LINK
 
[Data di pubblicazione: 30/01/2007]
 
  > Home
> Eolico
> Speciale Moratoria
  > CALA IL "VENTO" DELL'ECOBUSINESS?
> di Comitato Parchi (Roma)
 
     
     

Finalmente il Governo parla chiaro sull’energia eolica, e incomincia a svelarsi l’intreccio di quello che, propagandato nel nome della energia pulita, è invece uno dei più torbidi affari dell’ecobusiness, ovvero dell’ormai nota “ecologia all’italiana”.
Questo grido d’allarme, ben presto raccolto e amplificato dall’attivissima OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), viene pienamente condiviso dal Comitato Parchi, che da tempo tenta, insieme a pochi Gruppi impegnati nella difesa della natura e del paesaggio del “Bel Paese”, e attraverso le pagine di vari periodici (tra cui in prima linea “Villaggio Globale”) di far comprendere la situazione italiana. Trasmettendo integralmente a tutti il Comunicato di OLA, abbiamo quindi ritenuto opportuno rivolgere qualche breve domanda a Franco TASSI, Fondatore e Coordinatore del Comitato Parchi. Ecco le sue sintetiche risposte.

Ma questa corsa all’energia eolica è davvero così dannosa?
Non è soltanto un disastro ecologico e paesaggistico, come già dimostrato da ampi studi, ma si tratta anche di uno sfacelo inutile. Perché si produce energia (poca) non dove se ne consumerà (tanta), aumentando soprattutto lo spreco energetico. Il bello, infatti, verrà dopo: quando sfasceranno il resto del territorio per trasportarla dalla montagna verso le zone metropolitane e industriali, disperdendone nel viaggio quasi la metà.

Altri Paesi però la producono senza scandalo, come mai?
La risposta è semplice. Il Nord Europa è ricco di vento, ma povero di sole. L’Italia è invece povera di vento, ma ricca di sole e di paesaggio. Sono quindi realtà ben diverse, no? Eppure il Nord Europa sta sviluppando ottimamente l’energia solare, che da noi stenta a decollare… In altre parole: noi, come spesso avviene, facciamo proprio il contrario di ciò che gioverebbe alla collettività. Quale sarà mai la ragione?

Ci sveli lei stesso questo segreto, siamo proprio così masochisti?
No, siamo piuttosto egoisti, poco attenti al bene comune ma visceralmente legati soprattutto al nostro “particulare” interesse. Elementare, Watson, si potrebbe dire (ma non occorre proprio scomodare Sherlock Holmes). All’ombra delle pale eoliche fiorisce l’ecobusiness, quello che ha disgregato l’ambientalismo nazionale, un tempo ben più integro e combattivo (contaminando parte dei suoi vertici, mentre la base resta in gran parte sana).

Ma allora cosa si dovrebbe fare? Esistono alternative valide?
Lo sviluppo del fotovoltaico (o solare) viene oggi tardivamente riconosciuto come una delle vie migliori per l’Italia, immersa nel clima mediterraneo. Ma anche una limitata quota di eolico non sarebbe inammissibile. Strumenti innovativi, come l’inglese “The Beacon” (Il Faro), ad esempio, potrebbero captare i venti più alti nelle grandi periferie. Con turbine a tripla elica, silenziosi e perfino esteticamente accettabili in certi ambienti urbani, produrrebbero a bassissimo costo energia alternativa immediatamente utilizzabile nei sottostanti palazzi. Arricchirebbero meno gli affaristi dell’ecologia, certo, ma gioverebbero di più ai cittadini. E non distruggerebbero affatto il paesaggio naturale.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it