Il Disegno
di Legge in materia di Energia, in approvazione nella prossima
seduta del Consiglio Regionale della Basilicata prevede - al di
fuori dei criteri condivisi di Pianificazione Energetica ed Ambientale
- l'installazione sul territorio di ulteriori 1.500 MW di potenza
(600 MW turbogas, 500 MW eolico, 100 MW biomasse e fonti rinnovabili).
Per un'ipotetica autosufficienza regionale basterebbero, invece,
solo 200 MW. Con 100.000 tetti solari i cittadini e le aziende
lucane produrrebbero, con evidenti vantaggi economici, oltre 300
MW con inquinamento zero e con un investimento di 1500 milioni
di euro. Con la liberalizzazione del mercato dell'energia e le
leggi in materia di certificati verdi, bianchi (e neri) è
iniziata la corsa per la produzione di energia ad ogni costo,
sulla pelle di chiunque. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista)
chiede pertanto che il Consiglio Regionale emendi il DDL della
Giunta in materia di energia rendendo prescrittivi i limiti di
potenza fissati dal PER vigente (Piano Energetico Regionale).
Tale modifica eviterebbe alla Regione di soccombere alle imposizioni
della lobby energetica.
Ecco quanto intendono
propinarci ora i nostri amministratori:
PROGETTI TURBOGAS
Pisticci 750 MW, Irsina 400 MW , Salandra 400 MW
Il gas delle royalties invece di produrre nuova energia potrebbe
alleggerire la bolletta energetica dei lucani che, vivendo in
massima parte in zone climatiche di montagna, spendono il 30%
del proprio reddito familiare per il riscaldamento ed acqua
calda. Esiste un mega-progetto per stoccare nei pozzi dimessi
della Valbasento altro gas proveniente da nuovi gasdotti che
porteranno in Italia il gas dalla Russia (così come si
voleva fare nelle miniere di salgemma di Scanzano). Su questo
progetto non esiste trasparenza ed informazione, mentre la Val
Basento, dichiarata area di interesse ambientale per l'alto
grado di inquinamento, importa in modo legale una grande quantità
di rifiuti tossici e nocivi con quantità rilevanti di
discariche illegali. In attesa delle bonifiche, la Val Basento
è il peggior esempio di eredità lasciata ai lucani
dall'industria chimica e dall'ENI, così come l'inceneritore
Fenice è il prezzo pagato per l'insediamento della Fiat
a Melfi.
ESTRAZIONI PETROLIFERE NELLA VALLI DELL'AGRI, CAMASTRA, SAURO
L'estrazione del petrolio in Val d'Agri è giunta al suo
massimo. La Basilicata fino all'anno scorso forniva il 10% del
fabbisogno petrolifero nazionale (ossia dà energia a
6 milioni di italiani ed i lucani non sono nemmeno 600.000).
l'Eni, anche in virtù dell'aumento della produzione lucana,
ha presentato alla Regione Puglia un progetto per raddoppiare
la raffineria di Taranto, mentre è in fase di realizzazione
da parte della Total a Corleto Perticara il secondo centro olio
della Val Camastra. Questo impianto (praticamente una raffineria)
consentirà alla Basilicata, dopo l'importazione dei rifiuti
tossici e nocivi, un nuovo record negativo rappresentato dalla
produzione di gas serra, responsabile del riscaldamento globale.
Grazie alle trivelle petrolifere rischia inoltre di "saltare"
il parco dell'Appennino Lucano-Val d'Agri Lagonegrese e si mettono
a rischio le risorse idro-potabili di cui fruiscono oltre 3
milioni di cittadini pugliesi e lucani. Il resto della Basilicata
diventerà una groviera in mano alle SpA petrolifere e
quelle delle acque minerali, quali la Coca Cola, beneficiaria
di grandi utili economici in cambio di pochi spiccioli pagati
alla Regione dal suo partner locale di minoranza.
PROGETTI BIOMASSE
Le biomasse in Basilicata non esistono, o meglio, bisogna produrle.
La legge equipara i CDR (ossia i rifiuti e le ecoballe) alle
biomasse mentre non è stato ancora sufficientemente chiarito
se il Cip 6 finanzi ancora le imprese che utilizzano CDR. Praticamente
in ogni comune lucano esistono progetti presentati dalle imprese
che vogliono smaltire i rifiuti da CDR provenienti dalla "Campania
felix". Anche se la Giunta limitasse le potenze di questi
impianti a 10 MW, già esistono progetti autorizzati per
40 MW a Stigliano (nei calanchi), 40 MW Mercure (nel Parco del
Pollino) la cui centrale è stata realizzata ma bloccata
dalla magistratura, 50 MW a Matera, presso la cementeria, recepito
dalla Regione nella variante al PRG di Matera (qui con buona
salute dei materani si bruciano anche pneumatici usati).
EOLICO - 500
MW
Dopo il taglio degli alberi del pollino e delle aree protette
destinati alla cosiddetta "filiera del legno" per
i più svariati utilizzi, la regione vuole sostituirli
con alberi di acciaio alti oltre 100 mt (oltre 1000 pale eoliche
che verranno finanziate da incentivi pubblici) in zone a bassa
ventosità e nei luoghi dove si distrugge un patrimonio
ambientale, architettonico,
floristico-faunistico e paesaggistico. I comuni si sono accontentati,
in maniera più o meno trasparente, del "solito"
piatto di lenticchie (piccole percentuali di ricavo sull'energia
che forse si produrrà).
TERMOVALORIZZATORI,
INCENERITORI E DISCARICHE
A Matera, con i Sassi patrimonio dell'UNESCO, c'e' un progetto
per la realizzazione di un impianto per la produzione di CDR
(ecoballe e simili). Un nuovo impianto di rifiuti tossici è
previsto a Ferrandina, approfittando delle ventilate bonifiche
per portarci altri rifiuti da tutta Italia, come se non bastano
quelli che smaltisce legalmente Tecnoparco.
CHI
HA DECISO LO SFRUTTAMENTO DEL TERRITORIO LUCANO?
Siamo in presenza
del più classico sfruttamento del territorio, senza rispetto
per le popolazioni, l'ambiente e per la democrazia (avremo danni
alla salute e al patrimonio naturale, alle attività agricole,
alle attività turistiche ed all'economia pulita a vantaggio
dei soliti noti). Gli amministratori della regione, al di fuori
di ogni criterio di pianificazione energetica e senza tener
conto della sostenibilità territoriale e ambientale,
per poche poltrone (inquinate) in nuovi enti creati ad hoc,
regalano il territorio alle società per Azioni, alle
lobby energetiche ed a quelle che privatizzano le risorse strategiche
di tutti come l'acqua minerale. Tutti si chiedono dove sono
finiti i benefici derivanti dallo sfruttamento del petrolio,
dell'eolico, delle acque in Basilicata?. I Lucani, certamente,
non si possono ritenere i beneficiari di queste ricchezze che
evidentemente prendono altre vie, considerando i bassi indici
di sviluppo territoriali e il forte spopolamento. Chi asseconda
questo disegno impoverisce sempre più una regione e la
rende sempre più appetibile per l'occupazione delle lobby
energetiche e dei rifiuti.