Alga Cornuta nell’invaso del Pertusillo, i segreti di un problema sommerso
La OLA riporta l’intervento sulla questione “alga cornuta” su “Estremo Centro Sud”, un sito (vai al sito web) curato da alcuni “ragazzi pugliesi” , così come si definiscono. Essi pongono inquietanti interrogativi sul proliferare della cosiddetta “alga cornuta” nell’invaso del Pertusillo, di cui in Basilicata purtroppo parlano in pochi, in presenza di una informazione ufficiale carente e distorta. Un invaso – lo ricordiamo – al centro di un campo di estrazione petrolifero e situato vicino al Centro Olio ENI di Viggiano in cui sono state rinvenute sostanze tossiche come il bario e il boro. Un’area che è anche un SIC- ZPS incluso nel parco nazionale Appennino Lucano, messo oggi a rischio oltre che dalle confliggenti attività petrolifere, anche da fattori biologici di cui l’intervento documentato da parte degli amici pugliesi che ne bevono le acque che vengono utilizzate anche per l’agricoltura. La OLA nelle prossime settimane approfondirà la questione, offrendo elementi inediti ed informazioni considerate “allarmiste” e che invece potrebbero servire a comprendere meglio cosa davvero sta accadendo ad un patrimonio di tutti e cosa sia necessario fare. Di seguito il punto di vista dei nostri amici pugliesi in veste di osservatori interessati alla salvaguartdia di questo patrimonio comune. Un’attenzione che auspichiamo possa dare forza alle voci lucane, assenti o soffocate dall’informazione ufficiale che ha fatto del “tutto a posto” il proprio principio guida.
[di Estremo Centro Puglia] Nessun comunicato stampa da parte dell’Acquedotto Pugliese sulla vicenda che colpisce la diga del Pertusillo. Nessuno ne parla. Nessuno ne sa nulla, soprattutto in Puglia, dove quell’acqua viene bevuta. Infatti, il 65% dell’acqua dell’invaso viene depurata e inviata in Puglia, per uso potabile. L’altro 35% resta in Basilicata, dove solo il 2% viene utilizzato per uso domestico ed il restante 33% per uso agricolo. Quindi, chi si deve preoccupare realmente di ciò che accade alla diga del Pertusillo, sono i pugliesi che usufruiscono di questo indispensabile servizio.
Ma perché non c’è stato un calo della fornitura di acqua? Perché le tubature di tutte le dighe lucane vengono convogliate tutte su un unico grande condotto che poi arriva in Puglia e si ramifica. Molto si è scritto su questa recentissima vicenda. Ma molto poco si sa ancora.
Silenzio tombale degli organi di informazione regionali sulla situazione della diga del Pertusillo. Uno strano connubio tra potere politico, interessi industriali e organi mediatici. Tutto il mondo mediatico asservito, che omette le verità, che oscura i fatti e che disinforma la popolazione lucana, illudendola che tutto vada bene. In questo campo, le differenze tra destra e sinistra, scompaiono. Un esempio è anche quello rappresentato dall’assessore all’ambiente Agatino Mancusi, che si riunisce con gli enti locali per discutere le problematiche ambientali del territorio, ma da queste riunioni esclude gli organi di informazione, negando notizie alla popolazione interessata dalla vicenda particolare. Un modo di fare alquanto inusuale, per non dire altro.
Con l’acqua della diga, secondo supposizioni logiche, verrebbe ancora prodotta energia elettrica, nella vicina centrale idroelettrica, e dopo, invece di essere indirizzata al depuratore per essere potabilizzata, verrebbe riversata direttamente nel fiume Agri. Questo lo si potrebbe notare anche dal copioso flusso di acqua che riempie il letto del fiume, del tutto inusuale in questo periodo dell’anno. Perché accadrebbe ciò? Perché l’acqua della diga sarebbe talmente inquinata che neanche i depuratori riescono a potabilizzarla.
Gli enti regionali preposti alle dovute verifiche tacciono, nascondono le analisi, rilasciano qualche nota alle agenzia di stampa, ma nascondono le cause vere di questo improvviso scurirsi delle acque. La verità, che ci viene nascosta, è che la diga è completamente nera e presenta una schiuma superficiale biancastra, che si aggiunge ai tanti rifiuti solidi urbani e pericolosi presenti sulle rive del lago. La popolazione limitrofa ed interessata, tace, perché rassicurata dai fallaci organi di informazione lucani. Gli enti preposti non sanno cosa fare per risolvere la situazione, non sanno come intervenire e non sanno come tamponare, non ne hanno i mezzi e le capacità.
Anche la pista investigativa, che riguardava lo sversamento di melassa da uno stabilimento industriale di Viggiano, è stata dimenticata, forse perché falsa o almeno non rilevante, ma comunque ha sviato l’opinione pubblica dalla vera causa dello scempio. Una spiegazione infatti potrebbe essere l’emissione di idrogeno solforato,proveniente dai pozzi petroliferi e dal centro oli, oppure il susseguirsi illegale di sversamenti di reflui fognari, oppure di reflui industriali e petroliferi, o tutte e tre le cose insieme, e chissà cos’altro che noi non sappiamo, che non si deve sapere, e che a Potenza, assessori e presidenti, potrebbero sapere.
Le domande che tutti noi dovremmo farci sono molte. Alcune potrebbero essere: perché nessuno parla più di questa questione, anche se ancora la diga è nera? Perché gli enti preposti non rendono pubbliche le analisi? Sul sito dell’Arpab non c’è neanche una foto, neanche una parola sull’accaduto, tutto per non creare falsi allarmismi. Ma le trote e i pesci nella diga sono impazziti? E se tutto è in regola perché l’acqua non viene normalmente depurata? Un’omertà schifosa. Perché i giornali e i telegiornali non ne parlano? Altre domande potrebbero essere: perché l’assessore Mancusi, nelle sue riunioni con gli enti locali, sia in questa occasione, che nell’occasione delle estrazione petrolifere nell’alto Bradano, tiene fuori gli organi di informazione? C’è qualcosa da nascondere? C’è qualcosa che non si dovrebbe sapere? E poi: i consiglieri regionali di destra e sinistra eletti in quelle zone cosa hanno detto? Hanno visto le acque nere? E possibile che non gliene freghi assolutamente nulla della loro popolazione e del loro territorio?
In poche parole il processo che ha portato al totale annerirsi della diga potrebbe essere questo: per molti anni ci sono stati sversamenti illegali, sversamenti legali, flussi di liquami dalle stalle, inquinamento in generale, altre fonti di disturbo. Inquinamento e condizioni climatiche favorevoli hanno aiutato di molto l’abnorme proliferare dell’alga, che ora però inizia a morire, essendo finiti i nutrienti o l’ossigeno nell’acqua della diga, usato nella fotosintesi. Ecco perché anche i pesci soffocano e respirano a malapena. In più l’alga inizia ad imputridire e ad emanare quel fortissimo tanfo nauseabondo che si sente passando vicino l’invaso. Un tanfo dovuto alla decomposizione anaerobica dell’alga, che aggrava ancor più l’ecosistema della diga, negando ancor più aria e nutrienti alle altre forme di vita. Tutti si ostinano a dirci che la responsabile di tutto è l’alga cornuta, cioè che essa sia causa e conseguenza. Ma pensare questo è da idioti, soprattutto conoscendo i precedenti. Molti sono ciechi o finti ciechi, non vedendo che la causa di questa situazione è l’inquinamento perpetuato per anni e la conseguenza è l’alga, che ha come uniche colpe quelle di essere innocua, di nutrirsi di nitrati, di subire gli effetti climatici eccezionali della valle dell’Agri e di essere cornuta.








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