Da più
parti la posizione delle associazioni, dei comitati e dei cittadini
che hanno promosso la moratoria sulleolico in Basilicata
viene tacciata come posizione contro leolico.
Niente di più falso.
Alcune grandi associazioni, come il WWF e la Legambiente si
sono guardate bene dalladerire alla richiesta di moratoria.
Alcuni siti internet hanno addirittura lanciato un referendum
sulla rete contro la moratoria in Basilicata. Il risultato di
questo referendum si è rilevato un vero e proprio plebiscito
a favore delleolico da parte di quello che si autodefinisce
ambientalismo di sinistra. Questo referendum
chiedeva di bocciare il ricorso allo strumento della
moratoria giudicando poco coerente per un ecologista
schierarsi contro lespansione delleolico e contemporaneamente
contro qualsiasi altra fonte di energia che sia il petrolio,
il nucleare, il gas, etc). Alla luce di queste affermazioni
credo sia giunto il momento di fare chiarezza sulle vere motivazioni
della richiesta di legge di moratoria delleolico in Basilicata.
La cattiva programmazione delleolico sul territorio
non dipende, come invece affermano queste opinioni, dalle carenze
di valutazioni dei singoli progetti che sempre secondo gli stessi
andrebbero valutati caso per caso ogni singolo impianto
e lì far valere le proprie ragioni, portando prove certe
e inconfutabili, senza dover penalizzare l'intera fonte energetica
rinnovabile sull'intero territorio regionale. Quanti
lanciano questi referendum dovrebbero porsi una domanda: chi
ha voluto che in Basilicata sulleolico vi fosse cattiva
programmazione ?. Certamente non sono stati i comitati,
i movimenti, le associazioni ed i partiti politici che hanno
condiviso la richiesta di legge di moratoria. A giudicare dai
numerosi contenziosi accesi innanzi ai TAR (Tribunali Amministrativi
Regionali) e del TAR Basilicata sono state le società
eoliche ad aver voluto la che si abolissero le regole e si instaurasse
un vero e proprio Far-West. Ciò ha inevitabilmente consentito
un eolico selvaggio nei parchi, nei SIC-ZPS, nelle
aree paesaggisticamente rilevanti della regione.
La Regione Basilicata aveva regolamentato la materia con norme
riconosciute tra le più avanzate a livello nazionale.
Ciò per garantire uno sviluppo delleolico rispettoso
delle vocazioni naturali ed ambientali della regione. Ma per
le società eoliche tali norme sono state viste come vincoli
alle proprie attività: 4 società operanti nella
regione hanno così ricorso al TAR della Basilicata per
chiedere la sospensione dellAtto dIndirizzo per
il corretto inserimento delleolico sul territorio regionale.
Non è un caso che la Società DE.DI di Caserta
(della multinazionale spagnola Endesa) ricorrendo al Tar della
Campania (chissà poi perché ad un TAR di altra
regione) ha ottenuto la sospensiva delle norme regionali in
materia di eolico. Questa società è interessata
a realizzare un campo eolico allinterno del perimetro
del parco nazionale del Pollino, a ridosso di 4 aree SIC-ZPS
tra le più importanti del più grande parco nazionale
dEuropa, in un luogo dalle grandi valenze paesaggistiche.
Non si intende entrare nel merito dellaffare commerciale
e sui risvolti locali di queste iniziative pure significativi
per valutare le pressioni esercitate sui comuni ed i privati
attraverso leroyalties. La questione è di
rispetto delle regole e di legalità. La richiesta di
una legge di moratoria chiede appunto il ripristino delle regole.
Questa corsa alleolico
selvaggio dipende in primo luogo dallincentivo dei
certificati verdi attribuiti in modo generalizzato senza valutare
le convenienze ed i bilanci energetici dei singoli impianti.
Dai dati forniti dal Gestore della Rete Nazionale di Trasporto
risulta che gran parte di questi impianti funzionano solo per
poche decine di giorni allanno. Realizzare e progettare
in Basilicata impianti eolici incentivati attraverso i certificati
verdi, nei parchi, nelle aree protette, nei Siti di Importanza
Comunitaria, in spregio dei valori naturalistici e paesaggistici
pur in assenza di "venti patagonici" ha reso possibile
la diffusione "appenninica" delle pale eoliche.
La richiesta di
legge di moratoria è stata fatta propria dalla consigliera
del Partito della Rifondazione Comunista Emilia Simonetti che
ha presentato la legge che sta seguendo il suo iter di approvazione.
Essa mira a ristabilire le regole per il rilascio delle autorizzazioni
e per frenare così il cosiddetto eolico selvaggio,
inquadrandone il suo sviluppo nel Piano Energetico Regionale.
Nonostante questa prassi debba essere condivisa ed accettata,
le società eoliche si stanno nuovamente attivando per
contrastare liter legislativo. Se per legalità
intendiamo il rispetto delle leggi che sono l'unico strumento
per porre regole, è necessario che anche il tema dello
sviluppo delle rinnovabili venga interessato dal processo di
legalità. Non si può lasciare campo libero alle
società che a questo punto diventano artefici del dettar
regole consapevoli che l'eolico è una fonte rinnovabile
che certamente può contribuire a ridurre i gas serra,
ma da sola non è certamente la risoluzione del problema.