Il Lago Penna
ricadente nel comune di Sangineto è stato indicato dal
comune stesso come luogo dobe dovrebbe sorgere un parco eolico
costituito da ben 20 pale. Un disatro ambientale gravissimo
in una zona dove il verde è ancora verde e dove la natura
è ancora intatta e l'aria pulita. Il parco eolico vorrebbe
dire un grave stravolgimento dell'ambiente con piattaforme per
la messa in opera delle venti pale , alte fino a 60 metri. Un
parco che contrasta con il vero parco che è quello del
Pollino a confine con questa zona ancora tutta intera e intatta.
Un parco eolico che non porterebbe nessuna utilità ai
comuni di Sangineto. Bonifati e Sant'Agata ma solo cemento ed
uno stravolgimento del paesaggio enorme. Ci rendiamo conto dell'utilità
dell'energia eolica rispetto al consumo di petrolio e ci rendiamo
conto che anche il protocollo di kyoto reputa gli impianti eolici
come una via per la riduzione delle emissioni di anitride carbonica
nell'atmosfera, ma questo non vuol dire rovinare il nostro paesaggio
irrimediabilmente. Altri luoghi possono benissimo ospitare tali
impianti ma non quei luoghi dove le risorse ambientali dovrebbero
essere utili ad un tipo di turismo nuovo e innovativo fatto
da visitatori dei boschi, dei laghi, dei nostri centri storici.
Dalla lista ancora non definitiva delle località scelte
in tutta la Calabria per l'installazione delle centrali eoliche
risulta che molte di esse ricadono in Siti d'Importanza Comunitaria.
Si tratta di aree che ospitano specie animali e habitat minacciati
e meritevoli di misure speciali di tutela e che, per tale motivo,
sono individuati di rilevanza europea sulla base di convenzioni
internazionali e di norme comunitarie come la Direttiva 92/43/CEE
relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali,
nonchÈ della flora e della fauna selvatiche, recepita
in Italia con il D.P.R. 8 settembre 1997 n.357 e la Direttiva
79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici
del 2 aprile 1979, recepita in Italia con la legge sulla caccia
n.157 del 1992.
Le suddette Direttive prevedono l'istituzione di una rete continentale
di aree protette denominata "Natura 2000" e i siti
individuati ai fini della loro inclusione, elencati nel Decreto
del Ministro dell'Ambiente del 3 aprile 2000, furono a suo tempo
individuati dalle Regioni sulla base di studi naturalistici
appositamente condotti. Oggi paradossalmente, molte Amministrazioni
pubbliche , come quelle di Sangineto, Bonifati e sant'Agata
d'Esaro, si apprestano a distruggere proprio i beni naturalistici
da loro inventariati, sebbene le stesse disposizioni comunitarie
prevedano per i siti che entreranno a far parte della rete Natura
2000 la predisposizione di una valutazione di incidenza per
individuare e valutare i principali effetti che piani o progetti
possono avere sulle aree, tenuto conto degli obiettivi di conservazione
delle medesime.
Non meno gravi sono le ricadute connesse alle infrastrutture
che accompagnano gli impianti. Infatti la loro installazione
richiede la costruzione di strade, di manufatti, di scavi per
la posa dei cavi, ecc. Sono opere che vanno a perturbare gravemente
gli equilibri degli ecosistemi e che comportano la distruzione
completa di intere comunità animali e vegetali. Vista
la localizzazione degli impianti progettati risultano particolarmente
a rischio associazioni vegetali considerate, ai sensi della
succitata Direttiva 92/43/CEE, prioritariamente meritevoli di
tutela a livello europeo come ad esempio le "formazioni
erbose secche seminaturali su substrato calcareo caratterizzate
dalle fioriture di orchidee" e le "formazioni substeppiche
di graminacee e piante annuali". Pur essendo le centrali
eoliche collocate in aree aperte la costruzione delle strade
di accesso e delle linee per il collegamento alla rete di trasmissione
nazionale non puÚ non interessare anche gli ambienti
boschivi limitrofi.
Lo sviluppo di questa capillare rete stradale di servizio, proporzionata
per giunta all'accesso di mezzi pesanti di eccezionali dimensioni,
non solo rompe la continuità dei delicati ambienti prativi
di alta quota ma altera fortemente il drenaggio dei terreni
provocandone mutamenti nella loro composizione vegetale e conseguentemente
nelle comunitý animali che ne dipendono.