Le inadempienze
ENI e la promessa del gas estratto dalla Total. Intanto sono
oltre 100mila i barili di petrolio estratti al giorno in Val
d'Agri.
Con l'approvazione
dei tre articoli della Legge Regionale (la n.13) nel luglio
2006, il Consiglio regionale della Basilicata licenziò
il provvedimento che decretava la costituzione della SEL (Società
Energetica Lucana). Ma a tutt'oggi la Società non ha
ancora iniziato ad operare, ponendo molti dubbi ed una serie
di interrogativi sulla reale possibilità di svolgere
il proprio ruolo in una
regione che produce il 10% del fabbisogno annuo di petrolio
italiano e potrebbe diventare la prima regione italiana per
capacità di produzione e stoccaggio di gas, almeno a
considerare i megaprogetti di stoccaggio nelle valli del Basento
e Sauro Camastra, rispettivamente, della Geogasstock e della
Total a Guardia Perticara.
Il protocollo d'intenti Regione-ENI (Art.4) sottoscritto dagli
ex presidenti dell'ENI, Franco Bernabé e della Regione,
Angelo Raffaele Dinardo, approvato dalla Regione il 18 novembre
1998 prevedeva, entro il 31 dicembre del 1999, che l'ENI avrebbe
dovuto sottoscrivere un accordo con la Regione Basilicata e
con eventuali altri operatori della Regione, per la costituzione
di una Società Energetica Regionale (SEL), anche in forma
di società consortile, avente come finalità sociale
quella di rendere
"disponibile l'energia elettrica a basso costo, competitivo
rispetto al mercato di riferimento, al fine di rendere fruibile
per le attività produttive e le utenze elegibili del
territorio circostante il vantaggio economico determinato dalla
disponibilità in loco di risorse energetiche e di conseguire
un significativo beneficio nel prezzo di cessione alle utenze
della Regione Basilicata
rispetto alle tariffe Enel ed a quelle che potrebbero emergere
nel futuro mercato elettrico nazionale, per comparabili condizioni
di fornitura anche correlate alla stesura di particolari titologie
di contratti, quali quelli a lungo termine; detta società
dovrà perseguire la sua missione aziendale utilizzando
gas associato del giacimento Val d'Agri nell'area Trend 1, nei
limiti delle
necessità di alimentazione di una centrale di 150 MW
per 20 anni, con una riduzione di costi determinata dai vantaggi
logistici assicurati dalla disponibilità in loco di gas
e dall'utilizzo della moderna tecnologia a ciclo combinato turbogas,
anche al fine di assicurare le migliori compatibilità
ambientali; la società (ndr: la SEL) dovrà
realizzare una centrale di generazione elettrica
della potenza non inferiore a 150 Mwe e potrà consideraere
la possibilità di realizzare centrali alimentate con
fonti rinnovabili (biomasse, energia idraulica, fotovoltaico,
etc)". L'ENI avrebbe dovuto inoltre "partecipare al
capitale di una società regionale di sviluppo, prevalentemente
pubblico, che dovrà operare sul territorio della Basilicata,
con un'attenzione privilegiata alle aree
interessate dall'attività petrolifere; in alternativa,
a concorrere alla realizzazione di analoghe azioni di sviluppo
secondo modalità che saranno definite dalla Regione Basilicata.
Per le finalità di cui al presente punto l'ENI impegnerà
risorse pari a 20 miliardi di lire".
Nei successivi 5 "accordi attuativi", stipulati nel
mese di giugno 1999 sulla compensazione ambientale, sviluppo
sostenibile, creazione e gestione del sistema di monitoraggio
ambientale e metanizzazione non c'è più traccia
dell'impegno ENI per la costituzione della SEL, così
pure dei 20 miliardi di lire indicati nel Protocollo d'Intesa
del 1998 per la costituzione del suo capitale
societario. In sostanza, l'ENI nel 1998 si impegnava in un progetto
industriale che avrebbe portato la Regione all'autosufficienza
energetica, posto che, allora come ora, la Basilicata è
deficitaria di 1.500 gigawatt/ore all'anno, cioè la produzione
di una centrale di 200megawatt (secondo recenti dati diffusi
da Terna, il fabbisogno sarebbe di 3.311 GW/ore, pari alla produzione
elettrica di 300 MW). Nella legge sulla SEL, in effetti, non
vi è alcun cenno al coinvolgimento dell'ENI nel dar vita
alla Società Energetica Regionale. La legge - è
stato fatto notare - tutto è, meno che un approccio chiaro
ad una materia delicata e decisiva per le sorti della nostra
regione. Nella stessa relazione di accompagnamento al Disegno
di Legge non c'è un accenno agli strumenti della programmazione
regionale quale il PER (Piano Energetico Regionale) approvato
dal Consiglio Regionale il 27 giugno 2001. Il piano redatto
a suo tempo dal professor Clò prevedeva un percorso per
portare all'autosufficienza energetica la Basilicata, che esprimeva
al 2010 un fabbisogno energetico pari a circa 200 MW. Attualmente
la Regione ha affidato alla alla Società GSE (Gestore
Servizi Elettrici: è la stessa società nazionale
che rilascia i cosiddetti certificati verdi, ovvero gli incentivi
dello Stato per l'energia alternativa alle fonti fossili) il
compito di predisporre la bozza del nuovo PIEAR che dovrebbe
fissare le quote e il tipo di produzione energetica in Basilicata.
A distanza di dieci anni dall'accordo sul petrolio, la Regione
sembra aver rinunciato a richiedere l'impegno dell'ENI sottoscritto
nel 1998 e rivolge la propria attenzione allo sfruttamento del
gas dall'area del Trend 2, passato dall'ENI alla Total che nel
frattempo ha acquistato il pacchetto maggioritario della concessione
degli idrocarburi Gorgoglione. Nel mese di maggio 2006 la
Regione aveva infatti concesso alla TOTAL il parere VIA, la
Valutazione di Incidenza e quello Paesaggistico per il Progetto
Interregionale Tempa Rossa. Nel mese di settembre dello stesso
anno, nell?ambito dell?accordo quadro tra Regione, Total/Esso
e Shell è stato autorizzata la Total, a titolo "di
compensazione per la reintegrazione dell'equilibrio ambientale
e territoriale la fornitura gratuita di tutto il gas naturale
proveniente dall'area della concessione che potrà essere
consegnato ad un operatore consistente in una società
a capitale interamente pubblico e controllata dalla Regione"
(ndr: la SEL) e comunque di una quantità di gas naturale
non inferiore a 750 milioni di metri cubi.
Ma quale sia il valore in termini monetari del gas che la Total
trasferirebbe a titolo gratuito alla Regione o ad una "società
a capitale interamente pubblico" non è dato saperlo.
E non può essere altrimenti, considerando che sulla questione
del prezzo al pozzo del gas il cartello delle compagnie petrolifere
pone le "ragioni della riservatezza" e la regola del
libero mercato. Ed in più
gravano i costi del trasporto sino alle utenze domestiche, ovvero
nei tubi che gestisce la SNAM. Oltre allo Statuto ed alla designazione
degli organi statutari, la SEL è ancora sprovvista di
un progetto industriale che indichi le strategie. Non è
stato chiarito la forma societaria, una SpA pubblica o altro
tipo di società quale la SpA mista o la multiutility,
considerando le limitazioni previste per le SpA pubbliche dal
cosiddetto Decreto Bersani che impone ad esse di "operare
esclusivamente con gli Enti costituenti o participanti o affidanti
e non potranno più svolgere prestazioni a favore di altri
soggetti pubblici o privati, in affidamento diretto o con gara,
né potrano partecipare ad altre società o enti"
o anche limitazioni nelle assunzioni e nel numero
dei membri del Consiglio di Amministrazione. Senza entrare nel
merito del complesso sistema di incentivi indicati nella
Legge Regionale, da questo punto di vista verrebbero meno anche
gli assunti di segno opposto al Decreto Bersani inseriti nell'articolo
1 della Legge Regionale n. 13/2006. A dieci anni dall'accordo
con l'Eni e ad un anno dalla costituzione della SEL con un capitale
sociale iniziale di 180 mila euro rinveniente dalla cessione
alla Regione Puglia del pacchetto azionario in Acquedotto Pugliese
(32mila euro circa) ed il resto da fondi regionali, ancora non
è chiaro se questa società pubblica possa o meno
aspirare a diventare un operatore elettrico e per la fornitura
del gas in Basilicata. Non sono noti inoltre i vantaggi che
essa
apporterà alle imprese ed ai lucani che si dibattono
alle prese di altri problemi, quali ad esempio l'accesso difficoltoso
al credito. Il Presidente della Regione Basilicata, Vito De
Filippo, ha annunciato ai lucani la riduzione della bolletta
del gas, garantendo costi agevolati alle famiglie e alle imprese
lucane. La bolletta energetica delle famiglie lucane, nel 2008
- sottolinea il Presidente - si ridurrà di oltre il 15
per cento, con un consistente risparmio attraverso l'uso del
"gas sociale" per i Lucani.
Per ottenere questo obiettivo la Giunta Regionale ha previsto
nella Finanziaria 26 milioni di euro, provenienti dalle royalties
del petrolio: 6 milioni dovranno essere utilizzati per l'eliminazione
dell'addizionale regionale sul gas metano per uso riscaldamento;
20 milioni per ridurre la bolletta energetica, di cui una parte
costituirà uno sconto per tutti gli utenti, mentre la
rimanente quota
sarà destinata ad innalzare il contributo per le famiglie
a più basso reddito. Questa seconda quota è direttamente
proporzionale alle royalties che la Regione incamererà
nel corso degli anni, per cui si incrementerà man mano
che crescerà il prezzo del petrolio e la quantità
degli idrocarburi estratti in Basilicata. Attualmente l'addizionale
regionale "pesa" sulle famiglie lucane
per circa 2,5 centesimi di euro per metro cubo, oltre Iva, per
un totale di 6 milioni di euro. I benefici previsti dalla Finanziaria
regionale 2008 punterebbero, dunque, a favorire tra gli idrocarburi,
quello a minore impatto ambientale: il gas naturale e, tra i
possibili usi, quello di prima necessità: per riscaldamento,
cucina e produzione di acqua calda. Non è certo che possa
essere la SEL lo strumento per realizzare questo obiettivo anche
in considerazione del fatto che molti comuni lucani non sono
ancora metanizzati. Di certo, però è noto come
sia il petrolio sia il gas siano risorse limitate. Tanto limitate
che nessuno, neanchè i lucani conoscono il loro effettivo
valore di mercato. Con questi ritmi di estrazione in Val d?Agri
(oltre 100mila barili di greggio al giorno), questo si sa, domani
la "festa potrebbe essere finita" ed i vantaggi accaparrati
solo dalle multinazionali del petrolio, interessate alle servitù
energetiche della Basilicata, lasciando, ancora una volta, a
bocca asciutta i lucani.
Intanto, c'è da chiedersi se il cosiddetto "Gas
Sociale" - ovvero quello che verrebbe ceduto gratuitamente
dalla Total alla Regione Basilicata e quindi alla SEL - non
rappresenti una sorta di compensazione sociale per giustificare
il contributo accordato dal CIPE alla Total per un importo pari
a 877 milioni di euro per la costruzione e l'esercizio del giacimento
denominato "Tempa Rossa" (seduta del CIPE del 21 dicembre
2007) nell'ambito della Legge 443/2001. Un contributo pubblico
- è bene sottolineare
- già a suo tempo assentito dal CIPE anche all'ENI nel
2003, per un importo di 231 milioni di Euro sempre per lo sfruttamento
di Tempa Rossa prima che la "società del cane a
sei zampe" cedesse a Total/ESSO/Shell il pacchetto azionario
e l'intera partita del giacimento di idrocarburi nelle valli
del Sauro-Camastra.