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[Data di pubblicazione: 19/05/2006]
 
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  > GIU' LE MANI DAL LAGO PENNA A SANGINETO-BONIFATI
> di Movimento Ambientalista del Tirreno
 
     
     

Il Lago Penna ricadente nel comune di Sangineto è stato indicato dal comune stesso come luogo dobe dovrebbe sorgere un parco eolico costituito da ben 20 pale. Un disatro ambientale gravissimo in una zona dove il verde è ancora verde e dove la natura è ancora intatta e l'aria pulita. Il parco eolico vorrebbe dire un grave stravolgimento dell'ambiente con piattaforme per la messa in opera delle venti pale , alte fino a 60 metri. Un parco che contrasta con il vero parco che è quello del Pollino a confine con questa zona ancora tutta intera e intatta. Un parco eolico che non porterebbe nessuna utilità ai comuni di Sangineto. Bonifati e Sant'Agata ma solo cemento ed uno stravolgimento del paesaggio enorme. Ci rendiamo conto dell'utilità dell'energia eolica rispetto al consumo di petrolio e ci rendiamo conto che anche il protocollo di kyoto reputa gli impianti eolici come una via per la riduzione delle emissioni di anitride carbonica nell'atmosfera, ma questo non vuol dire rovinare il nostro paesaggio irrimediabilmente. Altri luoghi possono benissimo ospitare tali impianti ma non quei luoghi dove le risorse ambientali dovrebbero essere utili ad un tipo di turismo nuovo e innovativo fatto da visitatori dei boschi, dei laghi, dei nostri centri storici. Dalla lista ancora non definitiva delle località scelte in tutta la Calabria per l'installazione delle centrali eoliche risulta che molte di esse ricadono in Siti d'Importanza Comunitaria. Si tratta di aree che ospitano specie animali e habitat minacciati e meritevoli di misure speciali di tutela e che, per tale motivo, sono individuati di rilevanza europea sulla base di convenzioni internazionali e di norme comunitarie come la Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonchÈ della flora e della fauna selvatiche, recepita in Italia con il D.P.R. 8 settembre 1997 n.357 e la Direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici del 2 aprile 1979, recepita in Italia con la legge sulla caccia n.157 del 1992.

Le suddette Direttive prevedono l'istituzione di una rete continentale di aree protette denominata "Natura 2000" e i siti individuati ai fini della loro inclusione, elencati nel Decreto del Ministro dell'Ambiente del 3 aprile 2000, furono a suo tempo individuati dalle Regioni sulla base di studi naturalistici appositamente condotti. Oggi paradossalmente, molte Amministrazioni pubbliche , come quelle di Sangineto, Bonifati e sant'Agata d'Esaro, si apprestano a distruggere proprio i beni naturalistici da loro inventariati, sebbene le stesse disposizioni comunitarie prevedano per i siti che entreranno a far parte della rete Natura 2000 la predisposizione di una valutazione di incidenza per individuare e valutare i principali effetti che piani o progetti possono avere sulle aree, tenuto conto degli obiettivi di conservazione delle medesime.

Non meno gravi sono le ricadute connesse alle infrastrutture che accompagnano gli impianti. Infatti la loro installazione richiede la costruzione di strade, di manufatti, di scavi per la posa dei cavi, ecc. Sono opere che vanno a perturbare gravemente gli equilibri degli ecosistemi e che comportano la distruzione completa di intere comunità animali e vegetali. Vista la localizzazione degli impianti progettati risultano particolarmente a rischio associazioni vegetali considerate, ai sensi della succitata Direttiva 92/43/CEE, prioritariamente meritevoli di tutela a livello europeo come ad esempio le "formazioni erbose secche seminaturali su substrato calcareo caratterizzate dalle fioriture di orchidee" e le "formazioni substeppiche di graminacee e piante annuali". Pur essendo le centrali eoliche collocate in aree aperte la costruzione delle strade di accesso e delle linee per il collegamento alla rete di trasmissione nazionale non puÚ non interessare anche gli ambienti boschivi limitrofi.

Lo sviluppo di questa capillare rete stradale di servizio, proporzionata per giunta all'accesso di mezzi pesanti di eccezionali dimensioni, non solo rompe la continuità dei delicati ambienti prativi di alta quota ma altera fortemente il drenaggio dei terreni provocandone mutamenti nella loro composizione vegetale e conseguentemente nelle comunitý animali che ne dipendono.


 
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