L’alluvione si è presa la terra, l’Eni si prende l’acqua lucana
Solidarietà della Ola e No Scorie al Comitato Terre Joniche. Bisogna tornare ad un’economia attiva e produttiva che torni a puntare su quei settori, agricoltura in primis, che hanno creato e creano economia reale in Basilicata e non promesse al vento, come quelle delle aree industriali inquinate in Val Basento e a Tito o come quelle delle attività minerarie in terra ferma promosse dal Memorandum petrolifero. La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e No Scorie Trisaia denunciano l’arrivo preoccupante anche in Basilicata di un latifondo di ritorno, con banche e prestanomi che strozzano le piccole aziende agricole con l’usura praticata da potentati economico-politico che comprano terreni in svendita non certo per colpa delle capacità imprenditoriali degli agricoltori lucani.
Per questo si esprime solidarietà al Comitato Terre Joniche, contestando le condizioni in cui versa ancora l’economia agricola delle aree colpite dall’alluvione di marzo e ricordando alle categorie agricole che l’impegno di denuncia contro l’assenza di regole nell’attività estrattiva delle compagnie petrolifere in Basilicata è anche una lotta a favore dell’acqua lucana e per l’agricoltura: sia per preservarla da sicuro inquinamento – come già dimostrano i vari casi di cronaca e di indagini della magistratura –, sia per evitare che venga destinata quasi esclusivamente agli usi industriali e in campo petrolifero, la cui necessità di gestire la risorsa idrica lucana (che è rinnovabile ed eterna, a differenza del petrolio che è a termine) è sempre più evidente, visto che occorrono 8 barili di acqua per un barile di petrolio estratto. Un barile è 159 litri e il “Memorandum” voluto da Vito De Filippo e da Guido Viceconte, giunto alla firma definitiva il 5 luglio prossimo a Roma, vuole portare i barili estratti a circa 200 mila al giorno. Il che significa che il “Memorandum”, oltre ad eliminare il controllo sociale sulle erogazioni delle già misere royalties, darà ai petrolieri circa 250 milioni di litri di acqua buona e fresca al giorno: come dire che mezza diga del Pertusillo ce la siamo già giocata nel nome dell’Eni e della Shell.
L’agricoltura è da sempre il settore trainante della Basilicata, l’unico che “importa” emigranti e che ancora regge l’economia di questa terra e i dati occupazionali, nonostante le sbagliate politiche agrarie nazionali e regionali, che favoriscono le cooperative del nord oramai padrone del circuito della distribuzione agricola lucana; che ancora non realizzano piattaforme lucane per l’ortofrutta; e che volutamente non risolvono gli accessi di mercato alla grande distribuzione dei nostri coltivatori. Se la politica regionale è complice di scelte legate alla grande impresa di rapina e dell’industria inquinante dei rifiuti e dell’energia, tocca ai sindaci e alle categorie degli agricoltori far rispettare il proprio territorio a difesa della propria economia e della sopravvivenza di un settore che non può essere considerato ancora una volta cenerentola.










[...] dal sito http://WWW.olambientalista.org [...]
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