Centrale del Mercure: Italia Nostra replica ad Enel
Autore: Italia Nostra, Gruppo interregionale del Pollino

Sorprende non poco come ENEL veda gli studi, in vero piuttosto scomodi, condotti dagli esperti Rabitti e Casson nel 2005 per conto di autorevoli enti in rappresentanza dei territori direttamente interessati dalla MEGA centrale del Mercure, quali amministrazioni comunali e persino l’Ente Parco Nazionale del Pollino, come dei dati privi di fondamento e persino non scientifici. A quanto sembrerebbe dovremmo credere alle “carte a posto” di ENEL piuttosto che a queste altre ottenute nell’interesse delle popolazioni residenti e dell’ambiente.

Come sicuramente ENEL sa, in condizioni di emergenza rifiuti, come quella che sta per esplodere nella provincia di Cosenza a cui appartiene il territorio della Centrale ENEL del Mercure, molti provvedimenti possono essere presi anche in deroga a precedenti disposizioni ed è questo che nel Mercure razionalmente si teme: già la Campania bussa alle porte, invia tonnellate di rifiuti in Calabria, come intende farlo a Caggiano, praticamente quasi in provincia di Potenza; per cui tutti sanno che anche se le biomasse sono gli unici combustibili previsti nell’impianto del Mercure, dati i dubbi di reperibilità in loco delle biomasse e soprattutto il periodo critico per la minaccia immondizia, nessuno può dire cosa accadrebbe al Mercure una volta scatenata l’emergenza rifiuti cosentina. Non è accettabile una valvola di sfogo nel cuore di un Parco, a monte di un fiume, il Mercure-Lao, sotto il naso dei lucani del Mercure non coinvolti in questa scelta energetica quantomeno sospetta.

Ci auguriamo che ENEL, oltre a ripetere frasi già dette ed ampiamente messe in discussione tre anni fa, risponda anche agli altri punti che ad esempio ItaliaNostra Gruppo Pollino ha sollevato a riguardo della conservazione degli habitat e quindi della salute umana. Non sono le carte a posto, ripetiamo, che tranquillizzano la gente, al contrario i rinvenimenti di materiali tossici e amianto nell’area della Centrale del Mercure e di materiali sotterrati a poca distanza dal fiume non hanno fatto altro che portare l’attenzione sul problema della salute umana e dell’ambiente nel Mercure. Non bisogna creare mai allarmismo nella gente, è ovvio, ma è doveroso porre in evidenza alcune criticità che possono compromettere lo stato naturale attuale dei luoghi e quindi la salute pubblica che ad esso è strettamente connessa. La gente va coinvolta ed informata, non messa davanti al fatto compiuto con la promessa o ricatto di un posto di lavoro (assurdamente non legato al turismo già presente nel Parco del Pollino) in cambio di chi lo sa quante tonnellate di boschi o cosa di altro da bruciare nel cuore del Pollino per il fabbisogno della centrale del Mercure. Eppure dovrebbero far riflettere i ripetuti sforzi di privati ed enti, come l’Ente Parco alla BIT di Milano, volti allo sviluppo turistico del territorio sull’onda della crescente consapevolezza della ricchezza di biodiversità del Pollino.

Pertanto chiediamo ancora una volta ad ENEL: perché fare energia proprio dalle biomasse di un parco naturale, il Pollino, già devastato dagli incendi del 2007, dove anche la più piccola spina o ramo secco rimasto può costituire la casa di una specie rara (animale o vegetale) protetta? Risponderete stavolta?

Pubblicato il: 01 Marzo 2008 - Ore 11:59