Il miraggio
dell’oro nero
20
maggio 2002
Andrea Di Consoli
Mario
Diamante, ex professore di educazione tecnica di Villa d'Agri, mi dice, mentre
siamo in attesa di Raffaele Nigro: "Altro che I fuochi del Basento. Mo' a Nigro gli facciamo vedere i fuochi dell'Eni-Agip".
E, a di re il vero, il fuoco è uno: è la fiamma inquietante che svetta dalla
mattina alla sera dal Centro Oli di Viggiano, dove confluisce tutto il petrolio
che viene raccolto nei pozzi petroliferi lucani. Dal Centro Oli, poi, il
petrolio va a finire a Taranto, mediante un oleodotto che ha mandato sul
lastrico tanti camionisti dell'indotto.
Raffaele
Nigro arriva da Bari con una Passat rossa. Ad attenderlo all'ingresso di Villa
d'Agri siamo in tre: io, Mario Diamante e Alfonso Fragomeni, avvocato e
ambientalista di Calvello. Ci mettiamo in macchina e portiamo Nigro a visitare i
pozzi petroliferi della Val d'Agri e della Val Camastra. Nigro è felice di
essere nella sua Basilicata, me ne accorgo dal fatto che spesso è tentato di
parlare in dialetto.
La
prima sosta la facciamo a ridosso del Centro Oli, dove sorge un laghetto che ora
è tutto inquinato dal petrolio - qualche settimana fa c'è stata una grave
perdita. Le acque di questo laghetto confluiscono nell'Agri, il quale, a sua
volta, confluisce nella diga del Pertusillo, le cui acque servono per
l'irrigazione della "California del sud", ovvero del metapontino, e
per usi domestici in Puglia. L'Eni dice di aver depurato queste acque, ma solo i
ciechi non vedono lo strato d'olio pesante che ricopre la superficie - e la
totale scomparsa di pesci. Nigro guarda il lago è inizia ad annusare come un
cane da caccia: "Questa puzza mi ricorda quella che sentii nel 1978 in un
paesino qua vicino dove c'era una sorgente che sprizzava acqua e petrolio
insieme. Sono abituato in questo periodo ad annusare l'aria, perché il
protagonista del mio prossimo libro è un ragazzo che riconosce i cadaveri del
sud attraverso l'olfatto". Gli dico che questa dei cadaveri è un po' una
sua ossessione, visto che nel suo ultimo libro, Viaggio
a Salamanca (Aragno, 351 pagine, 14,97 euro), il protagonista è il cadavere
di Miguel de Unamuno. Annuisce assorto.
Raffaele
Nigro rimane incantato davanti al grande Centro Oli di Viggiano: fissa la fiamma
con stupore e stanchezza. Poi chiede: "Ma almeno gli abitanti del luogo ci
hanno guadagnato qualcosa con questo scempio?" E Alfonso Fragomeni:
"Gli impiegati del luogo al Centro sono solo 30, e le famose royalty non
sono mai arrivate, perché l'Eni è stata furba a mettere nel contratto una
clausola che danneggia la regione Basilicata. Ma il problema non è questo. Il
problema è che l'Eni non ha rispettato nessun accordo: dov'è l'osservatorio
ambientale? Dov'è la Fondazione Mattei? E poi, perché c'è tutta questa
segretezza, tutto questo astio nei confronti di semplici cittadini che vogliono
sapere? L'Eni ha un unico obiettivo: estrarre più petrolio che si può nel
minor tempo possibile. Ma i cittadini andrebbero rispettati". Nigro fa
domande in continuazione. Chiede che rapporto intercorre tra l'attività
estrattiva e i fenomeni sismici (la
Val d'Agri è territorio altamente sismico)
e tra la trivellazione e la compromissione delle falde acquifere - un geologo,
Giampiero D'Ecclesiis, mi ha spiegato l'alto rischio che corrono le ricche falde
acquifere della Val d'Agri. Alfonso racconta che a Potenza gli assessori della
regione affermano che è tutto sotto controllo, ma poi chiosa con amarezza:
"Ma da dove la prendono tutta questa certezza? Oltretutto, questi sono tra
i posti più belli d'Italia, qui non hanno voluto fare il Parco Nazionale solo
per permettere all'Eni di fare quello che vuole". E questo corrisponde al
vero, basta intervistare Giovanni Pandolfi, ex assessore alla regione del gruppo
Verdi, il quale fu protagonista di un surreale incontro al Ministero
dell'Ambiente, dove un ordine del giorno (l'istituzione del Parco Nazionale
della Val d'Agri) si trasformò, in malafede, nella ratifica delle attività
estrattive dell'Eni. Oggi Pandolfi non è più alla regione, e questo perché fu
l'unico esponente della maggioranza ad avere riserve sulle concessioni all'Eni.
Un giorno Fragomeni mi ha detto: "Devi pensare che l'Eni ha fatto i
sondaggi petroliferi finanche sulla vetta del Monte Volturino". Ma la
popolazione inizia a essere delusa, e molte persone ci hanno raccontato il
proprio disagio, specie per le esplosioni da sondaggio che vengono effettuate
nei centri abitati - determinando lesioni nelle case. In molti stanno capendo
che quello del petrolio in Lucania è solo un ennesimo "miraggio", e
che i vantaggi per le popolazioni sono nulle.
Mario
Diamante spiega a Raffaele Nigro come funziona un pozzo "a bocca di
pozzo". Nigro è attento, si accarezza la barba perplesso, il suo volto ha
i tratti di un busto ellenico. Poi afferma: "Il problema è Hollywood. Nel
sud la modernità è stata sempre vista come fenomeno esagerato, d'importazione.
La modernità non è una cosa che s'importa, la modernità la deve creare il
territorio. Ma come si può pensare che l'attività petrolifera possa essere sentita
da questa popolazione? Il problema è che storicamente qui non c'è mai
stata una borghesia intermedia che amasse il proprio territorio. Un banchiere
del trecento possedeva mille libri, un principe di questi posti ne aveva solo
settanta". Siamo in postazione panoramica, a Viggiano: la Val d'Agri è
tutta davanti a noi, con il mostro del Centro Oli che domina la valle. Non lo
diciamo, ma sentiamo su di noi tutto il peso dell'impotenza. Mario dice:
"L'Eni da qui non la toglie neanche il Padreterno".
Il
sindaco di Viggiano, Vittorio Prinzi, mi ha detto qualche giorno fa: "Siamo
delusissimi. Nel nostro comune ci sono 18 pozzi petroliferi, e l'Eni fino a oggi
ci ha dato solo 3 miliardi di lire". Mi spiegano che Prinzi è stato tra i
più entusiasti sulla "questione petrolio". Anche chi volle i pozzi
nella Val d'Agri ora incomincia a dubitare, ad arrovellarsi, a essere deluso.
Quando gli dico che la bellezza della Val d'Agri è stata definitivamente
compromessa, lui mi risponde: "Lei non deve guardare la Val d'Agri da
questo pianoro, ma dall'altra parte. Questa parte di Val d'Agri è oramai
scempiata". Vittorio Prinzi, come Dinardo (ex presidente della regione),
come Bubbico (attuale presidente della regione), come Chiurazzi (assessore
all'ambiente) ha avuto il coraggio di prendere una decisione. Avrà, insieme
agli altri, un giorno di là da venire, il coraggio di ammettere di aver
svenduto una parte di Lucania e di averne compromesso lo sviluppo turistico e
ambientale?
Da
Villa d'Agri ci dirigiamo verso Castelemezzano. Io sono in macchina con Nigro.
Mentre andiamo in Val Camastra, un grande falco vola davanti alla Passat rossa.
Nigro mi dice, indicandomelo col dito: "Uno scrittore come me, quando
scrive, scrive pure di lui. Il falco non è la tradizione, il passato. Perché
ci dobbiamo vergognare delle nostre cose? Devi sapere che quando nel 1987 vinsi
il Premio Campiello, da anni nessuno voleva più pubblicare scrittori del sud.
Dopo la scuola di Napoli (Rea, Compagnone, Prisco) nessuno voleva più sentire
parlare di noi. Quando uscì a fatica I
fuochi del Basento ho venduto più di un milione di copie. Per essere
moderni non bisogna per forza parlare delle puttane o della droga". Dopo
mezz'ora di cammino incontriamo per strada una grande trivella. Nigro la guarda,
poi stringe il pugno destro: "E' un cazzotto nello stomaco. Queste sono
ferite per la nostra terra". Io penso alle spiegazioni che mi hanno fatto
delle trivelle: scendono fino a cinquemila-seimila metri e perforano sia in
verticale che in orizzontale.
Sulla
Basentana ci congediamo da Nigro, il quale torna a Bari, dove è caporedattore
alla Rai. In macchina Alfonso mi spiega: "Quello lucano è il più grande
giacimento dell'Europa continentale, il sesto a livello mondiale. Per l'Eni è
una vera risorsa. Il motivo per cui l'Eni è venuta a estrarre qui è perché la
popolazione lucana non è ribelle, e poi questa regione è poco popolata.
Ricordati sempre che i lucani sono appena 600.000. Quando l'Eni s'è azzardata a
fare le ricerche petrolifere nel Vallo di Diano, la popolazione si è rivoltata
contro, e questo ha bloccato ogni loro progetto. Essere avversari dell'Eni in
Basilicata è molto difficile, significa fare una battaglia solitaria". Il
primo giorno che ho conosciuto Alfonso Fragomeni, il quale ha allestito un sito
internet con la maggiore documentazione sul petrolio lucano
(www.soslucania.org), mi ha spiegato una cosa molto interessante: "Prima
Viggiano veniva identificato nell'immaginario collettivo con il volto della
Madonna nera. Oggi, quando si parla di Viggiano, l'immaginario collettivo pensa
al nero del petrolio. Sempre di nero si tratta, ma come puoi constatare è uno
stravolgimento epocale, un'altra mutazione antropologica". Salendo per la
montagna di Viggiano, in direzione del Santuario della Madonna nera, si può
notare come l'Eni abbia messo le sue trivelle a pochi chilometri dal luogo
sacro. E' proprio vero: l'Eni è un corpo estraneo nella cultura e nella
tradizione italiana.
Poi
scopro che Alfonso Fragomeni è calabrese, di Siderno - e penso ai tanti uomini
che hanno amato la Basilicata pur provenendo da altre regioni; penso,
inevitabilmente, a Carlo Levi. Alfonso vive in Basilicata da dieci anni, da
quando si è innamorato di questi posti e non se n'è più andato. Oggi è in
prima fila nella difesa del territorio e di uno sviluppo sostenibile. Ma
Fragomeni non è l'unico a combattere contro la prepotenza delle trivelle
dell'Eni. Ad affiancarlo c'è, per esempio, il professor Ettore Bove, ordinario
di Economia Agraria all'Università della Basilicata, il quale ha appeso nel suo
ufficio, al posto del quadro del presidente della Repubblica, un ritratto del
famigerato brigante Carmine Crocco. Ci sono i consiglieri di maggioranza Dino
Collazzo di Rifondazione Comunista, Francesco Mollica dei Verdi, Felice
Belisario dell'Italia dei Valori e Nico Perrone, professore universitario di
Bari e studioso dell'Eni. Non tutti, quindi, temono il cane a sei zampe con la
bocca di fuoco.