Le recenti
sortite mediatiche poste in atto dal Presidente dellArpab,
Sigillito - e dai suoi strettissimi collaboratori - ci spingono
a delle considerazioni di rito, seppur con estremo ritardo in
una logica del botta e risposta. Sorprendenti sono le prese
di posizione di noti editorialisti regionali che ritraggono
la rete di monitoraggio lucana, addirittura completa e allavanguardia,
con rilevamenti di ogni sorta, anche dove i dati non esistono
(è lesempio delle emissioni di Idrogeno solforato
nei pressi del Centro Oli di Viggiano). Per non parlare poi
del surplus di centraline installate: 11 a fronte di 3 previste
dalla legge.
Questo -
vista la nostra propensione allallarmismo e ad attacchi
poco coscienziosi - potrebbe indurci ad affermare che lAgenzia
Regionale per la Protezione Ambientale agisce fuorilegge. Invece,
preferiamo parlare del fatto che in Basilicata non ci
sono dati preoccupanti. Laria è perfetta, i fattori
sono bel al di sotto dei limiti consentiti alla legge.
Appunto, la legge. Larticolo 23 del Decreto Ministeriale
n. 60 del 2 Aprile 2002 ci dice che Le regioni provvedono
affinché il pubblico e le categorie interessate siano
informati, ai sensi dell'articolo 11 del Decreto Legislativo
n. 351 del 4 Agosto 1999, sui livelli di materiale particolato
nell'aria ambiente e affinché tali informazioni siano
aggiornate con frequenza giornaliera. Come mai sul portale
ufficiale dellArpab i dati vengono pubblicati sistematicamente
in ritardo? Così come in ritardo sono gli interventi
delle Autorità individuate dalla Regione, anzi inesistenti.
Anche qui si apre unenorme falla, forse di dimensioni
pari a quella apertasi nei rapporti tra Arpab ed Enti preposti
ad adottare misure di tutela della popolazione in caso di superamento
dei limiti di Polveri Sottili. Infatti, i Comuni non hanno mai
intrapreso misure cautelative. E vero che lArpab
non si occupa di salute, ma qui due sono le cose: o i dati non
vengono trasmessi ai Comuni o se trasmessi i Comuni continuano
a rispondere picche. Cè da dire, però, che
la logica dei Ponzio Pilato, in seno ad un tema importante come
quello dellinformazione e della tutela della salute dei
cittadini, dovrebbe essere messa da parte. Se poi, il diritto
dei cittadini di sapere deve continuare ad essere soddisfatto
con articoli costruiti ad arte sugli organi dinformazione
regionale, anche i buoni presupposti collaborativi accennati
dal dottor Sigillito vengono meno e le nostre interpretazioni
a ruota libera continueranno sui livelli finora proposti, ossia
per mezzo di un semplice commento mensile dei dati raccolti,
senza la pretesa di sostituirci alle analisi scientifiche studiate
dallArpab.
Lenorme
sforzo fatto dai nostri amministratori, al fine di realizzare
una rete di monitoraggio completa ed efficiente, in un numero
maggiorato di centraline fa riferimento ad una norma palesemente
sbagliata perché non si può monitorare laria
di Potenza ed assicurare che quella di Matera è buona.
Anche le altre Arpa regionali conducono il monitoraggio con
più centraline di quante ne prevede la legge. E
una questione di buon senso. Il melius abundare
non è, nel nostro caso, garanzia di ottimo e costante
monitoraggio, anzi sembra un esercizio da latinisti contornato
di giustificazioni. Da quanto pubblicato e sottoscritto a mo
di contratto con gli italiani sul Quotidiano della
Basilicata non cè traccia dei tanti giorni in cui
questa estate lozono, in alcune centraline ha superato
la prima soglia di attenzione, in misure, comunque, non particolarmente
gravi. Rispetto, poi, allo scorso anno sono stati molti di più
i giorni in cui lozono si à mantenuto su valori
elevati. Per ragioni di sentesi non riportiamo tutti i resoconti
del monitoraggio relativo agli anni 2005, 2006, 2007 e agli
effetti delle polveri del deserto, rispetto alle quali è
bene ricordare che la legge non fa alcun tipo di distinzione.
In conclusione,
la OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento
apartitico territoriale di Associazioni, Movimenti, Comitati
e Cittadini chiede alla Regione Basilicata, anche alla
luce degli ultimi sconvolgenti fatti di Taranto, di attivarsi
al fine di avviare un sistema permanente di monitoraggio cautelativo
della diossina su tutto il territorio regionale, nonostante
il Decreto Ministeriale n. 60 del 2 Aprile 2002 non lo preveda
esplicitamente.