T3 Basilicata del
21/09/2000 ore 14
(Intervista al Ministro per le Politiche
Agricole Pecoraro Scanio)
Che le viscere della Val DAgri
contengano un patrimonio è fuori dubbio. Basterebbe moltiplicare per il costo attuale di
un barile di greggio, circa 37$ , i 900 milioni di barili, che rappresentano la stima
della capacità dei 2 maggiori giacimenti lucani, e anche il costo delle royalties, che
toccano allo stato, regione e comuni, il 7% diventa economicamente interessante..
Ma basta tutto questo per dire si ad un
aumento delle estrazioni?
Pecoraro Scanio:
qua stiamo assistendo ad una ubriacatura da petrolio, ubriacatura psicologica ovviamente,
e non ci si rende conto che cè un accordo per aumentare ancora le estrazioni ma nel
frattempo non cè loleodotto perché difficilmente, credo, gli agricoltori
delle zone che dovrebbero essere espropriate per loleodotto penseranno a perdere il
loro posto di lavoro per vederle sventrate per loleodotto
tanto per
cominciare
.Seconda cosa: abbiamo un problema serio che in attesa delloleodotto
dovrebbe aumentare, si suppone, il trasporto su gomma per portare il petrolio da qualche
parte
perché non è che uno lo estrae, lo estrae e
..e poi deve
fare linfrastruttura per farlo uscire.
Non vorrei che poi ci accorgessimo troppo
tardi, e se ne accorgessero troppo tardi anche, come dire, gli entusiasti di oggi,
del fatto che non è un caso che nel mondo gli impianti petroliferi sono quasi sempre nel
deserto o nelle zone, come dire, dove c'è il mare, nel mare del Nord, in zone non
popolate, perché il petrolio è una grande ricchezza per zone che non hanno nulla ma, in
proporzione, in zone abitate, in zone di grande valore ambientale, il petrolio può anche
essere conservato come risorsa strategica di fronte a chissà quale situazione drammatica
..ma non cè paese che pure ha risorse strategiche che usa in genere il
petrolio, distruggendo aree agricole, questo è raro
..
Lo Pomo: la
Regione sostiene, però, che le contropartite in campo ambientale ci sono ed è già in
corso un monitoraggio, ma ci sono già delle contropartite dellENI per
eventuali danni allambiente
Pecoraro Scanio:
io non faccio il ministro dellAmbiente, anche se sono ambientalista
Io spero , quanto meno, che ci siano state
garanzie sul profilo ambientale.
Io sto a difendere gli agricoltori e tutti
quelli che operano sul terreno.
Io voglio capire chi risarcirà gli agricoltori non solo dei terreni espropriati eventualmente per una serie di opere infrastrutturali ma anche per il danno di immagine perché è evidente che io non credo che mettere vicino una bottiglia di vino tipico, a un formaggio tipico o ad un agriturismo della Basilicata limmagine dei pozzi petroliferi è una cosa che invogli il consumatore a comprare i prodotti della zona .
E lo stesso motivo per cui i
casertani rifiutarono i grandi impianti di raffineria di Q8 in piena terra di mozzarella
di bufala
..perché su unetichetta di mozzarella di bufala, francamente, una
raffineria di petrolio non fa troppo appeal
..
Lo Pomo: ..eppure
qualcuno parla di possibile compatibilità tra ambiente e petrolio. Considerato che in Val
DAgri cè anche un parco
Pecoraro Scanio:
io capisco.. che cè stata la scelta di vedere
Ripeto riserva strategica: nel
momento in cui si bloccasse tutto perché non arriva più il petrolio e tu hai tutto un
paese paralizzato perché non usi il petrolio
sarebbe da pazzi dire non debbano
attingere alle riserve strategiche
Ma che oggi si pensi che già di fronte alla crisi
petrolifera di aumento del prezzo ....qualcuno stia pensando di utilizzare il petrolio
della Basilicata significa, come dire, assumersi la responsabilità di destinare una
regione verde, una regione bella, una regione con grandi valenze ambientali, con grandi
valenze agricole, agrituristiche, di qualità
..con un rischio
.
Io credo che.. è giusto essere, come
dire, cauti
è ovvio che ci sono soluzioni , spero, ambientalmente valide
Io dico che gli agricoltori che finora ho
ascoltato, della Basilicata e non solo, sono contrari e sono molto preoccupati.
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Articolo tratto da la Nuova Basilicata 19 settembre 2000
Il ministro: stop al petrolio
Pecoraro chiede la valorizzazione di
agricoltura e ambiente in Val d’Agri
POTENZA - Le dichiarazioni del ministro alle Risorse agricole Alfonso Pecoraro Scanio, rilasciate ieri al quotidiano la Repubblica sulla “opportunità’ di non incrementare l’attività estrattiva di petrolio in Val d’Agri, nonostante i noti problemi del caro-petrolio” sono destinate a riaccendere il confronto tra il “partito del petrolio” e quanti sostengono l’esigenza di individuare forme di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Anche l’interpretazione della richiesta a limitare ogni attività petrolifera nel nuovo Texas lucano- perché dice il ministro- “non ha nulla in comune con il deserto algerino o kuwatiano, ma ha grandi potenzialità agricole e turistiche”- ha alimentato polemiche e qualche forzatura da parte di quanti hanno letto l’intervista come una dichiarazione di guerra a oltranza al “partito del petrolio” e quindi un irrigidimento delle posizioni dei Verdi. Intanto, le parole del ministro non hanno sorpreso i Verdi lucani che sabato scorso a Bologna nella riunione della direzione nazionale del Sole che ride hanno sollecitato una “forte iniziativa nazionale”. La delegazione lucana che fa parte della direzione (il presidente della seconda Commissione del Consiglio regionale Francesco Mollica, il coordinatore regionale Marcello Capocelli, Magda Cornacchione Milella e Anna Fulgione) nell’incontro nel capoluogo emiliano hanno riferito ai dirigenti nazionali gli sviluppi della situazione in Basilicata relativa all’estrazione petrolifera. “L’affermazione di Pecoraro Scanio – riferisce Mollica – è da interpretare come un’ulteriore sollecitazione per bloccare attività di ricerca e di estrazione in Val Camastra, dove si sono verificate situazioni particolari e intollerabili che hanno riguardato l’autentica aggressione alla riserva naturalistica L’Abetina di Laurenzana e l’incidente dell’autocisterna ad Anzi. La posizione dei Verdi è nota ed ha trovato nel ministro il sostenitore di più alto livello istituzionale n quanto è da tempo che ripetiamo che se non si garantiscono condizioni di salvaguardia ambientale e sicurezza per i cittadini, nemmeno un solo nuovo pozzo di petrolio deve essere attivato”. La delegazione della federazione lucana del Sole che ride, inoltre, ha invitato ministri e parlamentari del partito a svolgere un’azione serrata per ottenere, al più presto, la perimetrazione del Parco nazionale Val d’Agri-Lagonegrese. “E’ questa – commenta Mollica – l’unica strada per bloccare l’aggressione del “partito del petrolio”, nel senso che una volta individuate le aree sottoposte a vincolo naturalistico, non sarà più tollerato il comportamento di compagnie e società di ricerca che entrano nelle aziende dei produttori agricoli o nei boschi per trivellare. Non intendiamo certo ignorare l’attività petrolifera in corso, solo imporre delle regole e valorizzare quello che Pecoraro Scanio chiama l’altra ricchezza della Val d’Agri e Val Camastra.
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Articolo
tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno 22 settembre 2000
Echi della crisi mondiale che investe il mercato del greggio. Gli ambientalisti temono un’ulteriore aggressione del territorio lucano
POTENZA – Ricatto energetico, prezzi alle stelle del carburante, energie rinnovabili. Gli echi del dibattito sulla questione petrolio assumono in Basilicata un significato particolare. La Val d’Agri, con i suoi giacimenti petroliferi che da soli producono greggio fino a raggiungere il 7 per cento del fabbisogno nazionale, è guardata con crescente interesse. Potrebbe - in previsioni apocalittiche - costituire una risorsa strategica. Una considerazione che qualcuno ha letto come il tentativo di spingere verso un «sovrasfruttamento del petrolio lucano» Ipotesi condannata dal Ministro per le Risorse Agricole Alfonso Pecoraro che, ovviamente, ha trovato sulla stessa lunghezza d’onda gli ambientalisti, a cominciare dal Wwf. “Il petrolio della Val d’Agri- ha sottolineato il ministro – può essere anche conservato come risorsa strategica di fronte a chissà quale situazione drammatica futura, ma nessun Paese, che pure dispone di risorse strategiche, usa il petrolio per distruggere aree agricole”, « Non faccio il Ministro dell’ambiente, anche se – ha detto Pecoraro Scanio nel corso di un’intervista rilasciata al Tg3 Basilicata – da ambientalista spero che quanto meno ci siano garanzie sul profilo ambientale per l’attività estrattiva e di ricerca. Il mio compito – ha aggiunto è di difendere l’agricoltura, gli agricoltori e quanti vivono della terra. Per questo – ha continuato – voglio capire chi risarcirà gli agricoltori- non solo dei terreni da espropriare per una serie di opere infrastrutturali e per i danni di immagine, perché non credo che mettere vicino a una bottiglia di vino tipico o a un formaggio tipico o ad un’azienda agrituristica della Basilicata l’immagine dei pozzi petroliferi è una cosa che invoglia il consumatore a comprare il prodotto di quella zona”. Il Ministro, inoltre, ha detto che, “se di fronte all’aumento dei prezzi petroliferi qualcuno sta pensando di utilizzare il petrolio della Basilicata, deve assumersi la responsabilità di esporre una regione verde, con grande valenza ambientale, turistica, di qualità a un rischio”.
Sulla questione
dell’oleodotto, Pecoraro Scanio è chiaro: «Difficilmente credo che gli
agricoltori delle zone che dovrebbero essere espropriate per l’oleodotto
penseranno a perdere il proprio posto di lavoro per vedere poi queste zone
sventrate dal lavori della condotta. Un altro problema da affrontare - ha aggiunto-
è che, in attesa dell’oleodotto, dovrebbe aumentare il trasporto su gomma del
petrolio estratto, con le conseguenze che da ciò deriva. Non vorrei che ci
accorgessimo di tutte queste implicazioni negative troppo tardi, tenuto conto
che non è un caso che in tutti i Paesi del mondo gli impianti petroliferi sono
quasi sempre o nel deserto o nel mare».
ROMA (1.c.) - Passata la
bufera autotrasporto ora tocca a pescatori e agricoltori che bussano alla porta
del governo e chiedono, al pari dei colleghi "su gomma", sgravi e
riduzioni dei prezzi del gasolio. Domani i tecnici del ministero delle
Politiche Agricole incontreranno i rappresentanti delle due categorie. E già
venerdì potrebbe giungere qualche novità dal Consiglio dei Ministri. Il
ministro Alfonso Pecoraro Scanio è così deciso a chiedere anche per questi
settori degli interventi decisi.
Signor ministro, pensate a una riduzione delle accise, delle tasse dl fabbricazione, già in vigore per la pesca, anche a favore degli agricoltori?
«Se il tema dei "tagli"
sui prezzi del gasolio da autotrazione verrà affrontato chiederò pari
interventi a favore dei pescatori e ulteriori interventi per l’agricoltura».
Siamo di nuovo alle prese con
una crisi petrolifera forse prevedibile. L’Italia è in ritardo?
«L’emergenza caro-petrolio
porta alla luce le gravi carenze della politica energetica italiana, la nostra
spropositata dipendenza dal trasporto su gomma e dalle importazioni di
greggio. Non si tratta, com’è evidente, del solo problema contingente, ma
del fatto che l’Italia è uno dei Paesi più arretrati sul fronte delle
energie alternative, a cominciare da quella solare».
Pensa che ci sia bisogno di interventi limitati alle sole categorie di lavoratori a "rischio" o allargati a tutti gli utenti?
«Certamente ogni emergenza deve
essere affrontata in modo diretto: ma occorre avere l’accortezza di modulare
gli interventi in modo da incidere dove i bisogni sono reali, ovvero dove i
carburanti hanno un forte impatto sui costi di produzione. Credo debba essere
questo il compito del governo. E’ possibile ridurre la dipendenza del nostro
Paese, dell’Europa, dal petrolio? Se sì, meglio pensarci oggi prima di una
nuova fiammata».
Ci dobbiamo solo accontentare di
misure tampone?
«No; certo. Occorre però ricordare
alcune, anche se parziali, iniziative in cantiere. L’ accordo di programma
tra i ministeri delle Politiche agricole, dell’Ambiente e dell’Industria,
assieme alle confederazioni agricole e alla stessa Unione petrolifera, punta
al 5 per cento di biodiesel direttamente alla pompa, con un progetto pilota in
alcune grandi città che partirà nei prossimi mesi. Una voce nella legge
Finanziaria in via di definizione prevede 150 miliardi in tre anni per la
produzione di 3OOmila tonnellate di bioetanolo. In questo ultimo
caso si risponderà anche alla non trascurabile esigenza del mondo vitivinicolo
che vede oggi molte distillerie con difficoltà di smaltimento di ingenti
quantitativi di alcool».
Basterà?
«Si tratta di proposte utili,
ma certamente limitate, e che vanno migliorate, puntando decisamente su
carburanti agricoli e incentivandone la realizzazione. Ad esempio con un’accisa
azzerata, come già previsto in Germania. Credo che risparmio energetico,
fonti rinnovabili e biocarburanti possono davvero rappresentare la
risposta italiana ed europea a una dipendenza dal greggio che rischia di
assumere dei contorni paralizzanti».
Ma non crede che bisognerebbe anche sfruttare le risorse a nostra disposizione? Come i "pozzi" della Basilicata, uno del più grandi giacimenti europei...
«No: un rilancio delle estrazioni
petrolifere in Basilicata avrebbe come effetto soltanto lo stravolgimento di
una terra dove l’agricoltura ha un grande valore, proprio perché non ci
troviamo nel deserto arabico o algerino, ma in una zona di grande valore
agricolo, ambientale e turistico. Di fronte a questa nuova emergenza petrolio
e gasolio occorre chiedere con più forza un’azione comune europea che, a dire
il vero, sembra mancare».