L’assessore Mancusi autorizza il pozzo di Calvello, ma ignora l’inquinamento
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) é costretta ad intervenire nuovamente sulla grave situazione dell’inquinamento provocato dai pozzi petroliferi nel territorio comunale di Calvello, nonostante le richieste di chiarimenti fatte in tal senso dai cittadini, dai partiti politici e dalle associazioni e dai movimenti, al fine di conoscere gli esiti delle analisi effettuate e l’origine dell’inquinamento provocato da macchie oleose e liquidi rossastri rivenuti nel terreno e lungo i corsi d’acqua nel territorio di Calvello, in provincia di Potenza. La OLA ricorda, infatti, come nei giorni compresi tra il 2 e 5 agosto scorso, su provvedimento dell’Autorità giudiziaria di Potenza del 26 Luglio 2010, il Corpo Forestale dello Stato ha posto i sigilli in due località denominate rispettivamente Bosco Autiero, lungo la strada provinciale per Calvello, e Acqua dell’Abete, località quest’ultima già oggetto di sequestro nel 2008 e dalla quale continuano a riemergere dal terreno le stesse sostanze segnalate. Nonostante ciò, l’assessore all’Ambiente, Agatino Mancusi, incurante delle sollecitazioni e richieste di chiarimenti da più parti sollecitate circa la natura e l’origine dell’inquinamento, ha proposto e fatto approvare il giorno 8 ottobre 2010 una deliberazione della Giunta Regionale della Basilicata (la n. 1644) pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n. 44 del 28 Ottobre 2010.
La deliberazione si inquadra nella concessione di coltivazione di idrocarburi “Val d’Agri” ed è stata rilasciata nell’ambito dell’ Intesa ai sensi dell’art. 5, comma 3 ed art. 6, comma 1 dell’Accordo Stato–Regioni del 24.04.2001. Essa prevede la messa in produzione del pozzo petrolifero Cerro Falcone 1 dir B situato nel comune di Calvello. Si tratta proprio del pozzo che sovrasta l’area sequestrata dal CFS di bosco Autiero. Vogliamo credere, che l’assessore Mancusi ignori le problematiche relative ai sequestri giudiziari e le questioni sollevate dalla nostra Organizzazione che stanno procurando danni all’ambiente in aree che insistono nel parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. E’ fin troppo evidente che il silenzio sulla gravissima questione é dettato dai grossi interessi economici che inducono erroneamente a ritetenere assente qualsiasi forma di inquinamento petrolifero nell’area.










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