Home » Approfondimenti & Dossier - 24 settembre 2010

Nomina nuovo direttore Arpab: scegliete la Basilicata, terra accogliente

E’ un’offerta di lavoro non un invito a passare un week-end in Basilicata sul Pollino o tra i Sassi di Matera o al mare. Con decreto del Presidente del Consiglio della Regione Basilicata  c’è un elenco di nomine e designazioni che il Consiglio , con iter procedurali diversi, deve fare, alla buon ora! Non è  detto che per un anno, al momento  delle decisioni di assumere,  non manchi il numero legale. Le nomine sono per tutte le tasche e per tutte le funzioni da quelle definibili vitali a quelle chiaramente inutili. La candidatura può essere avanzata in tanti modi  e c’è anche l’auto-candidatura che deve prevenire inesorabilmente entro il giorno 7 Ottobre 2010.

Tra queste c’è quella relativa alla nomina del direttore generale dell’Arpab: l’agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. E’ la struttura tecnica regionale alla quale è demandato il compito di sopraintendere alla qualità ambientale. Non è un compito semplice in Basilicata anche se la Regione e piccola ed il numero di abitanti è scarso. Per una volta, nello scenario nazionale, la Basilicata non può essere considerata sede da tre  “P”: Prima nomina, Promozione o Pensionamento. L’ambiente in Basilicata  non è roba  di seconda  o addirittura terza linea, la cosiddetta Basilicata terra felice e del tutto ” appostiamo” istituzionale è solo ipocrisia di una classe politica  al servizio di quelle forze economiche che trattano la regione come terra di colonia. Estrarre petrolio nel deserto causa problemi ambientali molto diversi e di sicuro meno impattanti del pozzo petrolifero posto davanti il portone di casa , come si verifica in Basilicata. Le trivelle dei pozzi posti nel deserto difficilmente   possono perforare le falde acquifere e rischiare di inquinare  quell’acqua che  arriva  sulle tavole dei consumatori, in Basilicata può succedere. Già per quanto descritto,  essere direttore della predetta Agenzia,  significa ricoprire un  ruolo che richiede conoscenze professionali e manageriali  non di poco conto. Assolvere bene le proprie funzioni in un contesto importante e difficile   significa accrescimento di valore professionale  e migliori quotazioni che  possono essere  spese sul mercato, nazionale ed internazionale, in un momento successivo. Il quadro  appena descritto che è già di per se gravoso ma  va  integrato con quello che dovrebbe essere il   monitoraggio dell’attività dell’Itrec  di Rotondella ed, infatti, all’Arpab- attualmente- è consentito fare le analisi solo sui campioni che la società stessa  fornisce. Riuscire a stabilire dei rapporti di corretta trasparenza e fare dei monitoraggi attendibili sull’attività dell’Itrec già da solo varrebbe la pena di cimentarsi. Anche in questo caso l’azione è resa più complessa perché la Regione Basilicata ha uno scarso speso.

C’è poi, a S. Nicola di Melfi, l’inceneritore Fenice di proprietà  della multinazionale francese EDF  che  gestisce alcune centrali nucleari e che  brucia quello che vuole ed i monitoraggi li fa in autocontrollo  senza che nessuno possa  mettere il naso e quando nella falda acquifera il mercurio ed altre sostanze inquinanti  superano la soglia prevista , per il mercurio di ben 140 volte il limite, passano almeno 14 mesi prima che la direzione dell’inceneritore denunzi l’accaduto mentre la legge prevede che la stessa vada fatta entro 24 ore. L’autonomia del Direttore generale dell’Arpab deve garantire il rispetto della legge e non può nascondersi dietro al dito. L’Arpab deve essere accanto al cittadino  deve tutelare la sua salute, deve essere un punto di riferimento oltre che sulla trasparenza anche con elevate referenze  professionali che possano dare tranquillità  ai cittadini. Per la passata gestione, il Direttore Generale era uso  agevolare qualsiasi desiderio del potere sia economico che politico e   questa che andiamo a descrivere ne è un esempio ma non l’unico,egli fece passare i famosi 14 mesi per sostituirsi all’EDF  ed ancora oggi tutto è avvolto in una spessa nube che impedisce di fare chiarezza sia sul passato che sulla situazione attuale dell’attività dell’inceneritore e dei livelli di inquinamento che lo stesso produce. Facendola in barba a convenzioni internazionali ed a norme di semplice buon senso. Sicuramente,  dalla disamina, non avrò incluso qualcosa di veramente importante quale per es. il monitoraggio dell’acqua dei nostri poveri fiumi stressati dai depuratori  che risultano essere o mal funzionati  o inesistenti o semplicemente abbandonati oppure di quanto accade nei siti da bonificare di Tito Scalo e della Val Basento e che emettono veleni nell’ambiente come accade ad   una spugna intrisa d’acqua quando viene stretta.
Bene! Da tutto quanto detto appare evidente che la sfida è davvero importante, perciò: venite in Basilicata a cimentarvi. [di Pio Abiusi]

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