L’ex senatore Coviello, il petrolio e “l’osso” del parco della Val d’Agri
Riportiamo, di seguito, l’intervista all’ex senatore Romualdo Coviello di Salvatore Lucente apparsa sul periodico il Lucano Magazine di dicembre 2010. Una intervista che suscita inquietanti riflessioni, evidenziate nelle risposte “contraddittorie”, così come “contraddittorio” é il personaggio Coviello, da sempre sostenitore di una coabitazione impossibile tra parco e petrolio in Val d’Agri. Una visione questa che riteniamo in bilico tra realtà e fantasia, tra sfruttamento ed inquinamento del territorio e delle preziose falde idriche del parco della Val d’Agri in coabitazione impossibile con il petrolio. Non basta riconoscere – come fa Coviello – il futuro incerto di un parco nazionale, incapace, questo sì, di controllare l’invasività del petrolio. Non basta affermare che milioni di euro finanziano l’Università della Basilicata, altrimenti costretta a chiudere per giustificare il mancato sviluppo dell’area del petrolio e la persistente emigrazione dei giovani lucani che continua ad aumentare spopolando i piccoli centri predati del loro futuro. Mentre i monitoraggi nell’area del petrolio si sono volutamente incagliati nella politica “bifronte” che sogna grandi progetti mentre non vede i disastri ambientali e sociali e mentre c’è in atto il tentativo di rappresentare la favola del petrolio-eldorado che, “se saputo trattare bene”, può attivare i “giovani-miccia” che faranno scoppiare -come riferisce l’ex senatore Coviello – lo sviluppo per i prossimi 30 anni. Trent’anni nei quali c’è il rischio che nulla venga fatto per tutelare l’acqua in Val d’Agri, risorsa strategica riproducibile, rara e vulnerabile, che continua ad essere contaminata dall’esauribile ed inquinante petrolio che spolpa le risorse naturali e umane del parco nazionale che diventa “osso”.
Il Professore Romualdo Coviello si racconta in quest’intervista, parla da consigliere comunale del comune di Viggiano, non più da Senatore, e riprende le strade del ricordo e le sfide da lui intraprese nell’Intento di spiegare la sua idea di sviluppo sostenibile e la compatibilità tra parco dell’Appennino Lucano, ed estrazione petrolifera in Val d’Agri.
Lei che è stato uno dei promotori del Parco Nazionale dell’Appenino Lucano Val D’Agri e Lagonegrese, come concilia il modello di sviluppo ambientale con quello diverso rappresentato dal petrolio.
Da Senatore, sono stato il proponente del Parco, nel 1989, e in Commissione Ambiente del senato trattando della legge quadro per l’istituzione del parchi nazionali, ho proposto e fatto accettare il mio emendamento sul parco Lucano. In seguito si sono creati contrasti e furbizie per ritardarne l’applicazione, e dopo un lungo travaglio dal 91 si è arrivati al 2007 per avviare concretamente il Parco. Dall’epoca dell’istituzione del parco furono messe a disposizione 40 milioni di euro che sono andati persi. Quindi, al tempo dell’approvazione della legge, era possibile un condizionamento dei successivi programmi di estrazione petrolifera e, certamente, per i poteri del Parco, si sarebbero attivate tutte le azioni per rendere compatibili le estrazioni petrolifere. II Parco sarebbe stato innanzitutto lo strumento per controllare la qualità dell’ambiente e, quindi, anche gli effetti distorsivi dell’estrazione petrolifera.
Effetti distorsivi che oggi danno i loro amari frutti?
No, non del tutto, anche a causa del fatto che il Parco non è entrato in piena attività e non ha completato la organizzazione delle istituzioni, nè ha ancora gli strumenti per entrare nella dialettica sul problema con l’indotto petrolifero: inquinamento atmosferico, dell’acqua che possono essere procurati anche dall’estrazione petrolifera
II fatto giuridico è che il Parco ha potere di vigilanza e di controllo, ma non ha organizzato ancora gli strumenti adatti, né ha ancora i mezzi per esercitarli.
Perchè ha detto si al petrolio?
Le royaity ci danno le risorse necessarie in una zona interna che Rossi Doria definiva ” l’osso” della Basilicata, per fare una politica di sviluppo, il parco da solo avrebbe congelato il territorio . Ma senza il petrolio con molti vincoli e limitate risorse per attivare le attività non ci sarebbe sviluppo. C’è tuttavia il pericolo che l’Eni possa abusare dello sfruttamento del petrolio, cercando di aumentare i profitti e trascurando i riflessi ambientali. Per questo gli amministratori locali devono avere un supplemento di intelligenza e capacità. Tra trent’anni il petrolio sarà finito, e dobbiamo interrogarci su cosa lascerà, un territorio più produttivo o più povero? Sta a noi guadagnare questa prospettiva facendo crescere i nostri giovani.
Secondo lei con quali strumenti il Parco può monitorare l’ambiente?
II Parco deve insediare un comitato tecnico scientifico, come lo fanno tutti i Parchi Nazionali; e pertanto devo dare atto al Parco Nazionale del Pollino che ha già stipulato alcune convenzioni, tra cui quella stipulata con il DTEC ( dipartimento tecnico economico dell’Università degli studi di Basilicata) con il quale i nostri ricercatori lavorano per controllare la qualità del Parco, ora la stiamo facendo con quello di Gallipoli-Cognato, ed ho proposto lo stesso rapporto con gli enti di ricercare gli enti operativ i ambientali, anche al Commissario del Parco dell’Appennino Lucano Vald’Agri Lagonegrese. Ritengo, dunque, necessario utilizzare gli enti pubblici nazionali di ricerca quali il CRA e il CNR, l’Università per avere il supporto tecnico-scientifico per il controllo del territorio ma insieme all’ARPAB per controllare le risorse ambientali connesse a quelle del Parco.
Questo basato sul petrolio, può essere considerato un vero modello di sviluppo su cui puntare nel lungo periodo?
se lo si sa trattare bene, il binomio Ambiente e Petrolio può fornire le risorse per attivare un modello di sviluppo in quest’area periferica. Considero la Val d’Agri area di eccellenza ma anche come il cuore debole della Regione: le aree interne della Basilicata, aree d’eccellenza perché presentano aspetti paesistici di altissimo rilievo, ma anche opportunità derivanti dalle risorse ambientali e petrolifere. II petrolio è un’opportunità per utilizzare risorse che altrimenti non avremmo. Anche la Regione utilizza una parte delle risorse petrolifere per pagare la Sanità, per finanziare l’Università, e per pagare gli interventi per il programma di sviluppo industriale e produttivo. C’è una polemica tra coloro che vogliono il sostegno alla spesa corrente, altri che invece vorrebbero esclusivamente interventi di sviluppo produttivo. Dal petrolio arrivano 10 mln l’anno di euro per l’Università che altrimenti chiuderebbe. II petrolio è una matrice per lo sviluppo se saputo governare dagli uomini.
Secondo lei c’è futuro?
II Parco, il Petrolio e i Giovani istruiti e capaci, questi sono i vettori trainanti dello sviluppo. La classe dirigente si deve svegliare, i sindaci, i consiglieri comunali non possono aspettarsi tutto dalla Regione e dallo Stato. Abbiamo risorse in mano, sta a noi trovare il modo per utilizzarle al meglio. Abbiamo trent’anni per farlo, un tempo medio-lungo. Nessuna Regione d’Italia ha questa opportunità. Con gli impianti a pieno regime, saranno 150 mila i barili al giorno per 30 anni, una fonte ulteriore e autonoma di finanziamento. In Basilicata abbiamo figli giovani forti e capaci ed altri più disincantati che vogliono tutto e subito: se li riusciamo ad utilizzare entrambi, educandoli all’impresa, creando spin-off dalla ricerca, saranno una miccia per far scoppiare lo Sviluppo. [Intervista di Salvatore lucente pubblicata sul numero di dicembre de Il Lucano Magazine]










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