Sulla discussione
in corso in Basilicata sull'energia eolica interviene il direttore
della Coldiretti lucana Aniello Ascolese: "E di questi
giorni la notizia che le lobby del vento lhanno
spuntata con il Governo Regionale, che ha ritenuto di puntare
sulle fattorie del vento piuttosto che sulle classiche
e più radicate fattorie agricole. Probabilmente le logiche
della politica non vedono più nel territorio una risorsa
endogena da favorire, bensì la logica del facile profitto
prevale sulla lungimiranza di tanti amministratori locali. Prendendo
atto delle decisioni assunte, vogliamo ricordare che Coldiretti
ha, in nome e per conto delle migliaia di imprese agricole lucane,
preso più volte posizione sulla vicenda degli impianti
eolici attraverso molteplici atti indirizzati a tutte le componenti
del Consiglio Regionale.
Lenergia eolica, pur contribuendo ad un rapido raggiungimento
degli obiettivi di riduzione dei gas ad effetto serra fissati
con il protocollo di Kyoto, comporta un rischio di trasformazione
del territorio a causa dellenorme impatto ambientale causato
dagli aereogeneratori. Paradossalmente, accadrà in Basilicata,
che la produzione di energia da fonti rinnovabili invece di
diventare motivo di sviluppo e di eccellenza di un territorio,
generi nuovi ecomostri. La proposta di Coldiretti, sempre disattesa
e boicottata, è di incentivare una pianificazione energetica
in grado di contribuire alla nascita e allo sviluppo anche di
impianti eolici, seppur con ampia diffusione territoriale, ma
di piccola taglia che possano contemperare gli interessi ambientali
e produttivi. Parliamo di mini-eolico, impianti con potenza
inferiore a 100 Kw che richiedono una minore estensione di suoli
e facilmente interfacciabili, al pari del fotovoltaico, alla
rete elettrica. Le imprese agricole lucane, naturali custodi
del territorio, si sono rese disponibili ad investire in fonti
energetiche alternative, ne sono testimoni le manifestazioni
pubbliche che Coldiretti ha realizzato negli ultimi anni. Sono
stati promossi forum, convegni, sono state organizzate le filiere
bioenergetiche a partire dagli imprenditori agricoli che riconoscendo
il nuovo ruolo dellagricoltura nella società si
sono resi disponibili a rigenerarsi al servizio
del bene comune e della collettività.
Ma tutte queste buone intenzioni e tutte le aperture conseguenti,
non hanno trovato che proclami di ampio respiro ma senza alcun
seguito. Difficile da mandare giù che nel nuovo piano
energetico regionale le biomasse possano essere relegate ad
una contribuzione energetica minimale dellintera capacità
produttiva regionale. In una regione ricca di biomasse legnose,
allevamenti in grado di produrre biogas, una cerealicoltura
in crisi da riconvertire in produzione di oleaginose per biodiesel,
per non parlare del minieolico o del fotovoltaico. E allora
che dire
. laugurio che il popolo lucano abbia memoria
di questi passaggi e che ne possa fare tesoro per esprimere,
con il senno di poi, loperato di quanti oggi ne decidono
le sorti".