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Fuori
luogo la rabbia dell'Enel e le accuse di allarmismo
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Autore:
OLA|Organizzazione Lucana Ambientalista
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L'ENEL nel "lungo e rabbioso" comunicato di risposta alla OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico territoriale di associazioni, comitati, movimenti e cittadini - ha perso le staffe, oltre che l'ennesima occasione di spiegare - alle comunità locali ed ai cittadini del Pollino - le proprie ragioni, manifestando così la volontà di voler perseguire ad ogni costo un progetto che, non solo la OLA, ma anche i cittadini, gli Enti locali del Pollino ed esperti di rilievo quali il Magistrato Dott. Felice Casson e il Prof. Ing. Paolo Rabitti giudicano "insostenibile e sovradimensionato". Gli esperti citati, che non hanno certo bisogno della nostra presentazione, in una relazione commissionata dai Comuni del Mercure, analizzano gli aspetti tecnico-giuridici legati al "progetto di riconversione a biomassa della Centrale elettrica del Mercure, Mantova 18 gennaio 2006", evidenziando numerose lacune procedurali e tecniche alle quali l'ENEL continua a non fornire risposte, preferendo alzare le barricate ed accusare i "volontari" della OLA di "fomentare allarmismi senza alcuna base scientifica". All'ENEL non deve essere piaciuto che La OLA abbia chiesto alla Giunta Regionale della Basilicata ed all'Assessore del Dipartimento Attività Produttive e Politiche d'Impresa, Vincenzo Folino, di far precedere i pareri - pure centrali ed importanti - di compatibilità ambientali di Valutazione di Incidenza del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata da una dettagliata disamina dei costi-benefici anche nell'ambito del nuovo PIEAR (Piano di Indirizzo Energetico Ambientale) che è in fase di predisposizione da parte della società GSE (Gestore Servizi Elettrici). Società questa, che rilascia i cosiddetti certificati verdi che dovrebbero riguardare anche alla centrale ENEL del Mercure. Infine, sugli impianti a biomassa, compresi gli altri due che dovrebbero essere attivati in Basilicata, la OLA risponde con piacere alla domanda interessata rivoltale dall'ENEL, ribadendo come oltre alla sostenibilità ambientale le centrali a biomassa debbano soddisfare il requisito della sostenibilità territoriale, ovvero rispetto al proprio bacino relativo locale di reperimento della biomassa (legno cippato, scarti di lavorazione) escludendo il ricorso al CDR (Combustibili Derivato da Rifiuti). Centrali di potenza simile a quella del Mercure (potenza lorda dichiarata di 41 MW, quella netta di 35 MW corrispondente ad una potenza termica di 157 MW) si sono già rilevate insostenibili, soprattutto se l'energia prodotta non dovesse essere più incentivata dallo Stato attraverso i cosiddetti certificati verdi. Sarebbe quindi meglio incentivare impianti a biomassa di piccola taglia che da questo punto di vista offrono garanzie circa il reperimento della biomassa ed in particolare del cosiddetto "legno cippato vergine" ricavabile dal taglio dei boschi di cui parla l'ENEL, che omette però di citarne nella sua risposta il quantitativo necessario per il funzionamento della Centrale del Mercure, pari a ben 272.000 tonnellate all'anno con un fabbisogno complessivo di biomassa (più segatura e sansa esausta) pari a 320.000 tonnellate all'anno. |
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Pubblicato
il: 01 Giugno 2008 - Ore 12:06
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