Sud e politica, ancora effimere e costose chimere. Il caso Arte Pollino
[di Pietro Dommarco] Un milione di euro, di cui una metà provenienti dai Fondi del Programma Operativo Regionale del sestennio 2000-2006 sotto le voci “cultura” e “promozione turistica” e l’altra metà erogati come Fondi Aree Sottoutilizzate, ai quali andrebbero aggiunti parte dei 5 milioni dei FAS 2007-2013. È questo il capitolato di spesa per “Arte Pollino”, un oneroso progetto fortemente voluto da Regione Basilicata e finanziato dall’Unione Europea. Opere di vari artisti di fama internazionale – condivisibili o meno dal punto di vista estetico e simbolico – realizzate, ed in fase di realizzazione, sul Parco Nazionale del Pollino, una delle aree protette più belle e suggestive del nostro Paese. Una forzata simbiosi tra arte contemporanea e natura, tra uova giganti e giostre, tra cinema sotterranei, anfiteatri naturali e scope volanti, alcuni dei quali posizionati in piena Zona 1 del Parco, ad alto vincolo paesaggistico, già posti sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato. Il tutto, vogliamo credere, all’insaputa degli ignari artisti coinvolti in una discutibile quanto dispendiosa ed impattante kermesse commerciale che non tiene conto delle normative di tutela del territorio protetto.
Ne è la dimostrazione il “Teatro Vegetale” di Giuseppe Penone, per il quale è stato effettuato uno sbancamento della parte inferiore di Timpa dei Preti, nel territorio comunale di Noepoli, sulla sponda sinistra del Torrente Sarmento affluente del fiume Sinni, con taglio totale della vegetazione arbustiva ed arborea. Tutto effettuato senza parere dell’Ente Parco, in un’area interessata da forti dissesti idrogeologici e vincolata dalla Direttiva Europea 2000/60/EC, che ha come obiettivo quello di assicurare la gestione coerente ed appropriata dei bacini idrografici con lo scopo di ottenere una buona qualità delle acque o un buon potenziale ecologico. Ora l’idea delle “Uova giganti” in pietra di Nils-Udo, su un raro ofiolite, emergenza geologica del parco, tra Casa del Conte ed Aquatremola in territorio di Terranova del Pollino, con alle spalle lo splendido ed integro scenario delle foreste di Cugno dell’Acero che risalgono fino alle rupi e ai pini loricati della Serra di Crispo. “Attraverso l’arte noi esprimiamo la nostra concezione di ciò che la natura non è”, diceva Pablo Picasso.
Il progetto Arte Pollino, nonostante il servizio televisivo andato in onda nel corso del programma Rai ArtNews, di qualche mese fa, ed alcuni redazionali promozionali, rappresenta l’ennesimo esempio di una cattiva gestione dei fondi europei e di quelli regionali in una regione del Sud nella quale si assiste ad un pesante incremento di emigrazione e disoccupazione, dove la tanto pubblicizzata tutela del territorio – con gli altisonanti slogan “Basilicata-Ambiente, sarete felici” – lo è soltanto sui manifesti e sui programmi elettorali. Come non notare lo stridente contrasto tra queste opere ed il degrado dei contesti ove talvolta si collocano. È il caso, ad esempio, di una parte del complesso delle Terme la Calda di Latronico, lasciata in un colpevole degrado. Quasi un monumento allo spreco che pure qualche forma di sviluppo può comunque perseguire, in una regione che continua a dissipare, nonostante la fase delle vacche magre, energie e risorse, immolate sull’altare del protagonismo della classe politica.
In piena campagna elettorale le dichiarazioni del senatore del Partito Democratico, Pietro Ichino, denuncia la gestione regionale del Fondo Sociale Europeo e, nello specifico, il bando dei 1000 tirocini formativi. “Vicende come queste mostrano come nel circolo vizioso dell’arretratezza del Mezzogiorno italiano non entrino soltanto la criminalità organizzata, l’arretratezza delle infrastrutture e il difetto diffuso di senso civico, ma anche una gravissima deformazione assistenzialistica…”. E proprio sul discorso dell’assistenzialismo e dell’illegittimità il giuslavorista incalza sostenendo che “L’illegittimità si spiega con il superamento del tempo di durata massimo consentito per i corsi rivolti ai disoccupati. La truffa al fondo sociale europeo, invece, si configura dal momento che questa non è formazione, ma assistenzialismo”. Ben venga, finalmente, questa enfasi, rivolta alla qualità dei progetti che riconducono alla scarsa qualità della classe politica del sud che ancora insegue effimere, virtuali quanto costose chimere.



Salve. ho appena letto questo articolo.
Dunque, sono già state realizzate tali opere d’arte contemporanea, vero?
leggo, giustamente le vostre osservazioni e concordo, in particolare, col vostro commento circa la trovata commerciale, a scapito della riflessione sul contesto naturalistico e culturale reale.
Eppure Penone, salta all’orecchio, essendo un artista di notevole valore che ha fatto della natura una sua fonte di ispirazione, oltre che oggetto d’arte…
mi chiedo, questi artisti hanno concordato con gli “organizzatori-promotori” la messa in opera e il loro progetto artistico?
Mi chiedo, ancora: è davvero invasiva la loro opera?
Il risultato finale (indipendentemente da gusti ecc) è interessante, nonostante la solita cattiva gestione di risorse e di idee della nostra amministrazione?
Gentile Daniela, il risultato finale può anche essere interessante, il progetto Arte Pollino può anche essere interessante e Penone è sicuramente un nome che intorno alle sue opere crea una certa eco. Ma in merito al carattere invasivo di queste creazioni credo non ci siano dubbi, in quanto come hai avuto modo di leggere nell’articolo qui sopra, proprio l’opera di Penone, “Teatro Vegetale” ha presupposto uno sbancamento tremendo in Zona 1 del Parco, e in un’area a forte rischio idrogeologico. Se così non fosse, mi chiedo, come mai il Corpo Forestale dello Stato ha sequestrato? Va bene l’arte, anche in simbiosi con la natura, ma non in aree protette. Cominciamo a rispettare le regole. Banalmente, non è una questione di gusti, ma una questione di legalità. Pietro Dommarco
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