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[Data di pubblicazione: 18/07/2007]
 
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  > SVENDITA TERRITORIO: INSISTERE E' DIABOLICO
> di Gianni Palumbo, Segretario Provinciale Matera PRC-SE
 
     
     

Continuare a concedere il territorio lucano alle multinazionali dell’energia, a partire dal petrolio, appare diabolico. Fino ad ora, il certo beneficio delle multinazionali ottenuto dalle estrazioni petrolifere lucane non ha compensato in alcun modo i danni reali e potenziali prodotti. Ora l’estensione delle concessioni di estrazione anche in altre aree che travalicano quelle del “trend 1” e “trend 2” rappresentano la prostrazione completa alle esigenze liberiste di un ipersfruttamento dei territori che potrà tradursi solo in danni a partire dalle condizioni sociali ed economiche della nostra regione.

Le preoccupazioni sollevate dalla O.L.A. (Organizzazione Lucana Ambientalista), nei giorni scorsi, non sono frutto di allarmismi, ma di una seria riflessione basata su quanto si è verificato fino ad oggi. Manca del tutto un monitoraggio dei danni, degli incidenti (piccoli o grandi), delle incidenze negative subite dal territorio regionale e dalla salute di chi su quest’ultimo ci vive, anche in termini sociali, materiali ed occupazionali. Di contro, la grande industria petrolifera ha ben evidente i vantaggi tratti in questi anni, sui propri bilanci, dall’estrazione di petrolio e gas. Non ravvedersi e non invertire rotta è un esercizio che il Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea non condivide. Riteniamo che la cifra con cui misurare il benessere della comunità di Basilicata debba essere la reale condizione sociale ed economica e non i freddi e nudi dati estrapolati dai conti delle multinazionali che, operando sul nostro territorio, offrono (ed è l’unica cosa che davvero hanno offerto fino ad ora) l’idea di una Basilicata promettente sotto il profilo della ripresa del PIL, indice obsoleto e inadeguato, oltre ad occuparsi, impropriamente, della diffusione di una idea di Basilicata anche sotto il profilo della promozione turistica. Il lavoro possibile, quello compatibile col territorio, viene invece “emarginato” in confini incapaci di guardare la qualità; ne è testimonianza l’immobilismo generato da una politica di gestione dei Parchi (esemplare è l’esempio di quello Nazionale della Val d’Agri e Lagonegrese) che non è mai decollata e che invece avrebbe davvero potuto e dovuto rappresentare il vero e autentico volano dei territori. Inoltre la dinamica di compromissione della qualità delle acque, oltre che dell’aria, non è misurabile in tempi ristretti, ed è pertanto incomprensibile la sola idea di investire sulla continuazione dell’ampliamento della “gruviera” Basilicata. Come i porti per il metapontino (realizzati modificando senza condivisione il Piano Paesistico d’area vasta), che rappresentano indubbiamente il punto di non ritorno rispetto alla buona qualità dell’ambiente e della buona economia dell’intero comprensorio (sono evidenti le lamentele degli imprenditori del settore a Metaponto, per esempio), così la vicenda delle estrazioni petrolifere, se non trova un argine che deve essere di ferrea programmazione, figlia della politica, sarà l’intero territorio a dover registrare i danni nel prossimo futuro.
Di azioni concrete da attuare ve ne sarebbero molte e, a prescindere dagli enunciati e dalle buone intenzioni, sarebbe opportuno vedere i risultati concreti, a partire ad esempio dalla bonifica delle aree della Val Basento fortemente compromesse, con danni alla salute giunti alle estreme conseguenze per molte lavoratrici e molti lavoratori, dal mancato controllo della politica sulla gestione dei territori. Insistere, lasciando che a programmare il futuro del territorio siano le multinazionali, è irresponsabile e diabolico.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it