I “signor X” dell’affare petrolio in Basilicata.Tecnico francese della Total denuncia l’affarismo amorale lucano.
[dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 17/10/2010] Pubblichiamo un articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi firmato “un lettore” dietro cui si celerebbe un tecnico francese della Total. Dopo il ciclone giudiziario che ha coinvolto la multinazionale francese che opera in Basilicata nella valli del Sauro – Camastra ed i vertici regionali su presunti illeciti nell’appalto dei lavori Tempa Rossa , una nuova querelle si apre con le dichiarazioni del ” lettore”. Questa denuncia, se veritiera, confermerebbe l’esistenza del “malaffare” made in Basilicata, se è vero che anche il tecnico francese dichiara di non aver visto nulla di simile nei tanti paesi in cui ha avuto modo di lavorare. Collusioni politico-amministrative dai risvolti inquietanti che vanno ben oltre il comportamento clientelare tipico del ”familismo amorale” che ci si ostina, fra l’altro, a negare attraverso dichiarazioni di un modermismo in Basilicata che altro non è che un “paravento” dietro cui si celano questi comportamenti. La Ola, auspica che venga fatta luce da chi ne ha competenza, sui compartamenti dei “signor X” citati nell’articolo. Lo chiede la società civile “sana” della Basilicata. Ecco di seguito l’articolo:
“Per conto di Total ho visitato tanti Paesi nel mondo, ma è la prima volta che ho sentito il bisogno di denunciare una situazione insostenibile. Arrivato in Italia, devo ammettere, avevo qualche riserva sul modo di fare degli italiani. Ma poi ho visitato la Basilicata. Una regione incantevole. Nei volti delle persone, negli sguardi ho trovato orgoglio e fierezza per tutto ciò che li circondava e per tutto quello che erano riusciti a strappare all’asprezza di quella terra. Devo ammettere, però, che non tutti sono così. E devo ammettere che la mia azienda non fa nulla per opporsi a questo stato delle cose.
Mi accorgo che operiamo in un sistema malato, un sistema clientelare in cui i sindaci ci impongono, con la minaccia di bloccare le nostre attività l’assunzione di personale. Non tecnici o ingegneri, ma operai, solo per qualche mese. giusto la durata di perforazione di un pozzo. E questo con l’unico fine di alimentare quel sistema clientelare di cui parlavo in precedenza. «Vuoi lavorare? Beh, devi votarmi». Questa non è buona politica, Ma sembra che a nessuno interessi cambiare questo stato di cose. Mi sembra che ci sia rassegnazione e posso capire. Un giovane, lì in Basilicata, non può far altro che partire se non vuole sottomettersi a questo sistema. E vanno via soprattutto i più bravi e capaci. Sembra che neanche a voi giornalisti interessi poi molto di quanto sta accadendo li. Nessuno di voi ha mai fatto un’intervista ad un sindaco, ad uno dei nostri dipendenti? Capireste molte cose che non sapete. Ma vi scrivo, soprattutto perché quel sistema clientelare è alimentato anche dalle nostre azioni. Interrompere quelle azioni è fondamentale. Ed è un dovere. Vi scrivo perché, in quanto multinazionale, non dovremmo piegarci a quel modo di fare e con le nostre azioni dovremmo dimostrarci responsabili ed irreprensibili. Ed invece ci comportiamo male, manchiamo di trasparenza e ve ne darò un urlo esempio Voglio descrivervi infatti, quanto avviene nella nostra azienda. Da qualche tempo lavora un certo XXXX, lucano e supervisore salute, sicurezza e ambiente della Total. Oltre a questa attività, è titolare di una piccola società. Immaginate quanto sia facile per lui entrare in contatto con qualche impresa che lavora per noi e promettere informazioni e vantaggi in cambio di qualche consulenza per la sua aziendina all’esterno? Immaginate quanto sia facile distribuire informazioni su gare d’appalto a coloro che gravitano nel suo circuito aziendale? Immaginate quanto sia semplice per lui utilizzare il nome della nostra società per promettere lavori o assunzioni future?
Se non sbaglio, voi chiamate questo conflitto di interessi ed è un reato previsto dalla legge 231/01, quella per cui siamo stati puniti con l’arrivo del famoso commissario. All’inizio pensavo che si trattasse solo di coincidenza. Poi sono venuto a conoscenza di altre cose. Qualche mese fa abbiamo assunto un certo XXXX, anche lui lucano. Ma soprattutto cognato dell’altra persona che ha la piccola azienda e suo unico socio. Un evento alquanto eccezionale, non trovate? È possibile che tra tanti giovani lucani abbiamo dovuto assumere proprio il cognato di un nostro dipendente? C’è un altro collaboratore della Total connesso a questa rete di conoscenze e favoritismi. Non lavora nella stessa società, ma in un’altra, stessa sede legale, che si occupa di gestione di incidenti sul lavoro e che vede come socio, ancora una volta, la persona di cui ho parlato e che ha una piccola azienda. A cosa servirebbe l’esistenza di tutti questi legami se non a trarre un vantaggio? Secondo voi, tre persone che gravitano nello stesso ambiente, che sono soci all’esterno non esercitano in alcun modo azioni per proteggersi, tutelarsi, celare il marcio e prendersi il meglio? Una vera e propria «cricca», riprendendo un termine utilizzato dai quotidiani italiani. ln tutto questo la mia azienda fa finta di niente. Questa per me è criminalità. E la mia è una denuncia. Noi siamo in Basilicata per fare impresa, non per favorire qualcuno ma per portare sviluppo a tutti”.
Leggi l’articolo nel formato originale sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 17/10/2010










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