Tutelare il territorio con scelte rispettose dell'ambiente
Autore: Movimento NoScorie Trisaia

A breve, a causa della mancanza di pioggia, entreremo in una profonda crisi idrica. Da nostre valutazioni, dopo il mese di giugno, non sarà possibile assicurare l'acqua a gran parte degli agricoltori lucani. Se non piove, inoltre, l'acqua potabile - in piena estate - non sarà sufficiente. In un contesto simile nemmeno Acqua Spa potrà sostenersi. I danni causati dalla siccità potranno essere enormi e a rischio, questa volta, sono le economie agricole e di conseguenza quelle turistiche del Metapontino.

L'acqua può essere gestita meglio. Non parliamo di carrozzoni strutturali su cui ogni partito politico si adagia secondo le opportunità, ma di interventi di tutela del territorio che chi si occupa di ambiente e di sviluppo economico sembra aver dimenticato. I boschi della Basilicata non vanno tagliati per l’industria boschiva o per essere bruciati nelle centrali a biomassa come quella del Mercure, nel Parco Nazionale del Pollino. La desertificazione del territorio va combattuta con nuovi piani di forestazione. I corsi d'acqua vanno tutelati e non inquinati come fanno le attività petrolifere ed i centri oli che inquinano i fiumi che sfociano nello Jonio. L'erosione delle coste e la cementificazione massiccia fanno aumentare la salinità dei terreni che trovandosi vicino ai litorali li rendono sterili. Si sta discutendo animatamente della centrale a biomassa del Mercure in pieno Parco del Pollino, la cui potenza spropositata (circa 40 MW) non può essere alimentata con la biomassa locale. Trasportandola da lontano e oltre i 50 Km la biomassa, tecnicamente, non è più redditiva, oltre che per i costi di gestione, anche per l’emissione di C02 necessaria per il trasporto. Non è possibile elogiare la biomassa per combattere le emissioni di anidride carbonica, quando con una centrale di elevata potenza se ne producono a livello esponenziale per fornire di materia prima la centrale stessa. La biomassa in Basilicata può alimentare le stufe di municipi e scuole con potenze di max 1-2 MW e non di più.

L'impianto del Mercure con una simile potenza di decine di MW non può essere autorizzato giustificando l'energia che non inquina e nessuno può autorizzare il taglio dei boschi, utili all'ecosistema per la loro funzione vitale. Auspichiamo che la Regione Basilicata non conceda alcuna autorizzazione per il progetto del Mercure, per non danneggiare irreparabilmente il suo territorio e le economie collegate, quali il turismo e l'agricoltura. La centrale del Mercure è stata concepita strutturalmente male, sia come locazione sia dal punto di vista del suo dimensionamento. Le politiche dell'energia pulita in Basilicata dovrebbero, invece, puntare sul solare termico e fotovoltaico, sul mini-eolico, sul risparmio energetico e sull'idrogeno (vera sfida del nuovo millennio).

Pubblicato il: 04 Giugno 2008 - Ore 12:09