Home » Energia, Osservatorio Ambiente - 9 gennaio 2011

Green economy e business energetico in Basilicata

Dopo la Puglia del governatore rosso Vendola, anche in Basilicata, la prossima settimana ci sarà un arrembaggio dei cosiddetti produttori eolici e fotovoltaici presso gli uffici della Regione Basilicata che per l’occasione hanno deciso di prolungare gli orari degli uffici per dare modo di accogliere in ordine di ricezione le domande energetiche. Con il nuovo PIEAR ci sono infatti in palio in Basilicata 981 MW per l’eolico, 359 MW per fotovoltaico, 50 MW per la biomassa e 40 MW per l’idroelettrico. Il termine per la presentazione delle domande scade infatti sabato prossimo.

Sull’ultimo Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata sono state approvate le linee guida energetiche definite eufemisticamente disciplinare tecnico, nelle cui maglie cercheranno di infilarsi tutti: le società, in gran parte  società a responsabilità limitata, che presenteranno le domande per la prima volta e quelle  che, intascato un primo diniego regionale o la non accoglibilità della domanda, avendo ricorso successivamente al TAR o al Consiglio di Stato, ripresenteranno nuovamente la domanda ed otterranno quasi certamente l’autorizzazione regionale. In luoghi come i Calanchi potremmo effettivamente vedere distese di torri eoliche e impianti solari, se é vero come é vero che il Presidente della Regione De Filippo proprio ieri a Ferrandina in un convegno organizzato dal PD ha detto di pensare alla Basilicata come ad una ”green energetic valley”. Non sembra interessare a nessuno in Basilicata, salvo a qualche ”ambientalista nostalgico”, la conservazione dei paesaggi integri. Per aggiustare l’estetica dei luoghi, tanto ci penserà qualche fotografo della carta patinata esperto in maquillage computerizzato o qualche sceneggiatore esperto. Il giorno 7 gennaio scorso ad Irsina (MT) l’intero consiglio comunale, in maniera bipartizan, ha votato contro il vincolo paesaggistico che il Ministero per i Beni Ambientali e Culturali aveva proposto per quel bellissimo territorio agricolo.

Lo hanno fatto pensando proprio alla “green economy” come possibile eldorado di compensazioni? Insomma considerato il fallimento dello sviliuppo con le royalties del petrolio, tra l’altro in calo nei prossimi anni, molti amministratori locali si rivolgono al business word della green economy valley. Non importa se poi gli impianti energetici stravolgeranno i connotati originari del territorio. Per qualche posto di “netturbino” energetico, si fa questo ed altro, costi quel che costi, anche se le “compensazioni” poi si tradurranno in qualche centinaio di migliaia di euro utili per tappare qualche buco sulle strade lucane.

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One Comment »

  • anna maria dubla said:

    Non so chi ha scritto questo articolo . Vorrei avvisare , però , l’ articolista ed i lettori, che ad anticiparlo , è stato Vincenzo Santochirico !

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