Centrale a biomassa anche a Stigliano
Autore: Antonio Bavusi

Mentre la Giunta Regionale approva il DDL sulla Società Energetica Lucana, si apprende che un nuovo impianto a Biomasse per la produzione di energia elettrica potrebbe presto aggiungersi a quello realizzato nella Valle del Mercure, oggi fermato dalla magistratura calabrese a causa di presunti illeciti sulle autorizzazioni e per i veleni che vi si troverebbero seppelliti. La centrale a biomasse di Stigliano, come quella del Mercure, ha una potenza nominale di oltre 35 MW. Dovrebbe sorgere nel territorio di Stigliano, nell’area PIP (C.da Aciniello) a 4 Km circa dal centro abitato della collina materna che si appresta a far parte dell’istituendo Parco Regionale dei Calanchi. In materia energetica la Basilicata si appresterebbe inoltre a diventare, secondo le previsioni, un polo energetico di tutto rilievo del sud Italia, se si considerano gli oltre 3.500 MW di potenza complessiva che si intendeno realizzare con centrali di vario tipo sul territorio regionale e se si considerano le ingenti quantità di gas disponibili dai giacimenti della Val d’Agri e Val Camastra che “fanno gola” alle società private di produzione energetica. Questa “disponibilità energetica” cozza però con due fattori che sembrano essere stati dimenticati nella programmazione regionale rappresentati, da un lato, da limitati consumi e limitato fabbisogno energetico stimato dal P.E.R. (Piano Energetico Regionale) in 300 MW e dall’altro dagli impatti diretti ed indotti che potrebbero provocare gravissimi problemi di natura ambientale e sulla salute dei residenti.

Ritornando alla centrale a biomasse di Stigliano, dopo le contestazioni della popolazione dei centri della collina materana del 2004, la Carlo Gavazzi Green Power è riuscita a spuntarla davanti al TAR della Basilicata contro la Regione Basilicata che aveva rilasciato Giudizio di Compatibilità Ambientale ai sensi della L.R. 47/98 e nulla osta paesaggistico in base al D.lvo 490/99 ad un impianto di potenza più ridotta (13 MW a fronte degli originari 35 MW), funzionante con solo cippato di legno vergine e con forniture reperite nel raggio territoriale di 34,3 Km (forse disboscando il parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane?) con altre prescrizioni limitative relative all’area impegnata. Con Ordinanza n.805 del 2004 il TAR Basilicata, accogliendo la richiesta della società milanese annullava la deliberazione regionale n. 1412 del 28.7.2003 e gli atti ad essa connessi. A fronte di questa sentenza, nel mese di febbraio 2006, la Gavazzi Green Power, per far valere le proprie ragioni accolte dall’ordinanza dal TAR, ha nuovamente prodotto al Tribunale Amministrativo una istanza di esecuzione della sentenza TAR 805/2004. In parole povere la società milanese non intende rinunciare alla centrale a biomasse della potenza di 35 MW e forza ora i tempi chiedendo alla Regione di autorizzare l’impianto. Dopo il Mercure la storia si ripete. Non si tengono conto delle vocazioni agricole e zootecniche dell’area, si promettono posti di lavoro in periodo elettorale (tra indotto,reperimento e trasporto cippato stimata il 50 unità) ed alla luce dell'enorme quantità di “cippato” necessario alla centrale se ne prevede l’importazione dall'Albania e dall’ex Jugoslavia.

Ma c’è di più. Quello che maggiormente preoccupa è che la centrale potrebbe funzionare, in base alle normative nazionali, utilizzando il CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) usufruendo tra l’altro delle agevolazioni previste in base al decreto legislativo n.387/2003 e dei certificati verdi. Con la recente Deliberazione n. 2208 del 4.11.2005, la Regione ha inoltre proposto la modifica del Piano Energetico Regionale considerando – è scritto nella delibera – “che la mancata utilizzazione dei rifiuti solidi urbani o del CDR, come biomassa negli impianti di produzione di energia elettrica prevista dal P.E.R. è in contrapposizione con il Piano Regionale di smaltimento dei rifiuti, con le leggi nazionali e comunitarie, nonché con le politiche di incentivazione dell’uso di tali fonti di energia di cui al D.lgs. 37/2003”. Insomma, con un colpo di spugna, la Regione asseconda il mercato privato dell’energia, cancella i divieti all’utilizzo del CDR previsti dal P.E.R., prevedendo così che in impianti di produzione elettrica da “biomassa” possano essere smaltiti Rifiuti urbani e C.D.R. Ci si dimentica così che bruciare rifiuti, oltre ad incoraggiare la loro produzione, è indice di spreco di materia ed energia se confrontato con il recupero mediante riciclaggio e compostaggio, i cui risultati sono fino a 5 volte più vantaggiosi della combustione, senza considerare i rilevanti pericoli per la salute dei cittadini. Con buona pace per la raccolta differenziata dei rifiuti in Basilicata che va così a “farsi benedire”. Per “quadrare il cerchio” il governo (e le Regioni) in base alla legge delega contemplano di realizzare in ogni ATO (Autorità Territoriale Ottimale) un impianto di incenerimento camuffato da termovalorizzatore o impianti per la produzione elettrica da fonti rinnovabili.

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