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[Data di pubblicazione: 19/10/2007]
 
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> di OLA | Organizzazione Lucana Ambientalista
 
     
     

A dimostrazione che non sono “certe” associazioni ambientaliste a “procurare” allarmismi, viene in soccorso un importante documento sottoscritto dalla Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri e Associazione Italiana di Medici per l’Ambiente che in un documento del marzo 2007 affermano: “Noi medici siamo i primi testimoni delle evidenti ricadute che il danno ambientale provoca sulla salute dei nostri pazienti. Come operatori delle Aziende Sanitarie dei Dipartimenti di prevenzione, per esempio, rileviamo quotidianamente il progressivo consolidamento dei dati che indicano un aumento delle patologie e della mortalità da inquinamento atmosferico. Come medici di medicina generale constatiamo direttamente negli ambulatori la diffusione sempre maggiore di patologie tumorali e soprattutto l’abbassamento dell’età di incidenza. Come pediatri registriamo l’aggravarsi nei bambini – specie se residenti in zone più inquinate o più trafficate - di patologie come l’asma, il raffreddore primaverile, le bronchiti, le broncopolmoniti e soprattutto i tumori “

Dopo la pubblicazione del rapporto di Legambiente sull’ecosistema urbano 2008, che si riferisce, però, ai dati del 2006 conviene fare un excursus sulla storia del monitoraggio ambientale in Basilicata, una storia tutta da raccontare. C’era una volta una legge, anzi un Decreto Ministeriale, il n. 60 del 2002. Un importante documento adottato per tutelare la salute dei cittadini. Nell’ottica della prevenzione della salute pubblica viene affidato alle Regioni il compito di monitorare i principali inquinanti atmosferici che causano danni alla salute. In Basilicata, l’applicazione di questa normativa è per lo meno anomala. L’anno 2005 inizia il monitoraggio. E’ l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ad effettuarlo. Fin dalla pubblicazione dei primi dati sul sito internet dell’Agenzia è cominciata l’opera di archiviazione dei dati da parte di OLA. Alla fine dell’anno, per quanto concerne il PM10, si sono tirate le somme ed i dati non sono di certo tranquillizzanti per le sole tre città monitorate.


Si riscontra un leggero disallineamento fra i dati catalogati e quelli pubblicati sull’annuario 2006, pubblicato dall’ARPAB, nel quale ci si limita a elencare i dati per centralina. In tutti i casi è ufficializzato che a Lavello per 46 giorni il PM10 è stato superiore al limite consentito. Questi dati non tengono conto di numerosi giorni di mancato monitoraggio (solo a Lavello per 130 giorni non sono stati resi disponibili i dati del monitoraggio). Ebbene in questi giorni, si dà notizia che i tanti superamenti del PM10 a Lavello sono stati causati da tempeste di sabbia provenienti dai deserti africani. L’ARPAB tranquillizza a posteriori i cittadini di Lavello con questa spiegazione. Ma è bene far rilevare che nel 2005 a Lavello in tutti i mesi monitorati ci sono stati giorni con il PM10 oltre i 50 µg/mc (limite massimo consentito dal DM 60/2002). Gli unici mesi che non hanno rilevato superamenti sono stati luglio ed agosto, ma solo perché le centraline non hanno erogato dati. E poi come può risultare credibile che solo su Lavello si è posizionata la nube contenente sabbia dei deserti? Perchè le tre centraline di Potenza non hanno segnalato analogo comportamento? E’ normale che a marzo (11 superamenti) e a ottobre (16 superamenti) solo su Lavello sia arrivata sabbia dal deserto? Sicuramente è stata la stessa nuvola contenente sabbia che negli stessi periodi ha fatto superare il limite di PM10 anche nella vicina Melfi. Così come è un caso che fra Melfi e Lavello si trovi il megainceneritore Fenice. Sempre a proposito di Fenice: perché non viene comunicata la quantità di diossina presente nell’atmosfera nei pressi dell’impianto? E quanta diossina si trova depositata al suolo, nei fertilissimi campi della piana fra Melfi e Lavello?


Per quanto concerne i dati del 2006 si riscontra un miglioramento della qualità dell’aria nel nord della Basilicata dove le centraline di Melfi, S. Nicola di Melfi e Lavello non raggiungono le 35 giornate con il PM10 oltre i 50 µg/mc. Peggiora invece la qualità dell’aria a Potenza. Ecco i dati ricavati dall’annuario ARPAB 2006.


Anche questi dati non tengono conto di numerosi giorni non monitorati (100 solo quelli relativi alla centralina di Viale Firenze a Potenza). Risulta evidente che la situazione così fotografata consegna all’opinione pubblica un quadro di illegalità nella città di Potenza dove i giorni con polveri oltre il consentito, considerando le tre centraline, sono una sessantina. Rimanendo al capoluogo di regione occorre ragionare anche sui dati relativi al monitoraggio eseguito nel 2006 in piazza Vittorio Emanuele i cui dati sono reperibili sempre sul sito dell’ARPAB.

Anche questi dati confermano quelli rilevati dalle centraline i cui dati sono forniti quotidianamente. Fa riflettere il dato percentuale più che gli effettivi giorni con valori superiori ai fatidici 50 µg/mc. La cosa inquietante è che la centralina di Piazza Vittorio Emanuele è stata spostata. Fino a qualche mese fa si trovava su un marciapiede nel quadrivio storico di Potenza. Qualcuno ha ritenuto di spostarlo in un angolo marginale della piazza, mimetizzato dalla folta vegetazione e lontano dalle fonti inquinanti. Anche in questa più tranquilla posizione non è dato conoscere i dati delle rilevazioni effettuate. Ma non è solo il traffico o il riscaldamento a causare l’anomalo aumento del PM110 a Potenza. Due altre fonti di emissioni di polveri nocive si trovano in città. Una grande fonderia, ormai inglobata nel tessuto urbano, ed un inceneritore che brucia i rifiuti solidi urbani. La Sider Potenza è una dei più grandi stabilimenti d’Italia che produce tondini dai rifiuti ferrosi. Da anni i potentini lottano per far delocalizzare questa ingombrante industria. Da anni gli abitanti del circondario e qualche sigla ambientalista cerca di conoscere la composizione dei copiosi fumi che eruttano dalle ciminiere. Paradossalmente la maggior fonte di inquinamento atmosferica in città non viene monitorata. Tutti conosciamo la pericolosità delle particelle di metallo sospese nei fumi ma ai potentini viene negato il diritto di sapere e di tutelarsi. Nessuna notizia nemmeno circa la presenza delle apparecchiature per rilevare eventuale presenza di elementi radioattivi fra i rifiuti che vengono fusi. Nessun dato circa la quantità di diossina, il potentissimo veleno, prodotta dall’inceneritore. Nessun monitoraggio dell’aria e nessun rilievo sulla presenza al suolo del letale elemento.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it