La Basilicata delle multinazionali energetiche, poco green e molto economy
15 marzo 2010
[di Pietro Dommarco] La Basilicata, in un futuro non tanto prossimo, si appresta a consolidare – con i suoi 5.462,7 MW, dieci volte il fabbisogno energetico reale – la sua posizione di regione succursale delle principali società dell’energia, italiane ed europee. A dimostrarlo è stata la stesura e la conseguente approvazione del nuovo PIEAR (Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale), costruito intorno ad interessi bipartisan, procacciatori d’affari e sponsorizzazioni e campagne di promozione della televisione di Stato. L’ultima puntata di Presa Diretta, andata in onda domenica 8 marzo 2010, è soltanto l’ultima delle provocazioni a supporto di una green economy, che di green ha soltanto il nome e di economy i bilanci delle multinazionali presenti in un territorio non più devoluto alla tutela ed alla valorizzazione, bensì allo sfruttamento ed alla violazione dei vincoli paesaggistici. Nel corso del programma Rai, condotto da Riccardo Iacona, si è accennato ad una regione fortemente orientata verso le fonti rinnovabili, trascurando la presenza impattante – ed in continua crescita – di centrali, fonti energetiche convenzionali ed eolico selvaggio. Valori e prospettive che viaggiano di pari passo con enormi potenzialità ambientali ed impatti sulla salute dei cittadini, in una regione che già “timbra il cartellino”, a livello nazionale, con le estrazioni di petrolio e gas (nucleare placet!).
…
clicca qui per scaricare la cartina degli impianti energetici installati e previsti in Basilicata
…
Se a questo aggiungiamo a titolo di esempio, la presenza della società eolica Vestas, in un convegno organizzato presso la sede regionale della Rai, ed il tam tam politico intorno all’eliminazione del vincolo paesaggistico per il territorio di Irsina – dove la società Bradano Energia S.r.l. con sede a Milano in via Fara 28 (la stessa sede della società Electra Italia SpA, partecipata per l’80% dal colosso energetico svizzero BKW e per il 20% da quello tedesco EON) rappresenta soltanto l’ultimo tassello di un gioco di scatole cinesi ben congeniato – il quadro porta, a stretto giro, ad un sistema politico-affaristico che spinge i propri tentacoli sul controllo delle cosiddette SpA pubbliche dell’acqua e dei rifiuti. Infatti questo quadro potrebbe essere completato con gli interessi dei grandi gruppi presenti in Basilicata quali Sorgenia, Veolia, ENI, Fiat, EDF, Italcementi, Gazprom ed ancora altre società, tutte interessate a fare affari in una terra alla quale è stata imposta ormai una vocazione: eolico selvaggio, aree industriali inquinate per decenni dalla chimica, energia speculativa, rifiuti, centrali, biomassa derivante dal legno dei boschi, nonchè CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) e scarti delle produzioni petrolifere. Come se non bastasse, inoltre, la Regione incentiva la diffusione di impianti di 1 MW con un contributo pubblico di 500 mila euro a megawatts, escludendo in questo modo le attività di un tessuto produttivo fatto di piccole imprese agricole, oggi tentate dalle briciole di questa abbuffata energetica.
Ragion per cui le previsioni energetiche contenute nel nuovo PIEAR sono insostenibili e sovradimensionate rispetto all’effettivo fabbisogno energetico regionale, oggi unico mezzo per l’apertura di scenari improntati su una programmazione “schizofrenica” che ipotizza un forte incremento della produzione di energia, sia per quanto riguarda le fonti convenzionali sia per le cosiddette fonti alternative. Con una popolazione residente in forte decremento – mediamente dai 500 ai 700 abitanti all’anno e con 590.000 abitanti residenti – la Basilicata presenta una struttura della popolazione concentrata sulle fasce anziane e su un sistema produttivo industriale in forte crisi strutturale ed occupazionale. Inoltre, a fronte di una conclamata decrescita, confermata dalle statistiche elaborate dal GSE (Gestore Servizi Elettrici) riferite ai bilanci di energia 2004-2005, in calo sia in termini di GWh sia di Ktep, con un trend negativo di consumi energetici rispetto a quello italiano nei diversi settori civili, industriali ed agricoli, il PIEAR non entra nel merito dei veri motivi della ipotizzata crescita della domanda energetica regionale.
Leggete, scaricate e diffondete un quadro d’insieme inerente la localizzazione dei principali impianti energetici, previsti e già installati che illustra la preoccupante occupazione territoriale delle lobby, elaborato dal nostro Osservatorio ambientale OlaWatch: Cliccate qui per leggere e scaricare la relativa cartina in .pdf
























Secondo voi perchè nessuno, mi riferisco ai politici e ai partiti di entrambi gli schieramenti, ha fatto nulla, ribadisco NULLA, per arginare lo spaventoso flusso migratorio che da anni investe la Basilicata?
Serve a fare terra bruciata per consentire ai signori dell’energia e dei rifiuti di fare i cavoli loro nella nostra terra. E’ un disegno chiaro, sciagratamente attuato che fra vent’anni sarà pienamente a regime……
E le stelle stanno a gurdare.
Nel frattempo la mia stima nei confronti dei lucani che continua ad appoggiare certa gente è praticamente zero.
Non metto in dubbio il fatto che ci possa essere in Basilicata una lobby dell’energia, anzi, ma che, malgrado il decremento di popolazione, i consumi elettrici siano in aumento per lo meno dal 1980 è un dato certo, nello specifico dal 2001 al 2008 l’incremento è del 17%. Altro dato certo è che nel 2008 in Basilicata si sia prodotto solo il 52,1% dell’elettricità consumata, almeno, questi sono i dati offerti da Terna S.p.a.
Il GSE, per lo meno sul suo portale, non mi sembra dia le informazioni riportate nell’articolo, ma solo i dati sullo sviluppo del settore delle rinnovabili.
Ora, possiamo discutere sulle modalità e i benefici di una politica energetica ecocompatibile, che pensi alla riduzione dei consumi e alle rinnovabili, che eviti le speculazioni, ma non alla necessità adottare un piano come l PIEAR che almeno in linea di principio è contro il nucleare e per le rinnovabili. Infine, se contassimo il petrolio (fonte energetica inquinante) prodotto in regione noi lucani non avremmo bisogno di nessun altro impianto energetico, ma crediamo veramente di combattere le multinazionali senza un serio, credibile e fattibile piano alternativo?