battuta: ca nessuno è fesso, si dice a
Napoli grosso modo. Noi non la pensiamo così, noi pensiamo che il federalismo debba
essere solidale e che lunità del paese sia un valore indiscutibile; se altri la
pensano diversamente devono anche immaginare quali possano essere le conseguenze.
Ovviamente noi siamo impegnati a scongiurare quella ipotesi, tra laltro, il
Parlamento proprio in questi giorni ha approvato in prima lettura un disegno di legge di
modifica della Costituzione che realizza un federalismo equilibrato, solidale, in un
contesto di unitarietà del paese. Parlando di petrolio, mi consenta proprio una piccola
annotazione. Ho sentito dire che per la ricerca non ci sono fondi. Ora non so quali siano
le notizie che il presidente dellEnea ha a disposizione, mi risulta che sono
disponibili ingenti risorse per la ricerca nelle regioni dellObiettivo 1, oltre
6.000 miliardi per i prossimi cinque anni, e che le dotazioni finanziarie, annunciate in
finanziaria, sono cresciute significativamente. Mi consta che lEnea non utilizza con
la celerità necessaria le risorse finanziarie già attribuite dallEuropa nel
periodo 94-99. Questo lo dico conoscendo la situazione di Trisaia che è in Basilicata.
Cassieri: io
ringrazio per due cose il presidente della Regione Basilicata Bubbico: primo perché è
stato ad ascoltarci se pure in viaggio per tanti minuti anche lui e ha precisato che non
farà proprio soltanto della Basilicata il greggio della Basilicata e secondo per questa
notizia di carattere economico che vedremo, se avremo tempo, di verificare con il
professor Rubia che forse è ancora in collegamento. Ma dobbiamo andare sicuramente sulla
vicenda ambientale perchè è stata introdotta dallo stesso presidente dellEnea.
Quando si parla di greggio, quando si parla di estrazioni petrolifere quando si parla di
emissioni, si parla di una questione ambientale, dellimpatto ambientale anche dei
pozzi petroliferi e qui che volevo che Ermete Realacci, presidente di Legambiente, ci
dicesse se come cittadini, utenti, consumatori ma anche respiratori del nostro territorio
dobbiamo augurarci di essere meno dipendenti perché abbiamo più petrolio in Italia
oppure che cosa?
Realacci: il
problema principale non è quello dellimpatto dei pozzi ovviamente.
Il problema principale è che, consumando
petrolio, inquiniamo le nostre città, inquiniamo i nostri mari e produciamo morti e danni
ambientali di tutti i tipi e la risposta sappiamo benissimo che non è quella di cercare
un prezzo del petrolio più basso. Noi dovremmo diminuire il consumo del petrolio per
motivi ambientali, lo sceicco saudita Iamani, il ministro del petrolio dellArabia
Saudita, ha detto tempo fa una frase che si può sottoscrivere: letà della pietra
non è finita per lesaurimento delle pietre letà del petrolio non finirà per
lesaurimento dei pozzi ma per la tecnologia che è il vero nemico dellOpec.
Noi dobbiamo scommettere sulle fonti rinnovabili e sulla tecnologia per affrancarci dal
petrolio. Per quanto riguarda la Basilicata il problema è che quella regione ha altre
possibilità. Echiaro che, in futuro, se fossimo in condizioni disperate potrebbe
essere anche necessario tirar fuori il petrolio dalla Basilicata; intanto tirar fuori il
petrolio in una zona in cui abbiamo un parco nazionale in formazione, prodotti tipici,
agricoltura biologica, archeologia non è economicamente la scelta più intelligente e
credo che se ognuno di noi potesse scegliere dove vivere preferirebbe vivere a Siena o a
Matera piuttosto che in Nigeria oppure a Kuwait City.
Cassieri: anche se
poi non si rinuncia, pur stando in una piacevole città, alluso
dellautomobile.
Realacci: lo
diceva anche un ascoltatore, è chiaro che le domeniche senzauto una volta sola non
sono sufficienti, ma riducendo la motorizzazione privata e potenziando il trasporto
pubblico riduciamo anche la dipendenza dal petrolio.
Cassieri:
Realacci, la forbice che presentava il professor Rubia: è molto più produttivo il sole
del vento dal punto di vista ambientalista. Vi trova daccordo?
Realacci: si, a
seconda delle condizioni in cui si opera anche il vento ha forti potenzialità. Io voglio
ricordare che noi siamo un paese che attualmente installa, dal punto di vista dei pannelli
solari termici, un trentesimo dei pannelli solari della Germania ed è complicato
sostenere che la Germania abbia più sole dellItalia.
Cassieri: io ti
ringrazio anche per lattesa, ci hai riproposto quella battuta del ministro saudita
Iamani che era stata già in qualche misura avanzata una mezzora fa da Negri da
Caracas. Concluderei il giro con il sindaco di Viggiano, Vittorio Prinzi, che è il paese
proprio nel quale si stanno operando questi allargamenti del cantiere per capire intanto
se questa realtà industriale così forte, che si va a inserire nella Val DAgri, ha
soltanto indicazioni positive per lui come amministratore o se cè qualche
contraccolpo.
Prinzi: certamente
le indicazioni positive ci sono in quanto noi aspettiamo, ormai possiamo dire da decenni,
uno sviluppo che possa far venir meno lemigrazione, far venir meno soprattutto quel
tasso di disoccupazione che è così alto.
Cassieri i
cantieri dellAgip, i cantieri dellEni stanno dragando la migrazione di giovani
dalla Basilicata?
Prizzi: certamente i cantieri dellEni per ora offrono soltanto una occupazione molto precaria. Noi dalla presenza del petrolio ci aspettiamo molto di più, nel senso che consideriamo il petrolio unopportunità per il nostro sviluppo, per loccupazione di tanti giovani in cerca di lavoro pertanto non è solo la questione del cantiere.
Vediamo il petrolio come risorsa, una delle risorse del nostro territorio perché, come veniva detto pocanzi, ci sono altre risorse sul nostro territorio ma in questo momento noi amministratori riteniamo che dobbiamo mettere insieme tutte le risorse compatibilmente ovviamente e soprattutto tendendo ad uno sviluppo sostenibile per far uscire questarea da una situazione di sviluppo ritardato che certamente non è piacevole, che soprattutto consenta a tanti giovani di trovare il lavoro.
Cassieri: ecco siamo un minuto e mezzo oltre i termini, sono costretto a chiudere ma soltanto una battuta professor Rubia se è ancora in linea .Quei 6.000 miliardi ci sono effettivamente per la ricerca o no? rimane in sospeso un bellinterrogativo, darà luogo a unaltra puntata relativa ai prezzi del greggio, delle energie alternative e della ricerca in Italia.
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