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[Data di pubblicazione: 16/04/2007]
 
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  > LA REGIONE CHE NON VOGLIAMO. DOPO LE SCORIE NUCLEARI, LA LEGGE ENERGETICA
> di OLA - Organizzazione Lucana Ambientalista
 
     
     

Il Disegno di Legge in materia di Energia, in approvazione nella prossima seduta del Consiglio Regionale della Basilicata prevede - al di fuori dei criteri condivisi di Pianificazione Energetica ed Ambientale - l'installazione sul territorio di ulteriori 1.500 MW di potenza (600 MW turbogas, 500 MW eolico, 100 MW biomasse e fonti rinnovabili). Per un'ipotetica autosufficienza regionale basterebbero, invece, solo 200 MW. Con 100.000 tetti solari i cittadini e le aziende lucane produrrebbero, con evidenti vantaggi economici, oltre 300 MW con inquinamento zero e con un investimento di 1500 milioni di euro. Con la liberalizzazione del mercato dell'energia e le leggi in materia di certificati verdi, bianchi (e neri) è iniziata la corsa per la produzione di energia ad ogni costo, sulla pelle di chiunque. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) chiede pertanto che il Consiglio Regionale emendi il DDL della Giunta in materia di energia rendendo prescrittivi i limiti di potenza fissati dal PER vigente (Piano Energetico Regionale). Tale modifica eviterebbe alla Regione di soccombere alle imposizioni della lobby energetica.

Ecco quanto intendono propinarci ora i nostri amministratori:

PROGETTI TURBOGAS
Pisticci 750 MW, Irsina 400 MW , Salandra 400 MW
Il gas delle royalties invece di produrre nuova energia potrebbe alleggerire la bolletta energetica dei lucani che, vivendo in massima parte in zone climatiche di montagna, spendono il 30% del proprio reddito familiare per il riscaldamento ed acqua calda. Esiste un mega-progetto per stoccare nei pozzi dimessi della Valbasento altro gas proveniente da nuovi gasdotti che porteranno in Italia il gas dalla Russia (così come si voleva fare nelle miniere di salgemma di Scanzano). Su questo progetto non esiste trasparenza ed informazione, mentre la Val Basento, dichiarata area di interesse ambientale per l'alto grado di inquinamento, importa in modo legale una grande quantità di rifiuti tossici e nocivi con quantità rilevanti di discariche illegali. In attesa delle bonifiche, la Val Basento è il peggior esempio di eredità lasciata ai lucani dall'industria chimica e dall'ENI, così come l'inceneritore Fenice è il prezzo pagato per l'insediamento della Fiat a Melfi.

ESTRAZIONI PETROLIFERE NELLA VALLI DELL'AGRI, CAMASTRA, SAURO
L'estrazione del petrolio in Val d'Agri è giunta al suo massimo. La Basilicata fino all'anno scorso forniva il 10% del fabbisogno petrolifero nazionale (ossia dà energia a 6 milioni di italiani ed i lucani non sono nemmeno 600.000). l'Eni, anche in virtù dell'aumento della produzione lucana, ha presentato alla Regione Puglia un progetto per raddoppiare la raffineria di Taranto, mentre è in fase di realizzazione da parte della Total a Corleto Perticara il secondo centro olio della Val Camastra. Questo impianto (praticamente una raffineria) consentirà alla Basilicata, dopo l'importazione dei rifiuti tossici e nocivi, un nuovo record negativo rappresentato dalla produzione di gas serra, responsabile del riscaldamento globale. Grazie alle trivelle petrolifere rischia inoltre di "saltare" il parco dell'Appennino Lucano-Val d'Agri Lagonegrese e si mettono a rischio le risorse idro-potabili di cui fruiscono oltre 3 milioni di cittadini pugliesi e lucani. Il resto della Basilicata diventerà una groviera in mano alle SpA petrolifere e quelle delle acque minerali, quali la Coca Cola, beneficiaria di grandi utili economici in cambio di pochi spiccioli pagati alla Regione dal suo partner locale di minoranza.

PROGETTI BIOMASSE
Le biomasse in Basilicata non esistono, o meglio, bisogna produrle. La legge equipara i CDR (ossia i rifiuti e le ecoballe) alle biomasse mentre non è stato ancora sufficientemente chiarito se il Cip 6 finanzi ancora le imprese che utilizzano CDR. Praticamente in ogni comune lucano esistono progetti presentati dalle imprese che vogliono smaltire i rifiuti da CDR provenienti dalla "Campania felix". Anche se la Giunta limitasse le potenze di questi impianti a 10 MW, già esistono progetti autorizzati per 40 MW a Stigliano (nei calanchi), 40 MW Mercure (nel Parco del Pollino) la cui centrale è stata realizzata ma bloccata dalla magistratura, 50 MW a Matera, presso la cementeria, recepito dalla Regione nella variante al PRG di Matera (qui con buona salute dei materani si bruciano anche pneumatici usati).

EOLICO - 500 MW
Dopo il taglio degli alberi del pollino e delle aree protette destinati alla cosiddetta "filiera del legno" per i più svariati utilizzi, la regione vuole sostituirli con alberi di acciaio alti oltre 100 mt (oltre 1000 pale eoliche che verranno finanziate da incentivi pubblici) in zone a bassa ventosità e nei luoghi dove si distrugge un patrimonio ambientale, architettonico,
floristico-faunistico e paesaggistico. I comuni si sono accontentati, in maniera più o meno trasparente, del "solito" piatto di lenticchie (piccole percentuali di ricavo sull'energia che forse si produrrà).

TERMOVALORIZZATORI, INCENERITORI E DISCARICHE
A Matera, con i Sassi patrimonio dell'UNESCO, c'e' un progetto per la realizzazione di un impianto per la produzione di CDR (ecoballe e simili). Un nuovo impianto di rifiuti tossici è previsto a Ferrandina, approfittando delle ventilate bonifiche per portarci altri rifiuti da tutta Italia, come se non bastano quelli che smaltisce legalmente Tecnoparco.

CHI HA DECISO LO SFRUTTAMENTO DEL TERRITORIO LUCANO?

Siamo in presenza del più classico sfruttamento del territorio, senza rispetto per le popolazioni, l'ambiente e per la democrazia (avremo danni alla salute e al patrimonio naturale, alle attività agricole, alle attività turistiche ed all'economia pulita a vantaggio dei soliti noti). Gli amministratori della regione, al di fuori di ogni criterio di pianificazione energetica e senza tener conto della sostenibilità territoriale e ambientale, per poche poltrone (inquinate) in nuovi enti creati ad hoc, regalano il territorio alle società per Azioni, alle lobby energetiche ed a quelle che privatizzano le risorse strategiche di tutti come l'acqua minerale. Tutti si chiedono dove sono finiti i benefici derivanti dallo sfruttamento del petrolio, dell'eolico, delle acque in Basilicata?. I Lucani, certamente, non si possono ritenere i beneficiari di queste ricchezze che evidentemente prendono altre vie, considerando i bassi indici di sviluppo territoriali e il forte spopolamento. Chi asseconda questo disegno impoverisce sempre più una regione e la rende sempre più appetibile per l'occupazione delle lobby energetiche e dei rifiuti.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it