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[Data di pubblicazione: 11/06/2006]
 
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  > MORATORIA: FACCIAMO CHIAREZZA UNA VOLTA PER TUTTE
> di Organizzazione Lucana Ambientalista
 
     
     

Da più parti la posizione delle associazioni, dei comitati e dei cittadini che hanno promosso la moratoria sull’eolico in Basilicata viene “tacciata” come “posizione contro l’eolico”. Niente di più falso.

Alcune grandi associazioni, come il WWF e la Legambiente si sono guardate bene dall’aderire alla richiesta di moratoria. Alcuni siti internet hanno addirittura lanciato un “referendum” sulla rete contro la moratoria in Basilicata. Il risultato di questo referendum si è rilevato un vero e proprio plebiscito a favore dell’eolico da parte di quello che si autodefinisce “ambientalismo di sinistra”. Questo referendum chiedeva di “bocciare” il ricorso allo strumento della moratoria giudicando “poco coerente per un ecologista schierarsi contro l’espansione dell’eolico e contemporaneamente contro qualsiasi altra fonte di energia che sia il petrolio, il nucleare, il gas, etc)”. Alla luce di queste affermazioni credo sia giunto il momento di fare chiarezza sulle vere motivazioni della richiesta di legge di moratoria dell’eolico in Basilicata. La “cattiva programmazione dell’eolico sul territorio” non dipende, come invece affermano queste opinioni, dalle carenze di valutazioni dei singoli progetti che sempre secondo gli stessi andrebbero valutati “caso per caso ogni singolo impianto e lì far valere le proprie ragioni, portando prove certe e inconfutabili, senza dover penalizzare l'intera fonte energetica rinnovabile sull'intero territorio regionale”. Quanti lanciano questi referendum dovrebbero porsi una domanda: chi ha voluto che in Basilicata sull’eolico vi fosse “cattiva programmazione” ?. Certamente non sono stati i comitati, i movimenti, le associazioni ed i partiti politici che hanno condiviso la richiesta di legge di moratoria. A giudicare dai numerosi contenziosi accesi innanzi ai TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) e del TAR Basilicata sono state le società eoliche ad aver voluto la che si abolissero le regole e si instaurasse un vero e proprio Far-West. Ciò ha inevitabilmente consentito un “eolico selvaggio” nei parchi, nei SIC-ZPS, nelle aree paesaggisticamente rilevanti della regione.

La Regione Basilicata aveva regolamentato la materia con norme riconosciute tra le più avanzate a livello nazionale. Ciò per garantire uno sviluppo dell’eolico rispettoso delle vocazioni naturali ed ambientali della regione. Ma per le società eoliche tali norme sono state viste come vincoli alle proprie attività: 4 società operanti nella regione hanno così ricorso al TAR della Basilicata per chiedere la sospensione dell’Atto d’Indirizzo per il corretto inserimento dell’eolico sul territorio regionale.
Non è un caso che la Società DE.DI di Caserta (della multinazionale spagnola Endesa) ricorrendo al Tar della Campania (chissà poi perché ad un TAR di altra regione) ha ottenuto la sospensiva delle norme regionali in materia di eolico. Questa società è interessata a realizzare un campo eolico all’interno del perimetro del parco nazionale del Pollino, a ridosso di 4 aree SIC-ZPS tra le più importanti del più grande parco nazionale d’Europa, in un luogo dalle grandi valenze paesaggistiche.
Non si intende entrare nel merito dell’affare commerciale e sui risvolti locali di queste iniziative pure significativi per valutare le pressioni esercitate sui comuni ed i privati attraverso le“royalties”. La questione è di rispetto delle regole e di legalità. La richiesta di una legge di moratoria chiede appunto il ripristino delle regole.

Questa corsa “all’eolico selvaggio” dipende in primo luogo dall’incentivo dei certificati verdi attribuiti in modo generalizzato senza valutare le convenienze ed i bilanci energetici dei singoli impianti. Dai dati forniti dal Gestore della Rete Nazionale di Trasporto risulta che gran parte di questi impianti funzionano solo per poche decine di giorni all’anno. Realizzare e progettare in Basilicata impianti eolici incentivati attraverso i certificati verdi, nei parchi, nelle aree protette, nei Siti di Importanza Comunitaria, in spregio dei valori naturalistici e paesaggistici pur in assenza di "venti patagonici" ha reso possibile la diffusione "appenninica" delle pale eoliche.

La richiesta di legge di moratoria è stata fatta propria dalla consigliera del Partito della Rifondazione Comunista Emilia Simonetti che ha presentato la legge che sta seguendo il suo iter di approvazione. Essa mira a ristabilire le regole per il rilascio delle autorizzazioni e per frenare così il cosiddetto “eolico selvaggio”, inquadrandone il suo sviluppo nel Piano Energetico Regionale. Nonostante questa prassi debba essere condivisa ed accettata, le società eoliche si stanno nuovamente attivando per contrastare l’iter legislativo. Se per legalità intendiamo il rispetto delle leggi che sono l'unico strumento per porre regole, è necessario che anche il tema dello sviluppo delle rinnovabili venga interessato dal processo di legalità. Non si può lasciare campo libero alle società che a questo punto diventano artefici del dettar regole consapevoli che l'eolico è una fonte rinnovabile che certamente può contribuire a ridurre i gas serra, ma da sola non è certamente la risoluzione del problema.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it