Home » Comunicati Stampa 2010, Rifiuti Connection - 25 marzo 2010

Bonifica Daramic di Tito, sono state prese tutte le precauzioni a salvaguardia della salute?

La Giunta Regionale della Basilicata con Delibera n.358 del 2 marzo 2010, pubblicata sul BUR Basilicata n.15 del 16/03/2010, ha espresso giudizio favorevole di Compatibilità ambientale e concesso tutte le autorizzazioni necessarie per le emissioni in atmosfera previste dal “progetto per il trattamento delle acque di falda emunte dal sito inquinato dello stabilimento Daramic ubicato nella zona industriale di Tito scalo [...]”, ai sensi dell’articolo 6 della Legge regionale n.47/1998 ed ai sensi dell’ex articolo 269 comma 2 del Decreto Legislativo n.152/2006.

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) rileva come l’autorizzazione concessa al progetto della Daramic S.r.l. – dal quale si evince chiaramente che l’adeguamento effettuato per il trattamento delle acque emunte con emissioni in atmosfera sia avvenuto su un impianto non idoneo dal punto di vista strutturale, in fase di dismissione e fruibile solo per processi produttivi – rappresenti l’ennesima violazione delle tutela della salute dei cittadini.

La nostra Organizzazione – consapevole dei rischi che una simile modifica dell’impianto può causare per l’ambiente – è fortemente preoccupata per gli impatti ambientali delle future emissioni sulle acque (fiume Tora), sull’aria e sul suolo, ragion per cui chiede al Comune di Tito ed alla Provincia di Potenza come mai non abbiano presentato osservazioni al progetto depositato presso il loro Ente, rispettivamente, in data 15 e 16 novembre 2006, anche alla luce di valutare tutte le implicazioni sull’ipotesi di smaltimenti del tricloroetilene in atmosfera oppure limitandosi, così come ha fatto il Comune di Tito, a dare il proprio assenso nel corso della Conferenza dei Servizi convocata nel mese di settembre 2009, solo per l’emissione in atmosfera del tricloroetilene.

La OLA chiede, inoltre, alla Regione Basilicata ed all’Ufficio Compatibilità Ambientale Dipartimento Ambiente e Territorio, Politiche della Sostenibilità di attivare tutte le procedure di controllo e trasparenza necessarie per la pubblicazione sul sito Arpab dei dati rilevati quotidianamente in uscita dal “camino C” che per le emissioni di “tricloroetilene” non devono superare, in base alle normative vigenti, le concentrazioni di 16 ng/Nmc.

Il progetto presentato dalla Daramic S.r.l. – azienda del gruppo statunitense Polypore, specializzata nella produzione di separatori per batterie a ciclo continuo in polietilene per usi industriali – prevede infatti l’estrazione ed il trattamento delle acque emunte per mezzo di un impianto di “strippaggio” utilizzato per la separazione del tricloroetilene dall’acqua emunta dalla falda, mediante l’uso di fini bolle di aria. Successivamente la risultante della miscelazione tra aria e tricloroetilene viene inviata ad un impianto di filtrazione a carboni attivi – in cui vengono convogliati anche i vapori di tricloroetilene provenienti dall’impianto di estrazione dell’acqua. L’impianto a carboni attivi è infine collegato ad un camino per l’emissione in atmosfera. La pericolosità che tale operazione comporta è data non solo dal riutilizzo di un sistema già in uso, ma anche dall’alta concentrazione di questa sostanza altamente cancerogena presente nelle falde, ove si pensi che in soli 10 mesi di emungimento dell’acqua dai pozzi realizzati intorno allo stabilimento, sono stati estratti circa 1400 Kg di tricloroetilene.

Questa sostanza deprime il sistema nervoso centrale e produce sintomi simili a quelli dell’ubriacatura da alcol: mal di testa, confusione, difficoltà nella coordinazione motoria. Una esposizione prolungata può portare all’incoscienza e alla morte. Particolare attenzione va posta nei luoghi dove è possibile avere alte concentrazioni di suoi vapori; il tricloroetilene de-sensibilizza rapidamente il naso e diviene impercepibile all’olfatto, aumentando il rischio di inalarne dosi elevate. L’esposizione ai suoi vapori può provocare un prolungato bruciore agli occhi. È stato dimostrato, inoltre, che il tricloroetilene – classificato in classe 2A della classificazione IARC per cancerogenicità, può incidere su fegato e vie biliari, procurando sospetta relazione con l’insorgenza di linfomi non-Hodgkin.

La modifica dell’impianto della Daramic S.r.l. – che è bene ricordarlo ricade in un’area fortemente inquinata, ma densamente abitata, nella quale sono stati riscontrati gravi superamenti del valore limite di solventi clorurati (tricloroetilene) nelle acque sotterranee – “risulta sostanziale, in quanto comporta la variazione delle condizioni di convogliabilità degli effluenti gassosi e la modifica della portata del condotto di emissione, giacchè l’impianto di filtrazione a carboni attivi, inizialmente progettato per essere integrato nel processo produttivo, ora risulta essere esclusivamente a servizio delle operazioni di bonifica ed opera in modo autonomo, senza il supporto degli impianti di processo”. Motivo questo che richiederebbe controlli severi ed un monitoraggio quotidiano accessibile dal pubblico attraverso la pubblicazione su siti web istituzionali, al fine di evitare il rischio di possibili superamenti delle soglie di concentrazione di tricloroetilene reimmesse in atmosfera, rilevate attraverso un misuratore in continuo delle concentrazioni nel camino C.

La OLA rileva, inoltre, come l’autorizzazione regionale presenti altre gravi incongruenze allorquando, da un lato stabilisce la validità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per tre anni e dall’altro procrastina inspiegabilmente l’autorizzazione all’emissione in atmosfera alla Società Daramic per altri 15 anni, nonostante il parere espresso dal Comitato Tecnico Scientifico Regionale circa il contesto ambientale di riferimento, connotato da segni antropici preesistenti e della complessità degli interventi previsti in progetto che richiedono l’acquisizione di numerose autorizzazioni.

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