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A parte qualche
nota stonata, non mi sembra di aver letto per agenzie e quotidiani,
alcuna risposta decisa e concreta all'ultimo discorso del presidente
della Regione Basilicata, Vito De Filippo. Le parole del Governatore
texano risuonano come l'ennesima beffa che siamo costretti
a subire, nella complicità generale di un Consiglio Regionale
a dir poco tragicomico. Sembra essere ritornati ai tempi della propaganda
utopica dell'isola felice, condita da convinzioni politiche, da
un verbo che non trova nessun riscontro nella società reale,
oltre che dal tentativo di far passare, sul piano collettivo, l'unicità
di questo pensiero. Puri esercizi di retorica pre-elettorale quelli
che il presidente - citando Camus, latinismi vari ed evangelisti annessi
- ha deciso di sperimentare qualche giorno fa. Va, certamente, riconosciuta
l'ottima capacità dialettica di fondo, in puro stile politichese,
ed il rinvigorito rombo della macchina mediatica istituzionale, che
ha ripreso a ruggire dopo la battuta d'arresto registrata durante il
servizio televisivo di Ambiente Italia, seguito da un silenzio meditativo.
L'esercito dei
pompieri
Quello che è venuto dopo, e al quale stiamo assistendo tutt'oggi,
è ben più grave. Partendo dalla famosa conferenza stampa
sulla vicenda monitoraggi, dove si è scoperto che l'ansia e soltanto
l'ansia e lo stress per un lavoro che non c'è provocano tumori,
innalzando la nostra media nazionale, si giunge alla solita parata dell'esercito
dei pompieri, che tra un comunicato ed una dichiarazione
gettano acqua su una vicenda che scotta, e scotta per davvero. Il comune
denominatore è stata la strategia del tutt'apposto, imbastita
come una vera e propria parabola. Gli amici del presidente
non hanno battuto ciglio. Hanno altresì apprezzato - senza stupore
e giubilo - la lezione di democrazia, di economia, di sociologia impartitaci.
Le opposizioni di sinistra hanno avallato con diplomazia, quelle di
destra abituati alla peggiore delle accezioni berlusconiane
non hanno certo confutato la teoria del se qualcosa va male, non
è colpa nostra, è colpa delle condizioni esterne.
Parole testuali: Sappiamo che il tempo in cui abbiamo agito non
è stato dei più facili". Per usare Camus è
stato un tempo di resistenza vissuto quasi ad oltranza. Un tempo in
cui la Basilicata ha dovuto affrontare le prove più severe e
quelle più urgenti alla sua determinazione di futuro provando
a non cedere nulla sul campo delle sue aspirazioni di sviluppo. Di analogo
tono le recenti citazioni del presidente della Regione "colpita
al cuore delle sue ambizioni più forti da crisi globali e durature,
esposta ai rischi di una gravissima recessione economica e sociale,
attraversata da un incredibile carico mediatico dinchieste giudiziarie,
la Basilicata non si è arresa al gioco infelice e ingiusto del
destino.
L'esercito dei
manovali
Si parla di carico mediatico d'inchieste giudiziarie e delle
aspirazioni di sviluppo. Già, le inchieste giudiziarie,
quelle che hanno portato al blocco delle attività della Total
in Basilicata, che ha segnato un'ipoteca centennale con la realizzazione
del secondo Centro Oli lucano, a Corleto Perticara. La risposta a questa
notizia è stata data, in unanime sintonia, dall'esercito dei
manovali, quelli che intervengono quando si rischia di ricevere schiaffoni
dall'opinione pubblica: un'altra pagina amara del teatrino della politica
lucana, una commedia del do ut des con la richiesta continua di "royalty"
come compensazione alla devastazione di un territorio, la
preoccupazione per un'economia locale che potrebbe accusarne i colpi.
C'è solo questo nel pensiero comune dei nostri sindaci: quelli
del silenzio-assenso e quelli dell'assenso. C'è la preoccupazione
di perdere le briciole, di non poter più promettere posti di
lavoro o appaltare qualche strada, di non poter più dire di aver
dato nuove opportunità ai giovani che trovano fortuna altrove.
Il discorso del presidente Vito De Filippo, pensato nel tentativo di
ridare fiducia alle comunità, si è rivelato un amplificatore
per la nostra pochezza. Degrado culturale che si rivela tale anche quando
si parla degli effetti di quegli accordi con le compagnie petrolifere,
che hanno permesso di finanziare azioni significative al tessuto
regionale delle imprese, delle giovani generazioni,
della ricerca e dei territori. E' strano, ma la tanto decantata
"Basilicata diversa" non si vede. Delle azioni del presidente
non c'è traccia. La Basilicata di tanti giovani e donne non passa
per il voto utile, per il clientelismo, per la demonizzazione delle
opposizioni civili, per le apparenze, per le leggi di facciata, per
la finta trasparenza, per le omissioni.
La parabola del
tutt'apposto
La "parabola del tutt'apposto" annunciata dal presidente della
Regione, se da un lato prevede un cambiamento nell'uso di alcuni termini,
come ad esempio la parola parco, che viene associata soltanto
ad energia, dall'altro rappresenta il sostegno filosofico
a chi, come l'Arpab, nel recente convegno organizzato a Viggiano, parla
di situazioni ambientali nella norma, di rilevazioni d'eccellenza, di
meccanismo di monitoraggi che funziona alla perfezione e che addirittura
sarà intensificato. Il problema è che i dati non ci sono.
Ma com'è possibile instaurare l'invocato rapporto di fiducia
con le istituzioni se mancano i termini di confronto?
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