De Filippo alla corte dello zar Putin
Mentre la Regione Basilicata approva il controverso e contraddittorio progetto Geogastock, dando via libera al controllo del “rubinetto ” del gas russo in Val Basento, la Ola evidenzia il sincronismo perfetto tra la decisione assunta oggi dalla giunta regionale con le questioni internazionali che riguardano l’accordo stipulato proprio in questi giorni tra Russia e Turchia per l’attraversamento del gasdotto Gazprom. Devono essere state davvero forti le pressioni esercitate sulla giunta De Filippo, almeno a considerare il dispiegamento mediatico locale che trova più dissidenti che sostenitori. Al di là del tentativo di fornire spiegazioni in chiave locale da parte del governatore lucano, non è esagerato affermare che la questione dello stoccaggio del gas in Val Basento rischia di innescare una crisi di portata internazionale, con risvolti di natura geopolitica e di applicazione di normative comunitarie. La Basilicata assurge così al ruolo di regione federata alle grande Russia, almeno per quanto riguarda le questioni e gli interessi energetici richiamando l’attenzione di osservatori internazionali, soprattutto Americani contrari da sempre all’accordo sul South Stream.
Inascoltate ed irrisolte restano le più volte sollecitate questioni ambientali in Val Basento e nell’area dello stoccaggio nelle concessioni Cugno Le Macine e Serra Pizzuta ancora affidate ad Eni: dalle bonifiche inattuate in Val Basento a quelle delle aree pozzo, all’assenza del piano di qualità dell’aria, dalla contemporanea coesistenza dello stoccaggio con le mega centrali energetiche autorizzate in Val Basento a Salandra, proprio nelle immediate vicinanze della centrale di compressione della Geogastock, ed a Pisticci (in totale ben 1200 MW), all’assenza delle condotte di scarico dei reflui della centrale di compressione e quelle delle mega centrali energetiche (approvate con l’assenza-assenso della Regione Basilicata ai tavoli politici romani ma non a quelli tecnici) con le gravi problematiche dell’inquinamento, passate e recenti, relative al Sito di Importanza Nazionale della Val Basento.
Un mix esplosivo che non è esagerato affermare ad alto potenziale di impatto ambientale e sociale che trasforma la Val Basento e la Basilicata non soltanto in una servitù energetica ma pone ipoteche pesantissime sul futuro della regione, asservita totalmente ai grandi interessi energetici. Una fretta, quella di Via Anzio, che segue un periodo di calma apparente che mostra incapacità e denota un avventurismo politico su scelte imposte a territori e comunità.
In attesa di comprendere gli sviluppi di questa questione certamente fuori della portata e dalla comprensione regionale e locale, proprio oggi si apprende che la Russia e la Turchia hanno raggiunto un accordo riguardo al passaggio del gasdotto “South Stream” attraverso le acque territoriali turche. A dare l’annuncio sono stati alcuni membri del governo turco, intervistati da Reuters, che hanno affermato che l’accordo è stato raggiunto ieri tra il Ministro per l’energia turco, Taner Yildiz, e alcuni membri della compagnia petrolifera russa Gazprom. L’intesa raggiunta è stata ratificata oggi a Mosca, dove il ministro turco ha incontrato Vladimir Putin. Quest’ultimo ha espresso soddisfazione per la scelta fatta dal governo turco. “Voglio ringraziare la Turchia per la sua decisione di dare l’approvazione finale alla costruzione del South Stream attraverso la sua zona economica esclusiva” ha affermato l’ex presidente russo. In cambio, la Turchia ha aumentato le proprie importazioni di gas dalla Russia a prezzi vantaggiosi, attraverso l’estensione di due contratti di lunga durata.
Il gasdotto è un progetto di importanza strategica per la politica energetica di Mosca. Costerà circa 20 miliardi di euro e porterà 63 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dalle regioni russe intorno al Mar Caspio sino all’Europa, il mercato principale per il gas ed il petrolio russo. L’assenso turco di oggi è fondamentale, dato che gran parte del South Stream passa sotto le acque del Mar Nero, per escludere l’Ucraina e la Bielorussia ed arrivare direttamente in Bulgaria, dove il gas verrà diretto all’Europa attraverso la Grecia e i Balcani. Il progetto è detenuto per il 50% dalla società russa Gazprom, per il 20% dall’Eni e per il restante 30% dalla società francese Edf e quella tedesca Wintershall.
Con questo passo la Russia rafforza ulteriormente la propria posizione dominante nel campo dell’esportazione degli idrocarburi verso l’Europa. Quest’ultima, infatti, attualmente importa circa un quarto delle proprie forniture di gas proprio dalla Russia. Per questo motivo l’accordo raggiunto oggi è, invece, un duro colpo per le speranze dell’Unione Europea, che attraverso il proprio progetto rivale, chiamato “Nabucco”, sperava di poter diversificare le proprie importazioni di gas e petrolio. Attraverso il Nabucco l’Europa vorrebbe importare gas dal Mar Caspio, passando unicamente dalla Turchia ed escludendo totalmente la Russia.






se è così ,allora qualche politico lucano che continua a distruggere la val basento con i rifiuti lo possiamo confinare nella siberia russa..
Le questioni credo siamo molto complesse. Non sono chiari i ruoli del produttore coincidente con il soggetto titolare dello stoccaggio. Gli organi deputati dell’Unione Europea faranno una valutazione più approfondita dell’intero progetto.
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