A dimostrazione
che non sono certe associazioni ambientaliste a
procurare allarmismi, viene in soccorso un importante
documento sottoscritto dalla Federazione Nazionale Ordini Medici
Chirurghi e Odontoiatri e Associazione Italiana di Medici per
lAmbiente che in un documento del marzo 2007 affermano:
Noi medici siamo i primi testimoni delle evidenti ricadute
che il danno ambientale provoca sulla salute dei nostri pazienti.
Come operatori delle Aziende Sanitarie dei Dipartimenti di prevenzione,
per esempio, rileviamo quotidianamente il progressivo consolidamento
dei dati che indicano un aumento delle patologie e della mortalità
da inquinamento atmosferico. Come medici di medicina generale
constatiamo direttamente negli ambulatori la diffusione sempre
maggiore di patologie tumorali e soprattutto labbassamento
delletà di incidenza. Come pediatri registriamo
laggravarsi nei bambini specie se residenti in
zone più inquinate o più trafficate - di patologie
come lasma, il raffreddore primaverile, le bronchiti,
le broncopolmoniti e soprattutto i tumori
Dopo la pubblicazione
del rapporto di Legambiente sullecosistema urbano 2008,
che si riferisce, però, ai dati del 2006 conviene fare
un excursus sulla storia del monitoraggio ambientale in Basilicata,
una storia tutta da raccontare. Cera una volta una legge,
anzi un Decreto Ministeriale, il n. 60 del 2002. Un importante
documento adottato per tutelare la salute dei cittadini. Nellottica
della prevenzione della salute pubblica viene affidato alle
Regioni il compito di monitorare i principali inquinanti atmosferici
che causano danni alla salute. In Basilicata, lapplicazione
di questa normativa è per lo meno anomala. Lanno
2005 inizia il monitoraggio. E lAgenzia Regionale
per la Protezione Ambientale ad effettuarlo. Fin dalla pubblicazione
dei primi dati sul sito internet dellAgenzia è
cominciata lopera di archiviazione dei dati da parte di
OLA. Alla fine dellanno, per quanto concerne il PM10,
si sono tirate le somme ed i dati non sono di certo tranquillizzanti
per le sole tre città monitorate.
Si riscontra un
leggero disallineamento fra i dati catalogati e quelli pubblicati
sullannuario 2006, pubblicato dallARPAB, nel quale
ci si limita a elencare i dati per centralina. In tutti i casi
è ufficializzato che a Lavello per 46 giorni il PM10
è stato superiore al limite consentito. Questi dati non
tengono conto di numerosi giorni di mancato monitoraggio (solo
a Lavello per 130 giorni non sono stati resi disponibili i dati
del monitoraggio). Ebbene in questi giorni, si dà notizia
che i tanti superamenti del PM10 a Lavello sono stati causati
da tempeste di sabbia provenienti dai deserti africani. LARPAB
tranquillizza a posteriori i cittadini di Lavello con questa
spiegazione. Ma è bene far rilevare che nel 2005 a Lavello
in tutti i mesi monitorati ci sono stati giorni con il PM10
oltre i 50 µg/mc (limite massimo consentito dal DM 60/2002).
Gli unici mesi che non hanno rilevato superamenti sono stati
luglio ed agosto, ma solo perché le centraline non hanno
erogato dati. E poi come può risultare credibile che
solo su Lavello si è posizionata la nube contenente sabbia
dei deserti? Perchè le tre centraline di Potenza non
hanno segnalato analogo comportamento? E normale che a
marzo (11 superamenti) e a ottobre (16 superamenti) solo su
Lavello sia arrivata sabbia dal deserto? Sicuramente è
stata la stessa nuvola contenente sabbia che negli stessi periodi
ha fatto superare il limite di PM10 anche nella vicina Melfi.
Così come è un caso che fra Melfi e Lavello si
trovi il megainceneritore Fenice. Sempre a proposito di Fenice:
perché non viene comunicata la quantità di diossina
presente nellatmosfera nei pressi dellimpianto?
E quanta diossina si trova depositata al suolo, nei fertilissimi
campi della piana fra Melfi e Lavello?
Per quanto concerne
i dati del 2006 si riscontra un miglioramento della qualità
dellaria nel nord della Basilicata dove le centraline
di Melfi, S. Nicola di Melfi e Lavello non raggiungono le 35
giornate con il PM10 oltre i 50 µg/mc. Peggiora invece
la qualità dellaria a Potenza. Ecco i dati ricavati
dallannuario ARPAB 2006.
Anche questi dati non tengono conto di numerosi giorni non monitorati
(100 solo quelli relativi alla centralina di Viale Firenze a
Potenza). Risulta evidente che la situazione così fotografata
consegna allopinione pubblica un quadro di illegalità
nella città di Potenza dove i giorni con polveri oltre
il consentito, considerando le tre centraline, sono una sessantina.
Rimanendo al capoluogo di regione occorre ragionare anche sui
dati relativi al monitoraggio eseguito nel 2006 in piazza Vittorio
Emanuele i cui dati sono reperibili sempre sul sito dellARPAB.
Anche questi dati
confermano quelli rilevati dalle centraline i cui dati sono
forniti quotidianamente. Fa riflettere il dato percentuale più
che gli effettivi giorni con valori superiori ai fatidici 50
µg/mc. La cosa inquietante è che la centralina
di Piazza Vittorio Emanuele è stata spostata. Fino a
qualche mese fa si trovava su un marciapiede nel quadrivio storico
di Potenza. Qualcuno ha ritenuto di spostarlo in un angolo marginale
della piazza, mimetizzato dalla folta vegetazione e lontano
dalle fonti inquinanti. Anche in questa più tranquilla
posizione non è dato conoscere i dati delle rilevazioni
effettuate. Ma non è solo il traffico o il riscaldamento
a causare lanomalo aumento del PM110 a Potenza. Due altre
fonti di emissioni di polveri nocive si trovano in città.
Una grande fonderia, ormai inglobata nel tessuto urbano, ed
un inceneritore che brucia i rifiuti solidi urbani. La Sider
Potenza è una dei più grandi stabilimenti dItalia
che produce tondini dai rifiuti ferrosi. Da anni i potentini
lottano per far delocalizzare questa ingombrante industria.
Da anni gli abitanti del circondario e qualche sigla ambientalista
cerca di conoscere la composizione dei copiosi fumi che eruttano
dalle ciminiere. Paradossalmente la maggior fonte di inquinamento
atmosferica in città non viene monitorata. Tutti conosciamo
la pericolosità delle particelle di metallo sospese nei
fumi ma ai potentini viene negato il diritto di sapere e di
tutelarsi. Nessuna notizia nemmeno circa la presenza delle apparecchiature
per rilevare eventuale presenza di elementi radioattivi fra
i rifiuti che vengono fusi. Nessun dato circa la quantità
di diossina, il potentissimo veleno, prodotta dallinceneritore.
Nessun monitoraggio dellaria e nessun rilievo sulla presenza
al suolo del letale elemento.