“La Banca
Europea per gli Investimenti sospenda immediatamente i finanziamenti all’ENI
ed invii degli osservatori in Val d’Agri”
Organizzata dalla Campagna per la riforma della Banca
Mondiale e Friends of the Earth International, il 10 aprile scorso nella saletta
rossa del Senato, si è tenuta una tavola rotonda sui temi della riforma
ambientale e sociale della Banca Europea per gli Investimenti (B.E.I.) alla
quale hanno partecipato: Antonio Tricarico (Coordinatore Crbm), Magda
Stoczkiewicz (Ceebankwatch/Friends of the Earth International), Klaus Schilder (WEED
– Germania), Francesco Martone (Commissione esteri del Senato), Jaroslava
Colajacomo (Crbm), Bruno Lago e Daniela Sacchi (Responsabile relazioni esterne
BEI per l’Italia), Laura Radicondini (Friends of the Earth Europa), Alfonso
Fragomeni e Nicola Forliano (SOS Lucania) e diversi parlamentari.
La Banca Europea per gli Investimenti è
un’istituzione finanziaria intergovernativa operante all’interno
dell’Unione Europea ed ha lo scopo di finanziare, praticando tassi di
interesse a condizioni straordinariamente vantaggiose, progetti di sviluppo sia
all’interno che all’esterno dei confini europei. Gli azionisti della BEI
sono gli stessi paesi dell’U.E. che vi partecipano principalmente attraverso i
ministri delle finanze.
In Italia, fra i progetti beneficiari dei
finanziamenti della BEI, vi è quello dell’Eni per l’estrazione petrolifera
in Val d’Agri che dal 1996, epoca del primo prestito, ad oggi ha ricevuto
dalla Banca Europea 607,4 milioni di Euro.
In Basilicata non sono in molti a sapere che tutto ciò
che Eni sta realizzando ed in parte ha realizzato, dalla ricerca alla estrazione
ed al trasporto del petrolio per mezzo dell’oleodotto da poco inaugurato, è
stato in gran parte finanziato dalla B.E.I. e cioè, in definitiva, dai
cittadini dell’Unione Europea.
Ma la BEI, nel concedere i finanziamenti, non può
sottrarsi ad una valutazione circa la sussistenza di una serie di condizioni
ambientali e sociali riferite al progetto per il quale si chiede il prestito,
condizioni volute dalla U.E. e dalla stessa BEI. La possibilità che un progetto
acceda ai finanziamenti della BEI dipende anche dal grado di rispetto
dell’ambiente. E’ necessario che il progetto contribuisca allo sviluppo
locale o sia importante per l’interesse comune. E’ necessario che il
soggetto destinatario del finanziamento rispetti le leggi dello stato nel quale
sarà realizzato il progetto e le leggi comunitarie, rispetti il principio di
una corretta informazione alle popolazioni e della trasparenza degli atti e
delle attività. Secondo la stessa BEI, “per
uno sviluppo equilibrato, la qualità della vita ha tanta importanza quanta ne
ha la ricchezza materiale. E’ fondamentale che la crescita economica avvenga
in un quadro di rispetto per l’ambiente e che questi obiettivi vengano visti
come largamente compatibili e non in alternativa”.
E ancora, l’art. 174 del Trattato CEE definisce gli
obiettivi ambientali , cui la BEI deve attenersi in fase di esame del progetto
candidato al finanziamento: preservare, proteggere e migliorare la qualità
dell’ambiente; proteggere la salute delle persone; utilizzare in maniera
prudente e razionale le risorse naturali; ecc.
E’ proprio su questo punto che ai rappresentanti
della BEI sono state mosse le critiche più dure, oltre a stigmatizzare
l’estrema difficoltà di accedere alle informazioni della Banca Europea
anche da parte delle associazioni internazionali.
Dai rappresentanti dell’associazione Sos Lucania è
stato presentato il caso Val d’Agri, “un
caso evidente – ha affermato Alfonso Fragomeni – di totale fallimento della politica ambientale della BEI e di
violazione di tutti gli standards che il progetto dell’Eni in Val d’Agri
avrebbe dovuto rispettare”.
Sono state passate in rassegna tutte le gravi
situazioni di illegalità che molti lucani sono costretti a subire (dalle
indagini geosismiche agli incidenti ambientali, dalla violazione dei Siti di
Importanza Comunitaria alla totale mancanza di informazione sull’immediato
futuro del territorio e delle popolazioni) e le grandi inadempienze dell’Eni
in riferimento all’accordo di programma con Stato e Regione, accordo di
programma che aveva fatto esultare (e oggi fa seriamente preoccupare) una classe
politica che, a Potenza e a Roma, ha barattato un pezzo importante della regione
per il consolidamento delle proprie posizioni di potere e non solo.
A conclusione delle tavola rotonda, tutti i presenti
hanno rivolto ai rappresentanti della BEI l’invito ad una immediata
sospensione degli ulteriori finanziamenti in corso e l’invio in Val d’Agri
di osservatori con incarichi ispettivi e di controllo sull’esistenza degli
standards ambientali che, almeno nelle intenzioni, rappresentano condizioni
fondamentali per l’erogazione del prestito.
Vai a Resoconto della Tavola rotonda sulla riforma della Banca Europea per gli Investimenti