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[Data di pubblicazione: 11/12/2006]
 
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  > DALLA MORATORIA ALLA SANATORIA
> di Pietro Dommarco, Organizzazione Lucana Ambientalista
 
     
     

[Lettera Aperta]

Con il nuovo Disegno di Legge in materia di Energia della Giunta Regionale di prossima discussione in Consiglio Regionale, si sono stati fatti due passi indietro. Da un lato con un colpo di mano la lobby eolica è riuscita ad imporre le proprie regole “salvando” i 9 impianti eolici (Abriola, Anzi-Trivigno, Barile-Venosa, Gorgoglione-Guardia Perticara, Grottole, Lauria, Muro Lucano, Ripacandida, Tursi-Colobraro) oggetto di accesi dibattiti e vive polemiche e dall’altro si è definitivamente “affossata” la moratoria passando ad una vera e propria sanatoria.

Conti alla mano però, il DDL della Giunta in materia di Energia, prossimo ad una fulminea approvazione in Consiglio Regionale, si fonda su evidenti anomalie ed incongruenze. Destinato a sostituire, ribaltare e frammentare il Piano Energetico vigente mai rispettato, esso stabilisce un tetto di 1200 Megawatt ricavabili da fonti rinnovabili, di cui 500 Megawatt soltanto da fonte eolica. Il primo “inghippo” lo si incontra sommando i Megawatt totali degli impianti in esercizio o in fase di realizzazione (224,45 Mw) con i Megawatt dei 9 impianti citati prima, per i quali è stato effettuato lo screening, con parere V.I.A. positivo (L.R. 47/98) ed in attesa di Autorizzazione unica ai sensi del D.lgt. 387/2003 (343,10 Mw). La potenza totale raggiunge quota di 567,55 Megawatt, ossia 67,55 Megawatt in più rispetto al tetto dei 500 Megawatt previsti nel nuovo Disegno di Legge in materia di energia. Il superamento è sicuramente un’incongruenza che la Regione dovrebbe verificare e correggere. Con questi dati e con un numero di pale pari a 475, la svendita e la deturpazione delle montagne è servita.

Inoltre, il nuovo DDL è ambiguo al comma 6, allorquando prevederebbe ulteriori deroghe per pubblico interesse, essendo chiaro che l'energia ha per finalità il "pubblico interesse". La norma finale (art. 5), al pari, è altresì ambigua e non fa riferimento nè alle misure di salvaguardia delle aree protette nè alle stesse linee guida regionali in materia di corretto inserimento degli impianti eolici sul territorio. Inoltre il comma b dell'art. 2 esclude dal campo di applicazione gli impianti idroelettrici ad acqua fluente, quelli alimentati da biocombustibili prodotti nel territorio della regione. Una affermazione questa non supportata da un quadro analitico della potenziale offerta in termini di potenza producibile, anche in considerazione degli impatti ambientali conseguenti.

In conclusione, la OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) considera eccessiva e non coerente rispetto ad altre fonti rinnovabili, la potenza totale di 500 Megawatt prevista per la fonte eolica. La OLA chiede invece un incremento considerevole per il fotovoltaico, con l'obiettivo di installare 500 Megawatt nominali di fotovoltaico nei settori industriale, artigianale e civile per i prossimi 4 anni. Per questo obiettivo si potrebbero utilizzare i proventi delle royalties del petrolio "compensando" in termini di energia pulita le quote derivanti da fonti fossili, con benefici sia in termini economici (benefici diretti per le comunità e l'apparato produttivo regionale) sia per l'ambiente (riduzione della componente di energia prodotta da fonti fossili). Questo processo virtuoso riscatterebbe la Regione dalla dipendenza dal petrolio sia in termini di produzione sia di consumo, ponendola all'avanguardia per l'incremento della fonte fotovoltaica in Italia ed in Europa.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it