VII LEGISLATURA
SEDUTA CONSILIARE PUBBLICA
del
11 DICEMBRE 2001
PRESIEDE
IL PRESIDENTE
Mitidieri
Indi
IL VICEPRESIDENTE
Di Sanza
SINTESI PROVVISORIA DEI LAVORI
INDICE
1 DIBATTITO IN MERITO ALLE PROBLEMATICHE RELATIVE ALL’ACCORDO DI PROGRAMMA ENI-REGIONE BASILICATA SULL’ATTIVITA’ ESTRATTIVA PETROLIFERA E QUESTIONI CONNESSE..................... 1
2 ODG DEL CONSIGLIERE MANCUSI ED ALTRI INERENTE LA QUESTIONE DEL PETROLIO 15
3 ODG DEL CONSIGLIERE ALTOBELLO ED ALTRI SULLA QUESTIONE DEL PETROLIO 15
0missis
La seduta inizia alle ore 11.40.Il Presidente Mitidieri dà comunicazione delle interrogazioni, delle risposte scritte ad interrogazioni e degli atti amministrativi d’iniziativa della Giunta pervenuti. Ricorda che la mattinata sarà dedicata al dibattito sulle problematiche relative all’accordo di programma Eni – Regione mentre nel pomeriggio si esamineranno gli altri punti all’o.d.g
Il Consigliere Di Sanza chiede una breve sospensione, prima della relazione dell’Assessore De Filippo, per acquisire una maggiore presenza di consiglieri in Aula e rendere più interessante il dibattito.
La seduta è sospesa alle ore 11.50 e riprende alle ore
12.00.
1-DIBATTITO IN MERITO ALLE PROBLEMATICHE RELATIVE ALL’ACCORDO DI PROGRAMMA ENI-REGIONE BASILICATA SULL’ATTIVITA’ ESTRATTIVA PETROLIFERA E QUESTIONI CONNESSE
Avendo proposto
all’attenzione dei consiglieri una consistente mole di documenti l’assessore
De Filippo vuole illustrare in termini generali la relazione. La prima parte
tenta di inquadrare la vicenda dell’attivita’ estrattiva nella regione
Basilicata con anche qualche
passaggio di tipo storico. Il punto fondamentale
fu l’accordo, fatto tra tre soggetti, sottoscritto in maniera da
mettere in campo una doppia relazione che la Regione ha costruito in quella
circostanza con il Governo nazionale e con l’Eni.
Con un protocollo d’intesa Stato-Regione furono definiti gli impegni che si assumeva il governo nazionale, relativi al finanziamento di tre grandi interventi: la Saurina, il completamento della Tito-Brienza e l’aviosuperficie di Grumento. Questi interventi sono stati poi trasferiti nell’Intesa istituzionale di Programma e precisamente in quella che riguarda i trasporti. Nella relazione, continua De Filippo, e’ riportato anche lo stato dell’arte della realizzazione dell’accordo di programma-quadro sui trasporti relativamente a queste tre infrastrutture
Relativamente all’aviosuperficie si e’ in una fase avanzatissima e il progetto che la Comunita’ Montana sta mettendo in campo e’ comprensivo anche di un’ipotesi di gestione molto puntuale. Rispetto alla Saurina l’ANAS, incaricata di fare i progetti esecutivi, sta per pubblicare il bando per il progetto definitivo
Nel protocollo d’intenti Regione Basilicata-Eni furono invece definiti gli impegni che si assumeva l’Eni; protocollo che non attiene in termini finanziari alle royalties, ma ad una ulteriore risorsa finanziaria messa a disposizione dell’Eni. L’Assessore sottolinea che questo e’ un fatto straordinario perche’ non vi sono esempi negli altri territori dove si sono avviate attivita’ estrattive di accordi che impegnano il soggetto industriale ad erogare ulteriori finanziamenti oltre le royalties
Il Protocollo d’intenti,
che si attuava attraverso una serie di strumenti contrattuali veri e
propri, era costruito su dodici accordi attuativi per ognuno dei quali, continua
De Filippo, nella relazione e’ riportata la situazione attuale. Il documento
contiene anche una parte riguardante l’Accordo di programma per lo sviluppo
produttivo della Val D’Agri che mette in campo le risorse finanziarie che
saranno utilizzate per
l’incentivazione dell’imprenditoria in quel territorio. Si propone all’ENI
una relazione finanziaria generale che dovra’ corrispondere alla meta’ degli
impegni definiti. Il peso delle risorse che la Basilicata mette a disposizione
della Nazione e’ notevole e l’Esecutivo nazionale ne dovra’ tener conto:
le indicazione che vengono da Roma fanno pensare che il Governo offrira’
udienza alle ragioni della Basilicata. La Regione pretendera’ di chiudere
l’accordo per “Tempa Rossa” secondo le previsioni, anche se le Compagnie
petrolifere hanno gia’ anticipato che la qualita’ del greggio proveniente da
quella localita’ e’ di minor pregio. All’interno dell’intera vicenda vi
e’ anche la posizione dei 250 addetti ai trasporti che, costituitisi in un
superconsorzio, hanno dato dimostrazione di notevole capacita’
imprenditoriale. Per una parte di questi lavoratori la Regione chiedera’
all’ENI il coinvolgimento nel proprio sistema logistico a cui fa capo una
societa’ appena costituitasi, mentre altri lavoratori saranno riconvertiti in
attivita’ di trasporto diversificate. L’Assessore conclude la sintesi della
relazione rivolgendo un plauso agli Uffici che hanno redatto il lavoro.
Su richiesta del
consigliere Melfi la seduta e’ sospesa alle ore 12.45
La seduta riprende
alle ore 13.05 con l’intervento del consigliere Collazzo
Signor Presidente, colleghi consiglieri,
da poco più di un mese è trascorso il sesto anniversario della morte per
impiccagione di Ken Saro Wiva: era un famoso scrittore e la dittatura nigeriana
lo giustiziò con otto compagni di lotta dopo un processo farsa.
In Africa il petrolio colpisce ancora due volte: prima devasta raccolti e
foreste e avvelena le acque, poi colpisce chi protesta.
Da noi la situazione è senz’altro migliore, ma solo perché le multinazionali
sono di fronte ad un paese del “primo mondo”.
Saro – Wiva scrisse nel suo testamento politico: “Costretto dall’indecente
povertà del mio popolo che vive su una terra naturalmente ricca, preoccupato di
perseverare il diritto alla vita, ho consacrato la mia vita a questa causa”.
Il paragone potrebbe sembrare irriverente, ma anche il bisogno della gente di
Basilicata (che non è comunque paragonabile a quello della gente d’Africa)
appare indecente per un popolo che vive su una terra naturalmente ricca.
I responsabili della povertà e dei drammi nigeriani sono noti: la compagnia
anglo – olandese Shell, quelle statunitensi Mobil e Chevron ma anche
l’italiana Agip, che sostengono la dittatura per fare meglio i propri
interesse.
Alex Zanotelli, sacerdote italiano votato alla causa dei poveri cristi
d’Africa, disse allora: “importiamo petrolio ed esportiamo armi, più chiaro
di così”.
Le responsabilità storiche del ritardo della Basilicata sono altrettanto note.
Ogni ragionamento schietto sul tema del petrolio non può che partire da due
premesse: la prima, che gli interlocutori con i quali ci confrontiamo e
stringiamo patti non sono contraenti qualsiasi, ma che essi sono quegli stessi
che in nome del profitto, in Africa come in America Latina, non hanno esitato a
compiere ogni sorta di illegalità, a scendere a patti con i dittatori più
sanguinari, a mettere in atto ogni più subdola pressione per realizzare i
propri progetti; la seconda, che i metodi adottati sono da noi sicuramente più
raffinati e suadenti ed il contesto normativo in cui agiamo dovrebbe offrire
certamente più garanzie, ma che la logica del profitto impone un modello
ispirato a quel pensiero unico (che si vorrebbe dominante) che ripropone gli
stessi conflitti, gli uguali problemi, un unico ricatto in ogni parte del mondo.
Un modello che da un lato condiziona evidentemente gli stessi luoghi di
produzione normativa, che adottano sempre schemi e procedure di indubbio favore
nei confronti delle multinazionali; dall’altro subordina sistematicamente
all’interesse dell’impresa quello delle comunità locali e dell’equilibrio
ambientale.
Chiamato ad affrontare la questione delle estrazioni petrolifere in Basilicata,
io non intendo recedere da questa impostazione di fondo che mi pare quella
sicuramente più aderente allo stato delle cose, rinunciando ad attenermi ad uno
schema di ragionamento di impianto localista, tutto economicista e modulato su
una improbabile dimostrazione del saldo costi – benefici.
Compito della politica è compiere scelte tenendo conto di tutti i dati del
contesto, di quelli economici come di quelli sociali, di quelli normativi come
di quelli ambientali, di quelli storici come di quelli antropologici: parlare di
acqua e di petrolio rinunciando a considerare il ruolo strategico delle risorse
non ha senso e rischia di offrire un quadro parziale e tutto sommato falsato
della posta in gioco.
Ho letto la relazione del vice presidente della Giunta Regionale, delegato al
coordinamento delle attività concernenti le estrazioni petrolifere.
Vi ho trovato una amplificazione degli effetti positivi prodottisi come
conseguenza degli accordi di programma che, a mio parere, non interpreta il
senso diffuso di disincanto e di frustrazione che sempre più frequentemente e
con maggiore consistenza è dato rilevare quando si chiede un bilancio della
“avventura petrolifera”, agli amministratore locali come alla gente comune,
che non avvertono, gli uni come gli altri, l’inverarsi di quelle “magnifiche
sorti e progressive” che pure, per necessità o per temerarietà, avevano
intravisto allorquando entusiasticamente suffragavano la “sostenibilità”
delle estrazioni.
Non è di soddisfazione né tanto meno di esaltazione il senso che ho tratto
personalmente dall’audizione che la terza commissione consiliare ha ritenuto
di far precedere all’odierna seduta del Consiglio.
Amministratori, rappresentanti sindacali e associazioni ambientaliste mi sono
sembrati compatti nel sostenere un dato: che, rispetto alle attese e alle
speranze, ciò che ci consegnano questi primi anni di attuazione degli accordi
di programma si è rivelato in larga misura un bluff.
E’ la cronaca di un bluff annunciato, se mi è consentita l’abusata
parafrasi.
“Il mondo che mi circonda, il nostro mondo, non mi appartiene più…
Sorvoliamo sul fatto che nessun operaio di Missanello è stato assunto dalla
ditta appaltatrice nonostante i lavori interessino il nostro comune… Apprendo
costernato ed esterefatto… che l’Eni cambierà il percorso (dell’oleodotto
ndr). Anche in questo senza che il sottoscritto ne sia stato informato… Le
chiedo di intervenire per porre fine ad ogni forma di abuso e di arroganza che
si sta perpetrando nei nostri confronti messa in atto dagli enti citati che
hanno avuto l’abilità di trasformare 23 chilometri quadrati nella nuova
Etiopia”.
Il sindaco di Missanello queste cose scriveva, la scorsa estate, al prefetto di
Potenza per denunciare che “qui comandano l’Eni e altri enti” (come
titolava il quotidiano che segnalava la notizia).
Non è più tanto raro imbattersi in prese di posizione anche più dure da parte
di varie rappresentanze istituzionali della regione, al contrario.
Eppure i rappresentanti delle istituzioni, solo qualche anno fa, avevano
sostenuto fermamente lo scenario della Basilicata “novello Texas”.
La decima commissione della Camera dei Deputati, nel corso del 1998, svolse una
indagine conoscitiva sullo sfruttamento delle risorse petrolifere della
Basilicata.
Nella seduta del i luglio 1998, il sindaco di Corleto Perticara affermava:
“abbiamo detto subito sì all’attività petrolifera, perché la riteniamo
capace di far decollare, almeno ci auguriamo, lo sviluppo dei nostri comuni, da
sempre penalizzati. Da qualche anno la popolazione si è stabilizzata proprio
perché si è iniziata l’attività di perforazione e di ricerca. Vi è stata
assunzione di manovalanza locale che ha portato una boccata di ossigeno (…)
Riteniamo che tale attività possa far finalmente decollare lo sviluppo
economico delle nostre zone (…). Abbiamo chiesto la costituzione di un centro
oli nel territorio di Corleto. Tale richiesta è l’obiettivo primario della
mia amministrazione fin dal momento del suo insediamento (…). E’ prevalsa la
disinformazione… si parla, si parla senza individuare quali potrebbero essere
i veri danni di questa attività per le popolazioni residenti”.
Il sindaco di Viggiano sosteneva: “E’ maturata la scelta dell’intesa, nel
senso di consentire lo sfruttamento del petrolio a condizione che si avessero
ricadute in termini di sviluppo e di occupazione. Siamo consapevoli che
l’attività estrattiva crea pochissimi posti di lavoro; per questo alla tesi
dello sviluppo spontaneo sostenuta dall’ENI, si è contrapposta quella dello
sviluppo promosso (…). Vogliamo affrontare due sfide: quella della
compatibilità dell’ambiente con il petrolio… nonché la sfida
dell’occupazione e del superamento del ritardo nello sviluppo”.
Un amministratore di Calvello giunse ad affermare: “Sono stati effettuati
calcoli dai quali è risultato che ad esempio per albergatori e ristoratori,
nell’arco di tempo cui ho fatto riferimento, il giro di affare ammonterebbe a
1.000 milioni; per quanto riguarda meccanici ed artigiani a 500 milioni e per le
imprese edili a 1.000 milioni, per un totale di 2.500 milioni… L’Agip ha
finanziato la costruzione di un parco – giochi… L’amministrazione comunale
è favorevole… perché ritiene che l’attività estrattiva possa essere un
volano di sviluppo”.
Ricordo che a quell’epoca anche nel mio paese, interessato da una attività di
ricerca, circolava un volantino prodotto da una compagnia petrolifera che
assicurava un benessere sicuro e duraturo, persino per i barbieri che avrebbero
visto la loro condizione migliorarsi d’incanto per effetto del petrolio.
Erano i tempi dell’offensiva anche culturale: sugli speciali dedicati alla
Basilicata da riviste come “Airone” o “Bell’Italia”, le bellezze
ambientali della regione erano costrette a coabitare con la pubblicità
dell’ENI; i bambini delle nostre scuole elementari indotti ad esercitarsi sui
benefici miracolistici del petrolio; quando ancora non c’erano i discoli di
Report, era compito di Quark quello di erudirci sul petrolio “cosa buona e
giusta”.
Gli amministratori che nel ’98 sostenevano quelle cose oggi riflettono sulle
occasioni già mancate e paventano il rischio delle occasioni che potrebbero
ancora mancare.
Essi erano rimasti abbagliati da una possibilità che, per paesi costretti
all’arretratezza economica e al dramma della disoccupazione, vedevano
profilarsi nel petrolio.
Era, è inutile nasconderlo, il ricatto storico: occupazione in cambio di rapina
del territorio, sviluppo in cambio dell’anima della terra.
Una sorta di diabolico patto faustiano.
Il patto faustiano che si nasconde nella terribile clausola della
“compensazione ambientale”. Ho già fatto altrove ricorso ad una metafora
che a mio avviso rende bene il senso di questa invenzione della modernità
sostenibile: la compensazione ambientale è come l’indennizzo richiesto da
colui che, per necessità economica, accetta di farsi asportare un rene a fini
di un successivo reimpianto.
Solo che il patto faustiano non è ignoto a questa Regione: è forse azzardato
affermare che uno dei motivi che ritardarono gli accordi con l’ENI risiedeva
nel ricordo ancora troppo recente della esperienza fallimentare della Val
Basento? E’ forse audace ritenere che la Regione Basilicata fu resa cauta
dalla inaffidabilità verificata della Enichem?
Ed oggi che quella inaffidabilità viene vieppiù confermata dal rinvenimento di
un cimitero di veleni, monumento funebre di quell’altro ricatto, è forse
troppo chiedere a chi riveste responsabilità politiche l’atteggiamento più
fermo e radicale?
Oggi come allora ritengo che il problema delle estrazioni petrolifere in
Basilicata sia essenzialmente una questione politica, non solo normativa o
economica.
L’allora Ministro Bersani, sempre nel corso della citata indagine conoscitiva
della Camera dei Deputati, affermò brillantemente: “Conosco le affermazioni
del dottor Bernabé, ma solo il Parlamento è titolato a dire che cosa produca
un danno per il paese. Nel momento in cui i prezzi del petrolio e del gas sono
elevati c’è da chiedersi che cosa abbia significato, in termini di
investimenti stranieri, l’esclusiva dell’Eni in Val Padana negli ultimi 15
anni. Ognuno deve svolgere il suo ruolo”.
Ecco appunto, ognuno deve svolgere il suo ruolo.
Alle compagnie spetta di valutare un investimento e il profitto che ne genererà:
alla politica spetta valutare la compatibilità normativa del progetto, ma non
solo; ad essa spetta di scegliere un modello di sviluppo, di mettere in campo
una strategia, di non ipotecare il futuro.
Oggi, forse più chiaramente di qualche anno fa, appare che le estrazioni
petrolifere della Basilicata si tradurranno in un beneficio solo per le
compagnie; oggi scopriamo la miseria di una operazione che assicura 50 miliardi
l’anno di royalties a fronte di 4000 miliardi di fondi annuali del bilancio
regionale.
Sia detta chiaramente anche un’altra cosa: ciò che la Basilicata ha tratto
dagli accordi di programma rappresenta comunque una innovazione ed un surplus
rispetto a ciò che fino ad allora era stato comunemente praticato in Italia.
Ma ciò non può di per sé costituire un esito rassicurante: il problema non è
trarre il massimo da una operazione, ma scegliere se compiere o meno quella
operazione conoscendone il massimo beneficio.
C’era lo spazio per contrastare i progetti dell’Eni?
Tale spazio poteva ragionevolmente ritenersi ridotto, alla luce della normativa
di favore che considera strategico il settore petrolifero, ma la strada andava a
tutti i costi perseguita.
Oggi rischiamo che il bilancio dell’operazione si compendi in un ossimoro: uno
sviluppo depressivo, un vantaggio inutile, un beneficio dannoso.
La rassegna sullo stato di attuazione degli accordi ci consegna un quadro
insoddisfacente: quasi tutto è rimasto ancora inattuato, e quasi tutto è
inattuato in ragione di una clausola sospensiva contenuta in uno degli articoli
dell’accordo.
Si è fatta dipendere l’efficacia delle obbligazioni assunte dall’Eni dalla
piena esecutività dei provvedimenti autorizzativi, autorizzazioni, pareri e
nulla osta necessari per dar corso alla completa esecuzione dei lavori di
ampliamento del Centro Oli Val d’Agri, di posa dell’oleodotto e di sviluppo
dei giacimenti relativi al Trend 1.
Mi chiedo francamente quale di queste autorizzazioni ancora manchi, visto che il
centro oli funziona regolarmente, l’oleodotto è oramai una realtà e lo
sviluppo dei giacimenti del Trend 1 prosegue anch’esso regolarmente.
Tanto più che la clausola parla di esecutività dei provvedimenti
amministrativi e non di realizzazione delle opere.
Cosa ostacola ancora la piena attuazione degli accordi?
Perché il Comitato Paritetico ancora non provvede ad accertare l’avveramento
della condizione sospensiva?
Considero in ogni caso una grave leggerezza il fatto di aver fatto dipendere la
piena efficacia delle obbligazioni assunte dall’Eni non solo dal consolidarsi
dei provvedimenti autorizzativi di diretta responsabilità della Regione, ma
addirittura di quelli di terzi, così subordinando l’attuazione di misure
importantissime ad un evento non dipendente dalla possibilità della Regione di
incidervi.
Accanto a ciò, constatiamo l’inadempimento patente degli obblighi imposti
all’ENI dalla L.R. n. 12 del 6 aprile 1999.
Almeno per ciò che concerne l’obbligo di pubblicare sui quotidiani con
cadenza semestrale i dati complessivi relativi alla qualità dell’aria,
dell’acqua etc. la violazione è manifesta e sotto gli occhi di tutti.
Senza dire che il terminale aperto all’accesso per la consultazione del
pubblico quasi regolarmente difetta dei dati giornalieri.
A questo punto chiedo espressamente ed ancora una volta: perché, Presidente
della Giunta Regionale, non vengono attivate le procedure per irrogare alle
compagnie petrolifere la sanziona amministrativa prevista all’art. 3 della
L.R. 55/2000?
Presidente Bubbico, ci è dovuta una risposta (che abbiamo vanamente atteso)
alle nostre continue sollecitazioni su questo punto.
Ci dica francamente: crede che la legge regionale preveda obblighi
“canzonatori”? Considera quella legge inattuabile? Crede che quella legge
sia un premio di consolazione per gli impenitenti avversari delle compagnie
petrolifere, ma che in realtà nasconda il pericolo per la Regione di avviare
una lunga “querelle” giudiziaria? O peggio la considera un refuso?
Presidente Bubbico, con la consueta franchezza oggi le chiedo: dia attuazione
piena a quella legge o venga qui ad affermare che questo Consiglio ha commesso
un errore ad approvarla e ne chieda l’abrogazione.
Anche relativamente agli obblighi di ripristino non c’è da stare più
allegri.
Ho vanamente combattuto, fin qui, fra rimpalli di responsabilità e competenze,
verità affermate a mezza voce e bugie urlate con magniloquenza: ho verificato
la pratica impossibilità di appellarsi ad altra autorità, che non sia quella
giudiziaria, per verificare il rispetto degli obblighi di ripristino sanciti
dalla legge a carico delle compagnie petrolifere che abbandonino piattaforme di
ricerca o di prospezione.
Sono appena riuscito ad accertare una circostanza di per sé illuminante:
nell’occasione da me sottoposta al vaglio degli uffici, il Ministero
competente ha rilasciato lo svincolo dal progetto di ripristino, già depositato
dalla compagnia petrolifera, quando i lavori “surrogatori” rispetto a quelli
di rimessione in pristino erano già stati praticamente completati.
Non sono stato in grado di capire se, quando, da chi e con quali risultati siano
stati compiuti i dovuti accertamenti ai fini della bonifica del sito.
Ora ci preannunciano nuovi pozzi “a prezzo scontato”: l’accordo di
programma della Val d’Agri, ci avvertono, non è replicabile.
Colleghi, credo che a questo Consiglio sia assegnato un compito e che perciò
esso debba avere il coraggio, in tempi di federalismo spinto oramai sancito
dalla riforma costituzionale, di rivendicare a pieno le proprie prerogative in
tema di estrazioni petrolifere.
Già il decreto legislativo 112/98 ha spostato le competenze dallo Stato alle
Regioni per le autorizzazioni sulla coltivazione e lo stoccaggio di idrocarburi
in terraferma (artt. 29 e 30).
Oggi la riforma federalista, per tanti versi improvvida, ci offre ulteriori
possibilità: la materia dell’energia rientra fra quelle a competenza
concorrente per le quali lo Stato detta i soli principi generali. E’ compito
delle Regioni adottare la normativa di dettaglio.
Non c’è altra materia nella quale possa, a mio modo di vedere, essere
compreso il tema della ricerca e delle estrazioni degli idrocarburi.
Ulteriori opportunità sono offerte dal fatto che nelle materie di legislazione
concorrente è possibile, con legge dello Stato, attribuire ulteriori forme e
condizioni particolari di autonomia alle Regioni, sulla base di intese fra Stato
e Regione interessata, così come previsto dal novellato art. 116 della
Costituzione.
Sulla base di queste considerazioni, la Regione Basilicata rivendichi a sé
l’intera materia della ricerca e delle estrazioni petrolifere sul territorio
regionale, anche eventualmente attivando la procedura per la concessione delle
forme e condizioni particolari di autonomia descritte.
Ciò ancor più si impone, all’indomani della nota sentenza del Consiglio di
Stato che ha annullato i provvedimenti con i quali il Parco Nazionale del
Pollino aveva negato l’autorizzazione allo svolgimento di ricerche geofisiche
nel territorio del Parco medesimo.
Tale sentenza, benché di impatto limitato alle sole fasi di ricerca e fondata
sostanzialmente sulla mancanza di una idonea motivazione dei provvedimenti di
diniego, apre tuttavia il varco per una nuova e più preoccupante offensiva
delle compagnie alle quali bisogna necessariamente rispondere sul piano
normativo.
Fino alla completa attuazione del nuovo impianto costituzionale, si attui la
moratoria su tutti gli ulteriori accordi con le compagnie petrolifere e sulle
autorizzazioni di competenza regionale.
Ma da subito, il Consiglio effettui lo studio per porre mano ad una legge
regionale che riformi, sulla scorta delle nuove competenze regionali, l’art.
19 del D. Lgs. 25 novembre 1996 n. 625 relativo alle royalties disponendo, con
decorrenza immediata, l’obbligo di corrispondere annualmente il valore di una
aliquota del prodotto della coltivazione pari almeno al 20 % della quantità di
greggio estratto.
Io credo che ci sia lo spazio perché una tale modifica trovi modo di
affermarsi.
Essa servirà, se non altro, a verificare da un lato la volontà del Consiglio
Regionale di incamminarsi su un terreno di contrasto serrato alle pratiche delle
compagnie petrolifere e dall’altro sperimenterà le reali intenzioni del
Governo centrale: mi piacerebbe, infatti, pensare che dopo i proclami di questi
ultimi mesi, il Governo non solleverà la questione di legittimità
costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale per denunciare una legge
regionale che prevedesse l’aumento delle royalties per eccesso di competenza
della Regione.
Desidero concludere questo mio intervento, citando il più grande poeta lucano
del Novecento, Albino Pierro, il quale scrisse: “Mi ci uére arrajè
cc’u Pataterne / c’apprime t’i rijàlete na cose / e po’ le vòte ndréte
u jocarelle / come nd’u verne, u sòure, vòte ‘a rose (Vorrei
bisticciarmi col Padreterno / che prima una cosa te la regala / e poi lo vuole
indietro come il giocattolo / come d’inverno, il sole, vuole la rosa). Mi
piace pensare al petrolio come al giocattolo regalatoci dal Padreterno che un
altro dio maligno vuole sottrarci: solo che quel dio maligno ha aspetto più che
mai antropomorfo, di uomini in carne ed ossa che professano la fede del
profitto, coi quali io intendo bisticciarmi.
Questo dibattito costituirà, a mio avviso, un evento proficuo per il futuro se
metterà a tema dei prossimi giorni una considerazione: che lo sviluppo della
Basilicata passa poco, o non passa affatto, attraverso il ritorno economico che
dovrebbero essere garantito dalle estrazioni petrolifere e che averle dovute
accettare in passato, forse per uno stato di necessità determinato dal contesto
normativo, dalla spinta del Governo centrale, dalle pressioni delle compagnie,
da una idea di sviluppo che si sta rivelando effimera, dalla intenzione
legittima di offrire alla gente una opportunità, non implica necessariamente
una scelta irreversibile.
Interrogarsi continuamente su questioni che ipotecano il futuro per generazioni
non è esercitazione inutile o peggio dannosa; considerare la questione
petrolifera in continua evoluzione e non arroccarsi su convinzioni incrollabili
è segno di grande responsabilità e di estremo coraggio che oggi a tutti sono
richiesti.
Il consigliere Melfi
ritiene che le estrazioni petrolifere in Basilicata rappresentino il nuovo
emergente presupposto di risanamento e
di sviluppo socio-economico della Basilicata. Sottolinea, pero’, che lo
sviluppo ipotizzato, derivante dalle estrazioni petrolifere in Basilicata, non
puo’ essere presupposto di creazione di centri forti a livello regionale, a
mo’ di parcellizzazione di uno
sviluppo che va a calarsi all’interno della regione,
per poi diventare i punti di riferimento per il traino delle aree piu’
deboli, perche’ questa teoria si e’ rivelata alquanto fallimentare. Mette
poi in evidenza che, per quanto
attiene il contratto generale tra Regione Basilicata ed Eni, si ha l’impressione che l’Eni, pur di poter mettere mano
sui giacimenti petroliferi della Basilicata,
si sia spinto alla realizzazione di un contratto che si sta delineando
come un contratto capestro per la Regione Basilicata, stando anche alle
osservazioni fatte dalla Corte dei Conti. Ritiene che di tutti gli accordi
attuativi non ne e’ stato realizzato nessuno, tranne quello riguardante la
compensazione ambientale, sul quale comunque fa un’osservazione di carattere
economico. Si chiede quanto costi alla Regione Basilicata questa estrazione di
petrolio, e quale ricaduta abbia sullo sviluppo economico, quale ricaduta sul
problema della disoccupazione , quale punto di forza rappresenti per lo sviluppo
turistico, lo sviluppo ambientale e quindi il recupero storico e architettonico
delle nicchie piu’ importanti della regione Basilicata.
Melfi sostiene che bisogna raccogliere in
modo positivo la nuova legislazione in materia e se e’ vero, come e’
vero, che la Regione
assume una competenza autonoma nella stabilizzazione
di un contratto, non vede il motivo
per cui il Consiglio Regionale che
ne ha potesta’ non debba rivedere, alla luce dei nuovi presupposti
legislativi, l’accordo fatto per
riconcepire una tabella di marcia per quanto riguarda i protocolli d’intesa
attuativi.
Dopo un excursus sulla primigenia salubrita’ e sulla
ricchezza naturale della nostra regione, non a caso chiamata “terra della
luce” o “ terra dei boschi”, Mollica
ricorda che con la scoperta
di immensi giacimenti in
Basilicata di colpo il petrolio ha acceso i
riflettori e portato la nostra regione alla ribalta: veniamo scoperti
per essere il nuovo Texas. Il fatto che il nostro territorio abbia una
grande quantita’ di petrolio, che rientra tra le fonti energetiche piu’
ricercate, porta ad un grande lavoro del
Governo Regionale con l’Eni e il Governo Centrale e quindi a due accordi per
ottenerne benefici economici. Non condivide l’affermazione dell’Assessore
quando dice che era quanto di meglio si potesse ottenere, in quanto Mollica ne
avrebbe fatto a meno. Mollica informa, inoltre, che in preparazione di questo
dibattito, come Presidente della III Commissione
ha attivato una consultazione con le istituzioni del territorio, le
organizzazioni sociali e le associazioni ambientaliste e tutti hanno denunciato
ritardi nell’attuazione degli accordi di programma, confondendo anche i vari
accordi. E’ stato un coro di lamentele, soprattutto dopo aver preso coscienza
che ambiente e sfruttamento del petrolio non possono convivere. Ritiene che
l’Eni non abbia mantenuto gli impegni presi e che, relativamente
all’attuazione dei vari accordi, l’Ente snobbi la Regione. Fa rilevare che
il governo regionale non ha mai dato attuazione alla legge che prevede sanzioni
nei confronti dell’Eni inadempiente. Si
chiede, infine, cosa abbia determinato il miraggio di nuova ricchezza economica,
visto che molte iniziative sono rimaste sulla carta. Ci sono ritardi nel
processo di metanizzazione ed anche gli impegni presi per il rimboschimento non
sono stati mantenuti. Le competenze oggi passano alle Regioni e la Basilicata
puo’ rinegoziare con l’Eni l’attuazione completa degli accordi, compreso
il blocco delle autorizzazioni delle perforazioni in Val Camastra. Bene fa il
sindaco di Montemurro a protestare, va salvaguardato un intero bacino
idrominerario. Non vi e’ stato alcun rispetto della legge 319, non sono state
richieste le preventive autorizzazioni nemmeno alla Prefettura per le ricerche
effettuate con l’esplosivo. La Regione
non puo’ piu’ tentennare ed il Gruppo dei Verdi e’ contrario alla
attivita’ estrattiva.
Mancusi,
concordando con il consigliere Collazzo, rileva una eccessiva amplificazione
degli aspetti positivi nella relazione dell’Assessore. Vi e’ un nodo da
risolvere e attiene all’art. 5, la clausola sospensiva che consente all’Eni
di non ottemperare agli accordi fino a che non saranno rilasciate tutte le
autorizzazioni. Intanto si e’ realizzato perfino l’oleodotto, ma in termini
di occupazione e sviluppo si e’ ancora al punto di partenza. In termini di
ricadute economiche ed occupazionali i cittadini della Val d’Agri non hanno
ancora ottenuto nulla. Anche l’affermazione che il petrolio e’ compatibile
con l’ambiente va smentita, basti chiedere ai contadini del luogo gli effetti
delle estrazioni e dei fumi. Anche il paesaggio e’ notevolmente mutato, mentre
alcuni esperti hanno addirittura rilevato un possibile aumento delle neoplasie
polmonari. Su quest’ultimo aspetto e’ indifferibile un’azione della
Regione volto al miglioramento della vita nelle campagne e nei centri storici, che potrebbero accogliere turisti nel
quadro di un diverso sviluppo economico. E’
una falsa ricchezza, conclude Mancusi, che invita a riflettere per non essere
annientati, nei prossimi venti anni, da uno sviluppo illusorio.
Anche l’on. Pagliuca
pone l’accento sulla clausola sospensiva che consente all’Eni di eludere
gli impegni presi. Vi e’ la possibilita’, grazie a questa clausola, che
l’Ente possa continuare a non mantenere gli accordi per ogni richiesta di
estrazione non accolta. Pur non essendo rinegoziabile il primo accordo, si
chiede come mai l’impegno dell’Eni riguardo all’Osservatorio sia di soli
15 anni, mentre l’accordo con la Regione e’ di 20 anni. Ritiene, inoltre,
che il Governo nazionale debba essere coinvolto, a pieno titolo, nella
trattativa con l’Eni, in quanto socio importante dell’Ente. Anche Pagliuca
invita l’’Esecutivo regionale a svolgere un ruolo autonomo e propositivo che
consenta di rivedere l’accordo con l’Eni che potrebbe anche essere
retroattivo. La speranza, continua, è che l’Aula voti un o.d.g. che impegni
la Giunta a procedere in direzione del recupero di tutto ciò che non è stato
fatto. L’unica economia, precaria, che finora si è attivata è stata quella
del Superconsorzio e già c’è una crisi latente. L’attivazione
dell’oleodotto, ad esempio, porterà ad un fermo delle autocisterne, servizio
creato dal capitale dei cittadini lucani e, mancando il lavoro, questo diverrà
un problema da risolvere. Il ritorno in termini economici derivante dal petrolio
dunque non c’è stato. Bisogna trovare correttivi affinchè quest’area della
regione, strutturalmente più debole, abbia una possibilità di sviluppo reale.
Andava in questa direzione la proposta di legge della Casa delle Libertà per un
abbassamento del prezzo della benzina alla pompa, sarebbe stato un beneficio
concreto soprattutto se collegato alla realizzazione della Società Energetica
Regionale che avrebbe fornito energia a costo minore alle imprese lucane.
L’intento della Regione deve essere quello
di recuperare un ruolo positivo del Governo in quanto maggiore azionista
dell’ENI, recuperare un rapporto forte sul trend due forzando la mano con una
legislazione regionale che riveda anche l’accordo sul trend uno, oltre agli
adempimenti necessari che il Comitato paritetico dovrà attuare perché sia
rimossa la clausola sospensiva.
Se si volesse paragonare il petrolio all’amaro calice,
esordisce il consigliere Belisario,
c’è da dire che nessuno qui è costretto a berlo; quello avrebbe dovuto
salvare l’umanità, il petrolio no. Sarebbe buona norma, in presenza di un
problema importante, che se ne discutesse tutti insieme, anche se ognuno con le
sue responsabilità, invece qui pare che il Consiglio Regionale lambisca solo la
società lucana, senza mai coinvolgerla veramente. A vuoto sono andate le
richieste di un Consiglio Regionale aperto alle componenti sociali della
regione, ma un’Assemblea non può avere paura di un confronto con chi
rappresenta. Anche in occasione della seduta di insediamento della Commissione
Riforme si chiese il coinvolgimento di tutti i soggetti che quotidianamente
lavorano, producono, decidono. Niente anche in questo caso, nessun risultato, si
persevera nell’errore. Nonostante la richiesta di un Consiglio straordinario
che si occupasse del tema petrolio sia stata fatta ben 15 mesi fa, solo da una
settimana ai consiglieri è stata consegnata la relazione dell’assessore De
Filippo che avrebbe dovuto essere studiata trattandosi di pagine e pagine di
atti, numeri, delibere. Solo il Presidente della III Commissione ha voluto accogliere l’invito a chiamare i
protagonisti della vita regionale per cercare di capire il loro punto di vista
ma si è discusso in assenza di qualsiasi documento ufficiale. La relazione
vuole essere un documento celebrativo, anche se non si sa di chi o di che cosa.
Anche facendo una stima per difetto, si arriva a calcolare che nei prossimi anni
il ricavo delle compagnie petrolifere sfiorerà i 160 mila miliardi. Non è uno
scherzo soprattutto se si pensa che i giacimenti pare siano ancora più estesi e
porteranno ad un aggiornamento del negoziato. E’ sconcertante che
l’assessore De Filippo affermi che lo sfruttamento del petrolio ha
rappresentato un’opportunità di sviluppo per l’intera regione. La real
politik avrebbe dovuto lasciare il passo a riflessioni più ponderate. Il
petrolio non è considerato un bene né dai
Sindaci dei Comuni interessati, né da alcun altro in questa regione.
Ogni protocollo, contratto o convenzione avvantaggia l’ENI. La Regione
gestisce oggi un fenomeno cui non era preparata
e per il quale ha dovuto trattare con un governo di centro – sinistra
disattento e con un Ente petrolifero attento a redigere accordi fruttuosi per sé.
Illustri studiosi della materia ed esponenti di associazioni ambientaliste hanno
fatto le stesse riflessioni. Il WWF afferma che è inaudito realizzare nuovi
pozzi in aree di grande valenza naturalistica, queste scelte compromettono la
qualità dell’aria e dell’acqua soprattutto in assenza di una rete di
monitoraggio. Un ricercatore del CNR sostiene che le falde acquifere sono ad
elevato rischio inquinamento. Il prof. Perrone dell’Università di Basilicata
sostiene che il petrolio dà la ricchezza a chi lo estrae e grande pericolo vi
è di inquinamento politico, pur non essendo questo il caso della Basilicata. Se
non si forza la mano in questo momento non si verrà a capo del problema,
continua Belisario, bisogna chiedere con fermezza la sospensione
dell’estrazione, un profondo ragionamento e una rinegoziazione. Non bisogna
barattare la Regione e la salute dei suoi cittadini per pochi spiccioli.
La seduta è sospesa
alle ore 14.55 e riprende alle ore 16.35
Interviene il consigliere Di Sanza che sottolinea come finalmente sia arrivato il momento di
dibattere della questione petrolio, anche se grande e’ il disinteresse, forse
dovuto alla disinformazione. La relazione e’ apprezzabile per l’informativa,
ma nella sostanza e’ insufficiente, non contiene un resoconto delle
attivita’ svolte, del reale contributo allo sviluppo procurato dalle royalties.
Nulla si dice nella relazione della sicurezza ambientale, nonostante la
preoccupazione espressa non solo dai cittadini dell’area. Nulla e’ stato
fatto per prevenire i gravi problemi ambientali. Risulta inoltre rallentata
l’intesa istituzionale e ferma quella con l’Eni. Restano in attesa le tre
direttrici individuate, la Saurina, l’aviosuperficie e la Tito-Brienza, ed
anche se bene ha fatto la Regione a dare competenze alle amministrazioni locali
si sarebbe dovuto seguire l’iter delle procedure, accompagnare
il lavoro degli Enti locali. Non e’ stata realizzata la Societa’
Energetica Regionale e la famosa clausola sospensiva solleva l’Eni da ogni
responsabilita’. Ci sono grosse inadempienze e non si sa quanto materiale si
estrae di fatto, non ci sono dati certi e non c’e’ verifica regionale. Di
Sanza riapre la questione del bonus di 500 lire a litro per l’acquisto della
benzina ai residenti in Basilicata quale effettivo riscontro per i cittadini dei
benefici rivenienti dalle estrazioni. Approfittando del
trend 2 e’ indispensabile coinvolgere il Governo nazionale per dare
corpo alla trattativa e verificare i parametri del trend 1, allo scopo di
evitare di commettere gli stessi errori. C’e’ una competenza concorrente tra
Stato e Regione, ma quest’ultima dovra’ affermare la propria autonomia e
capacita’ propositiva modificando il citato art.5 ed obbligando l’Eni a
rispettare gli accordi. E’ encomiabile il comportamento delle popolazioni
della Val d’Agri, cittadini di altre aree avrebbero avuto ben altre reazioni a
fronte di un atteggiamento dispotico dell’Eni. Risulta che alcuni Comuni non
abbiano ancora ricevuto le royalties e nessuno contesta all’Ente la mancata
corresponsione. Per le motivazioni addotte il consigliere Di
Sanza anticipa la presentazione di un odg in cui si chiedera’, tra l’altro,
l’immediata sospensione dell’attivita’ estrattiva ed aggiunge che si
fara’ promotore di una manifestazione che coinvolgera’ tutte le comunita’
della Val d’Agri per richiamare l’attenzione sui gravi problemi che
attanagliano la zona.
Quando si parla di queste grandi questioni, interviene il
consigliere Digilio, si è sempre uno
contro l’altro senza arrivare alla soluzione del problema. La questione
petrolio è sempre stata cara all’esponente di AN che ricorda che già nel
‘97 organizzò un convegno in Val d’Agri per discutere del problema. Poi nel
luglio 2000 presentò, sostenuto da tutto il Polo, un o.d.g. che metteva in
evidenza tutte le discrepanze emerse anche nel dibattito odierno, dove si
chiedevano normative precise sulle accise delle imposte e sui derivati dai
prodotti petroliferi. Quell’o.d.g. fu fatto ritirare con la promessa di una
seduta del Consiglio interamente dedicata al tema: ci è voluto un anno e mezzo
per arrivarci. Questo, continua Digilio, è menefreghismo , non lentezza
burocratica. Quando provocatoriamente fu avanzata la proposta di far partecipare
la Basilicata alle riunioni dell’OPEC tutti risero, ma poi lo stesso
Presidente Bubbico sempre provocatoriamente riprese l’espressione. E’ uno
strano modo questo di affrontare la questione petrolio. C’è confusione tra
maggioranza ed opposizione, ma la maggioranza deve finalmente dire come intende
fare sviluppo compatibile grazie al petrolio, quali sono gli accordi, qual è la
convenienza derivante dal petrolio. Il vicepresidente De Filippo usa di continuo
l’espressione “caso unico al mondo” riferendosi ora ad un Ospedale, ora
all’accordo petrolio. Non si rende conto che, ad esempio, il contratto
stipulato con gli autotrasportatori di quell’area era un contratto capestro,
unico al mondo, certo, ma in negativo. Perché non si attua la penale nei
confronti dell’ENI? A che prezzo incasseremo le royalties? In sede di
programmazione economica la Basilicata non avrà nulla, si dirà che ha già il
petrolio, come è successo con la Fiat. Questa maggioranza, unica al mondo, non
ha capacità perché solo incapacità ci può essere alla base di questo
contratto scellerato. Quando nel ’97 si propose l’istituzione dell’Ente
Petrolio Regionale si fece per evitare di regalare solo all’ENI lo
sfruttamento della risorsa petrolio, giacchè questa solo per il 30% è a
partecipazione statale. Se non si vuole rendere questa regione “unica al
mondo” come colonia del capitale straniero, i governanti lucani “unici al
mondo” devono rivedere queste proposte contrattuali. Questa maggioranza deve
pronunciarsi, se ammetterà di aver sbagliato non sarà grave, meglio che
insistere nell’errore.
La II Commissione, comunica il consigliere Mariani,
ha deciso di indire una Conferenza di servizi consultiva nell’area del
petrolio per fare il punto della situazione. Il Consiglio però deve decidere se
vuole le royalties, e quindi creare con quei fondi lo sviluppo in quell’area,
o meno. Se ci si rende conto che è stato un errore autorizzare la coltivazione
degli idrocarburi si metta riparo all’errore, purche’
si prenda una posizione. Non si può dire che si sta facendo un danno
enorme al territorio e lamentarsi che le royalties sono basse. Se si decide di
bloccare le perforazioni si deve trovare il metodo per sopperire a quelle
entrate. Questo sistema c’è , vi sono trasferimenti di cui beneficiano le
altre regioni italiane che non hanno il petrolio.
Per il consigliere Altobello
il lavoro svolto dagli uffici della regione nella ricostruzione di tutta vicenda
è stato sicuramente apprezzabile. Ingenerosi invece sono stati alcuni giudizi,
minimalisti, sulla relazione dell’Assessore De Filippo che invece ha fornito
anche le considerazioni politiche su quanto è accaduto ed ha segnalato le
questioni aperte, priorità dell’agenda politico-istituzionale. Da notare
anche la gestione innovativa del rapporto tra diversi soggetti (Regione, Governo
nazionale). La finalità di quell’Accordo era elevare la competitività del
sistema-Paese, perché la Basilicata è parte del sistema –Italia, agendo su
una leva strategica come quella energetica senza calpestare gli interessi
locali, ma superando una situazione di arretratezza economica e sociale. Questo
operazione fu possibile perché si realizzò una convergenza di obiettivi tra
popolazioni locali, governo nazionale e regionale. Certo nello stato di
attuazione vi sono ritardi da recuperare che provocano insoddisfazione in alcuni
soggetti ma, come diceva un famoso economista, non ci sono ricette per
realizzare lo condizioni di sviluppo economico nel Mezzogiorno, ma lo sviluppo
è frutto di un processo lungo e paziente.
La regione ha voluto utilizzare uno strumento trasparente come
l’Accordo di Programma che coinvolgesse tutti i soggetti.
Altobello ritiene che bisogna dare un mandato al Governo
Regionale a trattare, come e’ stato fatto, con le compagnie petrolifere per
ottenere il rispetto degli accordi prima sottoscritti. Chiede che si faccia il
miglior accordo possibile, capace
di tutelare il territorio e, nel solco dell’intesa prima sottoscritta, capace
di far recuperare a quell’area deficit infrastrutturali e ritardo di sviluppo. E’ fuori di ogni dubbio che, se lo
schema rimane quello dell’accordo
gia’ sottoscritto, grande funzione e ruolo deve avere il Governo Nazionale. Si
chiede, continua, alla Giunta
Regionale di avviare un’azione forte nei confronti del Governo Berlusconi per
sottoscrivere, qualora vi fossero le condizioni per chiudere la trattativa con
le compagnie petrolifere, una Intesa Istituzionale di Programma in cui vi sia
una parte di impegni e di risorse del Governo Nazionale. La politica deve
raccogliere una sfida inedita. Il centro sinistra deve governare processi
complessi e trasformare la sfida in una grande opportunita’ di crescita del
territorio della Val D’Agri.
Il Presidente Bubbico,
in fase di replica, afferma che il dibattito su questo tema e’ sicuramente
utile per le decisioni che la Regione deve assumere di qui in avanti.
Si dichiara convinto che qualunque fattore di antropizzazione di contesti
naturali modifichi quegli equilibri, ma
questa e’ la storia dell’umanita’ , e’ la storia dell’uomo che deve
continuamente confrontarsi con il tema della salvaguardia degli equilibri
naturalistici all’interno dei quali viviamo. Questa affermazione di principio
rappresenta di fatto il riferimento che chi governa, e
chi deve assumere decisioni e orientare iniziative deve averla sempre
presente. Non c’e’ dubbio che si sia in presenza di un conflitto nella
rappresentazione di interessi legittimi: le compagnie petrolifere che vogliono
estrarre e i territori che giustamente richiedono la tutela e la salvaguardia
rispetto ai vari fattori di rischio. C’e’ il dovere di ponderare questi
interessi, di far prevalere gli
interessi generali e di costruire le condizioni perche’ anche interessi
settoriali possano risultare compatibili con gli obiettivi fondamentali che si
assumono. Questo e’ stato il principio, continua,
che ha ispirato l’azione della Regione Basilicata nel corso degli anni
passati e che ha ispirato
l’iniziativa che la Giunta Regionale ha prodotto attraverso il proprio
Vicepresidente in questo scorcio di
legislatura. Ritiene che sia doveroso riconoscere come l’attenzione al
problema, l’impostazione negoziale e i contratti definiti tra la Regione
Basilicata e l’Eni rappresentino ancora in questo momento un obiettivo non
realizzato da nessun altro in Italia e in Europa. Allora oggi bisogna esercitare
un ruolo piu’ incisivo, bisogna dare piu’ forza alla iniziativa che la
Regione sta portando avanti, occorre dare il supporto, il conforto politico e
programmatico in una discussione che e’ estremamente
complicata e difficile e che non ha trovato conclusione perche’ la
Regione Basilicata pretende di piu’, rilancia sui temi delle compensazioni
ambientali e sul tema delle condizioni perche’ si possa generare uno sviluppo
duraturo, pervasivo nelle aree interessate dalle attivita’ petrolifere. E
bisogna saper fare tutto questo in un quadro che assume anche come riferimento
gli interessi del Paese, sapendo che la collettivita’ nazionale deve essere
chiamata a sua volta ad uno sforzo perche’ i deficit infrastrutturali e di
sviluppo in questa regione possano essere recuperati. Sarebbe un grande errore,
prosegue , decidere di sottrarsi alla sfida della costruzione delle condizioni
di sostenibilita’, alla sfida di trasformare questo problema in una grande
opportunita’ perche’ la Basilicata possa conseguire obiettivi di qualita’,
perche’ il territorio possa proporsi in termini di eccellenza, perche’ le
modalita’ di controllo e anche di
previsione rispetto ai rischi connessi all’attivita’
possano essere ridotti al minimo. Afferma che l’attivita’ di monitoraggio in
quell’area e’ gia’ presente e pone nella
condizione di poter contare su elementi di certezza perche’ si tratta di
un monitoraggio avanzato, effettuato con metodologie di natura biologica.
Concludendo, Bubbico vorrebbe proporre di stabilire anche una modalita’
definita perche’, attraverso un monitoraggio,
il Consiglio possa aggiornare continuamente la propria riflessione intorno a
questo tema che ha una valenza straordinaria e che costituisce una grande
opportunita’ o un grande pericolo, a seconda della capacita’ di governare
questo processo. Il coinvolgimento del Governo nazionale e’ essenziale per
ottenere il massimo degli effetti positivi per la collettivita’ di
Basilicata.. La Regione accoglie la sfida dell’innovazione e dello sviluppo
sostenibile mettendo a disposizione del Paese le risorse petrolifere nel
rispetto, come oggi avviene, dell’ambiente e del territorio. In relazione,
poi, alla richiesta del consigliere Collazzo, il Presidente si impegna a
verificare il rigoroso rispetto della legge 55 e a far valere tutte le
prerogative della Regione, compreso il pagamento di eventuali penali.
La seduta viene
sospesa su richiesta del consigliere Altobello alle ore 18.10 e riprende alle
ore 19.15
Il Presidente Mitidieri
comunica che sono pervenuti due ordini del giorno:
2 - ODG DEL CONSIGLIERE
MANCUSI ED ALTRI INERENTE LA
QUESTIONE DEL PETROLIO
3 - ODG
DEL CONSIGLIERE ALTOBELLO ED ALTRI SULLA QUESTIONE DEL PETROLIO
Entrambi gli ordini del giorno vengono iscritti
all’ordine del giorno e messi in discussione all’unanimita’. Intervenendo
per illustrare l’o.d.g. della minoranza, Pagliuca
si dichiara dispiaciuto perche’
si e’ arrivati alla conclusione del dibattito con due documenti separati.
Nell’o.d.g. si evidenzia la
necessita’ che la Basilicata proceda celermente ad una verifica puntuale
degli adempimenti posti a carico dell’Eni e delle altre societa’ che
stanno facendo estrazione di idrocarburi in Basilicata. In tal senso si muove il
punto 2 dell’o.d.g.
Relativamente al punto 3, si prevede una azione forte nei confronti delle Compagnie, invitando la Giunta a voler immediatamente sospendere le estrazioni al fine di una verifica puntuale di ogni intesa intervenuta. Al punto 5 si ribadisce la necessita’ di prevedere le somme sufficienti, nel prossimo bilancio regionale, per finanziare la proposta sul “bonus” alla pompa del prezzo della benzina da far valere per tutti i cittadini lucani.
Per dichiarazione di voto, Altobello dichiara di votare contro questo ordine del giorno
perche’ , come maggioranza, e’ stata costruita una sintesi abbastanza
avanzata della ricchezza del dibattito. Messo
in votazione, l’o.d.g. della minoranza viene respinto.
Prende la parola il consigliere Altobello per illustrare l’o.d.g. della maggioranza. Si e’
sottolineato il coinvolgimento del Governo nazionale e la non irreversibilita’
della scelta dell’attivita’ estrattiva. Si evidenzia la necessita’ di una
rivisitazione degli strumenti legislativi, il blocco delle autorizzazioni alle
estrazioni fino alla perimetrazione del Parco ed un richiamo al Governo
regionale affinche’ acceleri la realizzazione della rete di monitoraggio
L’on. Pagliuca
ritiene che le motivazioni sostanziali esposte nell’odg della maggioranza
siano di fatto simili a quelle esposte nell’odg della Casa delle Liberta’
che e’ stato respinto. Per questa ragione del tutto politica, specifica
Pagliuca, votera’ contro
Per il consigliere Digilio
il contenuto dell’odg della maggioranza evidenzia l’immobilismo del
Governo regionale fino ad oggi. Sono passati inutilmente 18 mesi senza
che sia stato fatto quanto si doveva e per questo motivo il
Gruppo di AN votera’ contro.
Si asterra’,
invece, il consigliere Mollica che,
nonostante sia contrario allo sviluppo imperniato sulla risorsa petrolio,
concorda con la scelta fatta dalla maggioranza rispetto ad una politica che
individui nella risorsa petrolio una indicazione non irreversibile. Aggiunge
anche che la previsione di una attenta salvaguardia ambientale e il blocco di
ulteriori autorizzazioni all’estrazione convincono il Gruppo dei Verdi ad
astenersi.
Il consigliere
Martinelli si associa all’astensione, ma per motivi differenti. Infatti
sostiene che la previsione di bloccare le estrazioni fino alla perimetrazione
del Parco non da’ alcuna garanzia poiche’ la Corte di Cassazione ha
previsto, esplicitamente, la possibilita’ di attivita’ estrattive anche
all’interno dei Parchi.
Dissente dall’interpretazione data da Martinelli il
consigliere Belisario, che precisa la
volonta’ del Consiglio di Stato di permettere all’interno dei Pachi
Nazionali solo indagini geognostiche, vietando l’attivita’ estrattiva. L’odg
della maggioranza e’ edulcorato, ma e’ giusta la scelta della non
irreversibilita’ della attivita’ estrattiva quale volano per l’economia
regionale. L’odg, pero’, prosegue Belisario, non e’ sufficientemente
incisivo nei confronti dell’Eni, delle Compagnie e dello Stato. L’Eni ha
“maramaldeggiato” senza che si controllasse a sufficienza. E’ ora che in
virtu’ di una competenza legislativa concorrenziale la Regione affermi il
proprio ruolo: il voto sara’ percio’
di astensione, ma sara’ opportuno in futuro monitorare la politica
dell’Esecutivo su queste problematiche.
Si astiene anche il
consigliere Collazzo che, pur apprezzando lo sforzo della maggioranza,
evidenzia differenze politiche e di impostazione. Le scelte legate allo
sfruttamento del petrolio in zone fortemente antropizzate non trovano concorde
il Gruppo di Rifondazione, come le questioni legate ad una legislazione
favorevole alle forze multinazionali e del capitale, che tengono in poco conto
le esigenze reali delle popolazioni investite. L’odg viene approvato a maggioranza.